Claudia Monti

Claudia Monti Medico Chirurgo e Osteopata D.O. membro ROI; Docente presso Take Care Istituto Osteopatico Medico e Osteopata D.O.

membro ROI; Docente e Responsabile delle Materie Mediche e di Base presso Take Care Istituto Osteopatico

“Mi sono piegato ad allacciarmi le scarpe… e mi sono bloccato con la schiena! Ma come è possibile? Lo faccio tutti i gio...
20/07/2026

“Mi sono piegato ad allacciarmi le scarpe… e mi sono bloccato con la schiena! Ma come è possibile? Lo faccio tutti i giorni!”

È comprensibile pensare che sia stato proprio quel movimento a causare il problema.

In realtà, molto spesso, quel gesto è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Per giorni o settimane il nostro organismo può aver dovuto adattarsi a tante piccole richieste:

🪣 qualche notte dormita male;
🪣 un periodo di particolare stress;
🪣 un dolore che ci ha fatto muovere in modo diverso;
🪣 meno attività fisica del solito;
🪣 un’influenza;
🪣 tante ore seduti;
🪣 oppure semplicemente un recupero insufficiente.

Nessuno di questi fattori, preso da solo, è necessariamente sufficiente a provocare il “colpo della strega”, ma insieme possono aumentare il lavoro richiesto all’organismo, fino a ridurre il suo margine di adattamento.

A quel punto basta un gesto banale — allacciarsi le scarpe, prendere una bottiglia d’acqua, raccogliere una penna da terra — perché il vaso trabocchi e compaia il dolore.

Questo non significa che “sia tutto stress” o che il movimento non conti; significa che, quando cerchiamo di capire perché ci siamo bloccati, spesso vale la pena guardare anche a tutto quello che è successo *prima* di quel gesto.

Perché il movimento che ha fatto traboccare il vaso raramente è anche ciò che lo ha riempito.

👉 Se ti interessa approfondire questo modo di interpretare i sintomi, ho scritto un articolo dedicato al “prezzo” che il nostro organismo paga quando deve adattarsi continuamente alle richieste della vita quotidiana.

🔗

Il carico allostatico: per leggere la complessità senza ridurre tutto allo “stress” e senza cercare una spiegazione univoca per ogni sintomo.

«Dottoressa, ho paura di muovermi perché ogni volta che sento dolore penso di peggiorare il problema.»È una delle frasi ...
11/07/2026

«Dottoressa, ho paura di muovermi perché ogni volta che sento dolore penso di peggiorare il problema.»

È una delle frasi che sento più spesso in studio e sembra perfettamente logica: se qualcosa fa male, significa che si sta rompendo o che c'è un danno.

Eppure il nostro organismo non funziona sempre così: il dolore è un sistema di allarme, non una fotografia del danno.

Nella maggior parte dei casi acuti le due cose coincidono, ma quando il dolore dura per mesi, il rapporto può cambiare: l’allarme può diventare molto più sensibile e continuare a suonare anche in assenza di un danno proporzionato.

Questo non significa che il dolore sia "immaginario".
Significa che il sistema che lo produce è cambiato.

Comprendere questa differenza è spesso il primo passo per affrontare un dolore persistente in modo più efficace.

Se vuoi approfondire l’argomento, ne parlo qui:

Interpretare correttamente il dolore cronico oltre la lesione: capire perché persiste e come modulare il sistema

Negli ultimi mesi ho lavorato a un progetto a cui tengo molto.È online il mio sito web:https://www.monticlaudia.itNon l’...
24/06/2026

Negli ultimi mesi ho lavorato a un progetto a cui tengo molto.

È online il mio sito web:

https://www.monticlaudia.it

Non l’ho immaginato come una semplice vetrina professionale.

Ho cercato piuttosto di creare uno spazio in cui raccogliere il mio modo di lavorare e alcuni approfondimenti dedicati a temi che incontro quotidianamente nella pratica clinica: il dolore, i disturbi digestivi funzionali, il dolore pelvico, la gravidanza, la postura e, più in generale, quei sintomi che spesso persistono anche quando gli esami non riescono a spiegare completamente ciò che la persona sta vivendo.

Negli anni mi sono accorta che una visita non sempre basta per trasmettere tutto ciò che vorrei: spiegare alcuni meccanismi, sfatare convinzioni diffuse, aiutare a leggere i sintomi in modo più ampio e consapevole.

Per questo il sito vuole essere anche qualcosa di diverso da una presentazione della mia attività: una raccolta di strumenti, informazioni e riflessioni a cui poter tornare nel tempo.

Se avrete voglia di esplorarlo, sarò felice di sapere cosa ne pensate.

Buona lettura!

“Se le urine sono scure significa che devo bere di più?”La risposta è: dipende.Il colore delle urine può dare un’indicaz...
23/04/2026

“Se le urine sono scure significa che devo bere di più?”

La risposta è: dipende.

Il colore delle urine può dare un’indicazione generale, ma non è un parametro preciso per capire se siamo ben idratati.

Può variare, infatti, in base a diversi fattori:

* alimentazione
* integratori (ad esempio alcune vitamine)
* farmaci
* condizioni ambientali, come il caldo

Inoltre, riflette quanto l’urina è concentrata, ma non misura direttamente lo stato di idratazione dell’organismo nel suo insieme.

Quindi come regolarsi?

Più che basarsi solo sul colore delle urine, è utile:

* bere in modo regolare durante la giornata, senza concentrare tutto in pochi momenti
* non aspettare di avere molta sete
* aumentare leggermente l’introito di liquidi nei giorni più caldi
* prestare attenzione a come ci si sente (stanchezza, capogiri, bocca secca)

Bere grandi quantità di acqua “a prescindere” non è sempre la soluzione.

In alcune situazioni, soprattutto se si assumono farmaci o si tende a gonfiarsi, è importante trovare un equilibrio, non aumentare indiscriminatamente i liquidi.

Il colore delle urine può essere un indizio, ma non è sufficiente da solo per orientarsi: se compaiono sintomi come crampi, gonfiore o stanchezza, è più utile valutare il quadro nel suo insieme.

Indirizzo

Viale Abruzzi 66
Milan
20125

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