20/09/2026
Gli inizi sono sempre delicati e non sempIici.
Ai presenti, il primo giorno di pratica nella nuova sede, l'invito è stato: “prova a praticare con ciò che hai a disposizione, lì in quel momento! “
Questo invito è un “fondamentale” cioè il sostegno principale per ben praticare lo hatha yoga e soprattutto la meditazione.
Detto in modo più curato: “prova a non cercare qualcosa di speciale; nessuna aspettativa, aperto/a all'esperienza che verrà... allora è asana , a cercare te”
Questo modo di praticare, questo non volere cercare di ottenere qualcosa di speciale, non è una condizione ingenua, semplice, indolore come può sembrare.
Dapprima appare piatta e non interessante, ma le dimensioni e i livelli di questo atteggiamento sono sottili e sfumati.
Percezioni e sensazioni, oggi, sono diventate estremamente ingorde.
In loro manca qualsiasi ampiezza contemplativa.
Esse non fanno altro che abbuffarsi di notizie, di video, di informazioni, non fanno altro che “mangiare”: il consumo è il loro atteggiamento di base.
Percezione e sensazione sono “messe all'ingrasso”.
La crisi dell'attenzione, oggi, è legata al fatto che ci limitiamo a mangiare, a consumare tutto, invece di scrutare.
Nel divorare qualsiasi cosa che capiti a tiro, non c'è alcuna attenzione.
Stabilizzarsi, invece, in un'inattività totale e fare il vuoto in cui non c'è nulla da mangiare, non è così facile!
E' digiuno, il non cercare di afferrare nulla.
Siamo tutti abbastanza bravi a non fare nulla; allora perché praticare samatha, vipassana, hatha yoga, pranayama, quando invece possiamo semplicemente non fare nulla???
Non è così facile non fare nulla!
Nel tentativo di rimanere nella presenza aperta, di scrutare, di osservare, la mente non addestrata si distrae in pochi secondi.
E allora??? E adesso???
Lasciare che la mente sia distratta è come sognare ad occhi aperti, il che è fare qualcosa.
Anche correggere una mente che vaga è fare qualcosa.
Portare il corpo ad assumere una postura o asana, è fare qualcosa.
Nel sorgere spontaneo non c'è premeditazione.
Allora??? Nessun ego che controlli, nessun esercizio di volontà.
Può la pratica essere finalizzata a sostenere la consapevolezza pura, senza sforzo, senza interpretazione???
Così ho letto: “ compiere attività mentre si riposa nella consapevolezza è emulare il comportamento di un buddha”
Che la pratica, per studenti e insegnate, ci chiami a un contegno di gentilezza amichevole nei confronti di ogni essere vivente.
Con gratitudine, Silvia