24/08/2026
Pensare il tempo in modo ciclico significa cambiare completamente prospettiva.
Nella cosmologia indiana troviamo sistemi di misurazione che vanno dal tempo della vita quotidiana fino a cicli cosmici di dimensioni difficili persino da immaginare.
La tradizione purāṇica descrive quattro grandi ere: Kṛta (o Satya), Tretā, Dvāpara e Kali Yuga. Insieme formano un Mahāyuga, della durata tradizionale di 4.320.000 anni umani.
E il ciclo continua ad ampliarsi.
Mille Mahāyuga costituiscono un Kalpa, equivalente a 4,32 miliardi di anni e definito un “giorno di Brahmā”. A questo segue una notte di uguale durata, al termine della quale ha inizio un nuovo ciclo di manifestazione.
Creazione, permanenza e dissoluzione non vengono quindi pensate come eventi unici e irripetibili, ma come parti di ritmi cosmici immensamente più grandi della singola esistenza.
Anche l'essere umano si colloca all'interno di una visione ciclica: saṃsāra è il ciclo di nascita, morte e rinascita; mokṣa, invece, indica la liberazione da questo ciclo.
Dal giorno e dalla notte fino alle grandi ere cosmiche, ritroviamo così una stessa intuizione: il tempo procede per cicli, trasformazioni e ritorni.
Il tempo ritorna, ma non si ripete mai allo stesso modo.