Bioenergetica Modena - Psicoterapeuta Barbara Banella

Bioenergetica Modena - Psicoterapeuta Barbara Banella Integrazione Mente/Corpo, Evoluzione personale, Psicoterapia, Psicologia dello Sport Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.

L' Analisi Bioenergetica è un metodo di PSICOTERAPIA riconosciuto ufficialmente in Italia ai sensi della Legge 56/89, da non confondere con pratiche utilizzate in ambiti e modi molto disparati, che nulla hanno però a che fare con questa metodologia. L'Analisi Bioenergetica si basa sulla combinazione di psicoterapia verbale e corporea. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corp

o formano un'unità. Il metodo operativo comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio profondo e completo alla persona. Le sedute in Analisi Bioenergetica coinvolgono sia il versante psichico che quello corporeo: i temi che di volta in volta possono emergere, infatti, vengono affrontati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'affiorare di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo ( livelli psichico-emozionale-corporeo)

"Il diritto ad essere persona nasce con il primo respiro. L'intensità con cui avvertiamo questo diritto si riflette nel ...
03/09/2026

"Il diritto ad essere persona nasce con il primo respiro. L'intensità con cui avvertiamo questo diritto si riflette nel nostro modo di respirare. Ma nella nostra cultura il respiro é per lo più poco profondo e si ha la tendenza a trattenerlo. Peggio ancora, non ci si accorge neppure di avere problemi di respirazione. Ci si butta invece a capofitto nella vita, fermandosi quel tanto solo per dire agli altri che si ha appena il tempo di respirare."
_Alexander Lowen_

"Non credo alla spiritualità mistica senza corpo, o con la mortificazione del corpo. Vi è una condizione di fondo che ca...
24/08/2026

"Non credo alla spiritualità mistica senza corpo, o con la mortificazione del corpo. Vi è una condizione di fondo che caratterizza una vera e profonda spiritualità: l'armonia tra corpo , mente, emozioni, l'amore per la natura e le sue creature. Una condizione definita da Lowen come "stato di grazia". Solo un corpo vivo , vibrante e luminoso può respirare il sentimento del divino e le sensazioni cosmiche d'infinito."
_Pino Tartaglia_

(Art by Ana Rone) ~Equilibrium~

19/08/2026

Preziose queste parole del fisioterapista Alessandro Catanzaro che ci parlano di scoliosi da un punto di vista emozionale e non a caso
viene citato anche Lowen. 😀
⬇️⬇️⬇️
La scoliosi è una curvatura.
È una storia che si attorciglia nella carne.
Un racconto non detto scritto e inciso sulla schiena.
È una crescita trattenuta.
Una spinta vitale che qualcuno ha fermato con una mano sulla testa.
“Non andare troppo veloce.”
“Non allontanarti.”
“Non rompere l’equilibrio.”
È un amore che controlla. “Stai zitta”
Una madre attenta, sì, e presente fino a diventare limite. “Così non si fa”
Che non guida né accompagna.
Che non ascolta troppo intenta ad insegnare.
Che confonde il prendersi cura con il trattenere.
Rallentare e forzare.
Un padre assente non solido,
non sostegno, trasparente,
dallo sguardo sfuggente, forse anche lui rassegnato, non per questo giustificato, né colpevolizzato. È così.
Va bene così.
E allora il corpo si difende. Si muove, si agita.
Si piega e a volte si adatta, vuole sopravvivere
e trova una nuova via per stare in piedi.
La vertebra ruota. Il dorso si inclina.
La colonna si storce ma non cede.
Non si spezza questa forte volontà.
Magari si chiude.
Perché il corpo non impazzisce mai. Non fa errori.
Lui, al contrario di noi, non sbaglia.
La scoliosi è una risposta.
Un messaggio chiaro quasi urlato che dice:
“Non sono libera di crescere come vorrei.”
È un’anima che vuole Essere a modo suo.
Che prova a fuggire da ciò che la costringe.
O che si ritira, si chiude, si rannicchia dentro sé.
La scoliosi è più frequente nelle bambine.
Perché il femminile per compiacere e sopravvivere si plasma, si adatta, sta zitto. L’ha sempre dovuto fare perché porta avanti un seno prima dell’altro, e si vede, una spalla e una scapola più indietro.
Una parte del corpo che vuole uscire,
l’altra che vuole nascondersi.
Il corpo si contorce, ci guardiamo allo specchio
e ci vediamo storte.
Ma la verità è che il corpo sta solo tentando
di raccontare la sua versione della storia.
In metamedicina, la scoliosi è il simbolo di una frattura interna tra ciò che desideriamo e ciò che ci è concesso.
Tra la libertà e il bisogno di essere amati.
È il dolore di chi ha dovuto piegarsi per non perdere l’amore.
È la paura di sbagliare. Il bisogno di compiacere.
La rinuncia alla propria strada per restare nel branco, nel clan.
Chi ha la scoliosi spesso sente di non avere il diritto di scegliere.
Che ogni passo in avanti dev’essere guadagnato, giustificato, approvato.
“Devo lottare per ogni cosa.”
“Non sono al sicuro.”
“Non sono abbastanza.”
Ma il corpo può cambiare.
Ci si può provare.
Con il tempo, l’ascolto, la presenza. Con esercizi mirati, sì.
Con il respiro che fa aprire.
Con la postura che sostiene.
Con mani attente, con occhi che finalmente ti vedono davvero.
Ma soprattutto, con uno spazio nuovo in cui puoi dire:
“Io posso crescere.
Posso esistere.
Posso essere diversa da te.”
La scoliosi si tratta con la fisioterapia,
con corsetti in casi gravi,
con la chirurgia nei casi estremi.
Ma prima ancora, si può ascoltare. Ascoltare la bambina che la porta. Il suo sogno. La sua voce.
Il suo talento.
Nel 99% dei casi, quella bambina vuole portare nel mondo qualcosa di suo.
Non ciò che i genitori non sono riusciti a realizzare.
La scoliosi è una resistenza. Una creatura ribelle.
Un’ostinazione del corpo a essere se stesso.
È un ramo che si piega verso la luce, nonostante i nuvoloni e il cielo coperto e spesso.
È un’anima che non vuole desistere ,
anche se ha dovuto adattarsi per sopravvivere.
E allora non costringiamola. Non guidiamola ancora.
Non forziamola a essere “dritta”.
Accompagniamola.
Ascoltiamola.
Onoriamo la sua forma, e il mistero che contiene.
Perché ogni curva ha un senso.
E ricordatelo signori, ogni torsione porta una sua verità.
Lowen insegna:
"ogni colonna è un’anima".
È una storia da raccontare.

17/08/2026

Riflessione di una collega che condivido in ogni suo aspetto.
⬇️⬇️⬇️
Ci sono persone che, a dirlo senza girarci troppo intorno, risultano penose. E no, non nel senso della compassione, non nel senso che ci fanno tenerezza. Nel senso che qualcosa, nel loro modo di stare al mondo, stona profondamente.
E questa cosa, spesso, ci mette anche a disagio dirla. Perché siamo abituati a pensare che dietro ogni comportamento ci sia una ferita, una storia, un perché. Ed è vero. C’è quasi sempre.
Ma capire non significa giustificare tutto.
Ci sono modi di stare nelle relazioni che non sono solo fragili, sono “semplicemente” poveri. Poveri di responsabilità, poveri di rispetto e poveri di consapevolezza.
Persone che manipolano e poi si dipingono come vittime. Che feriscono e poi si offendono se glielo fai notare. Che chiedono attenzione senza mai offrirne. Che entrano nelle vite degli altri senza delicatezza, senza misura e senza nessuna cura.
E allora sì, a volte quella sensazione che proviamo è proprio quella: “questa cosa è penosa”. Non tanto la persona in sé. Ma il modo in cui sceglie (o non sceglie) di esserci nel mondo e nelle relazioni.
Perché ad un certo punto della vita non possiamo più spiegare tutto con il passato. Il passato ci influenza, sì. Ma non ci assolve per sempre.
C’è un momento, di crescita intima e silenziosa, in cui diventiamo responsabili di come trattiamo gli altri, di come gestiamo le nostre fragilità, di quanto lavoriamo su di noi invece di usarci come alibi.
Perché la vera differenza sta qui: tra chi, pur con le sue fatiche, prova a mettersi sempre in discussione… e chi resta fermo, ma pretende comunque spazio, comprensione e indulgenza.
Quello che chiamiamo “penoso”, a volte, è proprio questo blocco. Questa rigidità emotiva, questo non vedere e non voler vedere mai il proprio pezzo, la propria responsabilità.
Dobbiamo pensarci seriamente, perché questo discorso riguarda gli altri, ma diventa prezioso anche riferito a noi. Riflettiamo su quante volte tolleriamo dinamiche che ci fanno stare male perché “in fondo poverino”. Su quante volte confondiamo l’empatia con il sopportare tutto a qualunque prezzo.
Perché l’empatia sana non è chiudere gli occhi. È vedere bene. E, quando serve, sapersi anche allontanare. Senza odio né rancore ma con dolorosa lucidità.
Perché non tutto ciò che ha una ferita merita accesso illimitato alla nostra vita. E non tutto ciò che comprendiamo, dobbiamo per forza tenercelo vicino, perché spesso la forma più matura di rispetto, verso di noi e anche verso l’altro, è smettere di giustificare ciò che continua a farci male.
E imparare a chiamare le cose con il loro nome, anche quando quel nome è molto sgradevole.
_V. Scoppio_

“L'arte del terapeuta, così come l'arte di chi vive il processo, è saper navigare in un mare tempestoso; assecondare le ...
12/08/2026

“L'arte del terapeuta, così come l'arte di chi vive il processo, è saper navigare in un mare tempestoso; assecondare le onde invece di volerle appiattire, andare con la marea (o con la corrente o con ciò che c'è) in modo saggio, senza sentirsi minacciati. Tutto questo significa assecondare l'impulso, la vita, il desiderio, avere il coraggio di entrare nel caos, di non sapere, di rompere schemi, aspettative proprie e altrui”
_C. Naranjo_

Il "viaggio notturno in mare" è il viaggio nelle nostre parti interne che sono divise, negate, sconosciute, indesiderate...
04/08/2026

Il "viaggio notturno in mare" è il viaggio nelle nostre parti interne che sono divise, negate, sconosciute, indesiderate, espulse ed esiliate nei diversi mondi sotterranei della consapevolezza... L'obiettivo di questo viaggio è di riunirci con noi stessi. Questo ritorno a casa può essere sorprendentemente doloroso, perfino brutale. Per intraprenderlo, dobbiamo necessariamente, e per prima cosa, accettare di non mandare nulla in esilio.
_Stephen Cope_

(Art by T. Gericault)

02/08/2026

"Il corpo non è una metafora, è la realtà più concreta della nostra vita, della vita che noi siamo. Se, come io penso, l’arte della terapia non coincide con la capacità di fornire dotte risposte ma con quella di fare le domande giuste, cioè quelle che aprono a nuovi modi di conoscere se stessi e il mondo che ci circonda, il corpo, di cui la mente è parte ma non tutto, è l’unico emittente di senso a cui è opportuno rivolgersi. Perché il corpo, nella sua globalità, ricorda anche quando la mente/psiche dimentica."
_Luciano Marchino_ (da ‘Risvegliare l’energia’)

01/08/2026

Le tre grandi "U" da coltivare:
"Umiltà"
"Umanità"
"Umorismo"
Buon primo agosto! :)

31/07/2026

~ Il Corpo è archivio dell’esperienza emotiva e traumatica.
~ La Mente emerge dall’interazione tra cervello, corpo e relazioni.
~ Il Trauma rompe l’integrazione → mente e corpo si disallineano.
~ La Guarigione consiste nella reintegrazione del sistema mente–emozioni(psiche)- corpo.

26/07/2026

QUALITÀ DEI GRANDI ALLENATORI E LEADERS ⬇️⬇️⬇️

1. ASCOLTANO MOLTO
I grandi leader e allenatori sanno ascoltare.
Capiscono che quando si sintonizzano con i loro atleti o team e li ascoltano saranno in grado di trovare risposte, soluzioni e prendere le giuste decisioni.

2. SANNO ADATTARSI A OGNI SITUAZIONE
I grandi allenatori sono come i camaleonti.
Sono in grado di adattarsi al loro ambiente. Sono bravi a prendere decisioni e trovare soluzioni ai problemi. Riescono anche ad adattarsi alle diverse personalità dei loro atleti e team.

3. CONDUCONO CON L’ESEMPIO
Sanno di essere il primo responsabile di tutto quello che succede, gli atleti e team guardano loro e li seguono in tutto per tutto.
Ad esempio, se si aspettano che i loro giocatori siano puntuali, saranno loro ad essere i primi ad arrivare in orario.
Vogliono essere il tipo di leader che aumenta il livello di tutti quelli che stanno intorno a loro…sono consapevoli che la loro parola è meschina quando non si guida con l'esempio.

4. OGNI GIORNO PORTANO LE 3 E (EFFORT, ENTHUSIASM, ENERGY)
Sforzo, entusiasmo ed energia.
Queste tre qualità sono le artefici del loro successo come leader o allenatori.
I loro atleti sono attratti da loro soprattutto per questo e non solo per per le loro conoscenze di gioco.

5. SI PREOCCUPANO PER PRIMIS DELLA PERSONA
Ogni essere umano desidera sentirsi amato e curato.
Sanno fare sentire speciali e curati i loro atleti e il loro team.
Adoro questo detto:
"A nessuno importa quanto sai finché non si sentono apprezzati per la loro importanza."

6. PRATICANO LA SEMPLICITÀ
Non cercano di complicare le cose.
Quando parlano fanno discorsi brevi e chiari.
Sanno che i loro atleti non hanno bisogno di conoscere l'anatomia di una spalla mentre si spiega un servizio.
Hanno la capacità di spiegare con semplicità e quindi sono capiti meglio, aumentando così la produttività e ottenendo risultati più alti.

7. MOSTRANO FIDUCIA
Il loro atteggiamento è qualcosa che influenzerà lo stato d’animo degli atleti e del team e condizionerà la loro vita.
Una buona energia e un atteggiamento positivo aiutano a costruire fiducia.
È importante essere grati e umili, pur restando fiduciosi delle proprie capacità e mantenendo la leadership.

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