17/09/2026
La chiusura di un percorso psicoterapico, soprattutto quando è stato lungo, può essere davvero un momento molto emozionante ( sia per il paziente, sia per il terapeuta). Di fronte alla possibilità di concludere la terapia, spesso, la prima reazione dei pazienti è una profonda commozione; da una parte si percepisce la gratitudine e la voglia di "andare", dall'altra è tangibile la paura. Il silenzio, allora, riempie la stanza per qualche secondo e poi viene rotto dalla frase "e se poi sto male?... e se ho bisogno?".
La teoria dell'attaccamento ci spiega che un bambino può allontanarsi serenamente dal suo caregiver quando sa che potrà tornare da lui nel momento di vulnerabilità e/o di bisogno. Ciò rende quel caregiver una base sicura per quel bambino.
Non è anche questo un po' il senso della psicoterapia? Chiedere aiuto in un momento di vulnerabilità, prendere degli strumenti da utilizzare in autonomia e separarsi serenamente dal terapeuta, sapendo che nel momento del bisogno potremo tornar da lui.
La base sicura resta!
Ma c'è un livello ancora più profondo da considerare: quello della base sicura interiorizzata, cioè il terapeuta interno con il quale avviare un dialogo e una riflessione silenziosa ogni volta che ne sentiamo la necessità. La chiamiamo Risorsa Relazionale e si sviluppa all'interno di una relazione sicura.
In queste settimane ho concluso diversi percorsi e la commozione che ho provato, osservando i miei pazienti, è stata davvero profonda.
Facciamo quello che possiamo con le competenze che abbiamo, ma la connessione umana e l'alleanza terapeutica restano gli strumenti più preziosi che possediamo.