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AIED Milano L’Aied, associazione italiana per l’educazione demografica, è un consultorio familiare accredit

Ansia, depressione, burnout, senso di vuoto: sono esperienze sempre più presenti nelle vite di ciascuno di noi. Le loro ...
10/10/2026

Ansia, depressione, burnout, senso di vuoto: sono esperienze sempre più presenti nelle vite di ciascuno di noi. Le loro cause non possono essere ricondotte a un’unica spiegazione. Eppure, quando parliamo di salute mentale, rischiamo ancora di guardare solo alla storia e al contesto individuale, come se la salute psicologica dipendesse esclusivamente dalle sole forze che ciascuno ha per sé.
Ci chiediamo come diventare più resilienti, come gestire meglio lo stress, come organizzare il tempo, come prenderci cura di noi stessi spendendo risorse psicologiche ed economiche che a volte neanche abbiamo. E ci sentiamo in stallo. Gli strumenti individuali sono importanti, ma possono diventare carichi eccessivi quando trasformano la sofferenza in una responsabilità esclusivamente individuale.
La nostra vita psichica non esiste nel vuoto: siamo persone in relazione, immerse in famiglie, amicizie, luoghi di lavoro, comunità, società. Il modo in cui stiamo con noi stessi risente profondamente del mondo in cui viviamo, che ha progressivamente spinto l’essere umano verso una forte individualizzazione: essere autonomi, farcela da soli, costruire il proprio percorso, essere sempre più performanti.
E mentre chiediamo all’essere umano di essere sempre più autonomo, le reti che dovrebbero sostenerlo si sono spesso assottigliate, indebolite, deresponsabilizzate. Così chiedere aiuto può diventare difficile. Eppure il bisogno di sostegno è una dimensione fondamentale dell’esperienza umana.
Deve diventare importante poter dire quando non stiamo bene, poter dirci che siamo in tanti a non stare bene. Non per normalizzare la sofferenza, per delegare o rinunciare alla propria responsabilità e alla possibilità di stare meglio, ma per restituire alla sofferenza la complessità del contesto in cui nasce. Per ricordarci che la salute mentale non può essere un carico sostenuto dal singolo individuo.
Anche per questo AIED Milano si impegna nell'offrire gruppi di parola, per adolescenti, giovani adulti, donne in gravidanza e genitori: spazi in cui la fatica può essere detta insieme, senza doverla portare da soli.

“Forse ho l’ADHD”“Penso di essere autistico/a”“Mi riconosco in tutti i sintomi dell’ansia”Sono domande che, sempre più s...
06/10/2026

“Forse ho l’ADHD”
“Penso di essere autistico/a”
“Mi riconosco in tutti i sintomi dell’ansia”
Sono domande che, sempre più spesso, arrivano anche negli spazi di consultazione con gli adolescenti.
I social e l’intelligenza artificiale stanno diventando luoghi in cui cercare informazioni, ma anche sé stessi. Si guarda un video, si legge un post, si fa un test, si raccontano i propri sintomi e, a volte, qualcosa sembra finalmente tornare: “ecco perché sono così”. Cercano parole per descrivere quello che sentono, spiegazioni per le proprie difficoltà e, talvolta, arrivano a formulare da soli un’ipotesi diagnostica. Il nome sembra offrire una spiegazione e dare ordine a ciò che prima appariva confuso.
Avere un nome per ciò che si vive può dare sollievo, far sentire meno soli e, in alcuni casi, essere il primo passo per chiedere aiuto. Il problema nasce quando l’unico modo per raccontarci, a noi e agli altri, passa attraverso una diagnosi.
Online, infatti, molte domande incontrano un linguaggio prevalentemente psicopatologico. Un disagio diventa un “sintomo”, una caratteristica della personalità un “tratto”, una difficoltà relazionale un possibile “disturbo”. Per esempio, la difficoltà a concentrarsi può diventare ADHD, il sentirsi fuori posto può diventare autismo, una forte sensibilità può diventare un disturbo. E più ci informiamo, più è facile riconoscersi in qualcosa. Il rischio è che la complessità dell’esperienza venga ridotta a un’etichetta.
Molti comportamenti, emozioni e difficoltà possono appartenere alla normale variabilità dell’esperienza. Una valutazione psicologica richiede una storia, un contesto e la possibilità di comprendere che significato abbiano quelle esperienze per quella persona.
E se, in questa continua ricerca di sé, non stessimo rischiando di cercare un’identità soprattutto dentro a ciò che non funziona, a ciò che non va in noi? Un’identità che diventa qualcosa di patologico, di mancante, di sbagliato. Qualcosa che, alla fine, deve essere corretto o cambiato.

Se questo termine vi è nuovo, forse però non lo è l’esperienza emotiva che descrive. Potreste averla provata almeno una ...
03/10/2026

Se questo termine vi è nuovo, forse però non lo è l’esperienza emotiva che descrive. Potreste averla provata almeno una volta, magari proprio durante la pandemia. In italiano potrebbe essere tradotta come “languire”.
È un termine coniato per la prima volta dal sociologo americano Keyes (2002), definendolo come uno stato di stagnazione, sensazione di vuoto, perdita di motivazione e spinta vitale.
“Ti senti come se ti stessi confondendo tra i giorni, come se guardassi la tua vita da un finestrino appannato.”
Indica quindi uno stato mentale che si colloca in una posizione intermedia lungo il continuum della salute mentale, tra due poli: da un lato lo stato depressivo, dall’altro una condizione di benessere e realizzazione personale (flourishing).
Chi sperimenta il languishing non percepisce uno stato di benessere (emotivo, fisico e sociale). Questa sensazione può compromettere la capacità di concentrazione e ridurre la motivazione a mettere in gioco le proprie risorse interne e capacità Questo non significa necessariamente avere una diagnosi clinica, ma nemmeno che non si stia vivendo una condizione di sofferenza: se questa condizione si protrae nel tempo, consolidando la difficoltà a ritrovare iniziativa e apertura al cambiamento, può diventare un importante fattore di rischio per il benessere psicologico e, in alcuni casi, favorire lo sviluppo di disturbi mentali.
Una strategia consolidata per regolare le emozioni è quella di dare loro un nome: imparare a riconoscere e nominare il languishing è un primo passo per avere una visione più nitida di questo stato emotivo.
Dare voce a una sofferenza silenziosa può aiutarci a non farci sentire soli; inoltre, essendo un’esperienza comune e condivisa, potrebbe anche offrirci un modo più libero di rispondere alla domanda “come stai?”, senza dover dire per forza che “va tutto bene”.
Il languishing può diventare un indicatore importante per il termometro della nostra salute mentale, promuovendo una maggior attenzione al fenomeno e favorendo un accesso più consapevole al supporto psicologico.

Perché la guerra? – Sigmund Freud, Albert EinsteinNell'estate del 1932, mentre l'Europa si avviava verso uno dei periodi...
25/09/2026

Perché la guerra? – Sigmund Freud, Albert Einstein
Nell'estate del 1932, mentre l'Europa si avviava verso uno dei periodi più bui della sua storia, la Società delle Nazioni chiese a Einstein di aprire un carteggio pubblico con l'intellettuale di sua scelta su un tema urgente. Einstein scelse Freud, e la domanda che gli pose fu diretta: esiste un modo per liberare l'uomo dalla fatalità della guerra? Ne nacque uno scambio breve ma densissimo, in cui il fisico interroga lo psicoanalista non da esperto di politica ma da uomo che cerca di capire cosa, nella psiche umana, renda la violenza collettiva così difficile da estirpare. Freud risponde senza consolazioni facili, riconoscendo la pulsione aggressiva come parte costitutiva dell'essere umano, e insieme indicando nella cultura e nei legami affettivi le uniche forze capaci di contrastarla.
☑ Perché lo consigliamo?
Le poche pagine di questo carteggio restano sorprendentemente attuali, e leggerle oggi significa confrontarsi con una domanda che la cronaca continua a riproporre senza offrire risposte semplici.
Il dialogo tra i due mostra un modo di pensare la violenza che non la riduce a un problema esterno da risolvere con la sola ragione, ma la riconosce come parte della natura umana, qualcosa con cui fare i conti piuttosto che qualcosa da negare.
Ed è proprio in questo riconoscimento che si apre uno spazio di lavoro concreto, quello dell'educazione affettiva e della costruzione di legami capaci di orientare le pulsioni aggressive verso forme di convivenza possibile, invece che di negarle o reprimerle soltanto.

AIED Milano, attraverso la competenza della sua equipe, propone servizi di qualità per aiutare le persone ad affrontare ...
21/09/2026

AIED Milano, attraverso la competenza della sua equipe, propone servizi di qualità per aiutare le persone ad affrontare momenti di vita o situazioni difficili da gestire per cui possono aver bisogno di un aiuto professionale, ma allo stesso tempo attento all'unicità della persona e alle sue esigenze.
Per avere maggiori informazioni sui nostri servizi e su come accedervi puoi:
🔴 visitare il nostro sito web www.aiedmilano.com
🔴 contattarci allo 02 6671 4156
🔴 scriverci via mail a [email protected]

Sentimental Value - Joachim TrierAl centro della storia ci sono Nora e Agnes, due sorelle cresciute a Oslo nell'ombra di...
15/09/2026

Sentimental Value - Joachim Trier
Al centro della storia ci sono Nora e Agnes, due sorelle cresciute a Oslo nell'ombra di un padre, Gustav, regista di successo ma genitore cronicamente assente. Quando Gustav ricompare nelle loro vite dopo la morte della madre, propone a Nora, attrice teatrale fragile e insicura, il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera. Lei rifiuta, e la parte finisce a una giovane star di Hollywood.
Da questo rifiuto si apre tutto il film, una storia familiare che scava senza fretta nelle ferite lasciate da un'assenza mai davvero elaborata. Trier non cerca la scena madre né la riconciliazione facile, lascia che siano i silenzi, gli sguardi, le frasi lasciate a metà a raccontare quanto sia complicato tornare in relazione con chi ci ha deluso da bambini. Renate Reinsve e Stellan Skarsgård costruiscono un rapporto padre-figlia fatto di avvicinamenti e ritirate, di tenerezza trattenuta e rancore mai del tutto sciolto. È un cinema che si fida dei tempi lunghi, e proprio per questo riesce a restituire con precisione la complessità di un legame ferito.
☑️ Perché lo consigliamo?
Perché racconta con delicatezza e senza scorciatoie qualcosa che nel lavoro clinico e nei percorsi di educazione all'affettività torna continuamente, come le assenze genitoriali si possano trasformare in modi specifici di stare nelle relazioni da adulti. Nora fatica a fidarsi, si costruisce armature, si tiene a distanza da chi potrebbe deluderla di nuovo, ed è impossibile non riconoscere in lei un pattern relazionale molto comune, quello di chi ha imparato presto a non aspettarsi troppo dagli altri.
Lo consigliamo a chi vuole aprire una riflessione su cosa significhi essere genitori presenti non solo fisicamente, e a chi ha bisogno di uno spunto per parlare di perdono, non come obbligo morale ma come processo lento e per nulla scontato.

Oggi, 10 settembre, è la Giornata Mondiale della Prevenzione del Suicidio.Lo scriviamo chiaramente, senza giri di parole...
10/09/2026

Oggi, 10 settembre, è la Giornata Mondiale della Prevenzione del Suicidio.
Lo scriviamo chiaramente, senza giri di parole. Perché uno dei più grandi ostacoli alla prevenzione è proprio il silenzio, la convinzione che parlarne sia pericoloso, che nominarlo possa "mettere l'idea in testa".
L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo afferma chiaramente: parlare di suicidio non aumenta il rischio. Chiedere a qualcuno se sta attraversando pensieri di questo tipo non mette l'idea in testa, la nomina, e nominarla rompe l'isolamento. Dice a quella persona che non deve portare quel peso da sola, che c'è uno spazio in cui qualcosa può muoversi.
Il silenzio, invece, ha un costo altissimo.
Chi attraversa un momento di buio profondo spesso non chiede aiuto, non perché non voglia, ma perché sente di non meritarlo, perché teme di essere un peso, perché è convinto che nessuno possa capire davvero.
La vergogna fa da muro. L'esaurimento anche. E spesso manca persino la parola giusta per dire cosa sta succedendo dentro.
Ecco perché non aspettiamo che le persone arrivino da sole. Ecco perché sensibilizzare, formare, parlare, anche quando è scomodo, è già prevenzione.
Se stai attraversando un momento difficile, o sei preoccupato per qualcuno vicino a te, non aspettare.
🟡Telefono Verde Suicidio ISS: 800 011 110
Gratuito, attivo tutti i giorni
🟡Telefono Amico Italia: 02 2327 2327
Tutti i giorni dalle 10 alle 24
🟡Per under 18 — Telefono Azzurro: 114
Attivo 24 ore su 24, anche via chat su www.114.it

Percorso Gravidanza GratuitoIl Consultorio AIED Milano offre un percorso gratuito di accompagnamento alla maternità: vis...
04/09/2026

Percorso Gravidanza Gratuito
Il Consultorio AIED Milano offre un percorso gratuito di accompagnamento alla maternità: visite ostetriche e ginecologiche, colloqui psicologici, consulenza sociale e pedagogica, dalla gravidanza al post-parto.
Rivolto a donne in gravidanza, neomadri e coppie con neonato, anche in situazioni di vulnerabilità.
Sono inclusi anche gruppo gravidanza, spazio allattamento, massaggio infantile e una prima visita domiciliare dopo il parto.
📅 Da settembre a dicembre 2026
📍 Consultorio AIED Milano, Via Vitruvio 43
🆓 Completamente gratuito
Per informazioni:
📞 02 66714156
✉️ [email protected]

Legami 2.0: sessualità e affettività oltre lo schermoL'adolescenza è un tempo di scoperta e di costruzione dell'identità...
01/09/2026

Legami 2.0: sessualità e affettività oltre lo schermo
L'adolescenza è un tempo di scoperta e di costruzione dell'identità, anche attraverso la sessualità e le relazioni. Oggi però i nostri figli crescono in un mondo digitale ricco di opportunità, ma anche di complessità. Come possiamo accompagnarli in questo percorso?
Il Consultorio AIED Milano propone due serate psico-educative dedicate ai genitori di adolescenti (11-19 anni): uno spazio per confrontarsi, condividere dubbi e risorse, e riflettere insieme su ciò che cambia… e su ciò che resta.
📅 Due incontri: venerdì 11 settembre e giovedì 15 ottobre, dalle 18:30 alle 20:00
📍 Consultorio AIED Milano, Via Vitruvio 43
👥 Da un minimo di 8 a un massimo di 20 partecipanti
🆓 Partecipazione gratuita previa iscrizione
Per informazioni e iscrizioni:
📞 02 66714156
✉️ [email protected]

RED - Domee Shi, 2022Toronto, primi anni Duemila. Mei ha tredici anni, voti perfetti e un ruolo impeccabile di figlia de...
31/08/2026

RED - Domee Shi, 2022
Toronto, primi anni Duemila. Mei ha tredici anni, voti perfetti e un ruolo impeccabile di figlia devota nella sua famiglia sino-canadese, guidata da una madre amorevole quanto onnipresente. Una mattina si sveglia trasformata in un gigantesco panda rosso: succede ogni volta che le emozioni la travolgono. Scoprirà che è un tratto che riguarda tutte le donne della sua famiglia, e che esiste un rituale per liberarsene per sempre. Ma tra le amiche del cuore, il primo concerto dei 4*Town e i primi turbamenti, Mei non è sicura di volerlo fare.
☑️Perché lo consigliamo?
Perché è una delle metafore più riuscite dell'adolescenza: il panda rosso è tutto ciò che esplode a quell'età, la rabbia, il desiderio, l'imbarazzo, un corpo che cambia e non risponde più agli ordini. Il film ha anche il merito raro di parlare apertamente di pubertà e ciclo mestruale, senza vergogna e con ironia, offrendo a genitori e figli un aggancio prezioso per farlo anche a casa. Al centro c'è il conflitto tra lealtà familiare e ricerca di sé: Mei ama sua madre e teme di deluderla, ma crescere richiede di differenziarsi, e deludere le aspettative di chi amiamo è a volte il prezzo dell'autenticità. La scelta finale di Mei, tenersi il suo panda invece di sigillarlo, dice qualcosa di importante sulle emozioni: reprimerle le rende ingovernabili, integrarle le trasforma in energia vitale. Bellissimo anche il ritratto dell'amicizia come regolatore emotivo: sono le amiche il porto sicuro che aiuta Mei a contenere il panda. E dietro la madre severa c'è una figlia che a sua volta non si è sentita all'altezza: i mandati si tramandano, finché qualcuno non li trasforma. Perché crescere non significa mettere in gabbia ciò che si sente, ma imparare a danzarci insieme.

Indirizzo

Via Vitruvio, 43
Milan
20124

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 17:00
Martedì 09:30 - 17:00
Mercoledì 09:30 - 17:00
Giovedì 09:30 - 17:00
Venerdì 09:30 - 14:00

Telefono

+390266714156

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