Dr.ssa Denise Broggio - Psicologa

Dr.ssa Denise Broggio - Psicologa Psicologa Clinica
Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale
Centro Minervis Minerbe - Salus Centro Medico Nogara

15/07/2026

I pensieri non sono fatti.
Sono ipotesi.

Quante volte ti sei preoccupato per qualcosa... che poi non è mai accaduta?

Nella Terapia Cognitivo Comportamentale lavoriamo proprio su questo:
imparare a distinguere tra PENSIERO e REALTÀ.

Avere il pensiero "e se va male?" non significa che andrà male.
Significa solo che la tua mente sta cercando di proteggerti.

La buona notizia? I pensieri si possono allenare in terapia! 😎

12/07/2026

Per molto tempo la psicologia aveva una spiegazione della depressione.

Dietro quella sofferenza si nascondevano conflitti inconsci, rabbia irrisolta, desideri rimossi, perdite mai elaborate. Era lì che bisognava cercare, e per molto tempo quasi nessuno metteva in discussione questa premessa.

Negli anni Cinquanta, Aaron Beck, era uno psichiatra americano convinto che quella teoria fosse corretta. Voleva, però, dimostrarla in modo rigoroso, con dati, con ricerca sistematica. Iniziò quindi a studiare i pazienti depressi con l'intenzione precisa di raccogliere prove a favore della psicoanalisi.

In realtà successe il contrario.

I suoi pazienti, seduta dopo seduta, parlavano in modo ossessivo di sé stessi. Non delle profondità dell'inconscio, non di desideri rimossi... Di sé stessi, nel modo più diretto e ripetitivo possibile.

Non valgo niente... Sono un fallimento.
Nessuno potrebbe mai amarmi davvero...
Qualunque cosa faccia, andrà male.

All'inizio Beck pensò che si trattasse dei semplici sintomi della depressione.
Poi cominciò a chiedersi se fosse vero il contrario: e se quei pensieri non fossero solo una conseguenza della sofferenza, ma una delle forze che la alimentavano?

Fu un'idea che spostò davvero tutto!
Perché la psicoanalisi chiedeva: cosa è successo nel passato? Beck cominciò a chiedersi: cosa sta accadendo nella testa di questa persona, in questo momento?

Chiamò queste frasi pensieri automatici, pensieri che compaiono così rapidamente, così spontaneamente, da sembrare fatti invece che interpretazioni. Non "mi dico che non valgo niente". Semplicemente: "non valgo niente." Come se fosse una constatazione oggettiva della realtà.

Beck identificò anche da dove nascevano. Dietro ai pensieri automatici esistevano convinzioni più profonde e stabili (su sé stessi, sul mondo, sul futuro) che la depressione tendeva a organizzare sempre nello stesso modo: in negativo su tutti e tre i fronti contemporaneamente. Le chiamò triade cognitiva. Tre lenti distorte attraverso cui tutto veniva letto nella direzione peggiore possibile.

In questa sua ricerca, di Aaron, c'era però anche qualcosa di personale. Per anni Beck annotò i propri pensieri automatici in taccuini privati, classificandoli e cercando di ristrutturarli. Non era solo uno studioso della mente umana, ma era qualcuno che cercava di capire come funzionasse la propria (e diciamoci che la maggioranza di noi addetti ai lavori lo fa per questo).

La terapia che costruì su questi fondamenti, la terapia cognitiva, poi diventata CBT, propose qualcosa di inedito: se il modo in cui interpretiamo gli eventi contribuisce a determinare ciò che proviamo, allora possiamo imparare a osservare quei pensieri. Metterli in discussione. Costruire interpretazioni più fedeli alla realtà.

Nel 1977, il primo grande trial clinico dimostrò che la terapia cognitiva era efficace nel trattamento della depressione quanto i farmaci antidepressivi. Fu un risultato che molti nell'ambiente trovarono difficile da accettare.
Oggi sappiamo che le emozioni non dipendono solo dai pensieri. Entrano, infatti in gioco il corpo, il sistema nervoso, la storia di attaccamento, il contesto sociale. La CBT negli anni è stata affinata, integrata, criticata e ampliata in decenni di ricerca successiva. Ma il lavoro di Beck ha spostato qualcosa di fondamentale nel modo in cui la psicologia guarda alla sofferenza: dall'inconscio inaccessibile a qualcosa che si può osservare, nominare, mettere in discussione.

Aaron Beck non trovò quello che stava cercando. Trovò qualcosa che però cambiò la psicologia.
E forse la cosa più utile che ci ha lasciato non è una tecnica, ma è una domanda. Tra ciò che accade e ciò che proviamo, c'è sempre un passaggio intermedio: ciò che pensiamo di ciò che accade. Quella conversazione avviene continuamente, nella testa di ognuno di noi. Quasi sempre senza che ce ne accorgiamo.

Fonti
-Beck, A. T. (1967). Depression: Clinical, experimental, and theoretical aspects. Harper & Row.
-Beck, A. T., Rush, A. J., Shaw, B. F., & Emery, G. (1979). Cognitive therapy of depression. Guilford Press.
-Hollon, S. D., & Beck, A. T. (2004). Cognitive and cognitive-behavioral therapies. In M. J. Lambert (Ed.), Bergin and Garfield's handbook of
psychotherapy and behavior change (5th ed.).

27/05/2026
Con il caldo torrido non soffre solo il corpo. Anche la mente si affatica di più: si dorme peggio, la pazienza si assott...
27/05/2026

Con il caldo torrido non soffre solo il corpo. Anche la mente si affatica di più: si dorme peggio, la pazienza si assottiglia, e tutto sembra più faticoso del normale.

Non è “solo nervosismo” o “poca voglia di fare”. Il caldo aumenta il carico fisiologico su sistema nervoso e umore. È normale sentirsi più irritabili, stanchi, o con la testa annebbiata.

3 cose che aiutano quando il caldo ti mette KO:
- Abbassa le aspettative: Le giornate a 35° non sono il momento per fare tutto perfetto. Sposta le attività impegnative alle ore più fresche.
- Idratazione e pause brevi: Anche 5 minuti all’ombra, al fresco, aiutano il sistema nervoso a “resettarsi”.
- Dai un nome a quello che senti: “Sono stanco per il caldo, non sono pigro” fa una differenza enorme su come ti parli.

Se noti che irritabilità, ansia o calo dell’umore persistono anche quando il termometro scende, può essere utile parlarne. Non devi aspettare di stare male per chiedere supporto 🫂

Tu come stai gestendo questo caldo? Cosa ti aiuta a tenere la testa più lucida? ☀️

Quante volte rimaniamo intrappolati nei “cosa succederà se...” o nei “se solo avessi fatto diversamente...”?💭La verità è...
17/05/2026

Quante volte rimaniamo intrappolati nei “cosa succederà se...” o nei “se solo avessi fatto diversamente...”?💭
La verità è che spendiamo tantissima energia mentale a rincorrere il futuro o a rimpiangere il passato, dimenticandoci dell’unico momento in cui possiamo davvero agire: adesso📍
Riscoprire il presente non significa ignorare le difficoltà ma darsi il permesso di rallentare. Significa accorgersi del profumo del caffè al mattino, del calore del sole sulla pelle o di un respiro profondo fatto a polmoni aperti.
La felicità non è un traguardo lontano, ma una competenza che si allena nei micro-momenti di ogni giorno ☀️

Spesso liquidiamo i comportamenti dei ragazzi come “ribellione ingrata” o “irresponsabilità naturale” e guardiamo il lor...
15/05/2026

Spesso liquidiamo i comportamenti dei ragazzi come “ribellione ingrata” o “irresponsabilità naturale” e guardiamo il loro mondo con la lente del pregiudizio.

Ma la verità è un’altra: stanno cercando di capire chi sono.
I loro silenzi? Non sono un attacco, ma un bisogno di spazio.
Il loro distacco? È una spinta verso l’autonomia, non mancanza d’affetto.

Gli adolescenti non hanno bisogno di adulti che si allontanano per “lasciarli fare”, né di controllori rigidi. Hanno bisogno di alleati pronti a guidarli senza giudicare 🫂

07/05/2026

Come faccio a capire se la terapia sta funzionando? 🤨🧐

La psicoterapia non è un percorso lineare, ma un viaggio fatto di piccole, grandi conquiste quotidiane✨ Spesso ci aspettiamo che il cambiamento sia un’esplosione improvvisa, ma la verità è che si manifesta nel modo in cui rispondiamo a un errore, nel ‘no’ che finalmente riusciamo a dire o in quella voce interiore che smette di giudicare e inizia ad ascoltare.

Vi aspetto il 14 maggio a Casaleone ‼️
06/05/2026

Vi aspetto il 14 maggio a Casaleone ‼️

Indirizzo

Via Ronchi 16
Minerbe
37046

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