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16/09/2026

Perdite v4ginali abbondanti sono segno di un problema infettivo?

Molte coppie si chiedono se durante la gravidanza sia sicuro avere rapporti s3ssuali, nella maggior parte delle gravidan...
13/09/2026

Molte coppie si chiedono se durante la gravidanza sia sicuro avere rapporti s3ssuali, nella maggior parte delle gravidanze fisiologiche e senza complicazioni, la risposta è sì.

Le evidenze disponibili non mostrano che i rapporti s3ssuali aumentino il rischio di parto pretermine o che provochino l'inizio spontaneo del travaglio nelle gravidanze a basso rischio. L'0rgasmo può provocare temporaneamente piccole contrazioni o crampi ma che non sono considerati pericolosi.

Naturalmente, durante la gravidanza il corpo cambia e può essere necessario modificare posizioni, ritmo e modalità per trovare ciò che è più confortevole. Ma ci sono situazioni in cui il discorso cambia, in presenza di alcune complicanze della gravidanza, il ginecologo può infatti consigliare di evitare i rapporti s3ssuali o alcune forme di p3netrazione.

Quindi la domanda non dovrebbe essere semplicemente "il s3sso in gravidanza è sicuro?"
La domanda corretta è: "questa gravidanza presenta condizioni per cui è necessario limitarlo?"

Per una gravidanza priva di complicazioni, non c'è motivo di considerare il s3sso come qualcosa da evitare automaticamente.

📚Bibliografia: Carbone L, De Vivo V, Saccone G, D'Antonio F, Mercorio A, Raffone A, Arduino B, D'Alessandro P, Sarno L, Conforti A, Maruotti GM, Alviggi C, Zullo F. S*xual In*******se for Induction of Spontaneous Onset of Labor: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. J S*x Med. 2019 Nov;16(11):1787-1795. doi: 10.1016/j.jsxm.2019.08.002. Epub 2019 Sep 11. PMID: 31521572.

10/09/2026

È possibile avere paura di guarire?

Quando si parla di parafilie, spesso si tende a pensare immediatamente a qualcosa di patologico, ma non è così semplice....
06/09/2026

Quando si parla di parafilie, spesso si tende a pensare immediatamente a qualcosa di patologico, ma non è così semplice.

Con il termine parafilia si indica un interesse s3ssuale persistente e intenso verso oggetti, situazioni, persone o modalità di eccitazione che si discostano da quelle più comunemente osservate.

Avere una fantasia o un interesse particolare, però, non significa automaticamente avere un disturbo parafilico, la differenza fondamentale riguarda soprattutto ciò che quell'interesse comporta nella vita della persona e, soprattutto, il consenso.

Un interesse può rimanere una fantasia o una preferenza privata senza provocare sofferenza significativa, compromettere il funzionamento della persona o coinvolgere qualcuno senza il suo consenso.

Si parla invece di disturbo parafilico quando l'interesse parafilico provoca un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento, oppure quando la sua realizzazione comporta danno, sofferenza o coinvolgimento di persone che non possono o non vogliono acconsentire.

Questo significa che non è corretto considerare patologico tutto ciò che è semplicemente "diverso dalla norma". La s3ssualità umana è molto più varia di quanto spesso immaginiamo e una preferenza insolita, da sola, non è sufficiente per parlare di disturbo.

La valutazione clinica deve considerare il contesto, il grado di sofferenza, il funzionamento della persona e soprattutto il rispetto del consenso, ed è proprio qui che diventa importante distinguere tra interesse parafilico e disturbo parafilico.
Non tutto ciò che è insolito è una malattia.

📚Bibliografia: American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). American Psychiatric Publishing.

03/09/2026

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30/08/2026

Come si fa una diagnosi di infezione genitale da clamidia?

Si chiama s3x blues, o più precisamente disforia post-coitale e consiste nella comparsa di emozioni negative dopo un rap...
28/08/2026

Si chiama s3x blues, o più precisamente disforia post-coitale e consiste nella comparsa di emozioni negative dopo un rapporto s3ssuale: tristezza, malinconia, pianto, ansia, irritabilità o una sensazione di vuoto.

La cosa interessante è che può succedere anche quando il rapporto è stato piacevole, desiderato e consensuale. Non significa necessariamente che ci sia un problema nella coppia o che non si desiderasse quel momento.

Uno studio condotto su 222 donne universitarie ha rilevato che il 32,9% aveva sperimentato almeno una volta nella vita sintomi di disforia post-coitale, mentre il 10%li aveva sperimentati nelle quattro settimane precedenti. I sintomi risultavano inoltre associati a un maggiore disagio psicologico.

Gli autori sottolineano però che si tratta di un fenomeno ancora poco studiato e che questi risultati non permettono di stabilire una causa precisa: sentirsi tristi dopo un rapporto non significa automaticamente avere un problema psicologico.

In altre parole, puoi stare bene durante l'intimità e sentirti improvvisamente giù subito dopo. E le due cose non sono necessariamente in contraddizione.

📚Bibliografia:
Bird, B. S., Schweitzer, R. D., & Strassberg, D. S. (2011). The prevalence and correlates of postcoital dysphoria in women international Journal of S*xual Health, 23(1), 14–25.

23/08/2026

Perché alcune posizioni possono provocare dolore?

Uno studio recente ha provato a capirlo: ha chiesto a 20 persone che avevano avuto accesso a cure ginecologiche o ostetr...
21/08/2026

Uno studio recente ha provato a capirlo: ha chiesto a 20 persone che avevano avuto accesso a cure ginecologiche o ostetriche di disegnare i genitali esterni femminili. Molte partecipanti hanno mostrato imbarazzo, incertezza o difficoltà nel disegnare strutture anatomiche che in teoria dovrebbero conoscere. 4 persone hanno addirittura scelto di non fare il disegno.
Una delle partecipanti ha spiegato che non avendo mai visto i genitali di un'altra donna e non potendo vedere i propri, non sapeva come rappresentarli.

Le ricercatrici hanno individuato tre modalità principali utilizzate per costruire il disegno: alcune si affidavano alle immagini viste in precedenza, per esempio durante l'educazione alla salute o attraverso l'esperienza medica; altre si affidavano invece alle proprie sensazioni corporee, non riuscivano a visualizzare con precisione le strutture, ma ne conoscevano la funzione: urinare, partorire, avere le mestruazioni o provare sensazioni; altre ancora inserivano la v***a all'interno di un'immagine più ampia del corpo, utilizzando gambe, seno o altri riferimenti anatomici per orientarsi.

Il dato più importante, però, è un altro: la scarsa conoscenza anatomica non sembra essere semplicemente una questione di «non aver studiato abbastanza». Lo studio evidenzia il ruolo dell'educazione, della vergogna e della scarsa familiarità con le immagini dei genitali. E questo può avere conseguenze concrete: se non conosciamo la nostra anatomia, può diventare più difficile descrivere un sintomo, capire cosa sta succedendo al nostro corpo o comunicare efficacemente con un professionista sanitario.

Conoscere la propria anatomia non dovrebbe essere qualcosa di imbarazzante, dovrebbe essere una parte normale dell'educazione alla salute.
Va comunque ricordato che si tratta di uno studio qualitativo condotto su appena 20 persone, quindi i risultati non possono essere generalizzati a tutta la popolazione.

Bibliografia: Taylor Roebotham, Colleen MacKenzie, Ariela Jamshidi-Shahvar, Taryn Taylor, Drawing the v***a: implications for patient education, The Journal of S*xual Medicine, Volume 23, Issue 9, September 2026,

15/08/2026

Vero o falso?

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