12/10/2026
Il presidente Trump ha autorizzato la fucilazione esibita in streaming dell’ex maggiore Nidal Malik Hasan, responsabile della strage del 2009 nella nella base militare di Fort Hood in Texas.
Questa questione della vendetta di stato, che può apparire principalmente un problema di natura sociale e politica, è cruciale anche per quanto riguarda il funzionamento psichico.
L’odio è una passione umana, una delle passioni più forti e più difficili da controllare.
Nell’essere umano la percezione di aver subito un torto può essere scatenata da fatti gravi (come il caso della sparatoria nella base miliatare americana) ma anche da futilità, perché il valore che attribuiamo a ciò che ci destabilizza è del tutto personale e frutto delle esperienze che ci hanno forgiato durante la nostra maturazione psichica.
Nel corso della crescita è dunque fondamentale acquisire in primis una capacità di riconoscimento del proprio odio e secondariamente quella di decentramento rispetto a esso.
Una persona mediamente equilibrata infatti non è immune dalla passione dell’odio, ma è in grado di metterla a fuoco e di capirne le motivazioni profonde, di natura squisitamente personale.
Tale postura può proteggere dai passaggi all’atto vendicativi, conseguenza dell’accecamento a cui sospinge l’odio.
Quando predomina questa forma mentis l’esistenza della legge, amministrata nel reale da parte dello stato, fa sentire i suoi effetti prima di tutto all’interno del soggetto.
L’interiorizzazione della legge, che contiene l’odio e impedisce il suo debordare nella vendetta privata, infatti non si limita ad una mera obbedienza a un principio esterno.
Il significato più profondo della “Legge dentro di me” ammette che si possa provare odio ma pone la questione del perché. Rimette cioè la questione che suscita la passione distruttiva all’interno della psicologia individuale, consentendo quindi di lasciar perdere l’oggetto esterno.
L’illusione che la distruzione del colpevole possa dare pace viene così sconfitta. Anche eliminando l’altro, anche togliendolo di mezzo i fatti non possono essere cancellati e tantomeno l’effetto che questi fatti hanno avuto su di noi.
Anzi, come insegnano i miti greci, dopo un atto di giustizia privata si può perfino scivolare in una condizione di ossessionepersecutoria. Non è solo un rimorso, un moto della coscienza risvegliata, ma anche un vero e proprio ritorno del nemico che si sperava di silenziare tramite l’azione aggressiva.
L’altro non lo possiamo mai eliminare del tutto, perché da un certo punto in poi esso è un fantasma, ovvero una proiezione dei nostri traumi, delle nostre ferite nascoste, perfino di tratti irrisolti e non riconosciuti in noi stessi.
Scopri la psicologia dell'odio e perché la vendetta non porta mai giustizia. Un'analisi emotiva su traumi, interiorizzazione della legge e pace interiore.