31/07/2026
Finisce luglio e salutiamo Cristiano, che con la sua testimonianza ci ha accompagnato per tutto il mese di luglio ❤️
📆 Era il 2008, gli ultimi mesi per la precisione. Fino a quel momento la mia vita era stata quella di un ragazzo semplice, senza fronzoli: avevo da poco iniziato la prima superiore, strimpellavo di tanto in tanto il pianoforte e giocavo a calcio, la mia grande passione!
In quei mesi iniziarono a presentarsi, però, alcuni imprevisti: dapprima una lieve febbricola, poi alcuni dolori vaganti, prima ad un ginocchio, poi ad un piede, fino ad arrivare ad un torcicollo oserei dire invalidante. Non riuscivo a muovere la testa, in nessuna direzione; l’unico sollievo era quel collare rigido che avevo “preso in prestito” da un vecchio infortunio di mio padre.
Il susseguirsi di questi sintomi si protrasse fino a febbraio del 2009 quando, stanchi di non avere risposte, fummo indirizzati all’I.R.C.C.S. Burlo Garofolo di Trieste. La prima cosa che venne fatta, e che fino a quel momento nessuno aveva pensato di prescrivermi, fu un banalissimo esame del sangue.
📑 Gli esiti non tardarono ad arrivare. Entrammo nello studio del Medico e ci chiesero di sederci: “I globuli bianchi, nel nostro organismo, solitamente dovrebbero essere circa tra i 4.000 ed i 10.000” ci dissero “purtroppo, però, ne hai qualcuno in più. Il tuo emocromo ne evidenzia 109.100”.
Non avevo idea di cosa mi stessero dicendo ma avevo ben chiaro che non si trattasse di qualcosa di buono. Ci accompagnarono nel reparto di ematologia, indossammo mascherina, camice, calzari e cuffia e poco dopo ci raggiunsero un ematologo e un anestesista. Mi addormentarono per qualche minuto per procedere con la biopsia midollare. L’esito, purtroppo era quello immaginato: Leucemia Mieloide Acuta.
🗣️ Nonostante i miei 14 anni, chiesi subito ai medici di dirmi tutto, sia le cose positive sia quelle negative.
Avrei dovuto affrontare quattro cicli (in quattro mesi) di chemioterapia, per poi arrivare obbligatoriamente al trapianto di midollo osseo. Il tempo non era molto.
I primi due cicli di chemioterapia non diedero, mio malgrado, i risultati sperati: la mia malattia era ancora presente per il 90% e venne classificata come refrattaria alle terapie di prima linea.
🔥 A conclusione del secondo ciclo, l’ematologo entrò nella mia stanza e mi disse: “Cristiano, fino ad oggi siamo andati con il mitragliatore, d’ora in poi andremo con il lanciafiamme!” e così cambiarono il protocollo di cura.
Al terzo ciclo, però, la malattia persisteva, era ancora lì, all’85%, ed il tempo stringeva… Ormai con poche speranze venne avviato il quarto ciclo di chemioterapia ed ecco, contro ogni aspettativa, i risultati tanto agognati: remissione completa!
👬 Io, credetemi, ho avuto la grande fortuna di avere un solo fratello e, ironia della sorte, compatibile al 100% con il mio midollo osseo: Tommaso, quasi 6 anni al tempo. Mentre lui si preparava a regalarmi la vita, io aspettavo quel momento disteso su quel letto, in quella stanza di forse 15 metri quadrati e con quelle 117 pastiglie al giorno che erano la mia colazione, il mio pranzo e la mia cena!
🎹 Ho combinato di tutto in quel reparto, mi ero fatto portare addirittura una tastiera per suonare ed avevo appeso un cartello dietro al mio letto con il segnale di pericolo e la mia testa disegnata: “Attenzione! Pericolo caduta capelli!”. Quello era il mio modo di vivere la malattia, di affrontare ogni difficoltà… avevo capito che la vera arma era il sorriso.
Un pensiero mi ha sempre accompagnato e, probabilmente, è ciò che mi ha permesso di affrontare tutto: non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile che una malattia per la quale non avevo alcuna colpa potesse prendere il sopravvento sulla mia vita. Non lo potevo accettare!
🩺 Il giorno del trapianto, il 18 giugno 2009, io pesavo 95 kg a causa del cortisone e mio fratello forse 30 bagnato. Incredibilmente trovarono quasi il doppio delle cellule a me necessarie, corsero nella mia stanza e mi infusero la sacca con le famosissime cellule staminali emopoietiche.
Il giorno dopo, il 19 giugno, era il compleanno di mio fratello e lui era a casa sua a giocare con i suoi amici, con un cerotto sopra al sedere, forse senza quasi rendersi conto di quanto avesse fatto il giorno prima.
🧬 Sembrava che fosse tutto finito, che finalmente si potesse pensare di tornare alla normalità. Sembrava.
A causa di due virus, purtroppo, mi trovai a dover affrontare un rigetto da trapianto di quarto stadio, statisticamente ancor più mortale della mia stessa malattia. Ho perso il conto delle polmoniti e delle varie complicanze avute in quei mesi; vi basti sapere che il mio intestino si stava “sgretolando” e che ho rischiato di perdere anche il fegato.
💊 Gli immunosoppressori cominciavano ad essere poco efficaci e uno di questi mi scatenò una pancreatite acuta.
La situazione era diventata allarmante ed anche i medici si dichiaravano particolarmente preoccupati. Decisero di “farmi respirare l’aria di casa” per due giorni ma, dopo poche ore e 280 km percorsi tra andata e ritorno, ero di nuovo lì, ricoverato, con 40° di febbre e dolori lancinanti ad un fianco. Scoprirono un’infezione importante alla parete del mio intestino ma non potevo essere operato a causa dell’immunodeficienza. Dopo qualche ora di attesa, uno dei medici del Centro Trapianti decise di sottopormi a terapie antibiotiche ad ampio spettro, nella speranza di risolvere la situazione. La mia condizione, particolarmente aggravata da questa infezione, consentì di richiedere alla Svizzera, tramite il Ministero della Salute, l’unico farmaco che sembrava potesse essermi d’aiuto: la Talidomide.
👩⚕️ Grazie al tempestivo intervento dei medici, tre giorni dopo ero completamente sfebbrato e la TAC risultò negativa.
Pochi giorni dopo arrivò la Talidomide e tutto iniziò a cambiare! La terapia funzionava, gli esami rientrarono in valori pressoché normali e finalmente, dopo 10 mesi di ricovero continuativo, tornai a casa!
Oggi mi accompagnano alcuni effetti collaterali delle terapie che ho dovuto affrontare. Tra i vari, molte delle mie articolazioni sono necrotiche e continuano a logorarsi con il tempo. Per questo motivo nel 2014 ho dovuto protesizzare l’anca sinistra ma, purtroppo, in sede di intervento mi è stato lesionato il nervo sciatico.
⚽️ Ho iniziato questo racconto dicendo che il calcio era la mia grande passione: nonostante tutto, ad oggi sono quasi 13 anni che faccio l’allenatore di calcio, non potendo più giocare, e porto nel cuore il grido che accompagnava me ed i miei compagni di squadra nel lontano 2008, prima di ogni partita. Un grido che è diventato parte del mio modo di essere ed è ciò che auguro, ogni giorno, a tutti: LOTTARE SEMPRE, MOLLARE MAI!
✍️ È doveroso, per me, ringraziare dal profondo del cuore mio fratello e la mia famiglia, i medici ed il personale del Burlo Garofolo di Trieste, le associazioni che mi hanno supportato durante il mio percorso di cura e tutti i donatori che hanno fatto giungere nella mia stanza tra le 250 e le 300 sacche tra emazie, sangue e piastrine.