Dr. Emanuela Capucci - Psicologa Sessuologa -

Dr. Emanuela Capucci - Psicologa Sessuologa - Psicologa
Psicoterapeuta
Sessuologa Clinica

"Tutto ha inizio con un' interruzione"
Paul Valéry.

17/06/2026

Ci sono papà che, nei primi anni di vita del bambino, non si sentono scelti.
Magari sono presenti, disponibili, affettuosi. Provano a consolare, a prendere in braccio, a calmare il pianto. Ma il bambino, soprattutto tra il primo e il secondo anno di vita, tende a cercare la mamma: vuole lei, chiama lei, si aggrappa a lei.
E allora può nascere una ferita silenziosa.
Il papà può sentirsi rifiutato, inutile, secondario. Può pensare: “Non sono capace.” “Non mi vuole.” “Con lei si calma, con me no.” “Perché non basto?”
In realtà, molto spesso, quel comportamento non dice qualcosa sul valore del padre, ma sul momento evolutivo del bambino.

Nei primi anni di vita, il bambino cerca la figura che per lui rappresenta maggiormente regolazione emotiva, familiarità, sicurezza corporea. Se la mamma è stata la figura più presente nei momenti di fame, sonno, pianto, contatto e accudimento, è naturale che venga cercata come “base sicura” nei momenti di maggiore attivazione emotiva.
Questo però non significa che il papà non sia importante.
Il papà costruisce il suo posto non sostituendo la mamma, ma creando una relazione propria, fatta di rituali, gioco, presenza, voce, corpo, pazienza. Fatta anche della capacità di rimanere lì, senza ritirarsi, quando il bambino sembra preferire un altro abbraccio.
Perché il legame non nasce solo quando il bambino ci sceglie. Nasce anche quando noi restiamo disponibili, senza pretendere di essere scelti subito.
Per molti padri questa fase può essere dolorosa, soprattutto se si aspettavano che l’amore del figlio fosse immediatamente reciproco, evidente, uguale per entrambi i genitori, ma il bambino non distribuisce amore secondo criteri di giustizia.
Il compito del papà, allora, non è competere con la mamma, è continuare ad esserci.
Un papà che resta, che non si offende, che non si ritira, che non trasforma il bisogno del bambino in un giudizio su di sé, sta facendo qualcosa di profondamente importante: sta insegnando al figlio che l’amore non si misura solo nel momento in cui si viene scelti, ma anche nella continuità con cui si rimane presenti.

Dove manca il nome si fa fatica a vedere il problema.Le parole sono importanti
16/06/2026

Dove manca il nome si fa fatica a vedere il problema.
Le parole sono importanti

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

21/05/2026
Sul mercato ci sono sempre più sostanze in grado di attivare risposte psicopatologiche e innescare disturbi psichiatrici...
18/05/2026

Sul mercato ci sono sempre più sostanze in grado di attivare risposte psicopatologiche e innescare disturbi psichiatrici. Tutte le malattie mentali sono associate ad un incremento dell’uso di sostanze rispetto alla popolazione generale: un 30% di persone con diagnosi psichiatrica abusa di droghe o alcol; più del 50% della popolazione svilupperà una malattia psichiatrica nel corso della vita:
- 1 adulto su 4, con disturbo mentale, ha anche un disturbo da uso di sostanze
- nelle persone con disturbo di personalità, la percentuale può arrivare anche a 90%
- 6 persone su 10 con disturbo da uso di sostanze hanno anche un problema di salute mentale
( Nora D. Volkow)

Dimensione depressiva e uso di sostanze condividono l’età precoce di insorgenza, il disagio se non rilevato, può evolvere in 2-3 anni in una condizione depressiva

15/04/2026

Quindi è il caso di dire: fatti una domanda e datti una risposta

Presenza e distanzaAttenzione e ritiroMessaggi intensi e lunghi silenzi Promesse e delusioni In questa confusione il cer...
15/03/2026

Presenza e distanza
Attenzione e ritiro
Messaggi intensi e lunghi silenzi
Promesse e delusioni

In questa confusione il cervello entra in uno stato di attesa emotiva costante e ogni volta che la gratificazione arriva, la scarica della dopamina si attiva, ma la ricompensa intermittente crea una dipendenza molto più forte di una ricompensa stabile

https://www.cirsonline.it/lintermittenza-relazionale-e-la-trappola-della-dopamina/

Articolo della dott.ssa Emanuela Capucci
Fotografia di Lara Zanardi

Quando Robin Norwood scrisse Donne che amano troppo negli anni ’80, il tema della dipendenza affettiva veniva interpretato principalmente in chiave psicologica: storia familiare, bisogni emotivi insoddisfatti, modelli di attaccamento.

Condivido l’interessante articolo della collega Sandra Chiodi, sulla medicina genere-specifica
29/01/2026

Condivido l’interessante articolo della collega Sandra Chiodi, sulla medicina genere-specifica

…E’ più importante sapere che tipo di persona ha una malattia piuttosto che sapere che tipo di malattia abbia una persona (Ippocrate IV sec a.C.)

La sessualità non è naturale ma una costruzione psichicaSpesso si pensa che fare sesso sia qualcosa di naturale, istinti...
21/12/2025

La sessualità non è naturale ma una costruzione psichica

Spesso si pensa che fare sesso sia qualcosa di naturale, istintivo, innato, ma non è così. Negli animali, la sessualità è naturale perché non sono influenzati né dall’educazione né dalla cultura, mentre la sessualità umana è tutto fuorché naturale: è una costruzione complessa, che nasce dall’incontro tra il corpo biologico e i processi psichici.
L’essere umano è condizionato dalla società in cui vive, da come è stato educato, dalle sue credenze religiose, e dall’epoca storica in cui è inserito. Il desiderio, il piacere, l’eccitazione non sono semplici reazioni fisiologiche: sono eventi psichici, modellati dalla storia affettiva di ciascuno, dai modelli di attaccamento, dall’immagine del corpo, dalle rappresentazioni interiorizzate del maschile e del femminile, dal tipo di relazione e dai codici culturali che definiscono cosa è “desiderabile” o “accettabile”.
In questo senso, la sessualità non è un atto naturale, ma un linguaggio appreso, che ognuno di noi impara a parlare (o a tacere) in base al contesto relazionale e affettivo in cui è cresciuto. È un luogo in cui il corpo parla la lingua della psiche: può esprimere amore, potere, paura, rabbia, bisogno di fusione o di distanza. Può essere un’esperienza di incontro, ma anche di difesa.
Ogni atto sessuale, dunque, è una narrazione del Sé: racconta qualcosa del modo in cui la persona si percepisce, si dona, si espone o si protegge.

📌 La sessualità non si fa: si costruisce, si apprende e si trasforma.

Non siamo scelti dall’amore quando siamo perfetti, ma quando siamo abitabili. Essere abitabili non è essere sempre dispo...
15/12/2025

Non siamo scelti dall’amore quando siamo perfetti, ma quando siamo abitabili.
Essere abitabili non è essere sempre disponibili
Essere abitabili non significa annullarsi o rinunciare ai confini.�
Al contrario.
Solo chi ha confini può essere abitato.�Solo chi ha un Sé riconoscibile può accogliere l’altro senza perdersi.

L’abitabilità nasce dall’equilibrio tra apertura e contenimento.
L’amore non si innamora di un’immagine.�Si innamora di una presenza.

Dal punto di vista dell’attaccamento, ciò che rende una persona amabile non è l’assenza di ferite, ma la capacità di regolare la relazione: di stare nella vicinanza, nel conflitto, nella riparazione.
Un sistema emotivo troppo rigido non offre appigli relazionali.�Uno sufficientemente flessibile sì.

Non siamo scelti dall’amore quando siamo perfetti, perché la perfezione non ha spazio.�Siamo scelti quando siamo abbastanza sicuri da non doverci chiudere e abbastanza umani da poter essere toccati.

L’amore non cerca persone impeccabili.�Cerca luoghi dove poter restare.

Fotografa a cura di .lara

Indirizzo

Piazza Celso Ceretti N. 11
Mirandola
41037

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 12:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 12:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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