Bioenergetica Modena - Psicoterapeuta Barbara Banella

Bioenergetica Modena - Psicoterapeuta Barbara Banella Integrazione Mente/Corpo, Evoluzione personale, Psicoterapia, Psicologia dello Sport Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.

L' Analisi Bioenergetica è un metodo di PSICOTERAPIA riconosciuto ufficialmente in Italia ai sensi della Legge 56/89, da non confondere con pratiche utilizzate in ambiti e modi molto disparati, che nulla hanno però a che fare con questa metodologia. L'Analisi Bioenergetica si basa sulla combinazione di psicoterapia verbale e corporea. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corp

o formano un'unità. Il metodo operativo comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio profondo e completo alla persona. Le sedute in Analisi Bioenergetica coinvolgono sia il versante psichico che quello corporeo: i temi che di volta in volta possono emergere, infatti, vengono affrontati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'affiorare di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo ( livelli psichico-emozionale-corporeo)

Bessel van der Kolk procedeva diversamente dai suoi colleghi: non chiedeva ai suoi pazienti "parlami del trauma!", chied...
02/06/2026

Bessel van der Kolk procedeva diversamente dai suoi colleghi: non chiedeva ai suoi pazienti "parlami del trauma!", chiedeva di come dormivano, del momento esatto in cui il corpo si irrigidiva, del respiro che si bloccava senza motivo apparente.
I suoi colleghi lo trovavano strano.
I suoi pazienti guarivano da traumi che portavano da decenni perché van der Kolk sapeva qualcosa che pochi capivano, ovvero che il trauma non vive nei ricordi, ma vive nel Corpo!
E il corpo non risponde alla logica! Esso risponde a domande che "toccano esattamente dove fa male".
Cosa hai dovuto smettere di essere perché gli altri continuassero ad amarti?
Fermati.
Cosa hai sentito adesso (dopo che ti ho posto la domanda?).
Se hai sentito qualcosa, il tuo Inconscio ha appena risposto, con una sola domanda!!
Bessel ha passato anni studiando, organizzando e catalogando questo sapere.
Capire razionalmente il trauma non basta a guarirlo.
La corteccia prefrontale (la logica) si spegne durante il trauma.
I ricordi traumatici sono immagazzinati nelle aree subcorticali (emotive e sensoriali).
La guarigione avviene attraverso la Relazione e la Sicurezza.
Il trauma isola; la guarigione richiede Connessione.
Il sistema nervoso ha bisogno di co-regolazione con un altro essere umano sicuro.
La cura fondamentale è il ripristino della Sicurezza Interna e Relazionale.
Per poter aiutare le persone è imprescindibile che un terapeuta creda nell'Inconscio, nella potenza del Trauma dell'Attaccamento, nell'esistenza del Bambino Interiore, nell'epigenetica e che abbia permesso al proprio Bambino Interiore di VEDERE e SUPERARE.
_M. Petrucci_ 🙏🏻

01/06/2026

Troppo spesso i genitori vivono con eccessiva ansia e forti aspettative l’attività sportiva dei propri figli.
Sostengono il ragazzo con il cuore, con amore ma senza rendersi conto, esagerano diventando onnipresenti. In alcuni casi si sostituiscono al mister e dalla tribuna li noti in piedi o attaccati alla rete di recinzione che urlano indicazioni.
Quando finisce, si torna a casa, e durante cena o il tragitto si fanno i discorsi più esosi…si parla di classifica, di campioni , si fanno paragoni con i più grandi giocatori della storia mostrando come sotto tanti aspetti ci sia una forte somiglianza con il proprio figlio. Ad alcuni genitori basta assistere ad un paio di buone partite, che già iniziano a far discorsi sul futuro pensando di avere un campione.
Non tutti i genitori sono uguali.
Ma se a casa non hai mai giocato con tuo figlio e improvvisamente ti trasformi nel suo mental coach, personal training o peggio ancora maestro di tecnica pensando di allenare i suoi punti deboli cercando di trasformarlo in un campione…ecco forse non lo stai aiutando, anche se credi fortemente in ció che stai facendo.
Tutto questo discorso si può riassumere con una semplice parola: SUCCESSO
La ricerca assidua del successo, prima personale e poi di famiglia.
Mettendo in testa ai giovani che l’unica cosa che desidero è vederlo vincere e arrivare il più lontano possibile potrebbe essere motivante per qualcuno ma per altri no. Alimentando subdolamente la paura di deludere e diminuendo la propria autostima e autonomia, quando si troveranno davanti alle prime piccole pressioni e difficoltà tutto diventerà impossibile o quasi.
Tutte queste pressioni pesano come macigni, il divertimento che dovrebbe essere alla base rischia di essere sostituito da sentimenti negativi. Molti, forse troppi bambini, scendono in campo con condizionamenti che li distraggono e distruggono psicologicamente.
Nessuno è nato vincente.
Nessuno ha vinto tutto subito e per sempre. Quindi giocare sotto-stress, influenzerà negativamente il bambino, portandolo ad avere pressioni più grandi di lui, che diventeranno impossibili da gestire.
Tutto ciò comporta un aumento del rischio di abbandono dell'attività sportiva in età pre-adolescenziale, e quindi di liberarsi al più presto di un sogno infranto, che nella realtà si è trattato di un incubo.
Purtroppo è molto difficile cambiare rotta, ma in qualche modo dobbiamo cercare di farlo, ed ognuno di noi deve provarci partendo dalla propria realtà.
Al giorno d'oggi è molto comune in tutti gli ambienti sportivi sentir parlare i genitori di tattica e di tecnica.
La formazione in campo la fa l'allenatore.
Ma troppo spesso, purtroppo, ci sono condizionamenti da parte di dirigenti, genitori, nonni che non permettono di lavorare serenamente. Si ostinano ad intralciare il lavoro dell'allenatore dando consigli, criticando le scelte del coach e perfino alcuni arrivano a parlare con il proprio figlio o con alcuni suoi compagni di squadra dicendo come giocare e a chi passar la palla, ostentando conoscenze pluriennali.
Educare il proprio gruppo di genitori può migliorare la convivenza e la comunicazione all’interno del gruppo stesso. Io sono del parere che ci vuole molta collaborazione da parte dei genitori fuori dal campo e soprattutto a casa.
Lo sport educa e insegna valori importanti e questi non devono essere per nessuna ragione insabbiati.
Un allenatore sbaglia, come sbaglia un genitore, un arbitro o un dirigente.
Un bambino dai propri errori cresce!
La fiducia va data non solo con le parole, ma con i fatti, proprio come l’educazione. Inutile parlare di educazione se poi quando nostro figlio gioca male facciamo le facce, i gesti, ci spostiamo in continuazione o addirittura andiamo via.
Insegnamogli che si può fare meglio, che farà meglio la prossima volta e lasciamolo giocare senza mettere il naso sul campo…
Il ruolo dei genitori al di fuori dal campo è quello di sostenere sempre i propri figli e di star loro vicini quando sono giù di morale magari per una sconfitta...aiutarli a superare le loro ansie in maniera positiva accrescendo la loro autostima, altrimenti si arriverà al risultato che abbandoneranno lo sport e non sapranno gestire gli insuccessi dello sport e dell vita.
Ricordiamoci che in campo ci sono loro, e fuori dal campo ci siamo noi, è una sottile differenza ma molto rilevante.
(Grazie per questa preziosa riflessione a D.Colasuonno)

28/05/2026

Da "Il corpo non mente" di Luciano Marchino e Monique Mizrahil

In inglese, avere grounding significa, in una definizione restrittiva, "avere i piedi sulla terra". In un senso più ampio, però, vuol dire "conoscere bene". Applicato all'essere umano, diventa "conoscere bene noi stessi e l'ambiente in cui esistiamo".
Questa consapevolezza di sé, come ogni altra forma di conoscenza, ha due aspetti: uno cognitivo, mentale, e uno contemplativo, esperienziale.
Cercare di comprendere la realtà - e noi stessi che ne facciamo parte - esclusivamente attraverso i nostri processi mentali significa far rientrare l'infinita varietà della realtà all'interno di un numero limitato e preconcettualizzato di possibilità. Cioè sostituire la realtà con una serie di astrazioni, anche sul nostro conto: quindi essere in contatto non con la realtà e con noi stessi ma con l'idea che abbiamo della realtà e di noi stessi.
In termini contemplativi, invece, conoscersi significa entrare in se stessi come testimoni imparziali, riportando in superficie una quantità di dati raccolti nell'intero organismo. Un testimone imparziale non giudica: prende nota di ciò che osserva, come il dolore a una spalla, la contrazione di un muscolo o un sentimento di rabbia.
In questo processo di grounding, di contatto con noi stessi, dobbiamo reimparare a tollerare quei sentimenti che non vorremmo albergassero dentro di noi: la negatività, la rabbia, la paura, il desiderio... Quando riemergono, abbiamo tre possibilità: o trovare un modo di rispedirli nell'inconscio, imbavagliandoli, oppure proiettarli fuori di noi, cioè pensare che siano di qualcun altro, o, infine, accettarli come nostri e integrarli.
Accettandoli si diventa persone più fluide, che si assumono la responsabilità dei propri vissuti.

26/05/2026

Da "Onorare il corpo" di A. Lowen 🙏🏻

"La propria casa è il proprio corpo. Non essere connessi in modo sensibile con il proprio corpo vuol dire essere uno spirito disconnesso che fluttua attraverso la vita senza alcun senso di appartenenza. Tutti i pazienti con cui ho lavorato sentono, in misura maggiore o minore, questa separazione e solitudine, ed è un modo di essere tragico. L'obiettivo del mio lavoro terapeutico è aiutare le persone a ritrovare il loro senso di connessione con la vita e con gli altri, e radicarsi è l'unico modo per farlo"

25/05/2026

LAMENTARSI è un ottimo modo per non confrontarsi davvero con se stessi.
Chi si lamenta infatti non fa altro che esteriorizzare la propria frustrazione, buttandola all’esterno, senza che si attivi nel suo intimo la benché minima ombra di consapevolezza.
La parola non viene mobilitata per venir messa al servizio del ragionamento e della ricerca di strategie per risolvere la situazione sgradevole.
La lamentela la si riconosce e la si differenzia dall’espressione di un vero moto di sofferenza.
La lamentela infatti è una modalità estremamente autoreferenziale: chi si lamenta parla a se stesso e non all’altro.
_Sibilla Ulivi_

"Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluz...
21/05/2026

"Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante.
Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.
Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere.
Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.
Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.
Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.
Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta."
_S. Tamaro_

(Art by Verdirosi)

17/05/2026

Di fronte alla tragedia che da ieri ha riempito di sgomento Modena, il mio pensiero e la più sincera vicinanza ai feriti e alle loro famiglie, che stanno vivendo ore di grande dolore.
Grazie a tutti i soccorritori, al personale sanitario e alle forze dell’ordine intervenute con tempestività e professionalità per mettere in sicurezza la situazione e assistere le persone coinvolte.
In momenti come questi occorrono rispetto, umanità e senso di responsabilità.

In questo video Umberto Galimberti, filosofo e docente, partendo dal concetto di individuazione di Jung ci fa riflettere...
15/05/2026

In questo video Umberto Galimberti, filosofo e docente, partendo dal concetto di individuazione di Jung ci fa riflettere sull’importanza del conoscere se stessi per poter crescere e far "fiorire" la nostra autentica essenza.
Buona visione e aggiungo solo una citazione di F. Perls che credo calzi a pennello 😉
“Ogni individuo, ogni pianta, ogni animale ha solo uno scopo: realizzarsi per quel che è. Una rosa è una rosa. La rosa non ha nessuna intenzione di realizzarsi come canguro”

12K likes, 319 comments. "Umberto Galimberti Diventa cio' che sei"

"Accompagnare significa essere presente al dolore di un'altra persona; non fare in modo che il suo dolore scompaia.Accom...
13/05/2026

"Accompagnare significa essere presente al dolore di un'altra persona; non fare in modo che il suo dolore scompaia.
Accompagnare significa andare nel deserto dell'anima con un altro essere umano; non pensare che siamo responsabili di trovarne l'uscita.
Accompagnare significa onorare lo spirito; non focalizzarsi sull'intelletto.
Accompagnare significa ascoltare con il cuore; non analizzare con la mente.
Accompagnare è testimoniare la lotta degli altri; non giudicare o dirigere queste lotte.
Accompagnare significa camminare di fianco; non condurre o essere condotto.
Accompagnare significa scoprire i doni del silenzio sacro; non significa riempire con parole ogni momento.
Accompagnare chi soffre significa restare calmi e in silenzio; non volersi muovere freneticamente in avanti.
Accompagnare significa rispettare il disordine e la confusione; non imporre l'ordine e la logica .
Accompagnare significa avere un atteggiamento di curiosità e non da esperti."
_Alan D. Wolfet_

(Art by Anton Melbye)

"Delle proprie cicatrici si può scegliere se farne una corteccia sempre più dura con il divieto d'accesso o mostrarle, r...
12/05/2026

"Delle proprie cicatrici si può scegliere se farne una corteccia sempre più dura con il divieto d'accesso o mostrarle, rendendole una mappa con le indicazioni per essere raggiunti."
_D. Pier_

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