16/05/2026
Un'IMPROVISA seduta delle BioCostellazioni di 6 anni fa
«Chi manca a tavola? Un uomo o una donna?»
Sergio era seduto di fronte a me e faceva domande.
Mi strofinavo gli occhi fino a farmi male, come se fossero pieni di sabbia. Era già la terza volta in un giorno che, sedendomi a tavola con la famiglia, i miei occhi iniziavano a prudere terribilmente e dovevo uscire a tentoni da tavola per prendere l’albucid (sì, ci sono momenti acuti in cui aiuta solo l’artiglieria pesante)
Mi strofinavo gli occhi, piangevo, mi ascoltavo. Un uomo? No, si alleggerisce. Don...-a-a-a-a.
«Una donna!»
«Chi manca a tavola? La mamma?»
Mi ascolto di nuovo. No, il pensiero della mamma mi calma. Quindi la non.... Aaaa.
«La nonna!»
«Papà, basta, vedi che mamma piange», nostro figlio era diventato testimone involontario di una seduta terapeutica improvvisa. Ma il sintomo cercava chiaramente di compensarmi l’assenza di qualcuno e non c’era più spazio per arretrare.
«Sono lacrime buone, figliolo, adesso mamma starà meglio. Quando mancava la nonna a tavola?»
«Al nostro matrimonio.»
10 anni fa la nonna era ancora con noi, ma portarla al matrimonio da Simferopoli a Sebastopoli era pericoloso.
«Sai, io me la ricordo bene, è stata la prima persona che capivo in russo. È stata la prima a cospargerci di semi. Anche a me manca la mia nonna Lina», disse mio marito, abbracciandomi.
I miei occhi, piano piano, smettevano di prudere. Invece a mio marito era salita una lacrima.
«Sai, Radik, che dalle stelle ti guardano tutte le tue bisnonne...»
«Da quali stelle esattamente, papà? Io non vedo», nostro figlio, che fino a quel momento era rimasto perplesso, ora fissava il cielo, coperto dalla zanzariera e poi anche dalle nuvole.
«Se chiudi gli occhi», continuò mio marito, «e ancora meglio, se chiudi la bocca e spegni il “precisino” (pedante in italiano, ma più tenero), allora con il cuore le vedrai: Tonja, Klara, Lina, Franca...»
«Bisnonna Franca è ancora viva, non può guardarmi da una stella!»
«Bocca! Sì, non può, ma è parte delle ali che ti crescono dietro la schiena. E di quella forza con cui vive già da 100 anni.»
Nostro figlio si girò indietro, si tastò le scapole, si toccò la tempia con il dito:
«Papà, stai bene? Quali ali, io non ho nessuna ala...»
Mio marito gli picchiettò con le dita sul petto:
«Guarda da qui. E chiudi quella bocca. Dietro la tua schiena hai due ali enormi fatte di persone forti, che ti amano e ti guardano sempre:
mamma, papà, babulja e dedulja, nonni, mamme e papà di babulja e dedulja: Tonja, Vitja, Klara, Valja..»
«Valja è dedulja!»
«Bocca!!! Il papà di dedulja si chiamava allo stesso modo. Le mamme e i papà di nonna e nonno, Lina, Franco, Franca, Pino. Le loro mamme e i loro papà.»
«E ci sono le loro fotografie?»
«Sono vissuti così tanto tempo fa che nemmeno di tutti...»
Capendo che il concetto della stella in quel momento non era passato
(ormai un figlio troppo grande per le fiabe e ancora non abbastanza adulto per le allegorie),
abbiamo preso i telefoni e abbiamo iniziato a mostrare nonne, nonni, bis- e tris-, di cui si erano conservate le foto.
E i miei occhi? Hanno pianto e sono passati. La nonna non può mancare. Quando qualcuno è nel tuo cuore e ti guarda da una stella, non serve un sintomo per sostituire la sua vicinanza.
Buona giornata della famiglia, care e cari!
Quando la prossima volta qualche sintomo busserà con insistenza, chiedetevi: «uomo o donna? quale persona cara mi manca adesso?»
E guardate le ali dietro la vostra schiena, o le stelle sopra la vostra testa, o semplicemente guardate dentro il vostro cuore. Sono tutti lì.
E il sintomo sostitutivo diventerà inutile e se ne andrà.
E noi vi aspettiamo al nuovo incontro delle BioCostellazioni
PROGRAMMATO 24 maggio
registrazione come sempre
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