23/09/2026
Una diagnosi di osteoporosi porta con sé un’etichetta che tende a spostarsi dalle ossa al modo in cui ci si percepisce. Ci si piega con più cautela, si guardano le scale con sospetto, si rinuncia a una passeggiata in più “per sicurezza”. Sono scelte comprensibili, dettate dal desiderio di proteggersi.
In ambito clinico questo meccanismo ha un nome: kinesiofobia, la paura del movimento. La letteratura la descrive come un circolo in cui l’evitamento riduce l’attività, l’attività ridotta diminuisce forza e stabilità, e la minore stabilità alimenta a sua volta la paura. Il corpo, in altre parole, apprende la paura con la stessa precisione con cui apprende un gesto.
Per questo muoversi con l’osteoporosi richiede un equilibrio delicato: rispettare i limiti del corpo senza sottovalutarne le risorse, proteggere ciò che va protetto e restituire fiducia a ciò che può ancora essere allenato, con i tempi e le modalità adatte a ciascuna persona.
Se hai ricevuto da poco una diagnosi, concediti il tempo di fare domande, anche quelle che ti sembrano banali. Comprendere è spesso il primo passo per riprendere in mano il proprio movimento.
Hai dubbi su osteoporosi e movimento? Scrivici nei commenti.