Alberto Luini

Alberto Luini Chirurgo senologo - IEO Istituto Europeo di Oncologia (Milano).

Sono molto felice per questo riconoscimento.Un risultato a cui, in IEO Istituto Europeo di Oncologia, tutte e tutti lavo...
17/09/2026

Sono molto felice per questo riconoscimento.

Un risultato a cui, in IEO Istituto Europeo di Oncologia, tutte e tutti lavoriamo con passione e dedizione.

Per il settimo anno consecutivo, l’Istituto Europeo di Oncologia si conferma al primo posto in Italia e tra le eccellenze ospedaliere a livello globale nella classifica “World’s Best Specialized Hospitals 2027”, elaborata dal settimanale internazionale Newsweek in collaborazione con la società di ricerca Statista.

“Il fatto che la soddisfazione dei nostri pazienti sia il perno del nostro posizionamento nazionale e internazionale ci rende particolarmente orgogliosi. IEO e Centro Cardiologico Monzino hanno fatto della centralità del paziente la loro filosofia e la loro bandiera, con un impegno quotidiano costante nel tempo, che oggi viene riconosciuto anche dal ranking Newsweek”, afferma Mauro Melis, Amministratore Delegato IEO e Monzino. 💙

👉 Scopri di più https://shorturl.at/hii90

Rilancio questo interessante articolo di Starbene, che contiene anche un'intervista a MariaGiovanna, perché ha centrato ...
09/09/2026

Rilancio questo interessante articolo di Starbene, che contiene anche un'intervista a MariaGiovanna, perché ha centrato un argomento fondamentale: la necessaria integrazione tra la cura del corpo e la cura della mente.

La psicoterapia, secondo me, è fondamentale per chi vive l'esperienza traumatica di un tumore. Tuttavia, non si può pensare che il solo approccio psicologico possa portare alla guarigione una persona affetta da una neoplasia. Serve la medicina di eccellenza.

Essere insieme significa potenziarsi a vicenda, aiutarsi: accade con le cure mediche e chirurgiche di eccellenza e con la psicoterapia.

https://www.starbene.it/salute/news/cancro-mente-e-corpo-perche-nessuna-tecnica-psicologica-puo-sostituire-le-cure-oncologiche/

04/09/2026

Da chirurgo senologo, ho dedicato la mia vita a curare le donne. Non riesco ad accettare che qualcuno possa distruggerle.

Da più di trent'anni il mio lavoro è prendermi cura delle donne. Non solo del corpo — ma anche, e soprattutto, di tutto ciò che una diagnosi, un intervento, un percorso di malattia portano con sé sul piano emotivo e psicologico. Ho imparato, visita dopo visita, che curare bene significa ascoltare la paura, la fragilità, le domande che una donna non dice ad alta voce. Significa guardare la persona, non la malattia.

È una responsabilità che sento profondamente, il senso stesso della mia professione.

Per questo non riesco a restare in silenzio di fronte alla violenza sulle donne.

Non riesco ad accettare che esistano mani che feriscono invece di curare, parole che umiliano invece di sostenere, relazioni che distruggono invece di proteggere.

Non riesco ad accettare che ci siano donne che vivono nella paura nelle proprie case, che hanno imparato a rendersi piccole per sopravvivere, che portano ferite che — proprio come quelle psicologiche che imparo a riconoscere ogni giorno nel mio lavoro — spesso restano invisibili, silenziose, non dette.

Nella mia professione ho capito che il dolore che non si vede è reale quanto quello che si vede.

Una donna può sorridere pur portando dentro di sé un peso enorme. Il tempo dedicato ad ascoltare, a creare uno spazio sicuro in cui una persona può dire la verità su come si sente, è parte della cura tanto quanto un bisturi.

Ecco perché la violenza sulle donne non mi è indifferente: perché conosco quanto sia fragile e preziosa la fiducia che una donna ripone in chi dovrebbe proteggerla — che sia un medico, un partner, una famiglia. E non capirò mai come si possa tradire quella fiducia fino a farne un'arma.

La violenza sulle donne non è un fatto privato. È una ferita che riguarda tutti noi, uomini compresi — soprattutto noi uomini. Perché il cambiamento passa anche, e forse soprattutto, da chi non ha mai alzato una mano, ma può imparare ad ascoltare, a riconoscere i segnali, a non guardare altrove.

Curare le donne, nel corpo e nell'anima, è la mia vocazione. Proteggerle dalla violenza dovrebbe essere la vocazione di tutti.

Se una donna che leggerà queste parole si trova in una situazione di pericolo, può chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522, attivo 24 ore su 24, gratuito e anonimo.

Per molte donne che devono affrontare una mastectomia, una delle domande più frequenti è: "Devo per forza perdere anche ...
27/08/2026

Per molte donne che devono affrontare una mastectomia, una delle domande più frequenti è: "Devo per forza perdere anche il capezzolo?"

All'IEO Istituto Europeo di Oncologia siamo stati tra i primi a sperimentare la mastectomia con conservazione del complesso areola-capezzolo (nipple-sparing). Era ovvio che lo facessimo, essendo stati i precursori delle principali tecniche chirurgiche conservative (scuola di Umberto Veronesi).

Da anni, ormai lo sapete, la chirurgia senologica si muove verso tecniche che consentano di preservare l'aspetto naturale del seno senza compromettere la sicurezza oncologica.

La mastectomia con conservazione del complesso areola-capezzolo (nipple-sparing mastectomy) è oggi tra le opzioni più richieste, quando le condizioni cliniche lo permettono — anche perché il suo impatto va ben oltre l'aspetto estetico.

Il seno, e il capezzolo in particolare, hanno un forte valore simbolico nella percezione della femminilità e dell'integrità corporea: perderli, insieme al tumore, può lasciare un segno profondo sull'immagine di sé, sull'autostima e sulla vita affettiva e sessuale. Poter conservare questa parte del corpo, quando è oncologicamente sicuro, aiuta molte donne a vivere il percorso di cura con meno senso di perdita.

Uno studio appena pubblicato ha analizzato i risultati a lungo termine (quasi 7 anni di follow-up) su oltre 300 pazienti operate con questa tecnica, confrontandole con un gruppo che aveva invece subito la rimozione del capezzolo. I risultati sono rassicuranti:

✅ Il tasso di recidiva del tumore è risultato sovrapponibile tra i due gruppi (14,7% contro 17,1%)
✅ Nessun aumento del rischio di infezioni legate alla conservazione del capezzolo
✅ Le pazienti con capezzolo conservato hanno mostrato addirittura una sopravvivenza più favorevole nel breve termine — un dato che i ricercatori interpretano non come un "effetto protettivo" del capezzolo, ma come ulteriore conferma della sicurezza della procedura

Il messaggio per le pazienti?

Quando la situazione clinica lo consente (valutata caso per caso, anche con un esame istologico intraoperatorio della zona del capezzolo), preservare il complesso areola-capezzolo è oggi un'opzione sicura, che può fare una grande differenza nel benessere psicologico dopo l'intervento — senza scendere a compromessi sulla cura del tumore.

Voglio sottolineare con forza questo aspetto: devono esserci le condizioni adatte per questa chirurgia, che non sostituisce a priori la mastectomia con l'asportazione del complesso areola-capezzolo perché esistono situazioni in cui tale asportazione è oncologicamente necessaria.

📚 Fonte: Stachura W. et al., *Frontiers in Oncology*, 2026 — DOI: 10.3389/fonc.2026.1706468

In questi giorni sono operativo in IEO Istituto Europeo di Oncologia e dedicherò solo qualche giorno alle vacanze, avend...
10/08/2026

In questi giorni sono operativo in IEO Istituto Europeo di Oncologia e dedicherò solo qualche giorno alle vacanze, avendo alcuni interventi da fare e dando priorità alla mia massima passione: il lavoro che faccio da tanti anni.

In tanti anni in sala operatoria — dagli anni della quadrantectomia accanto a Umberto Veronesi fino a oggi, come Senior Consultant della Divisione di Senologia dell'IEO — ho imparato che il progresso in chirurgia oncologica non si misura solo in "quanto togliamo", ma sempre più in "quanto possiamo permetterci di lasciare".

Lo studio SOUND, un trial multicentrico italiano ed europeo, ha posto una domanda coraggiosa: nelle pazienti con un tumore inferiore a 2 centimetri e ascella negativa all'ecografia, è davvero necessario asportare il linfonodo sentinella? Il follow-up più recente conferma che, in questo sottogruppo selezionato, ometterlo non aumenta il rischio di recidiva né riduce la sopravvivenza.

Non è un passo indietro nella prudenza: è la conseguenza di decenni di dati che ci permettono di distinguere chi ha davvero bisogno di un intervento più esteso da chi, con quell'intervento, otterrebbe solo effetti collaterali — linfedema, dolore cronico — senza alcun beneficio oncologico.

Il coraggio, in questo mestiere, non sta solo nel saper intervenire, ma anche nel riconoscere quando non serve farlo. Ogni gesto chirurgico risparmiato, a parità di sicurezza oncologica, restituisce alla paziente un pezzo di normalità in più.

Quanto allo studio SOUND che ho citato, ecco i riferimenti bibliografici.

Gentilini OD, Botteri E, Sangalli C, et al. Sentinel Lymph Node Biopsy vs No Axillary Surgery in Patients With Small Breast Cancer and Negative Results on Ultrasonography of Axillary Lymph Nodes: The SOUND Randomized Clinical Trial. JAMA Oncology. 2023;9(11):1557-1564. doi:10.1001/jamaoncol.2023.3759

Questa è la pubblicazione di riferimento (risultati a 5 anni di distant disease-free survival: 97,7% nel gruppo con biopsia del linfonodo sentinella vs 98,0% nel gruppo senza chirurgia ascellare).

Aggiornamento più recente: i dati di follow-up a lungo termine sono stati presentati nuovamente al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) di dicembre 2025, ma risultano ancora come comunicazione congressuale.

Buongiorno a tutte e tutti.Prima di iniziare le visite alle mie pazienti in IEO, condivido con voi questi dati e vi chie...
03/06/2026

Buongiorno a tutte e tutti.

Prima di iniziare le visite alle mie pazienti in IEO, condivido con voi questi dati e vi chiedo un contributo.

Con le mie pazienti ho un rapporto continuo e suggerisco sempre di seguire le proprie passioni e di praticare attività fisica piacevole e regolare.

RIcordandovi che esistono numerose pubblicazioni scientifiche, vi chiedo comunque di condividere nei commenti la vostra esperienza con la danza.

Una revisione sistematica con meta-analisi ha esaminato le evidenze provenienti da trial clinici randomizzati sugli effetti degli interventi di danza sulla qualità della vita (QoL) nelle donne con tumore al seno.

Rispetto ai controlli, gli interventi basati sulla danza hanno migliorato significativamente la qualità della vita e ridotto i sintomi depressivi.

Le analisi per sottogruppi indicano che tali effetti sono dovuti principalmente alla danza come attività fisica strutturata, in particolare negli interventi di durata ≥ 12 settimane. Non sono emersi effetti complessivi sulla fatigue, sul dolore o sull’immagine corporea, sebbene si osservino modeste riduzioni della fatigue nei programmi di durata ≥ 9 settimane.

Gli interventi di danza che integrano attività fisica, espressione emotiva e interazione sociale possono favorire un miglioramento della qualità della vita e del benessere psicologico nelle donne con tumore al seno.

Saranno necessari ulteriori studi per standardizzare i protocolli e valutare gli esiti a lungo termine.

In termini pratici:

• La danza, praticata con costanza e in modo guidato, può aiutare a sentirsi meglio nel quotidiano e ad alleggerire l’umore durante il percorso di cura.

• I benefici più solidi riguardano la qualità della vita e la riduzione dei pensieri depressivi, soprattutto se i programmi durano almeno 12 settimane.

• Per quanto riguarda la stanchezza, il dolore e l’immagine corporea, i dati sono meno chiari: si osserva un miglioramento della stanchezza quando si danza per almeno 9 settimane.

• L’elemento vincente sembra essere la combinazione di movimento, espressione delle emozioni e socialità: muoversi insieme, con musica e in sicurezza, fa la differenza.

• Prima di iniziare, è bene confrontarsi con l’équipe oncologica per scegliere il programma più adatto e procedere in sicurezza.

Vi allego la citazione dello studio.

Tingting Chen, Lei Jiang, Xiaohong Xu, Changhao Jiang.
Dance Interventions Improve Quality of Life and Related Psychological Factors Among Breast Cancer Survivors: A Systematic Review and Meta-Analysis
Psych J. 2026 Apr;15(2):e70091. doi: 10.1002/pchj.70091.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41915303/

09/04/2026

📣 Dopo il grande successo della prima edizione, torna lo IEO Open Day!

Vi aspettiamo sabato 16 maggio in IEO, dalle 10.00 alle 14.00, per una mattinata dedicata al benessere a 360° ✨

Per l’occasione verrà allestito un vero e proprio Villaggio della Salute, con spazi informativi e attività interattive: dalla nutrizione alla dermocosmesi, dallo sport fino al rapporto con gli animali. Non mancheranno tour guidati all’interno dell’ospedale, gadget, sorprese e tante occasioni per partecipare e informarsi insieme, con amici e familiari. E se avete bambini, non dimenticate le biciclette: ci sarà un’attività pensata apposta per loro 🚲

Un’opportunità unica per scoprire da vicino tutto ciò che anima ogni giorno il nostro Istituto. 💙

👉 L’ingresso è libero e gratuito. Info e iscrizioni: ieo.it/ieoopenday2026

Un abbraccio a StoryTime: grazie per l'intervista.
24/03/2026

Un abbraccio a StoryTime: grazie per l'intervista.

🎧 Dott. Alberto Luini ai microfoni di Storytime – Il podcast di chi ha qualcosa da raccontare!https://www.albertoluini.com/–🎬 Raccontiamo storie di vita, l...

17/03/2026
Il 15 marzo è la Giornata del Fiocchetto Lilla. I disturbi del comportamento alimentare sono problemi seri che non si ri...
15/03/2026

Il 15 marzo è la Giornata del Fiocchetto Lilla.

I disturbi del comportamento alimentare sono problemi seri che non si risolvono con parole sbagliate e punti di vista semplicistici.

Le ragazze e i ragazzi, le donne e gli uomini che soffrono per un DCA abbiano il mio pensiero più sincero, da medico e da uomo.

Indirizzo

Via Ripamonti
Milan

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393515033868

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