Dott.ssa Mariamanuela Pacelli Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Mariamanuela Pacelli Psicologa Psicoterapeuta Mi occupo di ansia, stress, problematiche relazionali, depressione, disagi emotivi e psicologici. Ps

01/09/2026

Attenzione, i giocattoli rappresentati nella foto del post contengono al loro interno sabbia contaminata da amianto. A dare l’allarme è il ministero della Salute, nell’ambito del sistema europeo Safety Gate.

Nel dettaglio si tratta di:
- un giocattolo elastico a forma di carota, di colore arancione, lungo circa 17 centimetri e riempito di sabbia (marca Trendhaus, modello 967176, codice a barre 4032722967176);
- un giocattolo deformabile a forma di fantasma pieno di sabbia, bifacciale con due facce diverse felice e triste (marca Trendhaus, modello 964700, codice a barre 4032722964700);
- un giocattolo deformabile a forma di umanoide pieno di sabbia di colore nero (marca: TOI TOYS, modello: 35162Z, codice a barre: 8714627012248).

In caso di rottura dell’involucro, il materiale di riempimento contaminato potrebbe fuoriuscire. Il ministero sottolinea che nella notifica non risultano identificati i distributori. Per questa ragione la commercializzazione in Italia potrebbe essere avvenuta anche tramite marketplace online ed è quindi opportuno verificare anche eventuali acquisti effettuati attraverso piattaforme Internet.

Cosa fare se si ha il giocattolo in casa e le modalità di smaltimento al link 👉 https://regioneer.it/allertagiocattoli1set26

Sempre!
16/08/2026

Sempre!

28/07/2026

Una ricerca condotta in Germania, e pubblicata su Nature Genetics, ha identificato nove geni associati al disturbo borderline di personalità. La patologia colpisce fino al 2% della popolazione nei paesi occidentali e le donne hanno circa tre volte più probabilità di ricevere una diagnosi.
https://bit.ly/4wf3eCD

25/06/2026

🔴 Omicidio Camaiore, Psicologi toscani: “La prevenzione è una priorità, serve una cultura che riconosca il valore delle differenze”

“Siamo profondamente colpiti e addolorati davanti a una vicenda così drammatica. Non possiamo però limitarci ad intervenire quando le tragedie sono già avvenute: la prevenzione passa dalla costruzione di una cultura capace di riconoscere il valore delle differenze, educare al rispetto e creare spazi in cui ogni persona possa sentirsi libera di essere sé stessa”.

A dirlo è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell'Ordine, intervenendo dopo la tragica vicenda di Camaiore, dove un giovane di 24 anni e la madre sono stati uccisi dal padre all’interno dell’abitazione familiare. Una vicenda che ha riportato l’attenzione sui difficili rapporti familiari emersi e sulle parole affidate dal ragazzo ai social negli anni precedenti, nelle quali raccontava la sofferenza legata al mancato riconoscimento della propria identità sessuale.

“Come professionisti della salute psicologica – sottolinea Gulino – sappiamo quanto il benessere delle persone sia profondamente legato alla possibilità di vivere la propria identità in un ambiente accogliente, sicuro e rispettoso. La negazione di sé, il sentirsi rifiutati o giudicati, l’esperienza della discriminazione possono avere conseguenze profonde sulla qualità della vita, sulla salute mentale e sulle relazioni”.

“Al dolore per due vite spezzate – prosegue la presidente - si aggiunge quindi la necessità di interrogarsi sul contesto culturale e sociale in cui ancora oggi possono maturare stigma, rifiuto e discriminazione nei confronti dell’identità e dell’orientamento sessuale delle persone. Proprio da poco, in occasione del Toscana Pride, l'Ordine ha scelto di esserci per promuovere il contributo della psicologia in uno spazio di confronto, visibilità e affermazione dei diritti”.

“Benessere psicologico e tutela dei diritti sono dimensioni profondamente connesse – conclude Gulino -. Discriminazioni, stigma e isolamento non sono elementi esterni alla salute delle persone: possono diventare fattori di stress, sofferenza e vulnerabilità. Per questo è necessario continuare a lavorare per una società in cui inclusione, rispetto e ascolto siano principi concreti e quotidiani”.

17/06/2026

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

I nostri amici a quattro zampe sono sempre una grande ricchezza 🧡🧡🧡
19/04/2026

I nostri amici a quattro zampe sono sempre una grande ricchezza 🧡🧡🧡

”Il beneficio è evidente: l’animale domestico riduce l’ansia, migliora l’umore, attiva la regolazione emotiva. È uno stimolo che va ben oltre la compagnia”. Per Graziano Onder, geriatra e professore di Medicina dell’invecchiamento all’Università Cattolica di Roma, i risultati del nuovo studio pubblicato su Scientific Reports non sorprendono. Anzi, confermano quanto la medicina geriatrica osserva da tempo nella pratica clinica.

La ricerca, condotta da Adriana Rostekova e colleghi dell’Università di Ginevra e dell’Università di Losanna, dal titolo “Longitudinal relationships between pet ownership and cognitive functioning in later adulthood across pet types and individuals’ ages” ha analizzato i dati del progetto Share (Survey of Health and Retirement in Europe), il grande studio longitudinale che dal 2004 monitora la salute degli over 50 in undici Paesi europei, Italia compresa.

Il campione finale comprendeva 16.582 persone di età compresa tra 50 e 99 anni, seguite per un arco di 18 anni.

Leggi l’articolo completo di Ivan Notarangelo su salute.eu

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Medicina
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