24/08/2026
🐴 𝐁𝐎𝐉𝐀𝐂𝐊 𝐇𝐎𝐑𝐒𝐄𝐌𝐀𝐍: 𝐕𝐄𝐑𝐆𝐎𝐆𝐍𝐀 𝐄 𝐂𝐎𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐀 𝐑𝐈𝐏𝐄𝐓𝐄𝐑𝐄
BoJack Horseman sa di stare sbagliando. Lo sa benissimo.
Sa quando sta ferendo qualcuno. Sa quando sta rovinando una relazione. Sa quando sta scegliendo ancora una volta la fuga, l’alcol, il sarcasmo, l’autosabotaggio. E proprio questo lo rende doloroso.
BoJack non è cieco. È prigioniero.
Desidera essere amato, ma spesso si comporta come se dovesse dimostrare che amarlo è impossibile. Cerca qualcuno che resti, ma poi fa di tutto per farlo andare via. Vuole cambiare, ma ritorna spesso nello stesso punto: colpa, vergogna, fuga, distruzione.
𝗦𝗶𝗴𝗺𝘂𝗻𝗱 𝗙𝗿𝗲𝘂𝗱, fondatore della psicoanalisi e uno dei padri della Psicologia del Profondo, chiamava questo movimento 𝘤𝘰𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢 𝘳𝘪𝘱𝘦𝘵𝘦𝘳𝘦.
Non ripetiamo sempre ciò che ci piace. A volte ripetiamo ciò che conosciamo. Anche quando ci fa male. Anche quando promettiamo che sarà l’ultima volta. Anche quando una parte di noi sa già come andrà a finire.
La coazione a ripetere è il dolore che non riesce ancora a diventare memoria. Così torna come scena, scelta, legame, gesto, errore.
BoJack sembra vivere proprio lì. Non ripete perché non capisce.
Ripete perché una parte di lui sembra credere che quello sia il solo finale possibile.
Qui entra la vergogna. Non la colpa, che dice: “ho fatto qualcosa di male”. Ma la vergogna più profonda, quella che dice: “sono io il male”.
𝗠𝗲𝗹𝗮𝗻𝗶𝗲 𝗞𝗹𝗲𝗶𝗻, psicoanalista austro-britannica e una delle grandi autrici della Psicologia del Profondo, ha mostrato quanto il mondo interno possa diventare abitato da accuse, persecuzioni, fantasie di cattiveria e indegnità.
Quando la colpa può essere pensata, può aprire alla riparazione. Quando invece diventa persecuzione interna, schiaccia.
Non dice: “hai ferito qualcuno, puoi provare a riparare”.
Dice: “sei fatto così, rovinerai tutto, non meriti amore”.
E allora la ripetizione diventa quasi una conferma.
BoJack sbaglia e sembra dire a se stesso: 𝘷𝘦𝘥𝘪? 𝘈𝘷𝘦𝘷𝘰 𝘳𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰.
Succede con Diane. Lei è una delle poche persone che lo vede davvero, senza idealizzarlo e senza volerlo salvare. Proprio per questo BoJack la cerca e insieme la respinge: perché essere visti può fare paura quasi quanto essere abbandonati.
A volte continuiamo a sbagliare non perché non sappiamo cosa sarebbe giusto, ma perché non riusciamo a credere di poter abitare una storia diversa.
Per questo BoJack fa ridere, ma lascia addosso qualcosa di amaro.
Perché ci mostra quanto sia difficile uscire da una vergogna che è diventata identità.
La ripetizione comincia a incrinarsi solo quando riusciamo a vedere il copione mentre lo stiamo recitando.
E forse il contrario della vergogna non è sentirsi innocenti.
È poter dire: ho fatto male, ma non sono solo il male che ho fatto.
𝗚𝘂𝗮𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮.
𝗦𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗿𝗹𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗰𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲, 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼.
𝗗𝗼𝘁𝘁. 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 🌒