31/08/2026
Il foulard non si insulta. Si rispetta.
Nei giorni scorsi, sotto un video pubblicato sui social da Roberta Vallacchi, consigliera regionale del PD in Lombardia, sono comparsi insulti sessisti rivolti al foulard che indossa a causa delle cure per un tumore al seno. Tra i commenti, anche un “toglitelo, fai schifo”.
Chi ha fatto certe cure lo sa: i capelli che cadono non sono un dettaglio estetico. Sono uno dei momenti più duri di un percorso oncologico — quello in cui la malattia diventa visibile agli occhi di tutti, anche a chi non conosci.
Un foulard, in quel momento, non è una scelta di stile. È una corazza.
Insultare una donna per come copre la testa mentre affronta un tumore al seno non è “opinione forte”. È vigliaccheria travestita da commento social.
Viviamo un tempo in cui la cattiveria gratuita è diventata normalità. Ci si nasconde dietro uno schermo e si dimentica che dall’altra parte c’è una persona, una vita, spesso una battaglia che nessuno vede fino in fondo. La gentilezza, che dovrebbe essere il minimo sindacale, è diventata quasi un’eccezione da segnalare.
Come medico lo vedo ogni giorno in studio: il corpo che cambia durante le cure pesa quanto la malattia stessa. Chi lo deride, semplicemente, non ha mai visto da vicino cosa significhi combattere.
Prevenzione, cura, sanità reale. Anche il rispetto fa parte della cura.