28/09/2026
«Ogni cosa che fa il Potere del Mondo è fatta in cerchio.»
Sono parole attribuite ad Alce Nero, sciamano Lakota.
Il cerchio è ovunque intorno a noi: nel Sole e nella Luna, nel ritorno delle stagioni, nei ritmi della natura e, simbolicamente, nel ciclo stesso della vita.
Mandala è una parola sanscrita che significa cerchio, centro, circonferenza. Pur essendo legato soprattutto alle tradizioni induista e buddhista, il simbolo del cerchio attraversa l’intera storia dell’umanità: compare nei graffiti preistorici, nei riti, nell’architettura sacra, fino ai rosoni delle cattedrali gotiche.
Perché l’essere umano ne è così attratto? Perché il cerchio ha un centro. E il centro rappresenta il punto fermo attorno al quale è possibile ricostruire un ordine.
Carl Gustav Jung fu tra i primi, in Occidente, a studiare il mandala dal punto di vista psicologico. Osservò che le persone tendono a produrre spontaneamente forme circolari organizzate attorno a un centro, e che queste immagini si trasformano insieme al loro stato interiore. Per Jung il mandala divenne così il simbolo della ricerca di unità, equilibrio e integrazione della persona.
Nei momenti di difficoltà, come una malattia, una perdita o un grande cambiamento, la vita può sembrare priva di ordine e di direzione. Disegnare, colorare o anche solo contemplare un mandala diventa allora un gesto di raccoglimento: l’attenzione rallenta, il rumore esterno si attenua e la mente torna verso il proprio centro.
Il mandala non cura una malattia e non sostituisce alcuna terapia. È però uno strumento prezioso per accompagnare la persona nel recupero di uno spazio interiore, nella meditazione e nell’espressione delle emozioni.
Perché, quando tutto intorno a noi è in movimento, non serve fermare il mondo.
Serve ritrovare il proprio centro.