Silvano Tramonte

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24/03/2026

Una lucidissima analisi del Procuratore capo di Napoli Nord. Magistrato straordinario e persona di grande cultura, tratta dal profilo dell'Avv. Gennaro Iannotti.

Questo referendum non sarà un tornante banale; molto potrà cambiare, dentro e fuori la magistratura.
Ma, intanto, molto è già cambiato.
Il clima referendario ha innanzitutto reso evidente quello che le rilevazioni sociologiche davano già per acquisito, e cioè che nel corpo sociale è venuta ridimensionandosi progressivamente la cifra di autorevolezza della magistratura, percepita sempre più come un soggetto non più super partes ma portatore di una propria visione politica, con le conseguenze, in termini di contrazione dell’indice di affidabilità, oramai a tutti note.
La battaglia referendaria si è incentrata non tanto sulle questioni oggetto della riforma, quanto sul ruolo stesso della magistratura e sul rapporto fra quest’ultima e gli altri poteri, con ciò confermando di per sé un dato anomalo, e cioè l’oggettiva sovraesposizione del potere giudiziario, avvertito, a torto o a ragione, come protagonista della scena politica.
Non è un caso se questo referendum ha assunto una portata socialmente divisiva che rievoca altri che hanno segnato la storia del nostro Paese.
L’avere, inoltre, accettato, da parte della magistratura, specialmente quella associata, di trattare i temi della riforma non tanto per il testo quanto per il contesto, ha finito per ratificare la collocazione della magistratura su un terreno sempre più estraneo alla sua costitutiva dimensione di interprete equanime della norma.
Anche il registro comunicativo ed i toni usati non si sono differenziati da quelli utilizzati dagli altri attori partitici.
E non vi è dubbio che, al di là delle buone intenzioni dei tanti che si sono spesi nell’agone referendario, gli accenti ultimativi, quasi apocalittici, della chiamata a raccolta, sono apparsi più come la strenua conservazione di una posizione di potere che come la difesa autentica di un assetto costituzionale (che peraltro la stessa magistratura aveva contribuito a cambiare, basti pensare al principio del giusto processo).
Comunque vada il referendum, ci sarà pertanto da ricostruire.
In primo luogo, ci sarà da ricostruire un rapporto con tutta quella parte del corpo sociale che, al di là delle invettive e degli anatemi, delle squalifiche etiche e delle sbrigative denigrazioni, rappresenta comunque una buona fetta di destinatari della risposta di giustizia. E che se avranno votato per la riforma, è ben possibile che lo avranno fatto non solo per disciplina di partito o per soggezione a vincoli di affiliazione. Ma per ben più serie ragioni.
Ci sarà da ricostruire (o meglio, da recidere) anche il rapporto con coloro che avendo guidato la battaglia contro la riforma, si aspetteranno magari di ricevere in cambio un sostegno dalla magistratura in un conflitto ben più impegnativo, quello cioè contro un governo da disarcionare.
Ci sarà da ricostruire il rapporto anche con i non pochi magistrati che, senza esporsi, confidavano nell’approvazione della riforma, come occasione per una scossa interna, come speranza di cambiamento (peraltro, già pronunciandosi in tal senso in un referendum indetto dalla magistratura associata).
Ci sarà, in definitiva, da ricostruire e tanto, quando, ad urne chiuse, riemergeranno, in tutta la loro drammaticità, le criticità che affliggono una risposta di giustizia avvertita, e non da adesso, come inadeguata e terribilmente distante dal comune sentire. E non solo per carenza di risorse materiali, quanto soprattutto per una eclissi morale.
E sia che sarà passata la riforma, sia che sarà stata bocciata, non vi è dubbio che sarà la magistratura a pagare il conto più salato e dovrà necessariamente prendere atto della ineludibilità di un’inversione di rotta.
Non basteranno rimedi approssimativi nè mozioni congressuali.
Occorrerà attingere alle ragioni più profonde del rendere giustizia, riscoprire il senso del limite, riassumere un respiro istituzionale, abbandonare malintesi atteggiamenti elitari, rimettere al centro la persona e i suoi diritti.
Se in questo la magistratura avrà coraggio, ne guadagnerà in stima e prestigio.
Potrà svolgere il suo insostituibile ruolo di tutore delle regole, senza apparire come usurpatore di poteri altrui.
E se lo farà non vergognandosi dell’inevitabile imperfezione dell’umano, avrà sicuramente il sostegno che si accompagna ad ogni sacrificio disinteressato.
Non è semplice la risalita.
E non è piacevole ritrovarsi fra le macerie.
Abbiamo però un patrimonio cui attingere, di ideali e di esempi.
È tempo di onorarlo.
Domenico Airoma

24/03/2026
24/03/2026

Che i cittadini italiani non si lamentino più!Vadano in galera tranquilli,sereni e contenti perché ce li ha mandati una magistratura che da sempre ci riserva giustizia,equilibrio e rispetto. Vadano contenti,grati e fiduciosi direttamente a giudizio perché nel 50% dei casi saranno assolti anche se saranno stati massacrati da custodie cautelari ed avranno visto distrutta la famiglia e perso lavoro,beni,imprese. Vadano giulivi,fiduciosi,pazienti nelle belle nostre carceri dove si sta benissimo,a parte vivere dieci in quattro metri per quattro,con un bugliolo in comune ed in continua esposizione a trattamenti non proprio rispettosi della dignità delle persone.Si prendano con rassegnazione e umiltà condanne incomprensibili basate su dichiarazioni di pentiti inattendibili e non riscontrate che vengono raccolte promettendo soldi e impunità. Si rivolgano tutti questi cittadini ai pubblici ministeri imparziali e con la cultura della giurisdizione perché da loro riceveranno aiuto,soddisfazione e comprensione. I cittadini italiani non si rivolgano più agli avvocati per cercare di uscire di galera o per essere assolti perché deve bastare la grande fiducia che oggi hanno manifestato nei confronti del sistema giudiziario,fatto di pubblici ministeri e giudici che possono fare tutto da soli perché espressione di uno Stato pienamente rispettoso dei cittadini che sbagliano, come e’ accaduto con le torture carcerarie di Santa Maria Capua Vetere e con ergastolani usciti dal carcere dopo vent’anni perché ritenuti innocenti

24/03/2026

Possiamo toccare con mano come il progetto di una federazione europea sia soltanto il sogno bagnato del globalismo finanziario e non un progetto sensato che avrebbe bisogno semmai di una struttura profondamente diversa. La Spagna infatti ha negato agli Usa le sue basi per le operazioni che riguardan...

Indirizzo

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Giovedì 11:00 - 19:00

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