Dott.ssa Ivana Risitano - Psicologa

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Dott.ssa Ivana Risitano - Psicologa Sono nata, vivo e lavoro a Messina.

Sono iscritta all'Albo degli Psicologi dal 2021, e mi sono specializzata in Psicoterapia della Gestalt presso l'Istituto HCC Italy di Siracusa.

10/10/2026
10/10/2026
12/09/2026

La pelle d’oca

Arriva all’improvviso. Una musica, una voce, una presenza, qualche volta qualcosa che non sapremmo neppure nominare. Il corpo reagisce e solo dopo cerchiamo di capire perché.
Forse è proprio questo a renderla così interessante.
La pelle d’oca precede la spiegazione.
Non ci dice necessariamente che qualcosa è vero, né possiede qualche misterioso potere intuitivo. È piuttosto una piccola "cifra" del nostro essere nel mondo, qualcosa ci ha raggiunti prima che riuscissimo a farne un concetto.

La frase del post compare in "Le non cose" mentre Han sostiene che, al suo livello più profondo, il pensiero è un processo analogico. Prima di essere calcolo, distinzione o elaborazione di informazioni, il pensiero nasce dentro un «campo di esperienza». Non incontriamo prima un mondo neutro per poi attribuirgli emozioni, siamo già coinvolti in ciò che incontriamo.

Qui Han incontra Heidegger.

Heidegger chiama "Stimmung" la tonalità emotiva fondamentale dell’esser-ci. E non significa semplicemente essere allegri, tristi o angosciati. La "Stimmung" è il modo in cui ci troviamo già "accordati" al mondo prima ancora di prenderlo come oggetto del nostro pensiero.

La pelle d’oca rende quasi visibile questa idea.
Per un istante cade l’illusione di essere soltanto una mente che osserva la realtà dall’esterno. Siamo esseri esposti al mondo. Qualcosa può raggiungerci, scuoterci, modificarci e soltanto dopo diventare pensiero.

Ed è qui che la questione dell’intelligenza artificiale diventa filosoficamente interessante.

Non basta dire che l’IA “non ha emozioni”. Han sostiene qualcosa di più. Può elaborare dati e informazioni, ma non abita quel campo di esperienza da cui, per lui, nasce il pensiero umano. Ciò che conosce non può accaderle. Non può trovarsi coinvolta nel mondo che elabora.

Per questo, scrive Han, all’intelligenza artificiale "non viene la pelle d’oca".

Perché la pelle d’oca è una soglia.

Il segno minuscolo e corporeo di una condizione molto più grande. Prima di comprendere il mondo, siamo già nel mondo. E il mondo può averci già toccati.✨

R.Mondo, Nei luoghi del fare anima
06/09/2026

R.Mondo, Nei luoghi del fare anima

13/08/2026

La psicoterapia può fare danni?
La risposta è semplice: sì.
Se una cosa non ha il potere di fare male, probabilmente non ha neanche il potere di fare bene.
Cosa può fare davvero male in una psicoterapia?
Più di ogni altra cosa, la necessità di sopravvivenza narcisistica del terapeuta.
Più di una scelta tecnica sbagliata.
Più di un micro-agito che sfugge.
Persino più di una diagnosi iniziale imprecisa.
Perché il nostro è un lavoro fatto di ipotesi — diagnostiche e relazionali — che testiamo in ogni frase, silenzio o gesto scelto in seduta.
La differenza tra un buon terapeuta e uno cattivo, persino dannoso, non sta nella capacità di azzeccare subito la "strada giusta" (qualunque cosa significhi), ma nel saper rimettere in discussione la propria ipotesi senza viverla come una ferita.
Chi pensa che "se il paziente non migliora, è colpa del paziente" è già in territorio rischioso.
Il punto non è a quale scuola apparteniamo o quanto siamo bravi a difenderne concetti e confini.
Il punto è quanto sappiamo tollerare di non avere ragione.
Perché se la terapia diventa un'arena in cui il terapeuta deve vincere, il paziente ha già perso.

07/07/2026

L'ANIMA HA BISOGNO DI SCENDERE AGLI INFERI

Cosa succede quando le cose non vanno come vorremmo?

Quando una relazione finisce, arriva un licenziamento, un lutto o una malattia?

Ci attacchiamo alle cose, alle persone, alle situazioni creando ancora più sofferenza mentale. Il nostro Ego, l'Io, non vuole lasciare il controllo e desidera che le cose restino sempre uguali ma la vita non si può controllare e, come diceva Freud, l'IO non è padrone in casa.

James Hillman, nell’ambito della psicologia archetipica, concepisce invece la distruzione e la trasformazione non come eventi opposti, ma come aspetti inseparabili della stessa dinamica psichica e mitologica.

Per il filosofo e psicoanalista americano:

- La distruzione non è necessariamente negativa, ma un momento necessario del ciclo vitale dell’anima. Come nel mito, ciò che viene distrutto crea spazio per il nuovo, per una trasformazione più profonda.

- L’anima ama la complessità, e talvolta ha bisogno di passare attraverso crisi, rotture, caos o fallimenti per poter accedere a un senso più autentico di sé che si tende a perdere adeguandosi alla richieste della società.

- Gli dei interiori, cioè gli archetipi, non vogliono "guarire" o "aggiustare", ma rendere l’esperienza più profonda, più vera, anche se dolorosa. La psicopatologia è la "norma".

Persefone scende negli inferi per trasformarsi, non per guarire. L'anima tende alla patologizzazione.

Hillman ci fa notare che la 'Bellezza' Suprema non è quella di Afrodite, bensì di Persefone, la regina degli Inferi.

Per dire che non vi può essere vera Bellezza [dell'anima] se non si conosce la 'morte', la depressione, la solitudine, la disperazione che conferiscono profondità, consapevolezza e umanità allo sguardo.

E' il passaggio obbligato dall'innocenza, l'ingenuità, all'età adulta perché sono esperienze inevitabili.

E' una Bellezza infera, quella che Psiche riporterà dal suo oscuro viaggio. E' l'ultima, estrema prova : la conoscenza dell'assoluto speculare della vita. La morte come trasformazione, non certo il suo letteralismo che neppure Afrodite, la dea dell'amore può contrastare. [...]

In sintesi, Hillman ci racconta che la distruzione, se vista con occhi simbolici, è un movimento dell’anima verso una verità più ampia.

Resistere al cambiamento distruttivo spesso è ciò che fa più male, mentre accompagnarlo con consapevolezza può aprire varchi inattesi.

Prima o poi, citando i versi di una canzone del Maestro Battiato, dovremmo attraversare, simbolicamente, la porta dello Spavento Supremo.

28/06/2026

"Noi siamo fatti di tutti gli altri, seguiamo costantemente le orme di qualcuno, poi le abbandoniamo per seguirne altre o per perderci per un po’ e ritrovare altre tracce. Ma arriva un momento in cui è importante scavare i propri solchi, fare una fatica nuova, piú rischiosa, mettendo in gioco la propria capacità di errare. Continueremo a essere fatti di tutto e di tutti ma in quel passaggio, il confronto può diventare uno dei grandi nemici della gioia: è l’occultamento della possibilità di trovare la propria voce, il proprio passo, nella vicinanza a se stessi che fa sentire soli e maldestri"

(Chandra Livia Candiani)

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