Rossella Caserta Psicoterapeuta Sistemica, EMDR e Milleriana

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Rossella Caserta Psicoterapeuta Sistemica, EMDR e Milleriana Psicologa e Psicoterapeuta Familiare, EMDR e Milleriana online e a Matera.

Aiuto gli adulti di oggi a riconnettersi con i bambini che sono stati, in un percorso verso la consapevolezza e l'auteniticità.

🌻Il corpo è la nostra casa.Per tutta la vita Proprio come un'abitazione, richiede manutenzione, ascolto e cura quotidian...
24/07/2026

🌻Il corpo è la nostra casa.
Per tutta la vita

Proprio come un'abitazione, richiede manutenzione, ascolto e cura quotidiana.

Il rapporto con il nostro corpo affonda le radici nella nostra infanzia, spesso senza che noi ne conserviamo il ricordo e la consapevolezza.

Le parole con cui ci rivolgiamo al nostro corpo, il modo in cui lo trattiamo o lo ascoltiamo dicono tanto di noi e di come siamo cresciuti.

Spesso si sta nel proprio corpo come se avessimo un "pilota automatico" che ci guida, in una modalità appresa inconsapevolmente che non ci consente di prestare attenzione al nostro corpo e ai preziosi segnali che ci manda.

Spesso lo consideriamo scontato finché qualcosa non ci costringe a fermarci.
Spesso lo giudichiamo o lo maltrattiamo.

Mente e corpo formano un'unità indissolubile.
La consapevolezza è un primo passo per imparare qualcosa di noi stessi attraverso i segnali che il nostro corpo, la nostra casa, ci manda.
Psicoterapia è anche questo 🪻

Grazie❣️

🩵🫧🌊Come uno scoglio non può arginare il mare, così un errore non può cancellare il tuo percorso.Perché non importa quant...
17/07/2026

🩵🫧🌊Come uno scoglio non può arginare il mare, così un errore non può cancellare il tuo percorso.

Perché non importa quanto un ostacolo possa sembrare rigido o invalicabile, la natura profonda delle cose troverà sempre il modo di esprimersi.

Ogni sbaglio, caduta o deviazione non cancella il viaggio fatto fino a qui, ma ne diventa parte integrante, aggiungendo valore, esperienza e autenticità alla nostra vita 🌅

Grazie Federica Notarfrancesco trainer

Quante cose facciamo per gli altri, per paura del giudizio, perché se no "sta male", perché è un dovere cui non possiamo...
10/07/2026

Quante cose facciamo per gli altri, per paura del giudizio, perché se no "sta male", perché è un dovere cui non possiamo sottrarci....

E quante invece perché le amiamo, perché ci nutrono, perché ci regalano energia per affrontare le incombenze quotidiane, o semplicemente perché ci fanno stare bene?

Non ho nulla contro i "doveri", è chiaro che a volte ci sono necessità cui non possiamo sottrarci.
Ma sono necessità.
E andrebbero completate con qualcosa di vero, autentico, che renda giustizia alle persone che siamo.

Ai sogni che avevamo da bambini.
Ai ricordi che saranno dentro di noi da adulti.❤️

L'ultimo APPUNTAMENTO sul Ciclo di Incontri a tema "Pedagogia Bianca" vedrà come protagoniste due Terapeute Milleriane 😚...
15/06/2026

L'ultimo APPUNTAMENTO sul Ciclo di Incontri a tema "Pedagogia Bianca"
vedrà come protagoniste due Terapeute Milleriane 😚🥳 che tratteranno un tema attuale, ma FILTRATO da una delle Teorie Psicotraumatologiche più importanti degli ultimi tempi, quella dei 'Sistemi Familiari Interni' di R. Schwartz ADATTATA ad un disagio moderno, ossia quello del bambino 'incollato' allo smartphone.

✅️TITOLO del Webinar:

"Le Parti (psichiche)del bambino e lo smartphone: una lettura attraverso l'Internal Family Systems (o, IFS)"‼️

In questo ultimo incontro esploreremo il significato emotivo che può nascondersi dietro l'uso eccessivo dello smartphone da parte dei bambini e dei ragazzi.

Spesso ciò che appare come una semplice dipendenza dalla tecnologia può rappresentare il tentativo di gestire emozioni difficili, come la solitudine, il dolore per l'assenza emotiva o fisica di una figura di riferimento, l'ansia, il senso di vuoto o la ricerca di un piacere immediato di cui andrebbe rintracciate le radici.

Attraverso il modello dell'Internal Family Systems (IFS) sviluppato da Richard Schwartz, comprenderemo come ogni persona sia composta da diverse Parti Interiori, ognuna con una funzione specifica.

Anche quei comportamenti che sembrano problematici o auto-sabotanti possono essere visti come tentativi di protezione e adattamento da parte del Bambino che non ha altri mezzi se non lasciarsi andare, perdere il controllo di sé.

Il seminario offrirà ai genitori, ai terapeuti e a tutti gli interessati una nuova chiave di lettura: non fermarsi al comportamento visibile, ma imparare a riconoscere e comprendere il bisogno emotivo che il bambino sta cercando di esprimere.

Conoscere PRIMA le componenti sottostanti il disagio Emotivo della relazione con lo smartphone e DOPO le basi della Teoria IFS, consentirà di entrare in compassione con il bambino e trasmettergli quanto non si è potuto fare prima che partisse la sua dipendenza "strategica".

✅️Le "eroine" di questo seminario sono:

♥️la Dr. Assunta Salvatore (Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico e specialista in Programmazione Neuro-Linguistica e comunicazione efficace)

♥️ e la Dr. Nicoletta Spina (Psicoterapeuta ad orientamento gestaltico-analitico, specializzanda nel trattamento dei Sistemi Familiari Interni di R. Schwartz e specialista in Sessuologica Clinica).

✅️ Sabato 20 giugno H 15, su Zoom

✅️Info ed iscrizioni: 📩

[email protected]

✅️ no messaggi, solo EMAIL.

"Su questo devo lavorarci" è un grande segno di maturità e consapevolezza e non un fallimento. È una grande opportunità ...
05/06/2026

"Su questo devo lavorarci" è un grande segno di maturità e consapevolezza e non un fallimento.
È una grande opportunità di crescita ed evoluzione.
È un desiderio di connettere gli adulti che siamo diventati oggi con i bambini che siamo stati un tempo.
È dare ascolto e voce a quel bambino che è, forse, ancora oggi dentro di noi.

Psicoterapia è anche questo 🩷

Una delle riflessioni più intense che babbea mai letto e...vissuto in prima persona. Grazie  valentina Scoppio! 🩷"Per ta...
02/06/2026

Una delle riflessioni più intense che babbea mai letto e...vissuto in prima persona.
Grazie valentina Scoppio! 🩷

"Per tanti anni ho creduto che se una persona si sente davvero vista, capita e amata, prima o poi qualcosa dentro di lei si sciolga e smetta di dover tenere tutto sotto controllo, di proteggersi da ogni possibile ferita e si conceda finalmente di essere autentica.

Non è una cosa che ho imparato all'università. La pensavo molto prima di studiare psicologia. L'ho sempre pensata.

Forse perché sono una di quelle persone che, davanti ad un comportamento difficile, tende spontaneamente a chiedersi cosa ci sia sotto. Se qualcuno si arrabbia, si chiude, diventa freddo, aggressivo o distante, il mio primo pensiero raramente è stato: "Che persona antipatica". Mi viene molto più naturale chiedermi che cosa stia succedendo dentro quella persona, quale ferita stia cercando di proteggere, quale dolore stia cercando di non sentire.

Per molto tempo ho creduto che bastasse questo. Che se ami abbastanza, comprendi abbastanza, resti abbastanza, prima o poi l'altro si sentirà al sicuro e abbasserà le difese.

Poi la vita mi ha amaramente insegnato che le cose non funzionano sempre così. Perché gli esseri umani non si organizzano soltanto intorno all'amore. Molto più spesso si organizzano intorno alle difese. E le difese, per quanto a volte ci facciano soffrire, non sono il nemico. Sono il modo che una persona ha trovato per sopravvivere.

Ci sono persone che, per sensibilità, per storia personale o semplicemente perché il dolore le ha costrette a farlo, hanno imparato a guardarsi dentro, ad interrogarsi, a mettere in discussione i propri comportamenti, a chiedersi perché reagiscono in un certo modo, perché alcune cose le feriscono così tanto, perché continuano a ripetere gli stessi schemi.

E poi ci sono persone che hanno imparato a fare il contrario: a minimizzare, a razionalizzare, a dire che va tutto bene, a spiegarsi tutto con la logica, a vedere il nemico fuori e a non chiedersi cosa succede dentro.

Non credo che sia una questione di sensibilità o di profondità d'animo. Credo che ognuno trovi il proprio modo di sopravvivere al dolore. C'è chi, ad un certo punto della vita, è stato costretto a fermarsi e guardarlo in faccia e chi, per motivi che spesso nemmeno conosce fino in fondo, ha imparato ad andare avanti tenendolo a distanza, semplicemente perché quella è stata la strategia che gli ha permesso di restare in piedi.

Il problema è che spesso due persone possono volersi sinceramente bene, essere marito e moglie, genitore e figlio, amici da una vita, e continuare comunque a non capirsi davvero fino in fondo. Perché ciò che per una appare evidente, per l'altra semplicemente non esiste.

Una vede collegamenti ovunque, vede come una ferita dell'infanzia possa continuare a influenzare una relazione adulta, come dietro una rabbia possa nascondersi paura, come dietro una chiusura possa esserci dolore, come dietro una rigidità possa esserci una difesa.

L'altra persona, invece, vede ciò che è successo, i fatti, le parole dette, i comportamenti, le conseguenze, e spesso considera tutto il resto una complicazione inutile.

Nessuna delle due necessariamente ha torto. Nessuna delle due vuole fare del male all'altra. Eppure entrambe escono da quella conversazione sentendosi non comprese. Perché, semplicemente e dolorosamente, osservano la stessa realtà da profondità diverse.

È un po' come se entrambe stessero parlando di acqua. A volte è come se una persona stesse parlando degli abissi dell'oceano e l'altra della quantità d'acqua contenuta in una tazzina da caffè.
Attenzione: entrambe stanno parlando di acqua.

Solo che una ha imparato a conoscere gli abissi dell'oceano, le correnti profonde, le zone buie, i fondali che non si vedono dalla superficie. L'altra vede comunque l'acqua, ma in una forma più contenuta, più semplice e più immediata.
Non perché sia meno intelligente o meno sensibile, semplicemente perché la sua esperienza le ha insegnato a fermarsi altrove.

E allora capita che una persona continui a chiedersi: "Come fai a non vederlo?", mentre l'altra, sinceramente, non capisce nemmeno che cosa dovrebbe vedere.

È lì che spesso nasce quella strana solitudine che si può provare perfino accanto alle persone che amiamo di più. Perché non si tratta di sentirsi non amati, molto più spesso si tratta di sentirsi non visti nella propria sensibilità. E sono due cose molto diverse.

È il figlio che, dopo l'ennesima discussione, avrebbe solo bisogno di sentirsi dire: "Mi dispiace se ti ho ferito", e invece si ritrova davanti un genitore convinto di avere semplicemente fatto il proprio dovere.
È il partner che cerca di spiegare un dolore antico e si sente rispondere con una soluzione pratica.
È l'amico che trova il coraggio di raccontare una propria fragilità e si sente dire: "Dai, non pensarci".
È la persona che prova a raccontare quanto una situazione l'abbia fatta soffrire e si sente rispondere: "Sì, però adesso basta, vai avanti".

E ogni volta la sensazione è la stessa. "Ma come fai a non accorgertene?"
Come fai a non vedere che dietro la mia rabbia c'è tristezza? Come fai a non vedere che dietro certi miei modi bruschi c'è una ferita? Come fai a non vedere che dietro alcune discussioni non c'è il bisogno di avere ragione, ma il desiderio disperato di sentirsi importanti per qualcuno?

E allora si insiste, si spiega, si argomenta, si torna sullo stesso discorso dieci volte, si cercano parole sempre nuove. Non necessariamente perché si voglia convincere l'altro. Spesso perché si spera che, finalmente, l'altro riesca a vedere quello che per noi è così evidente.

Eppure, col tempo, ho capito una cosa che continuo a trovare molto triste ma molto vera. Ci sono persone che ci vogliono bene e che, nonostante questo, non riusciranno mai a raggiungerci in certi luoghi interiori. Non perché non lo desiderino, non perché siano cattive, non perché non tengano a noi. E questa, almeno per me, è stata una delle consapevolezze più difficili da accettare.

Perché per molto tempo ho pensato che il problema fosse trovare le parole giuste, spiegarmi meglio, raccontarmi meglio, essere più chiara, più paziente e più comprensiva.
Pensavo che, se fossi riuscita a farmi capire davvero, l'altro prima o poi sarebbe arrivato dove ero io. Poi ho capito che non sempre funziona così.

Perché ci sono luoghi interiori in cui non si arriva per amore, per buona volontà o per intelligenza. Ci si arriva perché la vita, in qualche modo, ci ha portati lì, perché abbiamo avuto bisogno di farlo, perché ad un certo punto siamo stati costretti a scendere.

E quando hai passato anni ad esplorare certe profondità, a guardare in faccia le tue ferite, a interrogarti sui tuoi meccanismi, sulle tue paure e sulle tue contraddizioni, finisci quasi per dimenticare che non tutti hanno fatto lo stesso viaggio.

È un po' come avere delle bombole d'ossigeno che ti permettono di scendere sott'acqua molto più in profondità. Dopo un po' ti abitui a quel paesaggio, ti abitui alle correnti, al buio, alla pressione, ti abitui perfino a orientarti lì sotto. E allora ti viene naturale pensare che anche chi ami possa raggiungerti. Ma non sempre è così. E non perché l'altro non ci voglia bene, non perché non ci provi o perché non gli importi.
Semplicemente perché non ha le stesse bombole.

E chiedergli di scendere fino a dove siamo noi, a volte, è come chiedergli di andare in apnea ad una profondità per cui non è attrezzato. Non può restarci a lungo, va in sofferenza, si spaventa, risale, oppure cambia discorso, si difende o si arrabbia.

Proprio qui nasce uno degli equivoci spesso più dolorosi delle relazioni. Perché chi è in profondità vive quella risalita come disinteresse, superficialità o mancanza d'amore. Chi invece è in superficie vive quella richiesta continua di scendere come una pressione, una pretesa o una critica. E così entrambe le persone soffrono, pur volendosi bene.

Credo che una parte della maturità consista anche nell'imparare a riconoscere questo limite senza trasformarlo automaticamente in una condanna. Perché il fatto che qualcuno non riesca a raggiungerci in certi luoghi non significa necessariamente che non ci ami. Significa, più semplicemente e più tristemente, che quello è il punto fino a cui oggi riesce ad arrivare.

Lo so, fa male accorgersi che esistono parti di noi che alcune persone, persino quelle che amiamo di più, forse non comprenderanno mai fino in fondo. È un piccolo lutto, un lutto silenzioso.

Perché una parte di noi continua a pensare che, se fossimo davvero importanti, se fossimo davvero amati, allora l'altro troverebbe il modo di arrivare fin lì. E invece, a volte, la verità è più semplice e più dolorosa: non tutto ciò che non viene visto nasce dalla mancanza d'amore.

Esistono persone che ci ameranno sinceramente senza riuscire a comprenderci completamente. Non perché non ci tengano, ma perché alcuni luoghi, dentro di loro, non li hanno mai attraversati.
Questo non cancella il dolore, ma può aiutarci a smettere di scambiarlo automaticamente per mancanza d'amore. Riflettiamoci."

24/05/2026

"Sono stato punito e umiliato da piccolo, ma sono cresciuto bene lo stesso!"

E' una delle frasi che più spesso mi vengono rivolte quando si parla di genitorialità.
Ma essere cresciuti bene cosa significa?

Avere difficoltà a gestire la rabbia e affrontare i conflitti in modo ripettoso?

Avere difficoltà a soddisfare i propri bisogni e far rispettare i propri confini?

Non riuscire a dire di no?

Vivere con il costante senso di colpa o paura di sbagliare?

Avere difficoltà a costruire relazioni sane e funzionali?

Forse, più che "cresciuti bene", siamo semplicemente sopravvissuti emotivamente, imparando silenziosamente e senza rendercene conto un modo di stare con noi stessi e con gli altri che non sempre è funzionale e rispettoso di noi stessi e dei nostri bisogni profondi.

👣Psicoterapia è anche questo.👣

Si nasce due volte: la prima quando vieni al mondo, la seconda quando decidi di volerti bene.Cosa facciamo quando amiamo...
22/05/2026

Si nasce due volte: la prima quando vieni al mondo, la seconda quando decidi di volerti bene.

Cosa facciamo quando amiamo qualcuno?
Ce ne prendiamo cura, regaliamo attenzioni, investiamo tempo e risorse.
Riusciamo a fare la stessa cosa quando si tratta di noi stessi?
Riusciamo a concederci le stesse premure?
Se la risposta è no, possiamo chiederci perché.
Quando ho imparato a non dedicare la giusta cura a me stesso? dove ho imparato quali sono, oggi, le mie priorità? che rapporto ho con i miei confini, con la possibilità e la capacità di dire di no?

Psicoterapia è anche questo.

13/05/2026

🍀Molti di noi hanno conosciuto nella vita una buona dose di violenza: fisica, verbale, psicologica, economica...

Non ce n'è una più dannosa dell'altra: cambia l'intensità e la pervasività.

Semplicemente ne siamo cosi intrisi da fare fatica a riconoscerla e darle il giusto valore.

🍀Moltissimi adulti, in stanza di terapia, faticano a riconoscere le violenze subite durante la propria vita da chi si prendeva cura di loro.
Molti raccontano di essere stati ridicolizzati, derisi, trascurati emotivamente o picchiati e lo fanno ridendoci su, minimizzando, giustificando.
Una forma di difesa, questa, dalla paura e dal senso di ingiustizia, oltre che dal dolore che tutti gli esseri umani provano indistintamente quando subiscono violenza.

🍀Altri, invece, raccontano questi episodi con terrore o con profonda amarezza, con una maggiore connessione con le emozioni provate da bambini.

Spesso subiamo forme di violenza fuori dalle mura domestiche proprio perché dentro quelle mura abbiamo imparato a confondere amore e controllo, punizione con ricatto e umiliazione, l'ascolto con l'obbedienza e la paura.

Magari abbiamo imparato a sottovalutare il nostro sentire, preoccupandoci di più di quello dell'altro, a giustificare ciò che subivamo, colpevolizzandoci.

🍀Prendere consapevolezza della violenza subita è il primo passo per imparare a proteggerci dalla violenza stessa.
Per non perpetrarla su chi ci è intorno o sui nostri figli.
Perché è possibile imparare
a sostituire quegli agiti disfunzionali che appaiono automatici in parole che ci permettano di esprimere e rappresentare a noi stessi e all’altro ciò che ci abita dentro.

Non esiste il gene della violenza, dell'ira o dell'aggressività. Possiamo lavorarci su. Possiamo chiedere aiuto.
Sempre, se lo desideriamo.

🪻Sabato scorso ho avuto il piacere di coadiuvare la presentazione dell'ultimo libro di Gianni Cristallo dal titolo "Paes...
11/05/2026

🪻Sabato scorso ho avuto il piacere di coadiuvare la presentazione dell'ultimo libro di Gianni Cristallo dal titolo "Paesi in difficoltà", un'opera in cui, oltre a un excursus accurato dei conflitti in Sudafrica, Medio Oriente e Unione Indiana nel ventennio 1993-2023, l'autore fa riferimento ad un'altra tipologia di guerre, quelle interiori, soffermando il suo sguardo soprattutto sulle sofferenze dei bambini.

🪻Domande importanti, quelle che l'autore si pone, in particolare in merito all'origine del male, offrendo ricchi spunti di riflessione in merito a tutto ciò che è possibile fare, nel nostro piccolo, partendo dalle relazioni familiari, in particolare genitori-figli, per prevenire ogni forma di violenza.

🪻Perché, come ci ricorda Alice Miller, il bambino cresciuto nell'amore non è motivato a fare la guerra: il male non fa necessariamente parte della natura umana.

🪻Grata per questa esperienza, che mi ha permesso di entrare in contatto con la ricchezza di persone, sguardi, pensieri nuovi, al di là del mio lavoro in studio.

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