Marcello Florita Psicoterapeuta

Marcello Florita Psicoterapeuta Psicologo, Psicoterapeuta Psicoanalista relazionale, riceve a Milano in zona Missori e Conciliazione

Sono uno Psicologo e Psicoterapeuta ad indirizzo analitico relazionale. Autore di numerosi pubblicazioni scientifiche internazionale e nazionale, e di due saggi sulla psicoanalisi ("L'intreccio" e "Alice, il porcospino e il fenicottero"). Svolgo principalmente l'attività libero professionale in vari studi e sono consulente dell'Ospedale San Raffaele. Visita il mio sito per visionare il mio CV e ra

ccogliere altre informazioni. http://www.marcelloflorita.it/Psicologo_Milano/Psicologo_Milano_Curriculum.html

Il dolore è cosí - oh, fa sentire talmente soli; è questo che lo rende terribile, secondo me. E come scivolare giú per l...
24/08/2026

Il dolore è cosí - oh, fa sentire talmente soli; è questo che lo rende terribile, secondo me. E come scivolare giú per la facciata di un lunghissimo palazzo di vetro mentre nessuno ti vede.
(“Oh William” di E.Strout)

Spesso si pensa che il dolore unisca, avvicini, consolidi. Talvolta è così intimo e personale, attingendo ogni lacrima dalle proprie radici, che avviene esattamente il contrario: ci fa catapultare improvvisamente nell’esperienza di essere unici detentori della nostra esperienza e vita, cioè soli.

"SmartLove o SmartPhone? L'impatto del digitale dal concepimento ai primi anni di vita". L'uso dell'Iphone nell'infanzia...
20/08/2026

"SmartLove o SmartPhone? L'impatto del digitale dal concepimento ai primi anni di vita".
L'uso dell'Iphone nell'infanzia, l'intelligenza artificiale nel concepimento, l'impatto dei social media sulla neogenitorialità, questo e molto molto altro.
Il 24 ottobre 2026 ci sarà la nuova edizione del Convegno Internazionale di Psicologia Perinatale creato da me e organizzato da SpazioIris in collaborazione con l'Area Perinatale SIPRe Milano..

Ci saranno ospiti d'eccezione come Giuseppe Lavenia, Dana Suskind, Claudia Ravaldi, Livio Provenzi, Claudia Proserpio ed altri autori di caratura internazionale.


SIPRe - Società Italiana Psicoanalisi della Relazione Spazio IRIS

E mentre viaggiavamo all'improvviso ho riprovato la sensazione di quanto potesse essere orribile a volte essere sposata ...
08/08/2026

E mentre viaggiavamo all'improvviso ho riprovato la sensazione di quanto potesse essere orribile a volte essere sposata con William: una confidenza reciproca spessa da tagliarla col coltello, nella stanza, da sentirsi la gola chiusa e le narici praticamente otturate da tutto quello che sapevamo l'uno dell'altra - l'odore dei pensieri, la cognizione di ogni parola pronunciata, il moto lieve di un sopracciglio che si solleva appena, l'inclinarsi impercettibile del mento; nessun altro al mondo avrebbe saputo che cosa voleva dire; ma era impossibile vivere in quel modo ed essere persone libere. Impossibile. L'intimità era diventata una cosa spaventosa.(...) Si è abbandonato di fronte a me.- Andiamo, dai, Lucy, - ha detto. Aveva il sole negli occhi, mi sono alzata e ho tirato le tende.- Accidenti, mi fai proprio morire tu, - ho detto, mentre mi risedevo.E a quel punto si è rattristato. - Scusa, - ha detto.L'ho guardato coi gomiti puntati sulle ginocchia, e gli occhi fissi al pavimento. E ho pensato: Ma tu chi sei, William? ("Oh William" di E.Strout)

La grande vicinanza talvolta ci dà la sensazione di conoscere tutto dell'altro, sentiamo l'odore di ogni pensiero, fino al punto di avere le narici otturate. Quella sensazione ottunde ogni scambio, ci intrappola dentro la coppia. Ma, quando torniamo a osservare veramente l'altro, come spesso accade fuori dal nostro contesto o dopo un evento importante - come la nascita di un figlio - non è raro scoprire che in fondo permane quella domanda disarmante: "Ma tu chi sei?".

Ho navigato tra le pagine di questo romanzo entrando in contatto con un mare di emozioni, ho letto col fiato corto, in a...
03/08/2026

Ho navigato tra le pagine di questo romanzo entrando in contatto con un mare di emozioni, ho letto col fiato corto, in apnea fino a commuovermi, la scrittura fluida e autentica facilita la comprensione di un vissuto emotivamente così complesso. È un romanzo che a mio avviso offre la possibilità ai “genitori prematuri” di sentire riconosciuto il loro vissuto attraverso le parole di un uomo/padre. Florita in queste pagine ci regala un’immagine umana del terapeuta che a mio avviso è fondamentale per comunicare la vicinanza che accomuna tutti noi nei momenti di forte dolore. Un romanzo autentico, coraggioso e di grande rispetto verso il tortuoso percorso dei genitori nati prematuramente.

Ringrazio Tiziana Lionetti per la recensione a “Come Respira una Piuma” . E’ sempre sorprendente scoprire come il mio romanzo continua a viaggiare in giro per l’Italia.

“Di tutte le cose abbandonate sul pavimento le scarpe sono le più commoventi. Rovesciate su un lato, oppure rimaste drit...
30/07/2026

“Di tutte le cose abbandonate sul pavimento le scarpe sono le più commoventi. Rovesciate su un lato, oppure rimaste dritte ma rivolte in direzioni opporte, oppure lasciate ad affiorare su mucchietti di biancheria, sempre lontane l’una dall’altra. (...) Più spesso isolate, come spesso si trovano nei parcheggi, sui marciapiedi, e ci si chiede chi se ne sia sbarazzato e perché. A differenza degli altri capi d’abbigliamento, diventati forme astratte, le scarpe sono l’unico elemento della foto che conserva la foto di una parte del corpo. Che realizza meglio la presenza in quel momento. L’accessorio più umano. (...) Alla fine questa immagine serba in sé i limiti del nostro progetto: là dove prevale la ricerca estetica, il senso viene a mancare”. (“L’uso della foto” di A. Enraux).

In questo magico romanzo della Ernaux ogni foto apre un capitolo, ogni foto racconta un incontro, la passione, la vita e la morte. Ogni foto è un istante di realtà, senza alcuna ricerca estetica, ma saturo di sensi.

"Claudia scrive ti amo ma potrebbe volere soltanto, che so, il tuo orecchino, la tua camicia blu, il tuo modo di scherza...
27/07/2026

"Claudia scrive ti amo ma potrebbe volere soltanto, che so, il tuo orecchino, la tua camicia blu, il tuo modo di scherzare o di mettere il muso, insomma una cosa tua qualsiasi che, sul momento, nè il mio amico Alberto e nemmeno la piccola Abigal hanno da offrire. Perciò attenzione, negli ultimi cento anni abbiamo ecceduto un po' col desiderio. Ci si sbraccia come se fosse chissacché e poi si scopre che è soprattutto abbaglio e confusione. (...) A conti fatti, pensai, io la voglio perchè lei mi vuole, Claudia è il piede fermo del compasso, per parte mia mi limito a ruotare. MA lei sta bene come sta, io sto benissimo come sto, io che so fin dall'inizio di essere arrivato a questo punto solo per non aver saputo dire: ho sbagliato destinatario, io che sono adesso pura reattività sessuale a uno stimolo occasionale". (Destinazione Errata di D.Starnone).

Spesso, soprattutto dopo la nascita di un figlio, le coppie faticano. Lo stare insieme schiacciato sotto i pesi dell'amore e delle responsabilità genitoriali, e da tonnellate di faccende pratiche perde vigore. Perde la bussola. E' in questo contesto che arrivano i desideri divampanti: talvolta di una camicia blu, altre di un muso o di un orecchino. Sono una calamita, una spinta, una direzione. Ci attivano, muovono, anche questo si sta bene dove si sta. Certo, non più bene come prima, ma forse è proprio lì che potremmo concentrare i nostri sforzi. Lì, dove non c'è una pulsione forte, dove ci sono energie dilapidate, ma c'è la possibilità di stare semplicemente bene. Quel desiderio, si sbraccia, divampa, ma talvolta è solo un abbaglio che ci fa sbagliare destinatario.

Avete mai visto un pesce civetta? Beh, se parliamo del funzionamento umano, bisogna passare anche da qui. Chi ama nuotar...
07/07/2026

Avete mai visto un pesce civetta? Beh, se parliamo del funzionamento umano, bisogna passare anche da qui. Chi ama nuotare in mare sa che è un'occasione unica per rilassarsi, osservare e lasciarsi sorprendere dall'universo sottomarino. La maschera è uno schermo in 3D che apre una finestrella su un altro mondo: attenua gli altri sensi, aumentando il focus. È così che, in mezzo alla sabbia, ho incontrato questo pesce. Da lontano assomiglia a una gallinella di mare, con cui è imparentato. Peccato che, quando ci si avvicina, apra due magnifiche ali con un bordo fluorescente. Le ali sono così ben fatte che sembra di osservare quelle di una civetta, e da qui deriva il nome. "Ali" simili in animali così lontani? Questo fenomeno è detto convergenza evolutiva. Significa che linee evolutive distanti, il pesce e la civetta sono un esempio, sviluppano caratteri simili se sottoposte a pressioni selettive. Stiamo dicendo che il pesce civetta è un pesce volante? Nonostante abbia delle pinne alate, non vola. Anzi, vive sul fondale grattando la sabbia. Civetta e pesce civetta utilizzano strutture molto diverse tra loro che, quando vengono aperte, producono un effetto simile: far apparire l'animale improvvisamente più grande e scoraggiare un potenziale predatore. Cosa ci racconta di psicologia? Il pesce civetta ci ricorda una cosa cruciale in noi umani. Non sempre ciò che vediamo a livello di comportamento-risposta o di caratteristiche di una persona, ha dietro una funzioni o motivi banali. Le ali non servono sempre per volare, l'aggressività non sempre è per attaccare (ma spesso per difendersi), la bellezza non sempre è per sedurre (ma talvolta per nascondersi), il vantarsi non è sempre per sicurezza (ma, talvolta, per cercare conferme). Esiti simili non derivano necessariamente dalle stesse cause, questo è la fortuna di noi esseri umani, altrimenti saremmo tutti tremendamente uguali! Ed ora, quando incontrerete un pesce civetta, ricordatevi che se volete vederne le ali, dovete immergervi e andargli incontro. Ogni volta che si vuole conoscere profondamente l'altro, bisogna avvicinarsi un po'.

Anche gli operatori soffrono per un lutto perinatale? Qualche settimana fa ho svolto la lezione del corso di Alta Formaz...
12/06/2026

Anche gli operatori soffrono per un lutto perinatale? Qualche settimana fa ho svolto la lezione del corso di Alta Formazione in SIPRe - Società Italiana Psicoanalisi della Relazione Spazio IRIS nell’ospedale Sant’Anna di Torino.
Ci siamo confrontati con infermiere, musicoterapeute, neonatologi e fisioterapisti; abbiamo osservato neonati prematuri, e genitori prematuri, culle in isolamento e alcune vuote.

Così, durante la lezione, ci siamo soffermati sui dolori in Terapia Intensiva Neonatale; quelli noti dei genitori e quelli celati degli operatori.
Cosa porta al distacco degli operatori? Cosa al ? Il dolore è sicuramente uno snodo cruciale. Coesistere con alcuni dolori è arduo, e la fuga, nell’indossare camici che diventano armature, o l’iperinvestimento sono due esiti opposti da origini simili. Ci chiedevamo, come mai per gli operatori i dolori del parto, della nascita o delle terapie intensive sono più tollerabili rispetto a quello del . La chiave sta nel nostro bisogno di un senso e di uno scopo. Mentre i primi dolori hanno lo scopo di far partorire, guarire o migliorare, il secondo è un dolore cieco. Non ha uno sguardo che mira ad una meta. Non ha un senso, uno scopo o un fine. E’ solo dolore. E noi, quanto siamo in grado di stare nel dolore per quello che è, senza funzioni o finalità? Il “perché” di un dolore e’ come se ci donasse un luogo dove depositarlo, evitando di farlo proprio e che ci invada profondamente.

Ringrazio la fantastica equipe della TINO del Sant’Anna di Torino. Sempre magico vedere che nei reparti prevalgono il cuore e la passione (che non è disincarnata dalla competenza) ai protocolli! Ringrazio il meraviglioso gruppo classe del master.
E’ incredibile pensare che queste riflessioni sono nate all’interno di un scambio, e una condivisione di dolori, con le giovanissime future ostetriche dell’Università Vita&Salute San Raffaele. Anche grazie a loro costruiremo reparti più umani!

Da piccolo pensavo che esistessero stelle che si potevano toccare, tenere sul palmo della mano. Le lucciole erano quelle...
19/05/2026

Da piccolo pensavo che esistessero stelle che si potevano toccare, tenere sul palmo della mano. Le lucciole erano quelle stelle volanti, che mi facevano sentire un po' più grande al cospetto del mondo. Così quando incontrai un documentarista lo inondai di domande. Ciò che mi raccontò mi stupì all'epoca e mi fa riflettere oggi. Le lucciole sono coleotteri che usano un sistema di comunicazione luminoso. Il loro lampeggio serve per scegliere il partner. La femmina sta a terra, mentre il maschio vola emettendo segnali luminosi intermittenti. Ogni tanto la femmina viene attratta dai lampi del maschio e risponde ai segnali. Da lì parte una comunicazione Morse, che talvolta porta alla scelta definitiva. La femmina sceglie i lampi guardando intensità della luce, frequenza o qualità. Non sceglie per forza chi ha segnali simili, chi ha lo stesso ritmo, ma chi si attaglia più a lei in quel momento (all'interno della sua specie). Una volta scelto, il botta e risposta di lampi permette al maschio di localizzarla e incontrarla. Quando s'incontrano spengono le luci.
Perché parlare delle lucciole? Beh, credo che siano un esempio potentissimo sul come si sceglie il partner. Spesso non si sceglie chi ha le nostre stesse frequenze o qualità , ma solo chi in quel momento si attaglia di più a noi nel suo essere. La frequenza e intensità che funziona di più quel "giorno". Non c'è un partner perfetto a priori, o un modo di lampeggiare giusto, ma l'incontro tra luci diverse. Non esiste una mezza mela perfetta. Nel conoscerci noi tutti emettiamo segnali e riceviamo segnali; quei segnali ci permettono di scegliere, anche se non in piena coscienza, il partner per i lampeggii che riteniamo giusti per le nostre frequenze. L'altro non ha la luce perfetta, né quella che ci toglierà dal buio (o ci renderà più luminosi); tutti noi abbiamo luci.
Ed in ultimo una lezione fondamentale nell'epoca dei social. Quando le lucciole si scelgono, si ritrovano a terra, entrano in intimità e spengono le luci. Basta lampi sotto gli sguardi indiscreti. L'intimità è un momento che non ha bisogno di bagliori e di riflettori, ma di riservatezza per concentrarci nell'incontro con l'altro.

Oggi esce una mia intervista su la Repubblica sul tema delle   e dei  . Solo un’ultima riflessione sul tema (fuori artic...
14/05/2026

Oggi esce una mia intervista su la Repubblica sul tema delle e dei .
Solo un’ultima riflessione sul tema (fuori articolo). Alcuni autori parlano del paradosso del , sottolineando come nella società contemporanea esista quasi un obbligo a godere. Il rischio è che anche la vacanza finisca così per trasformarsi in una , con obiettivi impliciti come divertirsi, staccare e rilassarsi — esperienze che spesso vengono condivise e ostentate sui social come trofei o PHD da inserire su un CV. Questo approccio può generare un’ansia da prestazione e ridurre la disponibilità a immergersi in modo autentico nelle esperienze vissute, siano esse gioiose, noiose o semplicemente ordinarie. Eppure, è proprio questa apertura genuina che costituisce una delle condizioni fondamentali affinchè il tempo di vacanza possa avere una funzione realmente rigenerativa.

Grazie a Miriam Romano e buona lettura!

Indirizzo

Via Caravaggio N 4
Milan
20144

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 20:45
Martedì 08:30 - 20:45
Mercoledì 08:30 - 20:45
Giovedì 08:30 - 20:45
Venerdì 08:30 - 20:45
Sabato 08:30 - 13:30

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