Georgios Bakaloudis - Chirurgo della Colonna

Georgios Bakaloudis - Chirurgo della Colonna Responsabile di Humanitas di Ortopedia e Chirurgia della Colonna 1 dell’ospedale San Pio X a Milano e di Chirurgia Vertebrale della Clinica Guarnieri di Roma.

Sono faculty del master di II° livello in Chirurgia Vertebrale Spinale di Humanitas University.

Esistono 4 tipologie di cifosi e 3 opzioni per curarla in modo efficace.Le 4 tipologie sono:⟶ congenita;⟶ dell'accrescim...
17/09/2026

Esistono 4 tipologie di cifosi e 3 opzioni per curarla in modo efficace.

Le 4 tipologie sono:
⟶ congenita;
⟶ dell'accrescimento;
⟶ post-traumatica;
⟶ dell'adulto [o squilibrio sagittale rigido].

La cifosi dell'accrescimento [cifosi di Scheuermann] è la forma più classica di ipercifosi ed è il risultato della cuneizzazione vertebrale durante l’adolescenza.

La causa non è attualmente nota e la condizione sembra essere multi-fattoriale; colpisce più spesso i maschi rispetto le femmine.

3 - come dicevamo - le opzioni terapeutiche:
1] Osservazione.
L’osservazione è consigliata nei seguenti casi:
⟶ ipercifosi posturale [si corregge suggerendo di assumere una postura più corretta;]
⟶ curve cifotiche inferiori a 60°.
Se l’adolescente presenta sintomatologia dolorosa, è consigliato un programma fisioterapico.

2] Trattamento con corsetto.
Quando la deformità è moderatamente severa [60°- 80°] e il paziente è in fase di accrescimento, è indicato un trattamento con busto ortopedico, associato a un programma fisioterapico.

3] Trattamento chirurgico.
Quando la deformità diventa grave [supera cioè gli 80°] e il paziente lamenta dorsalgia ingravescente, è indicato il trattamento chirurgico.

L’intervento chirurgico consente una buona correzione senza la necessità di un corsetto nel post-operatorio.
La correzione viene effettuata impiantando viti peduncolari e barre, effettuando caute manovre di correzione.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/cifosi-dorsale/]

«Quando si parla di spondilolistesi si fa riferimento ad uno scivolamento di una vertebra su un’altra, che si disloca da...
14/09/2026

«Quando si parla di spondilolistesi si fa riferimento ad uno scivolamento di una vertebra su un’altra, che si disloca dalla sua posizione naturale».

Le vertebre più interessate sono quelle della regione lombare, maggiormente la zona di contatto tra la L5 e la S1, con un’incidenza sui casi totali dell’82% [qui un'infografica sulle zone della schiena: https://bit.ly/37vfCnz].

I casi di spondilolistesi cervicale sono, invece, molto più rari.

Solitamente la spondilolistesi è asintomatica, per cui sottoponendosi a delle radiografie, ad esempio per una scoliosi, casualmente si viene a scoprire la sua esistenza.

È importante quindi saper riconoscere i sintomi e valutare il loro peggioramento per impostare l'iter terapeutico più corretto, conservativo o chirurgico.

La correlazione tra sintomi e soluzioni.

La mielopatia cervicale è una condizione clinica caratterizzata dalla compressione del midollo spinale cervicale.La cara...
10/09/2026

La mielopatia cervicale è una condizione clinica caratterizzata dalla compressione del midollo spinale cervicale.

La caratteristica principale delle mielopatia cervicale è l’apparizione lenta e subdola della sintomatologia.

Spesso si verifica un peggioramento rapido della condizione, seguito da un periodo di remissione in cui non è presente dolore, ma si manifestano diversi sintomi neurologici, come:
⟶ ipoestesia [sensibilità ridotta] a braccia, mani e dita;
⟶ crampi;
⟶ astenia, ovvero debolezza dei muscoli delle braccia, delle spalle e delle mani;
⟶ disequilibrio generalizzato con difficoltà alla coordinazione e deambulazione autonoma;
⟶ perdita progressiva della manualità e delle capacità motorie con ipotrofia muscolare.

Nella mielopatia non si avvertono, dunque, vertigini o capogiri, ma piuttosto il corpo viene recepito come un peso, che non segue più quello che la persona ha intenzione di fare.

La camminata diventa sgraziata, con un andamento tipo “robottino” con piccoli scatti degli arti inferiori.

La perdita delle manualità inizialmente può coinvolgere solo le funzioni di “fino”, come avvitare o cucire: in alcuni casi può addirittura non presentarsi e mostrare un peggioramento grave in poco tempo.

Progressivamente, però, si possono perdere molte funzioni elementari come:
⟶ scrivere;
⟶ abbottonarsi la camicia;
⟶ sollevare oggetti;
⟶ mangiare autonomamente.
Nei casi gravi la mielopatia cervicale può provocare la perdita della mobilità di braccia e gambe, con una severa invalidità della persona coinvolta.

La difficoltà nel riconoscere prontamente i sintomi - e nel riferirli al chirurgo - rende la diagnosi difficile: il punto di partenza per riconoscere la patologia è lo stesso che permette - a medico e paziente - di costruire un solido rapporto di fiducia, fondamentale per iniziare il percorso di guarigione: l'ascolto.

Ed è proprio dall'ascolto della storia clinica del paziente, associato ad un attento esame obiettivo e successivamente confermato attraverso test di imaging che sarà possibile arrivare ad una diagnosi certa.

L’esperienza del chirurgico - in caso di mielopatia cervicale - si vede proprio nella fase di diagnosi e nella scelta delle terapie, che possono alcune volte rimandare nel tempo l’intervento chirurgico e rendere migliore la vita del paziente.

Nei casi meno severi in cui si osserva una stabilità del quadro clinico, il trattamento iniziale della mielopatia cervicale può essere quello non chirurgico.

Lo scopo principale è la diminuzione del dolore e la ripresa di una certa autonomia delle funzioni quotidiane.

Il trattamento conservativo per la mielopatia cervicale include:
⟶ l’uso di un collare morbido;
⟶ l’assunzione di farmaci;
⟶ la fisioterapia.

Il trattamento chirurgico è invece l’unica soluzione nei casi più gravi, permettendo di salvaguardare le funzioni neurologiche e l’autonomia del paziente affetto da mielopatia cervicale.

L’obiettivo è quello di liberare o decomprimere le strutture nervose; può essere eseguito per via anteriore e/o posteriore, con ausilio di mezzi di osteosintesi [gabbie, viti, barre] che permettono di ottenere la stabilità della colonna cervicale.

[⟶ per approfondire: http://bit.ly/la-mielopatia-cervicale]

La scoliosi lombare è una complessa deviazione laterale del rachide, con rotazione associata delle vertebre della zona l...
07/09/2026

La scoliosi lombare è una complessa deviazione laterale del rachide, con rotazione associata delle vertebre della zona lombare.

Può essere definita in base alla direzione in cui è rivolta la curva:
⟶ destro convessa, quando la curva è rivolta a destra;
⟶ sinistro convessa, quando è invece rivolta a sinistra.

La scoliosi lombare sinistro convessa è la più frequente e può non mostrare particolari sintomi durante la fase dell’accrescimento.

Diversamente, in età adulta, se non trattata adeguatamente in precedenza e se in fase di rapida evoluzione dovuta alla degenerazione discale, può essere sintomatica, presentandosi con:
⟶ dolore ingravescente;
⟶ difficoltà nella deambulazione;
⟶ gravi deficit “cosmetici”.

La diagnosi precoce di scoliosi lombare durante la fase della crescita risulta essere particolarmente utile, soprattutto considerando che i trattamenti conservativi riescono in alcuni casi a stabilizzare la condizione ed evitare un intervento chirurgico di fusione spinale.

Il primo passo è la valutazione clinica del paziente, in cui si verifica:
⟶ la presenza del gibbo lombare;
⟶ eventuali asimmetrie dei fianchi;
⟶ rotazione del bacino.

Si richiedono, infine, radiografie del rachide, per comprendere la rotazione delle vertebre e in che modo intervenire.

Nel nostro approfondimento settimanale, analizziamo insieme proprio il percorso terapeutico più efficace, in base in base alla gravità della curva e all’età del paziente.

Scoliosi lombare sinistro e destro convessa.

«Cifosi e lordosi non sono patologie ma sono le naturali curvature del rachide.»Le colonna vertebrale vista di lato, inf...
03/09/2026

«Cifosi e lordosi non sono patologie ma sono le naturali curvature del rachide.»

Le colonna vertebrale vista di lato, infatti, non è una linea retta ma presenta 4 curvature:
⟶ lordosi cervicale;
⟶ cifosi dorsale;
⟶ lordosi lombare;
⟶ cifosi sacrale.

Questa distinzione è fondamentale per approfondire l'argomento della nostra infografica settimanale: si parla [in modo errato] di cifosi e lordosi per indicare, invece, l’ipercifosi e l’iperlordosi, eccessive curvature della nostra colonna vertebrale.

Ma quando queste curve diventano pericolose?

L’ipercifosi è un’accentuazione della curvatura delle cifosi e può essere:
⟶ di origine congenita;
⟶ data da una postura scorretta, soprattutto a lavoro o a scuola;
⟶ il risultato di un’anomalia morfologica delle vertebre [morbo di Scheuermann];
⟶ causata dall’età [è comune in giovane età e nell’anziano].

L’ipercifosi dorsale accentua a tal punto la curvatura da creare la cosiddetta “gobba” tipica dell’età avanzata: in questo caso, tuttavia, la sua insorgenza non indica necessariamente un deterioramento della qualità di vita.

È preoccupante, invece, come nel caso del morbo di Scheuermann, quando:
⟶ la curvatura supera i 35° di Cobb;
⟶ si presenta una deformazione ossea;
⟶ si verificano dolore e rigidità.

Va distinta, dunque dall’atteggiamento ipercifotico, correggibile con una corretta educazione posturale, esercizi e fisioterapia.

Quando si parla di iperlordosi, invece, si fa riferimento principalmente alla lordosi lombare, in quanto a livello cervicale la perdita della naturale curvatura lordotica è un fenomeno passeggero, dato ad esempio da una semplice distorsione.

Fatta questa distinzione, l’iperlordosi lombare è una curvatura eccessiva del rachide a livello lombare, che si manifesta con:
⟶ il bacino proiettato maggiormente all’indietro;
⟶ un rialzamento eccessivo dei glutei;
⟶ l’addome in avanti.

Spesso accompagna la scoliosi o l’ipercifosi e viene considerata patologica quando la curvatura supera i 40-50 gradi Cobb.

Nei casi in cui ipercifosi e iperlordosi provochino dolore, si può far ricorso a farmaci antinfiammatori e ad esercizi per:
⟶ aumentare l’estensione dei muscoli dorsali;
⟶ rinforzare i muscoli addominali,
così da ricreare naturalmente l’equilibrio fisiologico delle strutture spinali.

Nell’ipercifosi strutturata e nell’iperlordosi associata a scoliosi, si può ricorrere anche a busti e corsetti nei casi in cui la ginnastica posturale non sortisca alcun effetto.

Ipercifosi e iperlordosi, normalmente, non necessitano dell’intervento chirurgico, ma una progressione veloce e possibili ripercussioni a livello cardiorespiratorio possono far optare lo specialista per questo tipo di soluzione.

L’ipercifosi strutturata, data dal morbo di Scheuermann, viene operata solo quando la curvatura supera i 70°: tuttavia questa condizione è molto rara e il chirurgo deve valutare accuratamente la condizione del paziente.

L’iperlordosi in sé, non viene mai operata, ma solo quando associata a una scoliosi strutturata e può compromettere il lavoro degli organi interni.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/cifosi-e-lordosi/]

Per mielopatia si intende ogni processo patologico a carico del midollo spinale.Può avere diverse manifestazioni sintoma...
31/08/2026

Per mielopatia si intende ogni processo patologico a carico del midollo spinale.

Può avere diverse manifestazioni sintomatologiche, che variano in base alle cause di insorgenza, e si presenta generalmente in persone di età superiore ai 50 anni.

Le diverse cause permettono di classificarne tre tipologie fondamentali:
1] da compressione;
2] vascolare;
3] da radiazioni.

Il primo approccio è sempre di tipo conservativo, solo nei casi più complessi - che presentano gravi deficit neurologici e difficoltà motorie importanti - si fa ricorso alla chirurgia.

I percorsi di cura, quindi, variano in base alla gravità della sintomatologia:
1] conservativo:
・⟶ collare morbido;
・⟶ fisioterapia;
・⟶ terapia farmacologica.
2] intervento chirurgico di discectomia;
3] intervento chirurgico di laminectomia decompressiva.

Compressiva, vascolare, da radiazioni.

La sindrome della cauda equina è una grave complicazione di un'ernia del disco che interessa le vertebre lombari da L1 a...
23/07/2026

La sindrome della cauda equina è una grave complicazione di un'ernia del disco che interessa le vertebre lombari da L1 a L5.

Condizione molto rara, ma estremamente invalidante, è considerata un'emergenza chirurgica e va trattata nel minor tempo possibile [entro le 48 ore dall’insorgenza dei sintomi] poiché può portare a incontinenza e paralisi permanente degli arti inferiori.

In base alla zona in cui si presenta, è possibile distinguerla in:
⟶ cauda alta [o cono-cauda];
⟶ cauda bassa.

I sintomi iniziali della sindrome della cauda equina sono:
⟶ ritenzione urinaria [questo viene considerato il primo campanello d’allarme, riscontrato nel 70% dei casi];
⟶ anestesia a sella [perdita della sensibilità della zona tra l’ano e i genitali, come se ci si sedesse su una sella];
⟶ lombalgia severa [dolore nella parte bassa del rachide];
⟶ debolezza degli arti inferiori;
⟶ assenza bilaterale del riflesso patellare [verificato con il test del martelletto neurologico sul ginocchio].

Nelle fasi più avanzate o trattate troppo tardi, la sintomatologia è decisamente più severa, comprendente:
⟶ incontinenza urinaria e fecale;
⟶ paraplegia.

L’intervento chirurgico è l’unica soluzione per la sindrome della cauda equina: il recupero delle funzioni vescicarie e intestinali è correlato alla tempestività nel trattamento della condizione.

Il trattamento che avviene entro 48 ore permette, inoltre, il recupero della funzionalità motoria: i pazienti trattati oltre le 48 ore, possono necessitare di tempi di recupero della funzione vescicale più lungo, che può però ripristinarsi completamente.

Gli interventi chirurgici possono essere diversi, effettuati in regime d’urgenza, tutti con l’obiettivo ultimo di ottenere la regressione della sintomatologia neurologica.

Il gesto chirurgico consiste nel liberare/decomprimere le strutture nervose coinvolte [laminectomia decompressiva posteriore], con o senza l’ausilio di una artrodesi vertebrale per via posteriore.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/sindrome-della-cauda-equina/]

La scoliosi viene considerata grave quando mostra:⟶ una curvatura laterale superiore ai 40° di Cobb;⟶ la presenza del gi...
16/07/2026

La scoliosi viene considerata grave quando mostra:
⟶ una curvatura laterale superiore ai 40° di Cobb;
⟶ la presenza del gibbo [gobba].

Da non confondere con il semplice atteggiamento scoliotico inteso come vizio posturale, la scoliosi propriamente detta è una condizione patologica a progressione costante, che può richiedere nei casi più gravi l’intervento chirurgico in quanto può presentare:
⟶ sintomi particolarmente invalidanti;
⟶ una deformità importante;
⟶ una progressione costante.

In età adolescenziale, la scoliosi non trattata porta infatti ad un peggioramento costante della curvatura, anche di 10 gradi all’anno.

In questo periodo, il piccolo paziente si trova nella fase di accrescimento, per cui la curva si adatterà costantemente alla nuova morfologia scheletrica, aumentando sempre più.

La scoliosi può ripresentarsi in età adulta, anche se correttamente trattata durante l’infanzia o l’adolescenza, mostrando una progressione continua: in queste circostanze, la degenerazione dei dischi vertebrali causata dall’invecchiamento può essere un fattore di aggravamento della condizione.

Si parla, in quest’ultimo caso, di scoliosi degenerativa, che insorge generalmente dopo i 45 anni.

Se è vero che le scoliosi lievi e moderate sono generalmente asintomatiche, è possibile che la scoliosi grave - oltre al dolore - mostri anche:
⟶ debolezza agli arti inferiori;
⟶ difficoltà nel mantenimento della stazione eretta;
⟶ difficoltà nella deambulazione.

La scoliosi lombare sintomatica è spesso associata a stenosi del canale vertebrale, condizione in cui si viene a creare una compressione delle radici spinali.

Qualsiasi tipologia di scoliosi viene inizialmente trattata con terapia fisica associata all’utilizzo di busti o corsetti.

La scoliosi evolutiva grave, non responsiva ai trattamenti conservativi, richiede necessariamente l’intervento chirurgico di correzione e fusione spinale, al fine di raddrizzare e limitare la progressione della curva.

Oggi la fusione spinale può essere eseguita con tecnica meno-invasiva, per cui l’impatto sul paziente è inferiore e i tempi chirurgici risultano più brevi, dalle tradizionali 6/8 ore alle 3/4.

Questo aspetto porta con sé diversi vantaggi, come:
⟶ tempi di recupero più brevi;
⟶ incisioni ridotte;
⟶ tempo di permanenza in ospedale ridotto;
⟶ dolore post-operatorio minore;
⟶ perdite ematiche inferiori durante l’intervento.

[per approfondire: ⟶ https://georgiosbakaloudis.it/scoliosi-grave/]

Quando si parla di scoliosi, una prima distinzione fondamentale va fatta tra:⟶ scoliosi funzionale / atteggiamenti scoli...
13/07/2026

Quando si parla di scoliosi, una prima distinzione fondamentale va fatta tra:
⟶ scoliosi funzionale / atteggiamenti scoliotici;
⟶ scoliosi strutturata evolutiva.

Nella scoliosi funzionale, quando il bambino si piega in avanti, la colonna torna in asse e non si evidenzia il caratteristico gibbo: in questi casi, un buon trattamento fisioterapico - o con esercizi posturali - può essere risolutivo del problema.

La scoliosi strutturata evolutiva, invece, è più complessa e a carattere progressivo: va quindi monitorata costantemente, per valutare il trattamento da effettuare in ogni sua fase.

In base alla conformazione che la colonna vertebrale assume, si parla poi di:
⟶ scoliosi a S;
⟶ scoliosi a C.

Le curvature vengono misurate in gradi Cobb, per cui si parla di:
⟶ scoliosi lieve [fino ai 20°];
⟶ scoliosi moderata [tra i 30 e i 40°];
⟶ scoliosi grave [oltre i 40°].

Sono proprio queste caratteristiche - gravità ed età di insorgenza - a determinare il miglior algoritmo terapeutico tra semplice osservazione, correzione o chirurgia mininvasiva: scopriamole insieme.

L'iter terapeutico più corretto in base alla gravità e all'età di insorgenza.

Indirizzo

Via Francesco Nava, 31
Milan
20159

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