07/07/2026
L'ANIMA HA BISOGNO DI SCENDERE AGLI INFERI
Cosa succede quando le cose non vanno come vorremmo?
Quando una relazione finisce, arriva un licenziamento, un lutto o una malattia?
Ci attacchiamo alle cose, alle persone, alle situazioni creando ancora più sofferenza mentale. Il nostro Ego, l'Io, non vuole lasciare il controllo e desidera che le cose restino sempre uguali ma la vita non si può controllare e, come diceva Freud, l'IO non è padrone in casa.
James Hillman, nell’ambito della psicologia archetipica, concepisce invece la distruzione e la trasformazione non come eventi opposti, ma come aspetti inseparabili della stessa dinamica psichica e mitologica.
Per il filosofo e psicoanalista americano:
- La distruzione non è necessariamente negativa, ma un momento necessario del ciclo vitale dell’anima. Come nel mito, ciò che viene distrutto crea spazio per il nuovo, per una trasformazione più profonda.
- L’anima ama la complessità, e talvolta ha bisogno di passare attraverso crisi, rotture, caos o fallimenti per poter accedere a un senso più autentico di sé che si tende a perdere adeguandosi alla richieste della società.
- Gli dei interiori, cioè gli archetipi, non vogliono "guarire" o "aggiustare", ma rendere l’esperienza più profonda, più vera, anche se dolorosa. La psicopatologia è la "norma".
Persefone scende negli inferi per trasformarsi, non per guarire. L'anima tende alla patologizzazione.
Hillman ci fa notare che la 'Bellezza' Suprema non è quella di Afrodite, bensì di Persefone, la regina degli Inferi.
Per dire che non vi può essere vera Bellezza [dell'anima] se non si conosce la 'morte', la depressione, la solitudine, la disperazione che conferiscono profondità, consapevolezza e umanità allo sguardo.
E' il passaggio obbligato dall'innocenza, l'ingenuità, all'età adulta perché sono esperienze inevitabili.
E' una Bellezza infera, quella che Psiche riporterà dal suo oscuro viaggio. E' l'ultima, estrema prova : la conoscenza dell'assoluto speculare della vita. La morte come trasformazione, non certo il suo letteralismo che neppure Afrodite, la dea dell'amore può contrastare. [...]
In sintesi, Hillman ci racconta che la distruzione, se vista con occhi simbolici, è un movimento dell’anima verso una verità più ampia.
Resistere al cambiamento distruttivo spesso è ciò che fa più male, mentre accompagnarlo con consapevolezza può aprire varchi inattesi.
Prima o poi, citando i versi di una canzone del Maestro Battiato, dovremmo attraversare, simbolicamente, la porta dello Spavento Supremo.