07/08/2026
Ogni anno, in Italia, oltre 5.400 donne ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio. Una patologia complessa, che può colpire anche donne giovani e che presenta ancora oggi importanti criticità nel percorso di cura. È quanto emerge dalla survey sulla presa in carico delle pazienti realizzata nell’ambito della campagna “Insieme di Insiemi”, che ha coinvolto circa 300 pazienti ed ex pazienti in tutta Italia.
I dati evidenziano un bisogno prioritario: la tempestività della diagnosi.
🔹 Il 46% delle intervistate ha atteso più di tre mesi per l’identificazione della malattia.
🔹 Il 30% ha atteso oltre un anno prima di ricevere una diagnosi.
Tra le principali esigenze emerse:
🔹 maggiore informazione sui sintomi, spesso aspecifici, per favorire un riconoscimento più precoce della malattia;
🔹 accesso rapido ai centri ad alto volume, dove è possibile garantire una presa in carico multidisciplinare;
🔹 maggiore attenzione al rischio eredo-familiare e ai percorsi di consulenza genetica;
🔹 integrazione del supporto psiconcologico, nutrizionale e riabilitativo nel percorso di cura;
🔹 accesso all’innovazione terapeutica e ai nuovi trattamenti.
Durante la conferenza stampa sono intervenuti:
👨⚕️ Sandro Pignata, Direttore della UOC di Oncologia Medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell’IRCCS Fondazione Pascale di Napoli e fondatore del Gruppo MITO, ha sottolineato come i risultati della survey confermino la necessità di investire in diagnosi più tempestive, centri di riferimento e accesso ai test molecolari e ai biomarcatori che guidano le terapie.
👩⚕️ Domenica Lorusso, Professoressa Ordinaria di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università Humanitas di Rozzano e Responsabile del Programma di Ginecologia Oncologica Medica dell’Ospedale Humanitas San Pio X di Milano, ha evidenziato l’importanza di migliorare la consapevolezza sui sintomi e la valutazione del rischio eredo-familiare.
Le associazioni coinvolte hanno inoltre richiamato l’attenzione sulle disuguaglianze ancora presenti: una donna su cinque giudica poco approfondita la valutazione del rischio eredo-familiare; tra le donne under 45, il 62% dichiara di non aver ricevuto informazioni sulla preservazione della fertilità prima delle cure; il supporto psicologico presenta ancora importanti differenze territoriali.
Come sottolineato da Ilaria Bellet, Presidente di ACTO Italia, Sandra Balboni, Presidente di LOTO OdV, Ornella Campanella, Presidente di aBRCAdabra, Marilena Serra di Mai più sole e Vincenza Bologna, Vicepresidente di ALTo, garantire percorsi strutturati e uniformi significa offrire alle pazienti non solo cure specialistiche, ma un accompagnamento completo durante tutto il percorso di malattia.
La survey conferma un messaggio fondamentale: la qualità della presa in carico dipende dalla possibilità di accedere rapidamente a diagnosi, competenze specialistiche, supporto multidisciplinare e innovazione terapeutica.