SIN INF Società Italiana di Neonatologia Infermieristica

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SIN INF Società Italiana di Neonatologia Infermieristica La SIN INF è la Società Scientifica degli infermieri di neonatologia.

BARI 2026: TUTTO PRONTO AD ACCOGLIERE L’8° CONGRESSO NAZIONALE DELLA SIN INFinfo e iscrizioni: >> https://www.ideagroupi...
24/07/2026

BARI 2026: TUTTO PRONTO AD ACCOGLIERE L’8° CONGRESSO NAZIONALE DELLA SIN INF
info e iscrizioni: >> https://www.ideagroupinternational.eu/idea/dettaglio_congresso.php?codice=IC26086

Gentili Colleghi e Soci,
sono lieta di comunicarvi che è in corso di definizione l’8° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica che si terrà a Bari dal 29 al 30 ottobre prossimo e che si svolgerà, come di consueto, in parallelo al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neonatologia (SIN).
Questo appuntamento riveste per me un significato particolare perché è il primo curato dal nuovo Consiglio Direttivo della SIN INF eletto lo scorso ottobre a Montesilvano...
Leggi l'articolo completo>> https://www.sininf.it/bari-2026-tutto-pronto-ad-accogliere-l8-congresso-nazionale-della-sin-inf/

Accogliamo e volentieri pubblichiamo un omaggio del dott. Domenico Dentico al Prof. Orzalesi.IL PROF. ORZALESI E LA CPAP...
11/07/2026

Accogliamo e volentieri pubblichiamo un omaggio del dott. Domenico Dentico al Prof. Orzalesi.

IL PROF. ORZALESI E LA CPAP CON TWIN NASAL CANNULA
di Domenico Dentico

Alla fine degli anni '50 si ipotizzava che il gemito espiratorio (grunting) dei neonati con MIP/RDS potesse rappresentare un meccanismo fisiologico di compenso necessario per evitare che l'alveolo collassasse durante la fase espiratoria e, sulla base di ciò, Severinghaus e Clements, a San Francisco, applicarono per primi una PEEP/CPAP attraverso un tubo endotracheale con lo scopo di divezzare i neonati dalla ventilazione meccanica.
Orzalesi, agli inizi degli anni '70, mentre si trovava presso l'Università di Yale in qualità di Assistant Professor e in aspettativa da Roma, ebbe l'intuizione, considerando che il neonato respira quasi esclusivamente attraverso il naso, di fornire, per primo nella storia, la pressione positiva continua attraverso cannule nasali da lui stesso realizzate, anziché attraverso il tubo endotracheale.
Fu lo stesso Orzalesi a fabbricare artigianalmente le doppie cannule nasali (twin cannule), utilizzando due sondini nasogastrici, accorciati e fatti passare trasversalmente attraverso un tubo morbido in polietilene da 15 mm. Queste cannule furono applicate erogando una CPAP di 6-10 cmH₂O a un prematuro cianotico, pronto per l'intubazione e la successiva ventilazione meccanica.
Subito dopo l'applicazione delle cannule e l'avvio della CPAP, con grande stupore ed emozione di tutti, il neonato divenne roseo e non ebbe più necessità di ventilazione meccanica invasiva.
Orzalesi comunicò l’esperienza alla Società Americana per la Ricerca Pediatrica in occasione del congresso annuale, ma il suo abstract non fu accettato a causa del ridotto numero di casi studiati.
Nel 1971, dopo il soggiorno americano, Orzalesi tornò a Roma e propose al Prof. Bucci di utilizzare questo semplice metodo per somministrare la CPAP al neonato. Fu lo stesso Bucci a perfezionare il dispositivo per adattarlo meglio ai circuiti ventilatori.
I primi risultati furono presentati alla Società Europea di Ricerca Pediatrica e, questa volta, nel 1974, furono pubblicati su Arch. Dis. Child.
Nel frattempo, Marshall Klaus aveva visto il prototipo delle cannule a Zurigo da Gabriel Duc, al quale Orzalesi aveva spedito le cannule, e, appena rientrato negli Stati Uniti, insieme a Kattwinkel costruì cannule simili in Silastic, riuscendo poi a pubblicare un lavoro sulla NCPAP quasi contemporaneamente a quello del gruppo romano guidato da Bucci. Ricordiamo che le cannule nasali corte sono interfacce tra ventilatore e neonato molto efficienti nel trasmettere le pressioni durante la NIV, perché offrono una minore resistenza al flusso grazie alla loro ridotta lunghezza e al maggiore diametro.
Marcello Orzalesi fu allievo di Giovanni Bucci, che a sua volta fu allievo di Arrigo Colarizi.
Divenuto primario del nuovo Dipartimento di Pediatria della II Facoltà di Medicina di Napoli, Orzalesi creò un modello organizzativo di reparto ispirato a quello statunitense, che comprendeva anche la Neonatologia come subspecialità. Diversi giovani medici, compreso il promettente medico della Clinica Pediatrica di Roma Savino Mastropasqua, seguirono Orzalesi.
Rappresentazione schematica della cannula binasale corta
Marcello Orzalesi fu il primo ad ideare, realizzare ed utilizzare le cannule nasali per la CPAP, intuendo che la pressione positiva continua potesse essere somministrata mediante cannule nasali, sfruttando il principio fisiologico secondo cui il neonato respira quasi esclusivamente attraverso il naso. L’utilizzo del tubo endotracheale, infatti, comportava diverse complicanze legate sia alla maggiore resistenza al flusso aereo sia alla permanenza prolungata del dispositivo in trachea.
Il seguente testo è estratto da ‘Twin nasal cannula for administration of continuous positive airway pressure to newborn infants’ pubblicato da Caliumi-Pellegrini G., Agostino R., Orzalesi M., Nodari S., G Marzetti G., Savignoni P.G., G Bucci G. su Archives of Disease in Childhood nel 1974:
'Le complicanze più frequenti di questo trattamento sono correlate all'intubazione endotracheale prolungata (De Lemos et al., 1972). Per prevenire queste complicazioni, sono stati recentemente proposti nuovi metodi che fanno uso di diversi dispositivi come una maschera facciale (Harris,1972; Shannon et al., 1972), una scatola per la testa (Gregory et al., 1971) o un sacchetto di plastica intorno alla testa (Barrie,1972). Tutti questi dispositivi, tuttavia, presentano alcuni inconvenienti.'
'Negli ultimi 2 anni abbiamo utilizzato con buoni risultati una doppia cannula nasale per la somministrazione di CPAP a neonati con RDS (Agostino et al., 1973). Sono stati provati diversi tipi di cannula e dall'esperienza acquisita è stato progettato un prototipo finale che è attualmente utilizzato nella nostra unità ed è descritto qui.'

A nome del Consiglio Direttivo e dell’intera comunità della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica ci congratu...
22/06/2026

A nome del Consiglio Direttivo e dell’intera comunità della Società Italiana di Neonatologia Infermieristica ci congratuliamo con il nostro Tesoriere il Dott. Felice Curcio per l'importante traguardo accademico conseguito con l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di Professore Associato.
Non si tratta solo di un traguardo personale, ma anche un motivo di orgoglio per la nostra Società Scientifica e per il contributo significativo alla crescita della ricerca infermieristica.

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06/06/2026

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per info e iscrizioni:
https://www.fad-ideagroupinternational.eu/course/gestione-infermieristica-della-farmacoterapia-in-neonatologia

Razionale
L’impiego dei farmaci in ambito neonatale rappresenta uno dei principali campi di attività dell’infermiere ed è strettamente correlato alla possibilità di errore umano e di eventi avversi.
Il minor riscontro di evidenze scientifiche ed una farmacocinetica che nel neonato presenta notevoli differenze rispetto all’individuo adulto, rappresentano elementi di reale rischio per la sicurezza e l’efficacia dei farmaci impiegati.

Obiettivo del corso
Approfondire il ruolo del professionista nella gestione globale della farmacoterapia neonatale e sviluppare competenze avanzate nel processo che va dalla preparazione, alla somministrazione, ai possibili effetti collaterali del farmaco nel neonato.

Il corso si rivolge principalmente a: infermieri, infermieri pediatrici, ostetriche, neonatologi, pediatri.

Metodo didattico: lezioni frontali interattive e multidisciplinari, presentazione di slide e utilizzo di materiale multimediale.

FORMAZIONE AVANZATA SIN INFWebinar gratuito per i soci.Affrettati!Cerca su www.sininf.it
03/06/2026

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LA FORMAZIONE CHE ANTICIPA LA REALTÀ: ADDESTRARE CON L’AUSILIO DELLA REALTÀ VIRTUALE.Fabrizio Faina, infermiere formator...
02/06/2026

LA FORMAZIONE CHE ANTICIPA LA REALTÀ: ADDESTRARE CON L’AUSILIO DELLA REALTÀ VIRTUALE.

Fabrizio Faina, infermiere formatore Azienda Ospedaliera di Perugia

La formazione in ambito neonatologico è una sfida complessa a causa dell'elevata criticità clinica, della bassa tolleranza all'errore e della limitata partecipazione diretta alle procedure. Poiché molti neonati necessitano di assistenza respiratoria o rianimazione avanzata alla nascita, è essenziale che gli operatori acquisiscano competenze tecniche e decisionali elevate prima della pratica reale (Aydin et al., 2025). Data l'incidenza della mortalità neonatale su quella infantile globale, spesso legata a condizioni gestibili, la formazione assume un ruolo centrale per la sicurezza delle cure (Alruwaili et al., 2025).
Tradizionalmente, la didattica si è basata su lezioni teoriche, osservazione e simulazione su manichino. Tuttavia, l'accesso a scenari reali è limitato da vincoli etici, mentre la simulazione tradizionale richiede infrastrutture costose e personale dedicato. Inoltre, la scarsa immedesimazione nei manichini riduce il coinvolgimento cognitivo ed emotivo (Trinh & McAdams, 2025). A ciò si aggiunge il rapido decadimento delle competenze rianimatorie post-training, che richiederebbero una pratica ripetuta difficilmente realizzabile con i metodi convenzionali (Aydin et al., 2025).
In questo scenario, la realtà virtuale (VR) emerge come strumento per creare ambienti immersivi e interattivi dove esercitarsi senza rischi. Attraverso simulazioni realistiche di distress respiratorio o arresto cardiaco, la tecnologia permette di allenare il ragionamento clinico e il processo decisionale (Alruwaili et al., 2025). Il valore pedagogico risiede nella possibilità di ripetere le procedure ricevendo feedback immediati (Aydin et al., 2025).
Il razionale educativo della VR si fonda sulle teorie di Kolb (apprendimento esperienziale) e sul situated learning. L'ambiente virtuale permette di completare il ciclo di esperienza, riflessione, concettualizzazione e sperimentazione attiva, inserendo lo studente in contesti autentici non altrimenti accessibili (Alruwaili et al., 2025; Yu & Mann, 2021).
Elemento chiave è il senso di "presenza": una maggiore immersione psicologica correla a performance migliori. La simulazione VR produce un coinvolgimento superiore rispetto ai video a 360°, aumentando la fiducia nelle proprie abilità (Aydin et al., 2025), fattore determinante nella gestione dello stress e nella rapidità decisionale neonatale.
Studi condotti su infermieri di terapia intensiva neonatale dimostrano che il training VR aumenta le abilità procedurali e l'accuratezza decisionale, riducendo i tempi di stabilizzazione e gli eventi avversi (Alruwaili et al., 2025). Anche la ventilazione a pressione positiva risulta più efficace dopo un training immersivo (Aydin et al., 2025).
Un ulteriore vantaggio riguarda la retention delle competenze. La VR, accessibile anche via mobile, abilita il modello low-dose high-frequency (LDHF): sessioni brevi e frequenti che mantengono elevate le performance nel tempo, superando i limiti dei corsi periodici tradizionali (Umoren et al., 2025).
Oltre alle abilità tecniche, la VR favorisce le competenze non tecniche come comunicazione e coordinamento del team. I video a 360° facilitano la comprensione delle dinamiche ambientali e del crisis resource management (Tachejian & Moussa, 2024). La tecnologia si applica anche al controllo delle infezioni e all'assistenza neonatale di base, permettendo agli studenti di esercitare il problem solving in modo attivo e flessibile (Yu & Mann, 2021; Umoren et al., 2025).
Nonostante i benefici, permangono criticità come l'affaticamento visivo o la motion sickness, sebbene in diminuzione con l'evoluzione tecnologica (Trinh & McAdams, 2025). Sono inoltre necessari ulteriori studi sugli outcome clinici reali, poiché gran parte della letteratura attuale valuta competenze simulate (Alruwaili et al., 2025).
La VR non sostituisce la pratica clinica ma la integra in un continuum educativo composto da teoria, simulazione tradizionale e assistenza reale. In questo paradigma, funge da ponte verso l'esperienza clinica, garantendo un contatto con il paziente più sicuro e consapevole. L'integrazione sistematica della VR nei programmi educativi rappresenta un'innovazione promettente per standardizzare la formazione e migliorare gli esiti neonatali.

Leggi articolo su SININFORMA https://www.sin-neonatologia.it/n-145-sininforma-aprile-2026/

BIBLIOGRAFIA
Alruwaili, A. N., et al. (2025). Virtual reality simulation for high-risk neonatal emergency nursing training. BMC Nursing.
Aydin, M. Y., et al. (2025). Extended reality simulation in neonatal resuscitation training. Advances in Simulation.
Tachejian, S., & Moussa, A. (2024). 360-degree virtual reality video to teach neonatal resuscitation. Scientific Reports.
Trinh, G., & McAdams, R. M. (2025). Virtual reality-based simulation platform for NRP training. Journal of Perinatology.
Umoren, R. A., et al. (2025). Essential newborn care virtual simulations. JAMA Network Open.
Yu, M., & Mann, J. S. (2021). VR simulation program for neonatal infection control education. Clinical Simulation in Nursing.

Indirizzo

Milan

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