Dott.ssa Erlinda Ziko - Psicologa DSA e BES

Dott.ssa Erlinda Ziko - Psicologa DSA e BES Psicologa dello Sviluppo e dei Processi Educativi, psicoterapeuta sistemico-relazionale integrata

Fondazione Oltre
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Cosa vogliamo celebrare indossando i calzini spaiati?

I calzini spaiati sono metafora della diversità e del fatto che colore, forma e dimensione non cambiano la natura delle cose: pur sempre calzini restano.

Da sempre, ed è inutile nascondersi dietro a un dito, la diversità si vede. I bambini sono i primi a notare la diversità di qualcuno o qualcosa intorno a loro. Non lo fanno perché discriminano, o perché non rispettano, semplicemente vedono che c’è qualcosa di diverso rispetto ad un’idea di “normalità” che si sono creati. Vedono se un compagno è in sedia a rotelle, vedono se una bambina ha la pelle scura o chiara, vedono se un’anziana signora cammina col bastone e magari chiedono il perché. Descrivono la realtà, si pongono domande su di essa, osservano le caratteristiche che differenziano le persone, siano esse fisiche, cognitive, emotive, culturali. Questo non significa che non rispettino la diversità come spesso credono gli adulti leggendo nelle loro domande una mancanza di rispetto, e infarcendo di moralismo le loro risposte. L’essere curiosi rispetto alle domande che i bambini pongono, interessarsi alle loro emozioni è il primo passo per poter lavorare sulla promozione dell’inclusione.

In un colloquio di consulenza pedagogica una coppia di genitori mi ha raccontato che il loro bimbo durante l’ambientamento ha manifestato paura nei confronti di una bimba poco più grande che era in carrozzina e urlava. Al bimbo è stato detto che poteva stare lontano dalla compagna ma che NON DOVEVA avere paura di lei. Si sa che con le emozioni l’imperativo non funziona mai!! L’inflazionato termine “inclusione” deve includere le emozioni di tutti, e questa è responsabilità degli adulti che educano.

Detto chiaro e tondo, non sostengo la celebrazione della diversità, o peggio ancora la normalizzazione della diversità, lo trovo qualcosa di molto ipocrita. Credo invece nella responsabilità di valorizzare l’unicità creando un clima di reciproco rispetto.

L’unicità riguarda l’essenza profonda di ciascun bambino. Ciascun essere umano è un individuo irripetibile, un mistero, un’alchimia meravigliosa di talenti, inclinazioni, manifestazioni, visioni, un intreccio di storie, culture, eredità che lo rende unico e costruisce il suo originale cammino nel mondo.

La diversità presuppone sempre e comunque il confronto con una normalità a cui si presuppone di far parte, molto più impegnativo è osservare, riconoscere, accogliere, contemplare il mistero dell’unicità di ogni essere, tra cui il proprio. Ogni volta che gli educatori (genitori, insegnanti, nonni, zii, adulti in generale) compiono questo cambio di prospettiva, lavorando anche sul proprio giudizio, si può realmente promuovere un processo di inclusione autentico, valorizzando il potenziale di ogni bambino, alimentando i suoi talenti, e supportando le sue conquiste.

Quando domani i calzini saranno di nuovo appaiati sarebbe utile continuare a lavorare su questa visione...

Laura Mazzarelli

www.ilcamminopedagogico.it

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