17/05/2020
L'emergenza sanitaria e quella economica hanno inevitabilmente provocato una crisi psicologica.
La persecuzione e la conseguente paura per il contagio sono stati il primo sintomo.
Nella fase del distanziamento sociale, contrariamente ad ogni aspettativa, si è "imposta" un'emozione rara: il cosentimento.
La pandemia non ci ha diviso!
Il dolore ha assunto una connotazione di forza e di spinta, verso la coesione, verso la condivisione.
Uno spirito nuovo ha prevalso sull'individualismo.
Il riflesso delle abilità empatiche verso l'altro ha favorito l'estensione del proprio Sé, e allora il futuro prossimo sara' 'transizione' .
Convivere con il virus, gestire e poi elaborare l'esperienza traumatica non sarà facile.
Siamo scissi tra il fisiologico impulso di abbracciare e la paura angosciante del contatto.
La chiamata all'autolimitazione rischia di sgranare il filo empatico intrecciato finora. Al tempo della resistenza il pericolo imminente e' il crollo. Il trauma lascia un segno indelebile, una traccia mnestica profonda. Lascia tracce su larga scala, nella storia, nella cultura, e su piccola scala, nelle famiglie, nelle persone. Lascia tracce nella mente e nelle emozioni, nella biologia e nel sistema immunitario. Il trauma cambia il modo di pensare, l'oggetto del pensare, l'effettiva capacità di pensare.
Ma il trauma si "elabora" .
E' con la sperimentazione dell'elaborazione che gli individui cambiano il (loro) mondo. E perchè si verifichi un reale cambiamento, il corpo ha bisogno di sentire che il pericolo è passato, ha bisogno di riprendere a vivere la realtà nel presente.