Terapia psicomotoria - Dott.ssa Lilia Pisaturo

Terapia psicomotoria - Dott.ssa Lilia Pisaturo Esperienza dal 1995. Iscriz. Albo Professionale.

Valutazione neuropsicomotoria, prevenzione, terapia e riabilitazione malattie neuropsichiatriche infantili nelle aree: neuropsicomotricità, neuropsicologia e psicopatologia dello sviluppo.

Non tutti sono pienamente consapevoli dei devastanti danni psichici, emotivi, affettivi, comunicativi, linguistici, cogn...
30/07/2026

Non tutti sono pienamente consapevoli dei devastanti danni psichici, emotivi, affettivi, comunicativi, linguistici, cognitivi e neurocognitivi, relazionali e comportamentali causati dall'utilizzo dei device elettronici nei primi anni di vita. La revisione della letteratura scientifica condotta dalla Commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria ha analizzato 78 studi sugli effetti dell'esposizione digitale e ha evidenziato che bastano 30 minuti di cellulare al giorno per causare un raddoppiamento del rischio di comparsa di ritardo di linguaggio, di deficit delle capacità attentive, di compromissione delle funzioni esecutive, di danni alla vista, di difficoltà nella coordinazione oculo-manuale, di ritardi nello sviluppo delle prassie, di alterazione della regolazione comportamentale ed emotiva, di sregolazione nel ritmo sonno-veglia, di inadeguatezza relazionale tra coetanei e tra bambino e adulto.
Permettere ad un bambino di utilizzare i device elettronici può causare un danno serio al suo sviluppo poiché va a discapito dell'utilizzo di materiale che può invece stimolare la manualità, la creatività, il pensiero, l'ideazione.
In età adolescenziale i fenomeni di dipendenza digitale presentano gli stessi sintomi e la stessa gravità delle dipendenze da sostanze.
Una settimana fa è stata presentata in Senato la prima proposta di legge per la tutela dello sviluppo neuro cognitivo fisico e relazionale dei bimbi nei primi anni di vita sottoscritta da tutte le forze politiche.
La crescita sana delle nuove generazioni va tutelata e protetta in un'ottica preventiva, poiché non ha alcun senso intervenire sugli effetti quando è troppo tardi.
La responsabilità è degli adulti, oggi.

Una gioia.
29/07/2026

Una gioia.

IL SÉ CORPOREOPierre Bonnier ha coniato per primo il termine "schema corporeo" nel 1905 per definire l'orientamento spaz...
23/07/2026

IL SÉ CORPOREO

Pierre Bonnier ha coniato per primo il termine "schema corporeo" nel 1905 per definire l'orientamento spaziale del corpo. Paul Schilder ha ripreso e ampliato l'idea nel 1935 integrandola con il concetto di immagine di sé. Maurice Merleau-Ponty ha dato una svolta filosofica e fenomenologica, definendo il corpo vissuto (Leib) come lo spazio di azione e di apertura verso il mondo. Ed è proprio il corpo vissuto attraverso le esperienze sensomotorie che rende possibile la maturazione del cosiddetto Sé Corporeo.
Il sé corporeo nel bambino si forma attraverso l'integrazione multisensoriale, il movimento e la relazione con gli altri, passando da una fase iniziale in cui il corpo è solo sentito, a un'immagine mentale chiara. Jean Le Boulch ha diviso questo sviluppo in quattro Fasi di Crescita. Corpo subìto (0-3 mesi): il neonato vive i riflessi e le sensazioni di base, e dipende del tutto dagli adulti per il contatto e il calore. Corpo vissuto (da 3 mesi a 3 anni): il bambino esplora il mondo con il movimento e il tatto, capisce che lui e la mamma sono due persone staccate e impara a riconoscersi allo specchio. Corpo percepito (3-6 anni): fa attenzione alle proprie parti del corpo, sa controllare meglio i movimenti e capisce come si muove nello spazio.
Il sé corporeo è fondamentale per la formazione del sé psicologico e del sé interpersonale. La percezione fisica e il movimento permettono al soggetto di riconoscersi come entità separata dal mondo.

IL GIOCO È UNA COSA SERIA Ho sentito alcuni genitori affermare che, riporto testuali parole, " in terapia si gioca solo"...
13/11/2025

IL GIOCO È UNA COSA SERIA
Ho sentito alcuni genitori affermare che, riporto testuali parole, " in terapia si gioca solo", giudicando sommariamente l'estrema complessità dell'atto terapeutico allo scopo di banalizzarne la funzione curativa.
Il gioco, in terapia, non è "solo un gioco": è il mezzo elettivo tramite il quale il terapista della neuropsicomotricità ha la possibilità di agire sul mondo interno del bambino, trasformandolo.
È l'unico strumento utilizzato, e utilizzabile, dal professionista al fine di promuovere evoluzione e cambiamento, poiché è soltanto attraverso l'attività ludica che i bambini apprendono, sperimentano e si modificano.
Il saper manipolare il gioco del bambino consente al neuropsicomotricista di far progredire gli aspetti interessati da criticità, modulando le attività in base agli obiettivi terapeutici individuati e al ritmo evolutivo di ogni singolo bambino.
Che sia "solo un gioco" sembra solo a coloro che purtroppo non sono in grado di coglierne i significati impliciti, i contenuti nascosti e i messaggi profondi in esso celati, nell'errata convinzione che ciò che non appare agli occhi non esista.

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