03/10/2026
Riconoscere che qualcosa non va e avere il coraggio di chiedere aiuto è già un passo importante.
Capire a chi rivolgersi è il passo successivo… e può essere molto più semplice di quanto immaginiamo. 😊
Non dobbiamo avere tutte le risposte: possiamo chiedere, informarci e lasciarci aiutare.
Perché chiedere aiuto non è una debolezza, ma un modo concreto per prenderci cura di noi e degli altri.
Come stai? È proprio quando la domanda più semplice rimanda a pensieri ingarbugliati che si sente il bisogno di parlarne. Un bisogno che appare sempre più sentito soprattutto tra i giovanissimi, che oggi si trovano a interrogarsi sul confine tra reale e digitale e guardano verso gli adulti per sentirsi ascoltati e accompagnati.
«È importantissimo creare uno spazio dove i giovani si sentano liberi di parlare dei temi che attraversano la loro esistenza quotidiana. Noi non possiamo parlare al loro posto» è l’invito del presidente dell’Ordine degli psicologi del Piemonte, Giancarlo Marenco, che individua nel rapporto con il digitale e l’intelligenza artificiale uno dei temi più complessi da trattare con i ragazzi. «Non ci sono solo elementi negativi, ma certo la tendenza a confidarsi con i chatbot di intellligenza artificiale come se fossero amici reali presenta rischi potenziali evidenti - avverte - Una relazione troppo stretta rischia di precludere tutte le altre relazioni possibili». Ancor più pericoloso appare l’utilizzo di chatbot terapeutici che, almeno nelle loro forme iniziali, tendevano ad assecondare e confortare i pazienti in modo del tutto acritico. «Quello è un vero abuso professionale - rimarca ancora Marenco - È rischioso soprattutto quando si passa troppo tempo a confidarsi. E la fiducia inficia il giudizio».
L'articolo completo di Adele Palumbo su Repubblica Torino
(Link in bio)