Francesco Boz - Psicologia

Francesco Boz - Psicologia Ogni giorno uno spunto su cui riflettere insieme, per finire la giornata con qualcosa in più 🧠

18/06/2026

Applichiamo all’amore le stesse logiche del mercato

La libertà relazionale è una conquista enorme.
Ma se non leggiamo le condizioni culturali in cui nasce, rischiamo di confondere emancipazione e consumo.
Il punto non è difendere per forza la coppia stabile, né attaccare le relazioni fluide.
Il punto è capire quando l’altro resta una persona e quando diventa una funzione: conferma, sesso, status, intrattenimento, fuga dalla solitudine.
Bibliografia
Bauman, Z. (2003). Liquid Love: On the Frailty of Human Bonds. Polity Press.
Han, B.-C. (2015). The Burnout Society. Stanford University Press.
Illouz, E. (2007). Cold Intimacies: The Making of Emotional Capitalism. Polity Press.
Illouz, E. (2012). Why Love Hurts: A Sociological Explanation. Polity Press.
Finkel, E. J., Eastwick, P. W., Karney, B. R., Reis, H. T., & Sprecher, S. (2012). Online dating: A critical analysis from the perspective of psychological science. Psychological Science in the Public Interest, 13(1), 3–66.

17/06/2026

La tua prima impressione spesso non è un’intuizione. È una scorciatoia
La mente ama arrivare subito a una conclusione.
Il problema è che una conclusione veloce non è necessariamente una conclusione vera.
Kahneman ci mostra che gran parte dei nostri giudizi nasce da processi automatici, intuitivi, emotivi. Sono utili, spesso indispensabili.
Ma non sono infallibili.
Per questo una regola psicologica semplice potrebbe essere: ascolta la tua prima impressione, ma non sposarla subito.
A volte la lucidità comincia proprio lì: nel piccolo spazio tra “lo sento” e “quindi è vero”.
Bibliografia
Kahneman, D. (2011). Thinking, fast and slow. Farrar, Straus and Giroux.
Stanovich, K. E., & West, R. F. (2000). Individual differences in reasoning: Implications for the rationality debate. Behavioral and Brain Sciences, 23(5), 645–665.
Tversky, A., & Kahneman, D. (1974). Judgment under uncertainty: Heuristics and biases. Science, 185(4157), 1124–1131.
West, R. F., Toplak, M. E., & Stanovich, K. E. (2008). Heuristics and biases as measures of critical thinking: Associations with cognitive ability and thinking dispositions. Journal of Educational Psychology, 100(4), 930–941.

16/06/2026

Alcune persone non ci sono mai per te ma si stupiscono quando vai oltre
Alcune persone non vogliono davvero una relazione reciproca.
Vogliono accesso ai benefici che offri: ascolto, presenza, aiuto, competenza, pazienza, comprensione, disponibilità.
Il problema emerge quando smetti di esserci nello stesso modo.
A quel punto non si chiedono: “Forse non ho ricambiato abbastanza?”
Si chiedono: “Perché non ho più accesso a quello che mi davi?”
Le relazioni sane non devono essere perfettamente simmetriche in ogni momento. Ci sono fasi in cui uno dà di più e l’altro riceve di più.
Ma se lo squilibrio diventa stabile, se uno chiede sempre e l’altro si adatta sempre, non siamo più nella cura.
Siamo nello sfruttamento emotivo.
Mettere un confine non significa diventare freddi.
Significa smettere di permettere che qualcuno chiami “amicizia”, “amore” o “famiglia” un rapporto in cui tu sei presente solo quando servi.
Bibliografia
Clark, M. S., & Mills, J. (1979). Interpersonal attraction in exchange and communal relationships. Journal of Personality and Social Psychology, 37(1), 12–24.
Gouldner, A. W. (1960). The norm of reciprocity: A preliminary statement. American Sociological Review, 25(2), 161–178.
Hatfield, E., Walster, G. W., & Berscheid, E. (1978). Equity: Theory and research. Allyn & Bacon.
Thibaut, J. W., & Kelley, H. H. (1959). The social psychology of groups. Wiley.
Walster, E., Berscheid, E., & Walster, G. W. (1973). New directions in equity research. Journal of Personality and Social Psychology, 25(2), 151–176.

15/06/2026

Le persone che si credono razionali di solito sono le più emotive
Molte persone si definiscono “razionali” perché analizzano tutto.
Ma analizzare molto non significa necessariamente essere lucidi.
A volte significa razionalizzare: costruire spiegazioni apparentemente logiche per gestire emozioni che non vogliamo sentire direttamente.
La differenza è importante.
Razionalizzare vuol dire cercare significati per calmarsi, giustificarsi o mantenere controllo.
Essere pratici vuol dire riconoscere che qualcosa ci ha attivato e poi chiedersi: “Qual è l’azione più utile adesso?”
La persona pratica non è senza emozioni.
È una persona che non scambia ogni emozione per un enigma infinito da risolvere.
A volte la lucidità non è capire tutto.
È smettere di pensare abbastanza da fare qualcosa.
Bibliografia
Gross, J. J. (1998). The emerging field of emotion regulation: An integrative review. Review of General Psychology, 2(3), 271–299.
K***a, Z. (1990). The case for motivated reasoning. Psychological Bulletin, 108(3), 480–498.
Nisbett, R. E., & Wilson, T. D. (1977). Telling more than we can know: Verbal reports on mental processes. Psychological Review, 84(3), 231–259.
Vaillant, G. E. (1992). Ego mechanisms of defense: A guide for clinicians and researchers. American Psychiatric Press.

14/06/2026

Non tutti i pensieri che hai in testa sono la stessa cosa
Non tutti i pensieri hanno la stessa funzione.
Un pensiero intrusivo arriva senza essere cercato, spesso è disturbante e non coerente con ciò che vuoi o con i tuoi valori. Non significa automaticamente che tu voglia fare quella cosa o che dica qualcosa di profondo su di te.
Un pensiero ansioso è centrato sulla minaccia futura: “e se succede?”, “e se va male?”, “e se non reggo?”.
Un’ossessione, nel DOC, nasce quando un pensiero intrusivo viene interpretato come pericoloso, rivelatore o come una responsabilità personale da controllare.
Una ruminazione, invece, è un ritorno ripetitivo su un tema: un torto, una perdita, un errore, una conversazione, una fantasia di rivalsa.
La domanda utile non è solo “perché ho questo pensiero?”.
È anche:
“Cosa ci sto facendo con questo pensiero?”
Perché spesso non soffriamo solo per ciò che passa nella mente.
Soffriamo per il modo in cui ci restiamo attaccati.
Bibliografia
American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.; DSM-5-TR). American Psychiatric Publishing.
Clark, D. A. (2005). Intrusive thoughts in clinical disorders: Theory, research, and treatment. Guilford Press.
Nolen-Hoeksema, S., Wisco, B. E., & Lyubomirsky, S. (2008). Rethinking rumination. Perspectives on Psychological Science, 3(5), 400–424.
Rachman, S., & de Silva, P. (1978). Abnormal and normal obsessions. Behaviour Research and Therapy, 16(4), 233–248.
Salkovskis, P. M. (1985). Obsessional-compulsive problems: A cognitive-behavioural analysis. Behaviour Research and Therapy, 23(5), 571–583.
Sukhodolsky, D. G., Golub, A., & Cromwell, E. N. (2001). Development and validation of the Anger Rumination Scale. Personality and Individual Differences, 31(5), 689–700.

13/06/2026

Se vai via alle 18 la carriera la fa chi resta fino alle 21
Nel lavoro confondiamo spesso disponibilità e competenza.
La disponibilità è esserci: rispondere, restare, coprire buchi, dire sì, allungare l’orario.
La competenza è produrre valore: capire priorità, risolvere problemi, comunicare bene, decidere, organizzare, rispettare tempi e obiettivi.
A volte servono entrambe.
Ma non sono la stessa cosa.
Un’organizzazione sana dovrebbe saper distinguere chi lavora bene da chi resta semplicemente più a lungo.
Perché se il criterio implicito diventa “vale di più chi si consuma di più”, il rischio è premiare il presenzialismo invece dell’efficacia.
La carriera non dovrebbe farla chi resta fino alle 21 per farsi vedere.
Dovrebbe farla chi, quando lavora, sa davvero generare valore.
Bibliografia
Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits: Human needs and the self-determination of behavior. Psychological Inquiry, 11(4), 227–268.
Hackman, J. R., & Oldham, G. R. (1976). Motivation through the design of work: Test of a theory. Organizational Behavior and Human Performance, 16(2), 250–279.
Maslach, C., & Leiter, M. P. (2016). Understanding the burnout experience: Recent research and its implications for psychiatry. World Psychiatry, 15(2), 103–111.
Sonnentag, S., & Fritz, C. (2015). Recovery from job stress: The stressor-detachment model as an integrative framework. Journal of Organizational Behavior, 36(S1), S72–S103.

12/06/2026

Lo schema tipico dell’autosabotaggio
L’autosabotaggio raramente nasce dal non volere qualcosa.
Spesso nasce dal desiderarlo molto, ma dal non riuscire a tollerare l’ansia, la vulnerabilità o il rischio che quel desiderio comporta.
Il ciclo tipico è:
desiderio → paura → evitamento → sollievo immediato → conseguenze negative → conferma dell’idea “non ce la faccio”.
Il comportamento autosabotante dà sollievo nel breve termine, ma nel lungo termine restringe la vita e conferma le credenze negative su di sé.
Per uscirne, la domanda utile non è solo:
“Perché faccio sempre così?”
Ma:
“Cosa sto evitando di sentire quando faccio così?”
Perché spesso il sabotaggio non è il problema di partenza.
È la soluzione disfunzionale che la mente ha trovato per non esporsi al rischio di fallire, essere rifiutata, cambiare o riuscire davvero.
Bibliografia
Berglas, S., & Jones, E. E. (1978). Drug choice as a self-handicapping strategy in response to noncontingent success. Journal of Personality and Social Psychology, 36(4), 405–417.
Hayes, S. C., Wilson, K. G., Gifford, E. V., Follette, V. M., & Strosahl, K. (1996). Experiential avoidance and behavioral disorders: A functional dimensional approach to diagnosis and treatment. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 64(6), 1152–1168.
Schwinger, M., Wirthwein, L., Lemmer, G., & Steinmayr, R. (2014). Academic self-handicapping and achievement: A meta-analysis. Journal of Educational Psychology, 106(3), 744–761.
Steel, P. (2007). The nature of procrastination: A meta-analytic and theoretical review of quintessential self-regulatory failure. Psychological Bulletin, 133(1), 65–94.

11/06/2026

Il problema non è che la vita è imprevedibile. È che noi facciamo finta che non lo sia
Taleb chiama “cigno nero” un evento raro, imprevedibile e capace di cambiare tutto.
Dal punto di vista psicologico, il punto più interessante è che noi non tolleriamo facilmente l’imprevisto.
Dopo che qualcosa accade, proviamo a trasformarlo in una storia ordinata, come se fosse sempre stato chiaro.
È rassicurante.
Ma è anche pericoloso.
Perché una mente che vuole controllare tutto rischia di crollare proprio quando incontra la parte più normale della vita: l’incertezza.
Non si tratta di prevedere tutto.
Si tratta di diventare meno fragili davanti a ciò che non puoi prevedere.
Bibliografia
Fischhoff, B. (1975). Hindsight ≠ foresight: The effect of outcome knowledge on judgment under uncertainty. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 1(3), 288–299.
Kahneman, D. (2011). Thinking, fast and slow. Farrar, Straus and Giroux.
Roese, N. J., & Vohs, K. D. (2012). Hindsight bias. Perspectives on Psychological Science, 7(5), 411–426.
Taleb, N. N. (2007). The Black Swan: The impact of the highly improbable. Random House.

10/06/2026

L’amore si impara in casa da bambini
L’amore si impara molto prima delle prime relazioni sentimentali.
In casa impariamo se il bisogno può essere espresso, se l’altro risponde, se il conflitto può essere riparato, se la vicinanza è sicura o se esporsi significa rischiare rifiuto, invasione, critica o abbandono.
La teoria dell’attaccamento descrive proprio questo: le prime relazioni con le figure di cura contribuiscono a costruire modelli interni su sé, sugli altri e sui legami.
Questo non significa che l’infanzia determini tutto.
Significa però che nelle relazioni adulte spesso non reagiamo solo al presente. Reagiamo anche a vecchie aspettative: “se ho bisogno sono troppo”, “se mi avvicino mi faranno male”, “se non controllo perdo l’altro”, “devo meritarmi l’amore”.
La buona notizia è che gli schemi si possono riconoscere, mettere in discussione e modificare.
Ma prima bisogna smettere di chiamarli semplicemente “carattere”.
Bibliografia
Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. N. (1978). Patterns of attachment: A psychological study of the strange situation. Lawrence Erlbaum.
Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.
Cassidy, J., & Shaver, P. R. (Eds.). (2016). Handbook of attachment: Theory, research, and clinical applications (3rd ed.). Guilford Press.
Hazan, C., & Shaver, P. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality and Social Psychology, 52(3), 511–524.
Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2016). Attachment in adulthood: Structure, dynamics, and change (2nd ed.). Guilford Press.

09/06/2026

Lo Specchio delle Brame e il pericolo di vivere nel desiderio
Lo Specchio delle Brame non è solo un oggetto magico.
È una metafora precisa di quello che succede quando il desiderio diventa rifugio.
A volte non restiamo bloccati perché non sappiamo cosa vogliamo.
Restiamo bloccati perché lo sappiamo troppo bene, e non riusciamo ad accettare che la realtà sia diversa.
Il desiderio può orientare.
Ma può anche imprigionare.
Bibliografia
Bowlby, J. (1980). Attachment and loss: Vol. 3. Loss: Sadness and depression. Basic Books.
Nolen-Hoeksema, S. (2000). The role of rumination in depressive disorders and mixed anxiety/depressive symptoms. Journal of Abnormal Psychology, 109(3), 504–511.
Rowling, J. K. (1997). Harry Potter and the Philosopher’s Stone. Bloomsbury.
Winnicott, D. W. (1971). Playing and reality. Tavistock.

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