Dott.ssa Mariangela Fimiani- Psicologa & Psicoterapeuta

Dott.ssa Mariangela  Fimiani- Psicologa & Psicoterapeuta Laureata con lode alla Seconda Università degli Studi di Napoli di Caserta.

🧠 Psicoterapeuta | Adolescenti e Adulti
Ti accompagno nei momenti di difficoltà con ascolto e professionalità.
📍 In presenza a Salerno e prov.
💻 Anche online
🎓 Docente
📲 Scrivimi su WhatsApp per info e appuntamenti Cell.3312556172 Specialista in gestione risorse umane ed organizzazione aziendale; psicodiagnosta clinica e forense. Specializzata in Psicoterapia approccio Strategico ad orientamento

neuroscientifico presso il Centro Internazionale di Psicologia e Psicoterapia Strategica. Mi occupo di disturbi dell'umore, stress da lavoro correlato, disturbi d'ansia, disturbi del comportamento alimentare e disturbi di personalità nell'adulto.

25/06/2026

L’estate confonde facilmente nostalgia, abitudine e sentimenti.
A volte non ci manca una persona.
Ci manca come ci sentivamo quando eravamo con lei.
E tu?
Se quella persona ti scrivesse stasera, risponderesti?

Vi condivido questo post poiché è un ottimo spunto di riflessione.         https://www.facebook.com/share/18b5LegUr7/?mi...
11/06/2026

Vi condivido questo post poiché è un ottimo spunto di riflessione. https://www.facebook.com/share/18b5LegUr7/?mibextid=wwXIfr

“In meno di un anno ho perso tutto: il lavoro, un matrimonio, e la Pozzolis Family è solo un ricordo. Ero una foglia morta che rotolava per le strade. Solo il palco mi ridava per qualche ora un’apparente vitalità. Ma fuori da lì, ero vuoto, smarrito, finito.”

Con un video intimo e coraggioso, il comico Gianmarco Pozzoli ha raccontato la grave depressione che lo ha colpito dopo la fine del matrimonio e del progetto lavorativo che per anni aveva condiviso con la moglie. Un dolore che lo ha portato a isolarsi, a perdere 14 chili e a sentirsi svuotato, lontano da sé stesso.

“Mi sono fatto ricoverare al San Raffaele Turro - ha raccontato l’attore - Lì ho visto da vicino altre persone, che in maniera anche più seria e da molto più tempo, non riuscivano più a sorridere, e a godere della luce del sole, non riconoscevano più il dono della vita. I nostri letti erano le nostre grotte nelle quali rifugiarci”.

La sua testimonianza accende i riflettori su una verità che troppo spesso dimentichiamo: la depressione ha mille volti e spesso si nasconde proprio dietro i sorrisi. “Non fate il mio errore, non perdete tempo. Vi meritate di essere felici. Subito.” è l’appello che lancia. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo passo verso la guarigione.

Leggi tutto su greenme.it
https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/gianmarco-pozzoli-depressione/

16/05/2026

Una domanda per te, questa sera. La mancanza può essere più legata alla routine che al sentimento.

08/05/2026

Il confronto con il passato può abbassare gli standard.

Cell.3312556172🔜

04/05/2026

Una domanda per te, questa sera. Alcuni legami si basano più sulle emozioni che sulla realtà.

29/04/2026

Una relazione sana si basa sulla fiducia reciproca.



27/04/2026

Una domanda per te, questa sera. L’indecisione prolungata è già una risposta.

Le tragedie di Catanzaro e di Salerno, così diverse tra loro, interrogano la stessa dimensione: quella del dolore psichi...
24/04/2026

Le tragedie di Catanzaro e di Salerno, così diverse tra loro, interrogano la stessa dimensione: quella del dolore psichico che non trova spazio, parola, né riconoscimento.
In entrambi i casi, come in molti altri che non arrivano all’attenzione pubblica, si tende a cercare una spiegazione immediata: il raptus, la fragilità individuale, l’evento scatenante.
Ma la clinica ci insegna che raramente la sofferenza nasce in un istante.
Il disagio si struttura nel tempo, spesso in modo silenzioso.
Si alimenta di isolamento, di progressiva riduzione delle relazioni significative, di difficoltà nel chiedere aiuto o nell’essere intercettati dall’esterno.
Non si tratta di semplificare con categorie diagnostiche, ma di riconoscere un dato ricorrente: la solitudine psichica è un fattore centrale.
Una solitudine che può coesistere anche in presenza di legami formali, ma che si definisce come mancanza di sguardo e di ascolto realmente sintonizzato.
In alcuni casi possono intervenire condizioni cliniche specifiche, come la depressione perinatale o altri quadri affettivi, che si intrecciano con fattori di vulnerabilità preesistenti.
Ma il punto non è cercare una singola causa. Il punto è comprendere il processo.
Quando il dolore non viene mentalizzato, condiviso o contenuto, tende a stratificarsi fino a diventare difficilmente elaborabile.
Ed è in questa zona di progressivo restringimento psichico che alcune crisi possono assumere esiti estremi.
Questi eventi non riguardano solo le singole persone coinvolte, ma interrogano anche il contesto: la capacità delle reti familiari, sociali e sanitarie di riconoscere segnali spesso sfumati, non sempre immediatamente leggibili.
Non si tratta di attribuire responsabilità semplicistiche, ma di riflettere su una questione più ampia: la tenuta dei legami e dei sistemi di ascolto nella nostra contemporaneità.
La sofferenza mentale, quando resta senza parola, tende a diventare sempre più isolata.
E ciò che è isolato diventa anche meno visibile.

24/04/2026

Le tragedie di Catanzaro e di Salerno, così diverse tra loro, interrogano la stessa dimensione: quella del dolore psichico che non trova spazio, parola, né riconoscimento.
In entrambi i casi, come in molti altri che non arrivano all’attenzione pubblica, si tende a cercare una spiegazione immediata: il raptus, la fragilità individuale, l’evento scatenante.
Ma la clinica ci insegna che raramente la sofferenza nasce in un istante.
Il disagio si struttura nel tempo, spesso in modo silenzioso.
Si alimenta di isolamento, di progressiva riduzione delle relazioni significative, di difficoltà nel chiedere aiuto o nell’essere intercettati dall’esterno.
Non si tratta di semplificare con categorie diagnostiche, ma di riconoscere un dato ricorrente: la solitudine psichica è un fattore centrale.
Una solitudine che può coesistere anche in presenza di legami formali, ma che si definisce come mancanza di sguardo e di ascolto realmente sintonizzato.
In alcuni casi possono intervenire condizioni cliniche specifiche, come la depressione perinatale o altri quadri affettivi, che si intrecciano con fattori di vulnerabilità preesistenti.
Ma il punto non è cercare una singola causa.
Il punto è comprendere il processo.
Quando il dolore non viene mentalizzato, condiviso o contenuto, tende a stratificarsi fino a diventare difficilmente elaborabile.
Ed è in questa zona di progressivo restringimento psichico che alcune crisi possono assumere esiti estremi.
Questi eventi non riguardano solo le singole persone coinvolte, ma interrogano anche il contesto: la capacità delle reti familiari, sociali e sanitarie di riconoscere segnali spesso sfumati, non sempre immediatamente leggibili.
Non si tratta di attribuire responsabilità semplicistiche, ma di riflettere su una questione più ampia: la tenuta dei legami e dei sistemi di ascolto nella nostra contemporaneità.
La sofferenza mentale, quando resta senza parola, tende a diventare sempre più isolata.
E ciò che è isolato diventa anche meno visibile.



23/04/2026

L’attenzione non dovrebbe essere richiesta, ma naturale.

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Mercato San Severino
84085

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Giovedì 09:00 - 13:00
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