17/06/2026
Nell'ultima newsletter ho parlato di volume eaters.
Cioè di come ci siano persone che tendono a preferire volumi di cibo abbondanti.
Che non sono soddisfatte se non vedono nel piatto una quantità voluminosa di cibo.
E se in alcuni casi, questa preferenza verso grandi volumi è una caratteristica personale,( all pari di chi al contrario preferisce mangiare poco e spesso) più spesso è una conseguenza della restrizione.
Perchè la restrizione che sia stata portata da noi stessi che ci imponiamo di mangiare di meno o da una serie di diete fatte nella vita, comporta il fatto di mangiare di meno e di sentire fame.
E allora per non sentire quella sensazione di fame, si trovano tutte le strategie possibili, come mangiare grandi quantità di verdure, stracuocere pasta o riso in modo che sembrino di più e girare sempre su quei pochi alimenti che consideriamo, o ci hanno detto di essere sazianti.
A volte questa cosa qui nasce anche da una storia di abbuffate, dove abbiamo imparato a legare la calma e la tranquillità alla pienezza dello stomaco.
Ci sono diversi problemi in questa cosa, quando non c'è flessibilità, quando non è una semplice preferenza personale, che mi fa accettare la bowl di riso e verdure così come la pasta al sugo.
In primis una dieta poco varia, che deve stare sempre sulle stesse cose per garantire tranquillità.
SI prova ansia in tutte le occasioni sociali, quando si mangia da amici o al ristorante perchè non ci si trova mai davanti alla solita montagna che abbiamo nel piatto, e partono i pensieri su come si potrà essere sazi o la paura di esagerare dopo, a casa, alla ricerca di quella sensazione.
Più giochiamo su questa cosa dell'abituarsi a esagerare con le quantità e più diventa difficile uscirne, e soprattutto se anche questa cosa mette tranquilla l'ansia di avere fame o la paura di perdere il controllo, non porta a un rapporto libero e sereno con il cibo, dove le scelte sono sempre condizionate dal volume che permettono di avere nel piatto.
Escludendo tanti alimenti e tanti sapori.
Oltre a essere predisponente al mantenimento di abbuffate e perdite di controllo.
Il lavoro in questi casi sta nell'iniziare a capire come variano le sensazioni di fame e come queste non siano sempre uguali, non richiedano sempre la stessa risposata alimentare nei giorni e nei diversi momenti della giornata.
E riuscire a intervallare i propri pasti abbondanti, con porzioni più contenute di quegli alimenti che si sono esclusi, valutando come ci fanno sentire e se davvero portano fame o possono andare bene (spoiler, qui ci si stupisce)
Gli alimenti sono diversi e ci danno cose diverse perchè non abbiamo sempre bisogno della stessa cosa, anche riguardo alle sensazioni di sazietà.
Eleonora