Studio di Naturopatia - Paola Chilò

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Studio di Naturopatia - Paola Chilò Naturopata ed esperta in riequilibrio alimentare con orientamento psicosomatico.

Una sosta nella scienza ufficiale (scienze biologiche) le ha permesso di considerare l'uomo da un punto di vista microscopico. La passione per la natura, la filosofia e la psicologia di unire il microscopico con qualche cosa di più grande: il macrocosmo. E' associata alla Federazione Italiana Naturopati Riza e iscritta al Registro Regionale degli operatori in Biodiscipline Naturali. E' specializzata anche in "strumentazione bioenergetica per la prevenzione e cura delle intolleranze alimentari con la tecnica EAV", kinesiologia applicata, erboristeria stagionale, oligoelementi e vitamine, erboristeria/floriterapia, tecnica metamorfica e tecnica di Theta Healing.

01/10/2026

Due persone fanno degli esami. Entrambe hanno una glicemia a digiuno di 90 mg/dL. Se consideriamo soltanto la glicemia, il quadro sembra normale. La prima, però, ha un’insulina a digiuno di 4 μU/mL, mentre la seconda di 18 μU/mL. L’organismo della seconda persona ha bisogno di quasi cinque volte più insulina per mantenere la glicemia allo stesso livello.

Cosa significa questa differenza

L’insulina è l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule.

Nella prima persona, le cellule rispondono normalmente, quindi è sufficiente una piccola quantità di insulina per mantenere la glicemia a 90 mg/dL.

Nella seconda, le cellule hanno smesso di rispondere adeguatamente perché non riescono a metabolizzare tutto il glucosio che ricevono. Per mantenere la stessa glicemia, il pancreas produce una quantità di insulina molto maggiore.

In presenza di una glicemia normale, l’insulina a digiuno ideale è compresa tra 3 e 6 μU/mL. Un valore superiore a 10 μU/mL indica una possibile insulino-resistenza, anche quando la glicemia è normale [1]. Questa condizione può persistere per anni senza sintomi. Per questo misurare soltanto la glicemia non è sufficiente.

Il corpo controlla in modo molto preciso i livelli di glucosio nel sangue. Normalmente, in ogni momento, nel nostro sangue circola circa un cucchiaino di glucosio (4 g). Se questa quantità arriva a un cucchiaino e mezzo (6 g), si entra nell’ambito del diabete. A titolo indicativo, nelle donne sotto i 55 anni, un aumento delle LDL è associato a un incremento del rischio cardiovascolare del 38%, l’insulino-resistenza del 540% e il diabete del 970% [2].

Un dolce, un gelato o una porzione di galaktoboureko contengono circa 40-60 g di zuccheri e carboidrati. In queste forme vengono assorbiti molto rapidamente nel sangue e provocano un forte aumento dell’insulina, necessario affinché l’organismo possa gestire il glucosio in eccesso.

Quantità simili di zuccheri e carboidrati possono provenire da alimenti come pane bianco, fette biscottate con marmellata, cereali da colazione, biscotti, succhi di frutta e bibite.

In una persona sana, senza insulino-resistenza, glucosio e insulina tornano a livelli normali entro poche ore dal pasto. In una persona insulino-resistente, invece, l’insulina rimane elevata per molte più ore e non riesce a tornare ai valori di partenza prima del pasto successivo. Può così rimanere costantemente elevata, oltre 10 μU/mL, giorno e notte, finché persiste l’insulino-resistenza [1,3].

Perché riguarda tutto l’organismo

Oltre a permettere l’ingresso del glucosio nelle cellule, l’insulina controlla la proliferazione cellulare, l’intensità dell’infiammazione, la funzione del sistema immunitario, l’accumulo di grasso e il funzionamento della tiroide e del sistema nervoso. Quando rimane per anni al di sopra dei livelli ideali, può influenzare contemporaneamente diversi sistemi.

Cuore e vasi sanguigni. Livelli elevati di insulina aumentano la pressione arteriosa e i trigliceridi, riducono il colesterolo HDL e danneggiano la parete interna dei vasi [4]. In questo modo favoriscono l’aterosclerosi, cioè il restringimento delle arterie che può portare a infarto e ictus. L’insulino-resistenza rappresenta il principale fattore di rischio per un evento cardiovascolare dopo il diabete [2].

Cancro. L’insulina è un fattore di crescita: stimola le cellule a proliferare. Livelli cronicamente elevati sono associati a un maggiore rischio di diversi tumori, tra cui quelli del colon-retto, della mammella dopo la menopausa, dell’endometrio e del pancreas [5]. In uno studio condotto su quasi 10.000 adulti senza diabete, chi presentava un’insulina a digiuno pari o superiore a 10 μU/mL aveva una mortalità per cancro doppia, anche in assenza di obesità [1].

Come influenza lo sviluppo di una malattia autoimmune

Livelli di insulina che rimangono superiori a quelli ideali aumentano l’infiammazione e alterano la regolazione del sistema immunitario. Le cellule regolatorie del sistema immunitario, che gli impediscono di attaccare l’organismo stesso, sono particolarmente sensibili allo stato metabolico. Quando il sovraccarico diventa permanente, la loro funzione viene compromessa e il sistema immunitario perde la tolleranza verso i propri tessuti [6-8].

Diabete. A un certo punto il pancreas si affatica. Non riesce più a produrre una quantità sufficiente di insulina e la glicemia comincia ad aumentare. L’insulino-resistenza precede di molti anni lo sviluppo del diabete di tipo 2 [9].

L’insulino-resistenza può quindi passare inosservata per molti anni prima di evolvere in diabete, rendendola oggi uno dei principali fattori associati allo sviluppo di malattie [9,10].

Cosa possiamo fare

Misurare l’insulina, e non soltanto la glicemia, permette di individuare precocemente l’insulino-resistenza, molto prima della comparsa di una malattia.

Analisi metabolomiche ancora più sensibili possono individuare l’insulino-resistenza e alcuni fattori a essa associati, come carenze di micronutrienti, aumento della permeabilità intestinale, capacità antiossidante dell’organismo, disfunzione mitocondriale e capacità di gestire l’infiammazione [11].

L’insulino-resistenza è legata all’alimentazione, allo stile di vita e a carenze che ostacolano il metabolismo del glucosio. Alimenti ad alta densità nutrizionale, eliminazione dei cibi processati, riduzione dei carboidrati, attività fisica all’aperto, correzione delle carenze, un’adeguata assunzione di acqua e un buon sonno possono contribuire a correggere l’insulino-resistenza e a migliorare la nostra salute.

FONTI:
[1] Tsujimoto T, et al. Int J Cancer. 2017;141(1):102-111. [2] Dugani SB, et al. JAMA Cardiol. 2021;6(4):437-447. [3] Polonsky KS, et al. J Clin Invest. 1988;81(2):442-448. [4] Reaven GM. Diabetes. 1988;37(12):1595-1607. [5] Zhang AMY, et al. Diabetes Metab J. 2021;45(3):285-311. [6] De Rosa V, et al. Nat Immunol. 2017;18(11):1190-1196. [7] Han JM, et al. J Immunol. 2014;192(2):623-629. [8] Sarandi E, Tsoukalas D, et al. Sci Rep. 2025;15:12410. [9] Tabák AG, et al. Lancet. 2009;373(9682):2215-2221. [10] Rao Kondapally Seshasai S, et al. N Engl J Med. 2011;364(9):829-841. [11] Tsoukalas D, et al. BMJ Nutr Prev Health. 2024;7(2):e000883.

E' il momento giusto!
29/09/2026

E' il momento giusto!

26/09/2026

CRESCITA ECCESSIVA DI CANDIDA E DIPENDENZA DA DOLCI
Quando incontro una paziente che dice di essere "drogata di dolci" la prima domanda che faccio è se ha mai sofferto di candida vaginale.
Sono pazienti che si presentano anche con sintomi come stanchezza generalizzata, gonfiore, irregolarità gastrointestinali (di solito ), sbalzi d'umore e annebbiamento mentale.
O problemi con la memoria.
Ciò che nont i dicono è che questi potrebbero essere tutti correlati allo stesso problema di base: una crescita eccessiva di candida nel piccolo intestino ( o small intestine funginal overgrowth).
La maggior parte di loro pensa che la loro voglia di dolce sia causata semplicemente da una mancanza di autocontrollo, quando in realtà E' LA CANDIDA nel loro corpo.
Che li controlla e li guida a mangiare ciò che lei ama: i carboidrati, io cibi fermentescibili, i .
Tra cui lattosio, glucosio, fruttosio e i FRUTTANI del grano.
I microrganismi del tratto gastrointestinale ci sottopongono a una "pressione selettiva" per manipolare il nostro comportamento alimentare.
Per sopravvivere. ... per replicarsi ... spesso a scapito della nostra salute e della nostra forma fisica.
Come lo fanno?
1) generano "voglie" per i cibi su cui sono specializzati o per cibi che "sopprimono" i loro concorrenti,
2) inducono (ci fanno star male) finché non mangiamo i cibi che servono a lor, che migliorano LA LORO SOPRAVVIVENZA .
Quali sono i due NEMICI giurati della CANDIDA?
1) La dieta FODMAP
2) l'olio essenziale di origano MICROINCAPSULATO
Perchè lo scrivo?
Perchè esiste un solo bene, la Sapienza, e un solo male: l'ignoranza.
E la tua salute vale!

17/09/2026
15/09/2026

L'ALITOSI E' L'ODORE DEL TUO MICROBIOTA INTESTINALE?
Caro Diario,
Riprendo a vergare le tue pagine dopo tanto tempo.
Posso quasi dire che mi è mancato solcare queste pagine con la penna e sentire che posso affidarti pensieri, riflessioni e dubbi...
È così terapeutica la 😃
Ti confesso che oggi è stata una di quelle giornate in cui comprendo perchè sento forte il desiderio di passare ai miei pazienti qualcosa di utile, di vero, di cui possano davvero servirsi.
È arrivato in ambulatorio un paziente, chiamiamolo Marco, quarantadue anni, impiegato, sposato, due figli. giunto alla mia attenzione per gonfiore addominale, e irregolarità intestinale, con un'astenia (tipica dell'alvo diarroico...) che non lo lascia mai ..... e sintomi che si trascinano da anni e che nessuno ha mai messo insieme.
Verosimilmente una disbiosi, come capita spesso.
Mentre raccoglievo l'anamnesi, si è fermato, ha esitato, mi ha guardato e mi ha chiesto (quasi scusandosi):
"Dottore da anni ho l'alito cattivo. Nessuno sa dirmi perché. Ho girato cinque dentisti, usato collutori diversi, fatto pulizie dentali regolarmente: Ho preso anche diversi antibiotici per una "presunta sinusite", e non le dico quante vissite otorinolaringoiatriche pagate di tasca ... ma niente. Se non la diagnosi di .
Non so più cosa fare."
L'ho guardato.
E ho pensato a quanto poco si parla di ciò che non si vede.
Perché Marco - come tanti - è (stato) convinto che l'alitosi sia una questione di bocca.
È quello che gli hanno detto.
È quello che legge su internet.
È quello che gli ripetono i dentisti (e specialisti vari) quando non trovano nulla di anomalo e consigliano l'ennesimo collutorio alla clorexidina 😣
Gli ho risposto con una frase che ormai uso spesso - e che ogni volta lascia il paziente un attimo in silenzio: "Quello non è l'odore della tua bocca. È l'odore del suo microbiota intestinale."
Perché è così, caro Diario.
Quando il microbiota intestinale si altera — per una dieta sbagliata, per antibiotici prescritti a "membro cinofilo" (quelli si che hanno effetit collaterali) per disbiosi, per scarsa igiene del sonno — i batteri Gram-negativi prendono il sopravvento.
E producono composti volatili che, assorbiti nel sangue, finiscono nei polmoni e vengono espirati.
Escono dalla bocca, ma non sono generati "nella" bocca.
E ovviamente puzzano: idrogeno solforato, metilmercaptano o dimetil solfuro sono responsabili dell'odore "di uovo marcio" o "di cavolo".
Aggiungici ammoniaca e amine volatili (come putrescina, cadaverina, trimetilammina) o Acidi grassi volatili a catena corta: butirrato, propionato, acetato (in parte).
Non è la bocca di Marco che puzza.
È il suo intestino che parla attraverso il suo respiro.
Quello è l'odore delle "scoregge" del suo microbiota che vengono assorbiti nel sangue e ppassano nei polmoni per essere espirati.
Perchè il polmone è un organo escretore!
Ma il problema, caro Diario, non è solo la bocca di Marco. Il problema che stupisce è che nessuno dei professionisti che lui ha consultato ha pensato di guardare più in basso. E qui mi infervoro: perché non è ignoranza del paziente la l'ignoranza nostra. Dei colleghi. Della classe medica.
Di coloro che rispondo ai pazienti dicendo: il " è una moda ..... o che è "una cosa da internet" ..... o che "non ci sono prove", o "letteratura" o "evidenza scientifica" 🤬
Invece, c'è letteratura E CI SONO PROVE di come l'uso continuato del solito solito colluttorio alla clorexidrina o la prescrizione di antibiotico (membro cinofilo, ricordalo) i danni li fanno.
Sia al microbiota intestinale che a quello orale..... ma non è oggi che ti parlero della connessione tra disbiosi orale e tumore del colon.
E intanto il paziente paga.
Paga di tasca propria, perché il pubblico non copre ciò che non riconosce..... come le analisi (disbiosi test, test del respiro, coproculture, test del microbioma) che servono a valutare (per poi SISTEMARLO) uno stato di disbiosi intestinale. E' frequente che io legga esami inutili, terapie che non portano da nessuna parte.
Ognuna delle quali corrispodne ad una visita specialistica... spesso in privato.
Paga in soldi, in tempo, in speranza, in risorse.
E nessuno gli dice che forse, solo forse, il problema non è dove lo stanno cercando.
L'ignoranza che mi indigna?
Non è solo quella di non sapere.
È il non voler sapere!
È liquidare come "moda" ciò che non si conosce!
È difendere il proprio laghetto invece di aprirsi a una visione più ampia, integrata, scientificamente consolidata.
ed è questo che ritarda la diagnosi.
È questo che consuma risorse private in terapie inconcludenti.
È questo che fa sentire Marco solo - anche se non è "solo".... - ed incompreso, e — peggio — colpevole di qualcosa che non è colpa sua...
:.. quando arrivano quelle risposte che ti fanno cadere le braccia ..... come quando ti senti dire: "è colpa tua che sei stressato e ansioso e ti devvi dare una calmata" ... o "te lo devi tenere"
Marco se n'è andato con una lista di esami a cui nessuno specialista mostrerà interessa. Ma anche con la speranza che qualcosa cambi.
Con la stessa rassegnazione di chi ha già provato tutto e non crede più a niente.
E io sono qui, caro Diario, a scrivere queste righe con la tristezza di chi sa che quella alitosi non è un difetto da nascondere.
È un segnale.
È il modo in cui il corpo dice che qualcosa, più in basso, non funziona.
Caro diario, grazie per raccogliere i miei pensieri.
Ti riaprirò domani, spero.
Ti chiudo e ti ripongo.
Perché a quest'ora anche la mia salute vale!

05/09/2026

NON CONTA SOLO QUANTO PESO PERDI. CONTA ANCHE COME LO PERDI.

Per anni ci siamo sentiti ripetere che, per migliorare la salute metabolica, l’unica cosa davvero importante fosse dimagrire.

Ma un nuovo studio randomizzato pubblicato su Cell Metabolism racconta una storia più interessante.

I ricercatori hanno studiato 42 persone con:

👉 obesità metabolicamente non sana;
👉 prediabete;
👉 accumulo di grasso nel fegato.

I partecipanti hanno seguito una di tre strategie alimentari:

🥩 dieta chetogenica a bassissimo contenuto di carboidrati;
🫒 dieta mediterranea;
🌱 dieta vegetale a bassissimo contenuto di grassi.

Il punto fondamentale è che tutti hanno perso circa il 10% del peso corporeo.

Quindi il dimagrimento era sostanzialmente sovrapponibile. Ma i risultati metabolici non lo erano.

✅ In tutti i gruppi la sensibilità insulinica muscolare è migliorata di circa il 50%.

Ma nel gruppo chetogenico:

🔥 la sensibilità insulinica del fegato è migliorata da due a tre volte di più;

📉 il grasso epatico si è ridotto maggiormente;

📉 sono diminuite di più la produzione di nuovi grassi nel fegato, l’emoglobina glicata, la glicemia e l’insulina misurate nell’arco delle 24 ore.

E attenzione a un altro dato interessante: non sono emerse differenze significative tra i gruppi per colesterolo LDL, apolipoproteina B e trigliceridi plasmatici nelle 24 ore.

Tradotto?

👉 Perdere peso è importantissimo, ma non tutte le diete producono necessariamente gli stessi effetti metabolici, anche quando fanno perdere gli stessi chili.

Soprattutto nelle persone con obesità, prediabete e fegato grasso, ridurre drasticamente i carboidrati potrebbe offrire vantaggi aggiuntivi sul metabolismo epatico e sul controllo glicemico.

Però — sapete che c’è sempre un PERÒ. 😉

Lo studio era piccolo, è durato circa 4–5 mesi e tutti i pasti venivano forniti dai ricercatori. Una condizione molto controllata e diversa dalla vita reale.

Non dimostra quindi che la dieta chetogenica sia “la dieta migliore per tutti”, né ci dice cosa accada dopo anni.

Ci dice però una cosa che molti continuano ostinatamente a negare:

🔥 UNA CALORIA NON ARRIVA DA SOLA. ARRIVA DENTRO UN ALIMENTO, CON UNA RISPOSTA ORMONALE E METABOLICA.

Il numero sulla bilancia è soltanto una parte della storia

Studio: Petersen MC et al. Effect of diet macronutrient content on the cardiometabolic response to weight loss: a randomized clinical trial. Cell Metabolism, 2026. Studio originale⁠

Dr. ssa Cristina Tomasi

17/08/2026
08/08/2026

completamente d'accordo ...

LA CHIAVE PER SPENGERE L'INFIAMMAZIONE CRONICA DELL'INTESTINO PERMEABILE

(Di Patrizia Coffaro)

Molte persone convivono ogni giorno con uno stato infiammatorio latente, sintomi a grappolo e diagnosi complesse… senza sapere che alla base c’è un nemico silenzioso, ma potentissimo...l’intestino permeabile.

Oggi voglio accompagnarti passo dopo passo dentro questo tema, per aiutarti a capire cosa succede realmente quando la barriera intestinale si indebolisce, quali sono le cause più comuni, le conseguenze sul sistema immunitario e sul corpo intero… e soprattutto come possiamo invertire la rotta.

Quindo, cos’è l’intestino permeabile? Immagina il tuo intestino come un filtro intelligente, una membrana semi-permeabile. Lascia passare i nutrienti, le vitamine, gli elettroliti. Ma blocca tutto ciò che potrebbe fare danno, batteri, tossine ambientali, frammenti di cibo non digerito.

Quando questa barriera si rompe, a causa di stress, farmaci, dieta infiammatoria, infezioni o disbiosi, si aprono delle vere e proprie falle che permettono il passaggio di molecole indesiderate nel sangue. Il sistema immunitario, a quel punto, entra in allarme. Non capisce più cosa è amico e cosa è nemico. E reagisce con una risposta infiammatoria costante.

Ti suona familiare? Infiammazione, stanchezza cronica, nebbia mentale, dolori migranti, problemi digestivi, pelle reattiva, autoimmunità? L’intestino permeabile è spesso la scintilla che accende questo fuoco.

Nel nostro intestino vivono trilioni di microrganismi. Un ecosistema intero che dovrebbe essere dominato dai buoni, batteri protettivi, fermentanti, antinfiammatori. Ma la dieta moderna, i pestlcidi, gli antiblotici, lo stress e mille altri fattori alterano questo equilibrio. Nasce così la disbiosi.

Con la disbiosi, aumentano i patogeni opportunisti, batteri come Klebsiella, Citrobacter, Proteus, Morganella… molti dei quali producono istamina e innescano autoimmunità. E mentre loro si moltiplicano, i batteri benefici calano. È come un condominio in cui gli inquilini tossici hanno preso il sopravvento.

Quando la flora è alterata, anche la mucosa intestinale si indebolisce, le giunzioni si aprono, l’infiammazione si amplifica. È un circolo vizioso. E la permeabilità intestinale diventa il ponte che collega intestino e infiammazione sistemica.

Il nostro corpo è intelligente. Quando le cellule percepiscono una minaccia, che sia un batterio, una tossina, un’infezione o persino uno stress emotivo profondo, attivano una modalità chiamata Cell Danger Response (risposta di pericolo cellulare).

In pratica, le cellule smettono di produrre energia e si mettono in modalità difensiva. E finché il pericolo non passa, restano lì, come soldati in trincea. Il problema è che, quando il pericolo è cronico, anche la risposta resta attiva a lungo. Il corpo non riesce più a uscire dalla modalità sopravvivenza e resta bloccato nella disfunzione.

Indovina dove si attiva per primo questo meccanismo? Nell’intestino... e da lì parte l’onda... mitocondri in tilt, infiammazione costante, sistema immunitario iperattivo. Se non spegniamo questa risposta, l’organismo non riesce a guarire.

Ma c’è una buona notizia L’intestino può guarire, anche se sei in una condizione cronica, anche se hai provato mille protocolli, anche se sei iper-reattivo a tutto. Serve tempo, strategia, dolcezza… ma si può ricostruire.

E una delle chiavi più potenti che abbiamo oggi si chiama acido butirrico (ne abbiamo giá parlato piu volte). È un postbiotico, cioè un prodotto di scarto benefico che viene generato quando i tuoi batteri buoni fermentano la fibra. Ma attenzione, non è un integratore miracoloso è una molecola vitale.

L’acido butirrico nutre le cellule del colon, rinforza i mitocondri, ripara le giunzioni intestinali, abbassa le citochine infiammatorie, modula i linfociti T, riduce l’istamina e può persino calmare i mastociti.

In altre parole, è una chiave di accesso per uscire dal loop infiammatorio e recuperare una barriera intestinale funzionante.

Come aumentare l’acido butirrico in modo naturale:

1. Fermenta la tua fibra: Sì, la fibra è il carburante dei batteri buoni. Ma non esagerare, se hai una SIBO o sei molto reattivo, devi trovare il tuo “punto dolce”. Parti da fibre fermentabili leggere (come le verdure cotte) a piccole dosi, osserva come reagisci e vai per gradi.

2. Aggiungi prebiotici e postbiotici: Non bastano i probiotici, servono anche i loro metaboliti. I postbiotici, come butirrato, acetato e propionato, hanno effetti diretti sulla mucosa intestinale. Alcuni alimenti utili... kefir, verdure fermentate, kombucha, aceto di mele.

3. Sostieni i batteri giusti: Vuoi sapere chi produce acido butirrico? Faecalibacterium prausnitzii, Roseburia, Eubacterium, Anaerostipes. Se vuoi che questi lavorino, devi creare l’ambiente adatto, poco ossigeno, pH intestinale acido, assenza di infiammazione.

E se non riesco a produrne abbastanza?

Ci sono persone che hanno un intestino talmente compromesso che non riescono più a produrre ma nemmeno a tollerare ciò che serve a guarire. In questi casi, può essere utile un supplemento di butirrato già pronto.

Ma attenzione, non tutti i butirrati sono uguali, il migliore, a oggi, è il tributirrato, una forma ben assorbita che arriva fino al colon. Anche qui, si parte da una dose minima, una capsula a giorni alterni e si osservano le reazioni, si aumenta gradualmente, mooolto gradualmente.

Quando il danno intestinale è profondo, spesso abbiamo anche una carenza di IgA secretorie, anticorpi che vivono proprio nella mucosa e la proteggono. È come avere un esercito disarmato.

Qui entrano in gioco le immunoglobuline orali (non da latte ma da siero bovino), aiutano a neutralizzare tossine, a ridurre l’infiammazione e a ripristinare la funzione barriera. Ottime in caso di infezioni persistenti, H. pylori, SIBO e autoimmunità.

Vuoi dare una pausa all’intestino per rigenerarsi? Il digiuno intermittente può aiutare moltissimo. Non serve saltare pasti a oltranza, bastano 14-16 ore di stop, anche solo 2-3 volte a settimana. Questo permette ai mitocondri intestinali di “rigenerarsi” e riduce la pressione meccanica sulla mucosa.

Il digiuno stimola anche una pulizia cellulare chiamata mitofagia, che è fondamentale per la resilienza delle cellule intestinali. Meno stress, più riparazione.

L’alimentazione antinfiammatoria non è una moda, è un’arma. Se vuoi spegnere l’incendio intestinale, devi togliere la benzina. E la benzina sono gli zuccheri raffinati, i grassi ossidati, gli additivi, i pesticidi, le farine raffinate, i cibi reattivi.

Al loro posto, brodi, verdure cotte, radici, zuppe, pesce selvatico, olio extravergine, avocado, erbe, infusi. Pochi ingredienti, tanta densità nutritiva. E se hai intolleranze? Parti dal basso, poi ricostruisci. Il corpo sa cosa fare, se lo ascolti.

Mai dimenticare questo, l’intestino è innervato, se sei in stress costante, in simpatico attivato, in allerta continua… il tuo intestino non può guarire. Punto. Rilassare il nervo vago, respirare, dormire, ascoltarsi, stare in natura, ricevere tocco, parlare col cuore: tutto questo fa parte del protocollo. Non è “new age”, è biologia.

L’intestino permeabile non è solo un “problema intestinale”. È una crepa nella barriera più importante del nostro corpo. È l’ingresso attraverso cui si infila l’infiammazione cronica, l’autoimmunità, la stanchezza, la confusione mentale, la sensibilità a tutto.

Ma, e lo dico con convinzione, si può invertire la rotta. Il corpo sa guarire, se glielo permettiamo e il protocollo di riparazione dell’intestino permeabile è una delle strade più potenti per riaccendere la vita.

XO - Patrizia Coffaro

Indirizzo

Via Terruggia, 1
Milan
20162

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