28/07/2026
https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=19219
Il 18 giugno 2026 due iniziative distinte convergono sullo stesso obiettivo: estendere la libera professione a tutte le professioni sanitarie non mediche del servizio pubblico, eliminando l'autorizzazione preventiva dell'ente di appartenenza.
La prima è la proposta di legge al Parlamento approvata dalla maggioranza del Consiglio regionale della Lombardia. La seconda è una petizione alla Camera del Presidente della Federazione degli Ordini TSRM e PSTRP, presentata a titolo personale ma su carta intestata dell'Ordine e rilanciata dai suoi canali.
Il meccanismo è tecnico e per questo passa poco osservato. Si aggiunge un articolo alla L. 251/2000: le incompatibilità previste dalla L. 412/1991 e dal D.Lgs. 165/2001 restano scritte nei testi e diventano inerti nei fatti. La deroga introdotta con l'emergenza Covid (DL 127/2021), oggi in vigore fino al 31.12.2027, diventerebbe permanente.
Sul conflitto di interessi resta una formula generica, rinviata alle Regioni. Un caso concreto misura la distanza tra la formula e la realtà: i tecnici della prevenzione delle ASL esercitano vigilanza sulle stesse strutture sanitarie presso cui potrebbero lavorare in libera professione. Per quelli con funzioni di sicurezza sul lavoro la consulenza è vietata dall'art. 13 comma 5 del D.Lgs. 81/2008.
La motivazione dichiarata dai proponenti è la riduzione delle liste d'attesa. Le liste d'attesa nel servizio pubblico hanno cause documentate: blocco delle assunzioni, riduzione degli organici, retribuzioni ferme. Un infermiere italiano percepisce 45.454 dollari lordi l'anno, la media OCSE è 62.128. Lo stesso DDL governativo sulle professioni sanitarie parte dalla constatazione opposta a quella dei proponenti: considera la crescente preferenza per la libera professione un problema da correggere, non uno strumento da estendere. La Corte dei conti, esaminando la Lombardia, indica l'aumento delle retribuzioni pubbliche come la leva per rendere competitivo il lavoro nel settore pubblico.
Restano fuori dal perimetro delle due proposte i nodi che i professionisti sanitari pongono da anni: assunzioni, adeguamento stipendiale, organizzazione del lavoro, contratto unico per sanità pubblica e privata.
L'analisi completa del Consiglio Direttivo di Medicina Democratica è qui: https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=19219
Se lavori nel servizio sanitario pubblico, il testo riguarda direttamente il tuo inquadramento. Fallo leggere ai colleghi.