22/07/2026
Namaste, il saluto che unisce i cuori.
In oriente il saluto più diffuso si esegue appoggiando, delicatamente, i palmi delle mani, uniti, al petto, vicino al cuore, e piegando leggermente la testa in avanti.
In India, questo stesso gesto, viene accompagnato dalla parola namaste ed il suo significato più profondo si può tradurre come: “mi inchino alla scintilla divina che è in te”, mentre la traduzione letterale è “mi inchino a te”.
L’atto di salutare viene defito namaskar ed è al contempo un mantra, un mudra e una contemplazione. Dipende dalla consapevolezza individuale riuscire a trasformare un atto spontaneo come il salutare in una preghiera, una meditazione e nel supremo riconoscimento della luce interiore.
Le mani giunte nel cuore, rappresentano l’unione della dualità che si realizza nel cuore, l’unione di Spirito e materia, del Sé e del non sé. La realizzazione della vera Natura permette di riconoscere l’altro per quello che è veramente, di inchinarsi alla sacralità della vita stessa che nell’Advaita Vedanta e nello Yoga viene definita Paratma.
Nel caso di un Namaste che voglia esprimere una venerazione particolarmente sentita si pronuncia mentre si porta le dita dei palmi uniti alla fronte, dove si trova a livello sottile il terzo occhio. Invece un Namaste pronunciato portando i palmi della mano sopra la testa, appena sopra il chakra della corona è riservato all’Assoluto e al più santo dei Guru.
Qualunque forma di namaste praticheremo con consapevolezza, una volta eseguito non saremo più gli stessi, la leggerezza del gesto ci immergerà con delicatezza nel flusso della vita.
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