Claudia Monti

Claudia Monti Medico Chirurgo e Osteopata D.O. membro ROI; Docente presso Take Care Istituto Osteopatico Medico e Osteopata D.O.

membro ROI; Docente e Responsabile delle Materie Mediche e di Base presso Take Care Istituto Osteopatico

“Se le urine sono scure significa che devo bere di più?”La risposta è: dipende.Il colore delle urine può dare un’indicaz...
23/04/2026

“Se le urine sono scure significa che devo bere di più?”

La risposta è: dipende.

Il colore delle urine può dare un’indicazione generale, ma non è un parametro preciso per capire se siamo ben idratati.

Può variare, infatti, in base a diversi fattori:

* alimentazione
* integratori (ad esempio alcune vitamine)
* farmaci
* condizioni ambientali, come il caldo

Inoltre, riflette quanto l’urina è concentrata, ma non misura direttamente lo stato di idratazione dell’organismo nel suo insieme.

Quindi come regolarsi?

Più che basarsi solo sul colore delle urine, è utile:

* bere in modo regolare durante la giornata, senza concentrare tutto in pochi momenti
* non aspettare di avere molta sete
* aumentare leggermente l’introito di liquidi nei giorni più caldi
* prestare attenzione a come ci si sente (stanchezza, capogiri, bocca secca)

Bere grandi quantità di acqua “a prescindere” non è sempre la soluzione.

In alcune situazioni, soprattutto se si assumono farmaci o si tende a gonfiarsi, è importante trovare un equilibrio, non aumentare indiscriminatamente i liquidi.

Il colore delle urine può essere un indizio, ma non è sufficiente da solo per orientarsi: se compaiono sintomi come crampi, gonfiore o stanchezza, è più utile valutare il quadro nel suo insieme.

Sono un’entusiasta dell’Intelligenza Artificiale, ma proprio per questo credo che in medicina serva molta prudenza.Negli...
12/03/2026

Sono un’entusiasta dell’Intelligenza Artificiale, ma proprio per questo credo che in medicina serva molta prudenza.

Negli Stati Uniti è stato appena lanciato ChatGPT Health, uno strumento pensato per aiutare le persone a capire quanto sia urgente consultare un medico in base ai sintomi descritti; in pratica un sistema di triage automatico.

Una ricerca pubblicata su Nature Medicine ha testato il sistema con 60 scenari clinici costruiti da medici sulla base delle linee guida. Il risultato è interessante e preoccupante insieme.

L’accuratezza non è stata uniforme:
• 93% nei casi semi-urgenti
• 76,9% nei casi urgenti
• 35,2% nei casi non urgenti
• 48,4% nelle emergenze

Tradotto in altre parole: più di una vera emergenza su due non viene riconosciuta come tale. Il sistema infatti spesso riconosce il segnale clinico pericoloso, ma lo interpreta come non ancora decisivo.

E qui emerge un punto cruciale: la medicina non è solo riconoscere singoli sintomi, è valutare traiettorie di rischio, perché molte emergenze non sono “fotografie cliniche evidenti”, ma processi dinamici che stanno peggiorando e richiedono esperienza clinica per essere interpretati.

Un altro dato interessante riguarda il contesto narrativo: una semplice frase come “un amico mi ha detto che probabilmente non è nulla di grave” aumentava significativamente la probabilità che il sistema riducesse il livello di urgenza, come a dire che anche l’AI può essere influenzata dal framing della storia clinica.
Chi fa medicina sa che succede anche agli esseri umani, con la differenza che il medico può riconsiderare il proprio ragionamento, mentre un algoritmo molto meno.

Questo non significa che l’AI non sarà utile in medicina, al contrario! Credo che diventerà uno strumento straordinario di supporto clinico, ma questi dati ricordano una cosa importante: la medicina non è solo riconoscimento di pattern.
È ragionamento clinico, contesto, evoluzione del quadro, gestione dell’incertezza.
Ed è proprio in queste zone grigie che si gioca la differenza tra una condizione stabile e una che sta per diventare un’emergenza.

Per questo motivo, prima di affidare al pubblico strumenti di triage automatico, dovremmo essere sicuri soprattutto di una cosa: che non sbaglino proprio dove non è permesso sbagliare.

Fonti
Ramaswamy, A., Tyagi, A., Hugo, H. et al. ChatGPT Health performance in a structured test of triage recommendations. Nat Med (2026). https://doi.org/10.1038/s41591-026-04297-7

E commento relativo del prof. R. Burioni

Ieri una paziente mi domanda se posso essere d'aiuto per la figlia di 6 anni che soffre di ipertrofia delle adenoidi. Pr...
12/02/2026

Ieri una paziente mi domanda se posso essere d'aiuto per la figlia di 6 anni che soffre di ipertrofia delle adenoidi. Prima ancora di risponderle, le chiedo se è già stata fatta una valutazione ortodontica funzionale oltre a quella dell'otorino, perché un controllo veloce dal dentista non basta per escludere un problema di palato o di respirazione.

In questi casi:
• togliere le adenoidi senza correggere la funzione espone a recidiva
• l’espansione palatale può migliorare meccanicamente lo spazio aereo nasale

L’osteopatia non riduce direttamente l’ipertrofia adenoidea, però può:
• lavorare su mobilità cranio-facciale
• sostenere la funzione respiratoria
• migliorare adattamento cervicale, toracico e diaframmatico..e in questo senso è complementare e non alternativa a ORL, ortodonzia funzionale ed eventualmente a logopedia, perché se c’è un problema di spazio o di funzione respiratoria, va prima valutata e corretta la causa.

Non sempre i disturbi che sentiamo a livello dell’orecchio nascono davvero lì, ma possono essere collegati all’articolaz...
04/02/2026

Non sempre i disturbi che sentiamo a livello dell’orecchio nascono davvero lì, ma possono essere collegati all’articolazione temporo-mandibolare (ATM).

Se soffri di fischi/ronzii, dolore davanti all’orecchio, instabilità o sensazione di orecchio ovattato, prova a chiederti:
- senti dolore o fastidio mentre mastichi o apri molto la bocca?
- serri o digrigni i denti (anche senza accorgertene)?
- avverti click o scrosci aprendo e chiudendo la bocca?
- i sintomi cambiano se muovi la mandibola o il collo oppure premi in certe zone?
Non sono domande diagnostiche, ma indizi che aiutano a guardare il problema da una prospettiva più ampia.

Per mettere insieme i pezzi serve un approccio multidisciplinare che integri:
* valutazione medica
* competenze osteopatiche e manuali
* collaborazione con altri professionisti (ORL, gnatologo)

Mi capita spesso di visitare pazienti con radiografie, TAC e risonanze che mostrano protrusioni, stenosi, o artrosi “sil...
29/01/2026

Mi capita spesso di visitare pazienti con radiografie, TAC e risonanze che mostrano protrusioni, stenosi, o artrosi “silenti”, ma poi un giorno basta poco: una posizione scomoda mantenuta a lungo, una pressione su un punto preciso, una seduta rigida… e il dolore diventa improvvisamente intenso.

Sono quelli che raccontano di avere da sempre una schiena “delicata”, in cui gli esami da soli non giustificano del tutto i sintomi, che stanno “abbastanza bene”… finché non accade quell’episodio scatenante.

In alcuni casi non c’è una sola causa, ma due che si sommano: si parla di Double Crush Syndrome.
Se un nervo è già sofferente “a monte” (per esempio a livello della colonna), può diventare molto più sensibile a una compressione “a valle”, anche minima, come se la sua tolleranza fosse ridotta.

Leggere il dolore nel suo insieme è spesso il primo passo per affrontarlo meglio.

(Se ti ritrovi in questa descrizione, parlarne con un professionista può aiutare a fare chiarezza)

Lo confesso: questa mappa della lingua l’ho studiata anch’io. L’ho ripetuta. L’ho spiegata.Ma come in un’epoca pre-navig...
22/01/2026

Lo confesso: questa mappa della lingua l’ho studiata anch’io. L’ho ripetuta. L’ho spiegata.
Ma come in un’epoca pre-navigatore il Tutto Città che tenevo in auto andava sostituito annualmente, così a un certo punto ho dovuto aggiornare anche questa mappa...

29/12/2025
Qualche settimana fa è venuta da me una ragazza convinta di avere “una gamba più lunga dell’altra”.Lo aveva notato perch...
11/12/2025

Qualche settimana fa è venuta da me una ragazza convinta di avere “una gamba più lunga dell’altra”.
Lo aveva notato perché i pantaloni le cadevano in modo diverso e nelle foto in costume il fianco sinistro sembrava sempre un po’ più alto.

Durante la valutazione, però, è emersa una cosa molto più semplice e per lei del tutto inattesa: una scoliosi dorsale destra lieve, ma sufficiente a creare una serie di piccoli adattamenti del torace e del bacino.
Nessuna gamba realmente più lunga, solo il modo in cui il suo corpo, negli anni, aveva trovato l’equilibrio migliore per lei.

Le ho mostrato un disegno per spiegare in modo semplice cosa stava succedendo, come una scoliosi dorsale destra può riflettersi sul resto del corpo, e perché a volte ciò che notiamo allo specchio è solo la punta dell’iceberg.

Se ti riconosci in qualche asimmetria o hai un dubbio sul tuo assetto posturale, parlarne con un professionista può aiutarti a capire meglio il tuo corpo.

30/10/2025

Paolo Parente, interviene a Le Iene per chiarire le manipolazioni cervicali e spiegare l’approccio sicuro e scientifico dell’osteopatia.

Stavo giusto guardando (colpevolmente per la prima volta!) la celeberrima serie “Twin Peaks”, quando ho letto un post ch...
26/10/2025

Stavo giusto guardando (colpevolmente per la prima volta!) la celeberrima serie “Twin Peaks”, quando ho letto un post che parlava dell’omonimo modello per spiegare il dolore come meccanismo di protezione.
Ho pensato fosse un segno del destino e siccome sono sempre in cerca di nuovi modi per capire il dolore persistente e spiegarlo ai miei pazienti, ho comprato e divorato il libro “Spiegare il dolore” di Butler & Moseley.

“Dottoressa, perché dopo l’incidente ho male anche solo a sollevare pesi leggeri?”
“Perché sento dolore anche se l’infortunio è passato?”
…Quante volte ho sentito queste frasi!

Il dolore è un campanello d’allarme che il cervello accende prima che ci facciamo male davvero.
È un sistema di protezione, non un indicatore preciso di danno.

Prima dell’infortunio
• Il corpo tollera bene lo sforzo
• Il dolore compare solo se ci si avvicina al limite reale
👉 Ci muoviamo liberi e sicuri

Dopo l’infortunio
• Il cervello diventa più prudente
• Abbassa la soglia del dolore
👉 Così il dolore può comparire anche per attività leggere, precedentemente compiute senza problemi, ma che ora il cervello reputa “pericolose”

La buona notizia
➡️ Il dolore non significa che sei “rotto”
➡️ Con il movimento graduale e guidato, il sistema nervoso si rieduca
➡️ La soglia di dolore si rialza e possiamo tornare a muoverci con fiducia

Indirizzo

Viale Abruzzi 66
Milan
20125

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