25/02/2026
Ieri, nella mia "stanza delle parole" dopo qualche mese ho rivisto, per un incontro di follow up, una mia paziente e nel bel mezzo della nostra seduta sono rimasta piacevolmente sorpresa dal suo modo di definire il suo percorso di psicoterapia.
"Dottoressa, per me , fare psicoterapia è come mettere ordine tra gli scaffali di una libreria".
Sono rimasta qualche secondo a riflettere sul significato di questa frase e riavvolgendo il nastro sul nostro percorso ho pensato che non ci potesse essere metafora migliore per descriverlo. Così, abbiamo provato insieme a spiegare questo pensiero:
Quando è arrivata, all'inizio del suo percorso, i libri, erano ammucchiati : alcuni infilati a forza , altri caduti dietro, altri ancora messi davanti per non vedere quelli più vecchi. C'erano testi importanti mescolati a quaderni inutili, ricordi preziosi coperti dalla polvere, storie dolorose spinte negli angoli più alti.
Mi dice che la psicoterapia non è stata per lei "aggiungere nuovi libri", né buttare via tutto. E' stata piuttosto:
-ti**re fuori un libro alla volta;
-spolverarlo;
-guardare il titolo;
-decidere dove collocarlo;
Nel corso della psicoterapia , alcuni "volumi" sono stati rimessi al centro dello scaffale , perché raccontano parti vitali della sua storia.
Altri sono stati archiviati: non più in mezzo alla stanza, ma nemmeno negati.
Altri sono stati riconosciuti come "libri non suoi", messi lì da qualcuno senza chiederle il permesso.
Mettere ordine non significa cancellare.
Significa creare spazio.
Sapere dove cercare.
Non inciampare più ogni volta negli stessi volumi lasciati a terra.
In fondo, riflettevamo insieme, la psicoterapia è anche questo:
trasformare il caos indistinto in una narrazione organizzata. Non cambiare la storia, ma cambiare il modo in cui è disposta dentro di noi.
Grazie G. , per lo sguardo che hai portato in seduta e per la qualità dello scambio che siamo riuscite a costruire insieme.
E' stato un momento di incontro autentico.
❤️🧠🌟🍀