Rossana Giordano - Psicoterapeuta e mediatrice familiare

Rossana Giordano - Psicoterapeuta e mediatrice familiare Faccio psicoterapia al singolo, alla coppia e alla famiglia per affrontare e gestire le crisi evolutive della vita. P.IVA: 04707830289.

Faccio psicoterapia al singolo, alla coppia e alla famiglia per affrontare e gestire le crisi evolutive della vita e le difficoltà connesse a disturbi dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta. In particolare, le mie aree d’intervento sono relative alla clinica e alle relazioni familiari. Nell’ambito delle relazioni familiari, un cenno a parte va fatto alla mediazione, un tipo di intervento finalizzato in particolare alla gestione dei conflitti che seguono le separazioni e i divorzi.

https://www.instagram.com/p/DZKqJSJiPxc/?igsh=cmtiZWFiaW54b2lkCinque domande che Jung rivolgeva ai suoi pazienti:1) Cosa...
16/06/2026

https://www.instagram.com/p/DZKqJSJiPxc/?igsh=cmtiZWFiaW54b2lk

Cinque domande che Jung rivolgeva ai suoi pazienti:
1) Cosa stai evitando?
2) Cosa hai più paura che gli altri scoprano di te?
3) Cosa vorresti fare se sapessi con certezza che non fallirai?
4) Chi saresti se smettessi di cercare l’approvazione degli altri?
5) Qual è il significato della tua vita in questo momento?

Le persone con un’organizzazione fobica sono cresciute in famiglie nelle quali il mondo esterno è percepito come pericol...
04/06/2026

Le persone con un’organizzazione fobica sono cresciute in famiglie nelle quali il mondo esterno è percepito come pericoloso: genitori apprensivi che limitano le possibilità di esplorazione ma per i quali, nello stesso tempo, il coraggio appare un valore importante.
Questo fa sì che la persona fobica faccia fatica a trovare un equilibrio tra due esigenze ugualmente irrinunciabili: il bisogno di protezione da un mondo percepito come pericoloso e il bisogno di libertà e indipendenza. Come tutti, le persone con organizzazione fobica necessitano di una relazione intima rassicurante, ma quando ci si trovano provano, a un certo punto, un senso penoso di costrizione e limitazione.
Il bisogno di attaccamento e protezione e il bisogno di libertà non trovano un equilibrio: se amo, dipendo; se dipendo, mi svilisco come persona perché è nell’autonomia che trovo un’immagine positiva di me. Ma nell’autonomia c’è un fondo di solitudine che, alle lunghe, diventa intollerabile, per cui il ciclo ricomincia: cercheranno una nuova persona (o tenteranno di riavvicinare quella con cui stavano) salvo poi sentirsi nuovamente “sotto pressione” e fuggire di nuovo.

Da “Storie permesse, storie proibite” di Valeria Ugazio

10/01/2023

Qualche giorno fa pensavo a quante e quali siano le ragioni che tengono insieme una coppia, frequenti e per nulla attinenti l’amore. Stavo cercando di stilarne un elenco, in base alla mia esperienza clinica e personale, finché ho letto il post di una collega psicologa (Manuela Toti), che mi è venuta incontro scrivendo questo.

“Qual è il tuo obiettivo quando ti relazioni con qualcuno?

Tra gli obiettivi più diffusi, riscontriamo che l’altro è:
- qualcuno che mi riempia i vuoti.
- Qualcuno che sappia darmi tutto l’amore che non mi hanno dato mia madre o mio padre.
- Qualcuno che sia esattamente come io voglio che sia.
- Qualcuno che mi faccia soffrire e mi dimostri che non valgo.
- Qualcuno che mi controlli e che gestisca la mia vita perché non so farlo da solo.
- Qualcuno che mi dia il permesso di fare le cose.
- Qualcuno che faccia la lavatrice.
- Qualcuno che mi dica se sono giusto e sbagliato.
- Qualcuno che mi punisca per i miei errori.
- Qualcuno da cui farmi proteggere.
- Qualcuno che faccia le cose che a me non piace fare”

Si potrebbero aggiungere: qualcuno che mi aspetti quando rientro dal lavoro; qualcuno che non mi disturbi mentre sono impegnato a vivere la mia vita altrove, ma che “mi lavi e mi stiri” quando rientro; qualcuno a cui io possa dedicare la parte peggiore di me.
Bene, tutto ciò, ovviamente, non ha a che fare con l’amore.
Perché l’amore ti lega all’altro sulla tua parte sana. Se il legame si gioca sulla parte “malata” (nevrotica, bisognosa, narcisista, ecc ecc) potrà anche durare per sempre, ma nel frattempo avrà ucciso i suoi protagonisti.

08/01/2023

In questo periodo si fa un gran parlare di storytelling, soprattutto in economia e politica, come arte di persuadere gli acquirenti o gli elettori raccontando storie accattivanti per la vendita di un prodotto. In realtà, raccontare delle storie convincenti è anche una cosa che facciamo abitualmente con noi stessi, quando,
ad esempio, dobbiamo motivare ai nostri stessi occhi delle scelte fatte - in fondo - contro il nostro più profondo volere.
Inghiottiamo rospi e ci raccontiamo delle storie che possano rendere la deglutizione più fluida. Ad esempio,
quando non lasciamo un lavoro che ormai detestiamo; o quando continuiamo a stare con un partner con cui non condividiamo più quello che ci univa una volta (posto che sia mai esistito, questo terreno comune); o quando continuiamo a frequentare persone che non ci arricchiscono e a cui noi stessi abbiamo smesso di dare qualcosa.
La qualità della nostra vita dipende anche dal tipo di storie che abbiamo deciso di raccontarci; a cosa abbiamo - più o meno a consapevolmente - deciso di credere.

23/04/2021

Un aspetto negativo dei social è l’induzione di un pensiero semplice lì dove necessiterebbe la complessità.
Leggere solo i titoli di un link e commentare solo il concetto da essi espresso, senza prendersi il tempo di approfondire, ne è un esempio.
I social cavalcano l’onda dei “macro concetti” (“immigrazione”, “femminicidio”, “matrimoni gay”, ecc) che richiamano reazioni di pancia cui si deve la maggior parte dei commenti; eppure si tratta di temi di per sè complessi, multidimensionali, che richiederebbero una lettura attenta.
Le difficoltà nel comprendere il senso di un testo e la superficialità nell’affrontarne la lettura, uniti al senso di onnipotenza proprio di molti frequentatori dei social (alimentato a sua volta dal non essere visti, paradossalmente, lì dove tutti possono vederti) fanno di questi mezzi uno strumento di propagazione di stereotipi e pregiudizi.
Se ne consiglia un uso attento e ponderato 😉

01/11/2020

Nelle ultime settimane, più ancora che nei mesi passati, un costante senso di precarietà accompagna il nostro quotidiano: ad esempio, non sappiamo cosa il Governo deciderà né quanto ancora durerà questa situazione. Il nostro umore cala e siamo - comprensibilmente e motivatamente - preoccupati per il nostro futuro.
In un momento storico così delicato, è importante “fare squadra”: non solo dentro casa e con la nostra cerchia familiare più ampia, ma anche come cittadini. Ciascuno è responsabile per se stesso e per l’intera comunità. Le grandi crisi sfilacciano il tessuto sociale e favoriscono le forze politiche che cercano capri espiatori costruendo il loro consenso sulla paura.
È invece fondamentale che ciascuno di noi si percepisca come parte di un tutto, di una comunità che necessita del supporto e del buonsenso di tutti per evitare che un problema sanitario dia vita ad una crisi sociale epocale.

10/10/2020

Nella vale la pena ricordare che la salute mentale è un diritto per ciascuno di noi.

Chiedere aiuto psicologico è per molti ancora un tabù, per questo va evidenziato che non dobbiamo temere di rivolgerci a dei professionisti del settore (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri) quando avvertiamo che i nostri pensieri, le nostre relazioni o le nostre emozioni non vanno nella direzione in cui vorremmo.

Tuteliamo la nostra salute mentale.

29/09/2020

Non è un caso che, in terapia, si analizzino le responsabilità proprie e non le colpe degli altri.
Solo lavorando su se stessi è possibile attuare il cambiamento che si cerca.

11/09/2020

Alla viglia della riapertura delle scuole, come madre e come professionista sono più spaventata dall’ansia degli adulti che dal Covid in sé.
Immagino personale scolastico e genitori preoccupati e agitati per tutte le regole da tener presenti e da trasmettere ai bambini, piuttosto che contenti di partecipare alla riapertura di un contesto relazionale fondamentale come è la scuola.
Per questo mi appello al buonsenso di tutti noi adulti: nel rispetto delle regole e delle comprensibili paure di tutti, che questo primo giorno trasmetta ai bambini soprattutto l’entusiasmo di un nuovo inizio.
I bambini dovrebbero uscirne felici di aver ritrovato i compagni, le maestre e i collaboratori; non traumatizzati dalle nostre ansie.

Indirizzo

Martina Franca
74015

Orario di apertura

09:00 - 19:45

Telefono

+393384606969

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