08/09/2026
QUANDO IL REFLUSSO CONDIZIONA IL RAPPORTO CON IL CIBO
A La Clinica del Cibo - Dott. Luca Avoledo capita spesso di incontrare persone con una storia di fastidi digestivi.
In tante situazioni, il grande protagonista è il reflusso gastroesofageo, talvolta correlato a componenti emotive (rabbia, tristezza, ansia) che non sempre vengono riconosciute e prese in considerazione in ambito strettamente clinico.
Un caso particolare è rappresentato dal reflusso collegato alla paura di mangiare: la persona vive ogni pasto con apprensione, non perché stia male, bensì per il timore che si scatenino sintomi come bruciore e rigurgito, che a lungo sono stati sperimentati e che hanno portato ad associare inconsciamente l'atto del nutrirsi a qualcosa di sgradevole o addirittura nocivo.
Quando questo legame silenziosamente si consolida nella mente e nel vissuto, si sviluppano quelle che in psicologia chiamiamo "risposte di evitamento".
Le accortezze alimentari opportune per mantenersi in buona forma e gestire la salute digestiva diventano rigide e pervasive. La lista degli alimenti ritenuti "pericolosi" si allarga e prevale la tendenza a eliminare le occasioni di convivialità, anche quando gli episodi di reflusso sono ben controllati.
Se la paura diventa la tonalità emotiva dominante nel rapporto con il cibo, influenzando comportamenti e qualità della vita, un approccio personalizzato, che consideri anche gli aspetti psicologici oltre a quelli nutrizionali, può essere utile.
👉Ho approfondito il tema nell'articolo al primo commento.