Filippo Falzoni Gallerani - Rebirthing Transpersonale

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Sul Rebirthing Transpersonale ho scritto questi libri:
“IL RESPIRO DELL’ANIMA” (Armenia 1991), “REBIRTHING TRANSPERSONALE” (Rusconi 1996) “L’IO TRASPARENTE” due volumi ( 2005) La saggezza non dualista (2009) “PSICOLOGIA PERENNE” (2020)
Nel link qui sotto leggere le prime pagine di Psicologa Perenne http://www.filippofalzoni.com/joomla/filippo-falzoni-gallerani/pubblicazioni

08/10/2026

Ecco alcune righe tratte da un discorso di Jiddu Krishnamurti pubblicate in “Andare incontro alla vita”, dalle edizioni Ubaldini.

LA VERA RELIGIONE
Sapete che cos’è la religione? Non ha nulla a che fare con il canto di litanie, con i puja, con le varie cerimonie; non ha nulla a che fare con il culto di statue di metallo o di pietra, rappresentanti i vostri Dei. La vera religione non è nei templi o nelle chiese, non richiede di leggere la Bibbia o la Gita, né di ripetere un nome considerato sacro o di seguire qualche superstizione inventata dalla mente umana. La vera religione non è nulla di tutto questo. Religione è il senso della bontà, è quell’amore che vive e scorre come un fiume in eterno movimento. In quello stato scoprirete che sopraggiunge un momento nel quale la ricerca finisce completamente; e la fine della ricerca da inizio a qualcosa di completamente diverso. La ricerca di Dio, della verità, la sensazione di essere buoni in maniera assoluta, non hanno nulla a che fare con il coltivare la bontà, l’umiltà, ma implicano la scoperta di qualcosa che è al di là dei trucchi e delle invenzioni della mente. Sentire questo qualcosa, viverci dentro, esserlo, è la vera religione. Ma questo potrà accadere solo quando abbandonerete quella pozzanghera che avete scavato per trovarvi rifugio ed entrerete nel fiume della vita. Allora, siccome avete smesso di preoccuparvi di voi stessi, scoprirete che la vita si prende cura di voi in modo sorprendente. La vita vi porta dove vuole perché voi ne fate parte; non esiste il problema di proteggere la propria sicurezza o di temere quello che dice la gente. Questa è la bellezza della vita.

LA MEDITAZIONE COMINCIA DA UN CUORE GENEROSO
L’argomento che stiamo per affrontare richiede una mente capace di grande penetrazione. Dobbiamo cominciare da qui, dove siamo. Non possiamo andare lontano, se non cominciamo da molto vicino, se non sappiamo come fare il primo passo. La meditazione fiorisce nella bontà e può nascere soltanto da un cuore generoso. Abbiamo parlato di un’infinità di cose che riguardano la vita, l’autorità, l’ambizione, la paura, l’avidità, l’invidia, la morte, il tempo. Se avete approfondito tutto questo, se avete ascoltato nel modo giusto, vi accorgerete di avere posto le basi di una mente capace di meditare. Se siete ambiziosi, non potete meditare; potete solo trastullarvi con l’idea della meditazione. Se la vostra mente e dominata dall’autorità, se e legata alla tradizione, sé è abituata ad accettare e a seguire, non saprete mai che cosa significa meditare e quale straordinaria bellezza porta con sé... Cercare nel tempo la propria soddisfazione distrugge la generosità. E voi avete bisogno di una mente generosa, di una mente ampia, piena di spazio; ma vi serve anche un cuore che sia capace di dare senza pensarci due volte, senza un motivo, un cuore che dia senza aspettarsi alcuna ricompensa. È necessaria quella spontaneità che consente di dare quel poco o tanto che abbiamo senza porsi dei limiti, senza ti**re indietro la mano. Se non c’è generosità, se non c’è bontà, la meditazione non è possibile; questo significa essere liberi dall’orgoglio, dall’ambizione di arrampicarsi sulla scala del successo, non pretendere minimamente di diventare famosi, significa morire in ogni momento della giornata a tutto quello che abbiamo accumulato. Solo questo è il terreno fertile nel quale la bontà può sbocciare e fiorire. La meditazione è la fioritura della bontà.

LA MEDITAZIONE È ESSENZIALE PER VIVERE
Se vogliamo capire tutta la portata delle influenze che subiamo, l’influenza dell’esperienza, l’influenza della conoscenza, l’influenza delle più diverse motivazioni interiori ed esteriori, se vogliamo capire che cosa e vero e che cosa e falso e cogliere la verità nel cosiddetto falso, e necessaria una tremenda chiarezza di percezione, una profonda capacità di vedere le cose come sono. Tutto questo processo costituisce la via della meditazione. La meditazione è fondamentale nella nostra vita quotidiana, nella nostra esistenza di tutti i giorni, proprio come e fondamentale la bellezza. È essenziale percepire la bellezza, essere sensibili alle cose, belle o brutte che siano, vedere la bellezza di un albero o di un cielo incantevole all’imbrunire, vedere la vastità dell’orizzonte e le nuvole che riflettono la luce del tramonto. È necessario percepire la bellezza e capire che cosa sia la meditazione, perché tutto questo fa parte della vita, proprio come ne fanno parte il vostro andare in ufficio, i litigi, le sofferenze, le continue tensioni, le ansie, le paure profonde, l’amore e il disperato bisogno di cibo. La vita comprende un’infinità di cose: i condizionamenti, i dolori, le tensioni quotidiane, le opinioni autoritarie, i modi di funzionare della politica e via di seguito. Capire l’intero processo dell’esistenza è rendere la mente libera, è meditazione. Allora la vita diventa un processo meditativo senza interruzioni, diventa una contemplazione che non si fissa su nulla in particolare. Rendersi conto dell’intero processo dell’esistenza, osservarlo, entrarvi dentro spassionatamente ed esserne liberi è meditazione.

12/09/2026

Nei luoghi oscuri della saggezza

di Peter Kingsley

La leggenda narra che Pitagora dormì per anni in un luogo sacro, una caverna. e che tutte le sue conoscenze avevano origine dai sogni. Si diceva che il sogno fosse il suo maestro. Quell'uomo divenne famoso perché fu capace di guarire la popolazione di un’intera città e, secondo la tradizione, non esistevano dubbi da dove provenissero i suoi poteri di guaritore. Derivavano dalle sue esperienze nel regno dei morti, dai suoi incontri con gli dei e i loro insegnamenti, e dai suoi incontri con la Giustizia e la Verità. Sono qui evidenti i collegamenti con l’esperienza di Parmenide: la discesa nel regno dei morti, l'incontro con le divinità infere e i loro insegnamenti, e con le figure divine della Giustizia e della Verità.
Poi Pitagora lasciò l’isola di Samo per l’Italia, portò con sé le tradizioni anatoliche sull’incubazione e sulla discesa nel mondo dei morti, la sua devozione alle dee degli inferi lo indusse a stabilire la propria casa in un tempio dell’Italia meridionale, dove costruì una stanza sotterranea in cui era solito rifugiarsi e restare nella quiete più assoluta per lunghi periodi.
In seguito egli raccontò di essere sceso negli inferi e di esserne tornato come messaggero degli dei.
Si narra che egli insegnò ai discepoli a lui più vicini la tecnica dell’incubazione, infatti i misteri dell’oltretomba restarono, insieme alla pratica dell’incubazione, il fulcro della dottrina dei pitagorici. Questa tradizione non era solo un fatto teorico, ma nasceva dall’esperienza pratica di chi sapeva morire prima di morire.
Le analogie fra incubazione e morte erano evidenti. In tutti e due i casi la quiete era assoluta e il luogo dove si praticava l’incubazione corrispondeva all’ingresso degli inferi. Esiste un altro particolare che prova una volta di più il collegamento fra incubazione e mondo dei morti.
Abbiamo già citato il passo in cui Strabone parla del tempio della Caria dedicato al dio degli inferi, Plutone, e a sua moglie Persefone.
Strabone dice che i malati ammessi nell’area consacrata giacevano nella più completa immobilità per giorni. come animali nella tana, e i sacerdoti si prendevano cura di loro e li iniziavano ai misteri. Per chiunque altro il luogo era funesto. Il passo di Strabone chiarisce quale fosse la tradizione a cui si ispiravano i guaritori di Velia e, nel contempo, ci dà la chiave per comprendere il più famoso cittadino di Velia, Parmenide.
Da molto tempo, e ancora prima che avvenisse il ritrovamento delle iscrizioni a Velia, gli storici avevano notato che il racconto del viaggio fatto da Parmenide era collegato alla pratica dell'incubazione. e agli insegnamenti di coloro che legittimavano le proprie conoscenze sulla base dei viaggi compiuti in un altro mondo e che consideravano loro compito trasmettere e descrivere quanto avevano appreso.
Se il collegamento fra chi praticava l’incubazione e Parmenide non è una scoperta recente, resta tuttavia da sapere quale interpretazione darne.
L’analogia fra il viaggio di Parmenide e la pratica dell’incubazione e stata ammessa con una certa riluttanza. in quanto mal si addice al caso di un uomo riconosciuto come il fondatore della logica occidentale. Riconoscere tale analogia, infatti, implica la necessità di modificare l’idea che abbiamo di noi stessi e della nostra cultura. Per lungo tempo si era persa memoria dell’importanza della pratica dell’incubazione nel mondo antico. Noi siamo convinti che alla base della cultura occidentale vi siano idee astratte e trascuriamo di indagare su quale ne sia l’origine. Non proviamo alcun interesse per altri livelli di consapevolezza e men che meno per tutto ciò che ha a che fare con la morte. Ma limitarsi a spiegazioni parziali del viaggio di Parmenide, tenendo conto solo di ciò che ci interessa e ignorando il resto, ci impedisce di comprendere appieno quale fosse il legame che univa il filosofo di Velia agli uomini che praticavano l'incubazione. Possiamo anche chiamare quegli uomini maghi, perché in realtà lo erano. ma dobbiamo tenere conto del fatto che a quei tempi fra misticismo e magia non esisteva alcuna differenza. I greci non sapevano sempre quale nome dare a questi uomini che possedevano una saggezza misteriosa, che non erano mai quello che apparivano e che sembravano morti mentre erano ancora in vita. Ma c'era un nome che si adattava loro alla perfezione. Il nome era “iatromanti”.
Oggi profezia vuol dire "annuncio di eventi futuri”, ma tale accezione è restrittiva rispetto al significato che veniva attribuito al termine dai greci.
A quel tempo fare una profezia significava dare voce a chi non ha voce, agire da tramite fra la divinità e gli umani, vale a dire essere capace di entrare in contatto e quindi parlare da un altro livello di consapevolezza.
I più grandi profeti dell’antica Grecia erano famosi per la loro capacita di leggere, oltre che il futuro, anche il passato e il presente; erano in grado di vedere nella realtà che li circondava cose che sfuggivano all’attenzione degli altri e, nel passato, cose che spiegavano la natura e l’origine degli uomini, I guaritori chiamati iatromanti operavano nello stesso modo: erano in grado di ottenere la guarigione del malato perché avevano il dono della profezia, la capacità di vedere al di là delle cose, vedere ciò che altri non vedevano.
Questo non significa che non facessero anche uso di particolari tecniche incantatorie come la salmodia, il canto monotono e ripetitivo di parole difficili o prive di senso che avevano l’effetto di provocare una trasformazione in chi le preferiva o le ascoltava, oppure come il controllo della respirazione per liberarsi dalla prigionia dei sensi e raggiungere un livello di consapevolezza al di là del tempo e dello spazio.
Gli iatromanti operavano a un livello in cui nulla è ciò che sembra. Secondo la loro concezione quello da cui dobbiamo guarire è spesso qualcosa che sfugge alla nostra comprensione; ignoriamo che cosa ci sia di giusto o sbagliato in noi ed è a questa mancata conoscenza che dobbiamo porre rimedio.

05/08/2026

Mel volume Il Grande Brivido (pubblicato in Italia da Adelphi), Ananda K. Coomaraswamy attinge alla mitologia comparata per illustrare il viaggio dell'anima dal piano dell'ego individuale al ricongiungimento con il Sé trascendente.
I principali miti e simboli analizzati nell'opera, interpretati come tappe e dinamiche di questa realizzazione interiore, includono:
• La Porta Stretta e le Symplegades (Le Rocce Cozzanti): Rappresentano il passaggio paradossale tra i contrari (bene/male, tempo/eternità). Il varco tra le rocce che si scontrano o le fauci del mostro simboleggia l'uscita dalla dimensione duale e condizionata per accedere all'Eterno Presente (Janua Coeli).
• La Ricerca del Vello d'Oro e del Sacro Graal: Miti della "cerca" (quest) in cui un centro perduto o un tesoro inaccessibile (il Vello, la Coppa, la Pianta dell'Immortalità) simboleggia la natura divina originaria dell'uomo, custodita e difesa da draghi o mostri (i desideri e i vincoli dell'ego).
• La Spada di Luce e il Guardiano della Soglia: Armi solari, folgori o cherubini con spade fiammeggianti posti a guardia dell'Albero della Vita. Simboleggiano il discernimento metafisico (viveka) e il fuoco purificatore necessario per spezzare l'illusione prima di entrare nel regno dello Spirito.
• La Decapitazione e lo Smembramento Rituale: Presente nel mito di Medusa, nei rituali vedici e nei racconti arturiani (come Sir Gawain e il Cavaliere Verde). Rappresenta la necessaria "morte dell'ego" e la dissoluzione della mente razionale individuale per consentire la rinascita dell'Uomo Universale.
• La Discesa nel Ventre della Balena (La Katabasis): L'inghiottimento da parte del mostro marino o la discesa negli inferi (come Giona, Eracle o Odisseo) simboleggiano la notte oscura dell'anima e l'integrazione delle ombre della psiche prima della risurrezione spirituale.
• Il Labirinto e il Filo di Arianna: Il labirinto è la mente discorsiva e il mondo fenomenico in cui l'anima rischia di smarrirsi; il filo di Arianna rappresenta la continuità della consapevolezza o la dottrina tradizionale che guida la psiche verso il centro e ne permette il ritorno.
• L'Arrampicata sull'Asse del Mondo (Axis Mundi): L'ascensione lungo l'Albero Cosmico, la scala di Giacobbe o il raggio solare. Miti che esprimono la verticalizzazione della coscienza, il cui superamento della "sommità" dell'albero o della volta celeste equivale al definitivo affrancamento dai cicli della manifestazione.
Ognuno di questi motivi mitici descrive, nella visione tradizionale di Coomaraswamy, non una narrazione fantastica, ma un tracciato operativo e interiore della psiche che trascende la propria individualità.

Krishna Das parla della sua esperienza con Neem Karoli Baba. il suo tempio non lontano da Herakhan, in qualche occasione...
26/07/2026

Krishna Das parla della sua esperienza con Neem Karoli Baba. il suo tempio non lontano da Herakhan, in qualche occasione mandava qualcuno da Babaji.

This brilliant spiritual podcast interview about Neem Karoli Baba i...

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