26/08/2026
Lo stupro non è sesso. È violenza.
Eppure, quando si parla di violenza sessuale, troppo spesso le domande si spostano dall’aggressore alla vittima.
“Perché non ha reagito?”
“Perché è andata a casa sua?”
“Perché prima aveva detto sì?”
“Perché non l’ha denunciato subito?”
Sono domande che rischiano di partire tutte dallo stesso presupposto sbagliato: cercare nel comportamento della vittima una spiegazione della violenza subita.
Durante un’aggressione, paura, shock e immobilità possono impedire di reagire. Il consenso dato inizialmente può essere ritirato. Conoscere una persona, desiderarla o aver avuto rapporti con lei in passato non significa averle dato un consenso permanente.
E non esiste una sola “psicologia dello stupratore”: dietro una violenza sessuale possono esserci dinamiche differenti di dominio, coercizione, aggressività, ostilità e percezione di un diritto sul corpo dell’altro.
Comprendere questi meccanismi non significa giustificarli.
Significa anche cambiare la domanda.
Non soltanto:
“Ha detto di no?”
Ma:
“C’era un sì?”
Il consenso non è un dettaglio della sessualità.
È ciò che separa un incontro da una violazione.
Davide Algeri
Psicoterapeuta