Giulia Amandolesi Porcù - Psicologa

Giulia Amandolesi Porcù - Psicologa Servizi di consulenza e supporto psicologico;
Coaching alimentare;
Empowerment individuale;
Promozione del benessere.

07/08/2026

Come si sceglie la persona adatta a cui affidare i propri pensieri?

La risposta non è in un elenco da scorrere, ma nell’ascolto.
Dietro il nostro team c’è un pensiero costante.. proteggere la salute mentale offrendo un servizio su misura, sartoriale.

Attraverso il primo incontro gratuito, metto al centro la tua storia per abbinarti al professionista che meglio risponde alle tue esigenze cliniche e umane.

Tutti gli approcci sono validi MA non tutti sono adatti a te, al tuo modo di essere e al momento che stai vivendo.

📩 Prenota il tuo colloquio conoscitivo gratuito tramite il link in bio per trovare il terapeuta in linea con te.

Ci sono odissee che nessuno applaude.Quelle che non finiscono in un libro, non diventano un film e non lasciano tracce v...
05/08/2026

Ci sono odissee che nessuno applaude.

Quelle che non finiscono in un libro, non diventano un film e non lasciano tracce visibili.

Sono le battaglie che combattiamo dentro di noi.
Una diagnosi che cambia tutto.
Una relazione che si rompe.
L’ansia che ti accompagna mentre fai finta che vada tutto bene.
Un lutto.
La paura di non essere abbastanza.
La fatica di ricominciare quando non ne hai più voglia.

Da fuori, spesso, non si vede niente.

Eppure ogni persona che incontriamo sta attraversando qualcosa che non conosciamo. O sta cercando di farlo.

In psicologia lo sappiamo bene: il dolore non sempre fa rumore. Anzi, molte delle sofferenze più profonde convivono con sorrisi, appuntamenti rispettati, giornate apparentemente normali.

Per questo la gentilezza non è solo una questione di educazione.
È un modo di stare al mondo che parte dal riconoscere che non sappiamo quale viaggio stia affrontando chi abbiamo davanti.

Forse la domanda non è: “Perché reagisce così?”

Forse è:
“Quale odissea sta attraversando che io non posso vedere?”

Qual è stata, o qual è, un’odissea invisibile della tua vita?

Questo mese volevo fare una riflessione diversa da quelle dei mesi passati..Mi sono accorta che con le persone che mi co...
30/07/2026

Questo mese volevo fare una riflessione diversa da quelle dei mesi passati..

Mi sono accorta che con le persone che mi conoscono, quelle che quando mi chiedono “Come stai?” vogliono davvero ascoltare la risposta, faccio fatica a dire semplicemente: “Sto bene.”

Mi viene spontaneo aggiungere una precisazione.

“Abbastanza bene.”
“Per ora, bene.”
“Non mi posso lamentare.”

Come se dire “sto bene” fosse troppo definitivo.
Come se pronunciarlo ad alta voce potesse incrinare qualcosa.
Come se, se domani le cose cambiassero, avessi parlato troppo presto.

Eppure la vita cambierà comunque.
Cambierà se lo diciamo e cambierà se non lo diciamo.

Forse non abbiamo paura della serenità.
Forse abbiamo paura della sua impermanenza.

Ma se passiamo il tempo a proteggerci dalla possibilità che finisca, rischiamo di non viverla nemmeno quando c’è.

Così sto imparando una cosa che sembra semplice e invece, almeno per me, non lo è.

Quando sto bene, provo a dirlo. Si, lo dico e basta.

Non perché penso che durerà per sempre.
Ma perché questo momento esiste. Mi fa stare bene e merita di essere riconosciuto.

A volte ci sentiamo più autorizzati a raccontare il dolore che la felicità. Come se la sofferenza fosse più autentica della serenità.

E credo che sia un peccato, perché anche dire “sto bene” è un modo per essere sinceri.
E forse dovremmo imparare a concederci questa sincerità con la stessa libertà con cui ci concediamo di raccontare i momenti difficili.

Non è la tecnica a curare. È la relazione che la contiene.Lo dice Yalom, e lo conferma trent’anni di ricerca in psicoter...
25/07/2026

Non è la tecnica a curare. È la relazione che la contiene.

Lo dice Yalom, e lo conferma trent’anni di ricerca in psicoterapia: la qualità dell’alleanza terapeutica (quel legame fatto di fiducia, ascolto, sintonizzazione) incide sull’esito di un percorso più di qualsiasi scuola di pensiero. Non perché il metodo non conti, ma perché ogni intervento nasce dentro un incontro tra due persone.

È il motivo per cui, quando qualcuno mi richiede una consulenza, il primo passo non è assegnare un percorso: è ascoltare. Capire non solo di cosa ha bisogno questa persona, ma con quale professionista del nostro team potrebbe costruire quel tipo di alleanza che la ricerca ci dice essere decisiva.

L’orientamento teorico è una bussola. Ma guariamo nelle relazioni e ogni relazione ha una sua chimica.

Per questo dietro ogni invio c’è più di una valutazione clinica: c’è la ricerca dell’incontro adatto.

È la relazione che cura. Ed è da lì che iniziamo sempre.

19/07/2026

Cresciamo con l’idea che là fuori, da qualche parte, ci sia una versione “perfetta” di noi da scovare. Ma la verità psicologica è molto più liberatoria perché beh no non sei un oggetto smarrito!

Molti pensano che “trovare se stessi” sia un viaggio di scoperta, come se fossimo un puzzle già pronto a cui manca solo l’ultimo pezzo. In psicologia, però, l’identità non è qualcosa di statico che si trova, ma un processo dinamico che si costruisce giorno dopo giorno.
Ogni scelta che fai, ogni volta che dici di no a ciò che non ti appartiene e sì a ciò che ti fa vibrare, stai letteralmente plasmando chi sei. La tua identità è un cantiere aperto, fatto di tentativi, cambiamenti e piccoli pezzi di quotidianità.
Non sprecare tempo a cercarti in una mappa che non esiste. Creati, la tua storia la scrivi tu, un pezzo alla volta!

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Milan

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