Dott.ssa Federica Beglini - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Federica Beglini - Psicologa Psicoterapeuta “Avete agito conformemente al desiderio che vi abita?”

~ Jacques Lacan Mente e corpo sono strettamente collegati: il corpo è la voce della mente.

Infatti, i sintomi fisici sono la più chiara espressione di un malessere psichico. La mia mission è accompagnarti nel prendere consapevolezza dei tuoi punti di forza e di debolezza, per poter lavorare sul rafforzamento delle tue risorse. Se stai attraversando un momento di stress e/o preoccupazione dovuto alle motivazioni più varie (conflittualità di coppia/famiglia, stress lavoro correlato, elabo

razione del lutto, difficoltà nel tono dell'umore, ansia e panico, trauma, ecc) contattami per una consulenza. Anche online.



Dott.ssa Federica Beglini Psicologa

21/08/2026

"È attraverso la pelle che diventiamo degli esseri in grado di amare, non s'impara ad amare sui libri, ma essendo amati."

~ Asley Montagu.

17/08/2026

“Penso ai miei pazienti.
Ci penso soprattutto quando passa del tempo tra una seduta e l’altra.
Ci penso quando li ho visti più tristi dopo una seduta o quando organizzo le ferie e so che sentiranno il peso della distanza.
Ci penso quando una parola lanciata è arrivata loro come un sasso e ci penso quando sono rimasti in silenzio, dopo che una riflessione necessaria ha creato negli occhi un rivolo di dolore.
Penso ai miei pazienti, sì.
E credo sia anche questo il mio modo per custodirli. Per ricordarmi di quanto sia preziosa la strada che facciamo insieme e, più di tutto, il viaggio che faccio dentro loro.”

~ Serena Santorelli.

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Siamo portati a pensare che il non sentirsi visti sia un’esperienza dettata da un atteggiamento dell’altro indifferente ...
17/08/2026

Siamo portati a pensare che il non sentirsi visti sia un’esperienza dettata da un atteggiamento dell’altro indifferente o distaccato, tendente alla svalutazione o al dare per scontato.

Questo è vero, ma è solo un lato della medaglia.

L’altro lato è rappresentato dall’idealizzazione: dal percepire l’altro come la proiezione di un proprio ideale e non per ciò che è realmente.

Così si finisce per avere sull’altro aspettative irrealistiche, che non tengono conto della sua umanità. Assimilare l’altro a un proprio ideale significa, paradossalmente, non vederlo davvero: viene innalzato a un’immagine di perfezione che non gli appartiene.

Si ignorano, così, le sue fragilità, le sue contraddizioni e i suoi coni d’ombra.

Anche quando amiamo qualcuno, quindi, possiamo finire per non incontrarlo davvero, se ciò che vediamo di lui è soprattutto ciò che abbiamo bisogno che sia.

L’idealizzazione può diventare allora un modo per proteggersi dall’incontro con l’altro reale. Perché l’altro reale è imprevedibile, può deluderci, contraddirci, sottrarsi all’immagine che abbiamo costruito di lui. Può persino mostrarci qualcosa che non vogliamo vedere.

L’ideale, invece, non ci sorprende: ci rassicura, perché ci permette di credere che l’altro sia esattamente come lo abbiamo immaginato.

E forse è proprio qui che l’idealizzazione rischia di trasformare la relazione in qualcosa di diverso da un incontro: l’altro non è più qualcuno da conoscere, ma qualcuno da far coincidere con ciò che abbiamo bisogno che sia.

Vedere davvero qualcuno significa poterlo lasciare libero di essere ciò che è, diverso dall’immagine che ne avevamo inconsapevolmente costruito.

È così che può apparire il mondo quando perdiamo qualcuno che amiamo.La sua assenza sembra inghiottire ogni cosa. Anche ...
02/08/2026

È così che può apparire il mondo quando perdiamo qualcuno che amiamo.

La sua assenza sembra inghiottire ogni cosa. Anche ciò che, fino a un momento prima, riusciva ancora a dare forma alle nostre giornate.

L’intensità del dolore racconta anche la profondità del legame: più profondo è il legame con chi abbiamo perduto, più difficile sarà tollerarne l’assenza.

Ci sentiamo trascinati giù, in un profondo abisso, da una “forza di gravità” che sembra appartenere a una legge diversa dalla nostra volontà. Una gravità che ci fa sprofondare in un vortice emotivo apparentemente senza fine.

Eppure il legame non scompare insieme alla presenza dell’altro. Cambia forma. Cambia posto. Continua ad esistere in quelle parti di noi che l’incontro con quella persona ha contribuito a costruire.

Con il tempo, ciò che sembrava aver inghiottito ogni luce può lasciare spazio a un modo diverso di continuare a stare in relazione con chi non c’è più, proprio attraverso il legame che quella persona ha lasciato dentro di noi.

L’assenza non cancella il legame, gli chiede soltanto di trovare una forma nuova.


Il sogno è una delle esperienze più intime che possiamo vivere.Quando sogniamo, qualcosa di noi prende forma senza passa...
23/07/2026

Il sogno è una delle esperienze più intime che possiamo vivere.

Quando sogniamo, qualcosa di noi prende forma senza passare dal controllo della coscienza. Per questo i sogni possono spaventarci. Non è raro dimenticarli appena ci svegliamo: a volte è il modo con cui la nostra mente ci protegge da contenuti che, almeno per il momento, non siamo ancora pronti ad avvicinare.

L’emozione che un sogno lascia al risveglio è spesso più importante della sua trama. È proprio partendo da quella sensazione che, in terapia, possiamo accorgerci che il racconto che ci siamo sempre fatti di un’esperienza non coincide del tutto con ciò che abbiamo realmente vissuto dentro di noi.

A volte scopriamo che c’erano parti della nostra esperienza che non eravamo ancora pronti a riconoscere. Non per cattiva volontà, ma perché alcune verità hanno bisogno di tempo prima di poter essere guardate.

Per questo il sogno è uno strumento prezioso nel lavoro psicoterapeutico. Non perché esista un significato universale da decifrare, ma perché ogni sogno parla la lingua di chi l’ha sognato.

Nei sogni il tempo si deforma, i luoghi cambiano improvvisamente, il passato e il presente si intrecciano senza seguire la logica della veglia. Anche i personaggi che vi compaiono non hanno mai un significato uguale per tutti: possono rimandare a parti di noi, a relazioni importanti, a conflitti o desideri che assumono significato solo all’interno della storia di chi sogna. È proprio questa logica così diversa da quella della veglia a rendere il sogno tanto prezioso nel lavoro terapeutico.

Quando un paziente porta un sogno in seduta, non porta soltanto una storia da interpretare. Porta un modo nuovo di avvicinarsi a se stesso.

Per questo vale la pena provare a ricordare i propri sogni. Non perché dicano cosa accadrà, ma perché possono dare voce a ciò che, da svegli, facciamo fatica ad ascoltare.


22/07/2026


A. Di Ciaccia in "Quando la psicoanalisi scende dal lettino" a cura di M. Termini, Borla, p. 5

13/07/2026


N. Floury, Il reale insensato, Quodlibet, p 97-98

04/07/2026


J.-A. Miller, Dunque. La logica della cura, Astrolabio, p. 27

Ci comportiamo come se avessimo a disposizione un tempo infinito e lasciamo andare mille occasioni.Rimandiamo a un doman...
23/06/2026

Ci comportiamo come se avessimo a disposizione un tempo infinito e lasciamo andare mille occasioni.

Rimandiamo a un domani — che non sappiamo se e quando arriverà — i nostri desideri più profondi. Lasciamo i sogni nel cassetto in nome di una legge non scritta che ci accompagna da sempre:

“Prima il dovere, poi il piacere.”

Ma quando arriva davvero il turno del piacere?

Quand’è che tocca al Desiderio?

Perché lo trattiamo come qualcosa di secondario, di superfluo, come se non ci appartenesse fino in fondo?

Evitiamo incontri per sfuggire alla possibilità del rifiuto, della separazione, della nostalgia.

Rimandiamo scelte che vorremmo fare da tempo.

Ci abituiamo a resistere.

A stringere i denti.

A convincerci che ciò che desideriamo possa aspettare ancora un po’.

Finiamo, così, per confondere il Desiderio con qualcosa di effimero, sacrificabile. Qualcosa da mettere tra parentesi finché non avremo sistemato tutto il resto.

E la vita?

In tutto questo, dove la mettiamo?

La rimandiamo.

La restringiamo.

La adattiamo a ciò che crediamo di dover essere.

E quando il compromesso diventa troppo grande, qualcosa comincia a parlare al posto nostro.

Eccola lì l’ansia.

L’oppressione.

La costrizione.

Il senso di soffocamento che ci accompagna quando stiamo vivendo troppo lontano da noi stessi.

Eccolo lì l’attacco di panico che ci toglie il respiro, mentre da tempo ci stiamo abituando a vivere in apnea.

I sintomi parlano spesso di conflitti che non siamo ancora riusciti a nominare.

Di desideri che abbiamo imparato a sacrificare.

Di parti di noi che continuano a cercare una strada per essere ascoltate.

Per questo ascoltare un sintomo non significa arrendersi ad esso.

Significa domandarsi quale verità stia cercando di raccontare.

Quale compromesso non riesca più a sostenere.

Quale parte di noi stia cercando, ostinatamente, di essere ascoltata.



A volte impariamo molto presto che, per mantenere il legame con l’altro, dobbiamo essere utili, disponibili, affidabili....
15/06/2026

A volte impariamo molto presto che, per mantenere il legame con l’altro, dobbiamo essere utili, disponibili, affidabili.

Presenti.

Così finiamo per costruire relazioni in cui il nostro valore coincide con ciò che facciamo per l’altro.

Ma essere necessari ed essere scelti non sono la stessa cosa.

Essere necessari fa parte di un ruolo.
Essere scelti fa parte di un incontro.



Indirizzo

Via Bartolomeo Eustachi, 49
Milan
20129

Orario di apertura

Lunedì 11:00 - 20:00
Martedì 11:00 - 20:00
Mercoledì 11:00 - 20:00
Giovedì 11:00 - 20:00
Venerdì 11:00 - 20:00

Telefono

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