02/10/2026
Liste d’attesa: un problema serio ma non “il problema”
Da molto tempo, quasi quotidianamente, si discute della lunghezza delle liste d’attesa per visite ed esami nel Servizio Sanitario Regionale (SSR). Questa discussione ha progressivamente fatto passare l’idea che l’efficacia del SSR, in termini di salute, sia quasi esclusivamente valutabile con questo indicatore. È un errore alimentato dalla pratica di alcune forze politiche, una in particolare che pare oramai essersi specializzata - Forza Italia - che in Emilia-Romagna, ma non in altre regioni, “messe peggio”, ottiene una eco mediatica consistente.
La lunghezza delle liste d’attesa per visite ed esami è sicuramente importante perché è causa di una crescente tendenza di “rinuncia alle cure” ed è fonte di aumento della spesa privata (out of pocket, assicurazioni e fondi) ma non descrive compiutamente la funzionalità del SSR.
Le liste d’attesa sono uno degli indicatori intermedi che non restituisce informazioni affidabili sull’efficacia clinica, di prevenzione, cura e assistenza, di salute dei cittadini. La ragione è intuibile: l’indicatore lunghezza liste d’attesa è influenzato da molte variabili, sì finanziarie e organizzative, ed è dove bisogna agire, ma anche di altra natura legate alla “domanda”, che sconta fenomeni come l’inappropriatezza, il consumismo sanitario o la medicina difensiva, tutti fenomeni noti in letteratura scientifica e nella pratica clinica.
Se si vuole valutare il funzionamento e l’organizzazione del nostro SSR sono altri gli indicatori di salute più solidi da prendere in considerazione. Quelli normalmente utilizzati dalla letteratura scientifica, suggeriti dall’OMS sono: indicatori di esito clinico, di appropriatezza e sicurezza e di salute pubblica a lungo termine.
1. Indicatori di Esito Clinico (Clinical Outcomes)
Misurano l'impatto reale delle cure sulla vita e sulla sopravvivenza dei pazienti:
• Mortalità a 30 giorni per acuti: la percentuale di pazienti che muore entro 30 giorni dal ricovero per patologie tempo-dipendenti (es. infarto miocardico acuto, ictus ischemico, frattura del femore). Un tasso basso dimostra l'efficacia della rete di emergenza-urgenza e della terapia intensiva.
• Tassi di sopravvivenza a 5 anni per tumori: Misura l'efficacia combinata dei programmi di screening (diagnosi precoce) e della qualità dei protocolli terapeutici (oncologia e chirurgia). AGENAS ci appena detto che siamo al primo posto per le reti oncologiche con i tassi di sopravvivenza a 5 anni più alti in Italia, anche perché i tempi di attesa dalla diagnosi al trattamento, medico o chirurgico, sono adeguati.
• Tassi di re-ospedalizzazione a 30 giorni: la percentuale di pazienti dimessi che viene nuovamente ricoverata per la stessa patologia entro un mese. Tassi elevati indicano dimissioni premature o una cattiva continuità assistenziale sul territorio.
2. Indicatori di Appropriatezza e Sicurezza
Valutano se le cure prestate sono corrette, sicure e basate sulle evidenze scientifiche.
• Ospedalizzazioni evitabili per condizioni croniche: Il numero di ricoveri per patologie che potrebbero essere gestite efficacemente dal medico di base o dalle strutture territoriali (es. diabete, asma, ipertensione, BPCO). Un alto numero di ricoveri per queste cause indica un fallimento della medicina territoriale.
• Tasso di infezioni correlate all'assistenza (ICA): la frequenza di infezioni contratte dai pazienti durante la permanenza in ospedale. È un indicatore fondamentale di sicurezza e igiene clinica.
• Soddisfacimento delle linee guida cliniche: la percentuale di pazienti che riceve il trattamento standard raccomandato (es. la somministrazione di beta-bloccanti dopo un infarto o l'intervento chirurgico per frattura del femore entro 48 ore).
3. Indicatori di Salute Pubblica a Lungo Termine
Riflettono lo stato di salute generale generato dalle politiche sanitarie e di prevenzione.
• Aspettativa di vita in buona salute (Healthy Life Years): non misura solo quanti anni vive in media una persona, ma quanti di questi anni vengono vissuti senza disabilità o limitazioni funzionali severe.
• Mortalità evitabile (Preventable and Treatable Mortality): divisa in mortalità "prevenibile" (attraverso stili di vita e vaccini) e "trattabile" (attraverso cure mediche tempestive ed efficaci). E’ l’indicatore principe per capire se un sistema sanitario nel suo complesso funziona.
Se valutiamo sulla base dei dati del Ministero della Salute e di Agenas scopriamo che su prevenzione, cure distrettuali e ospedali l’Emilia-Romagna è seconda in Italia. Dietro una Regione governata dal centro-destra, il Veneto, ma con un modello di organizzazione molto simile al nostro e lontano dal modello “privatistico e “ospedalocentrico” lombardo.
Le liste d’attesa per esami e visite, per gli effetti che ne discendono sull’accesso alle cure, sono sicuramente importanti, vanno affrontate e risolte sempre con l’obiettivo dell’utilizzo appropriato delle risorse economiche e organizzative. In un sistema Pubblico e Universale la soluzione è nota: adeguato finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, oggi ancora di più in emergenza dopo l’approvazione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) di nuove 800 prestazioni e servizi senza adeguato finanziamento, e buona organizzazione.
La via non è quella seguita dal governo nel luglio 2024 con il “Decreto Liste d’Attesa senza un euro”, così sono solo grida propagandistiche, senza effetti, se non quelli di aumentare le aspettative e la delusione nei cittadini che non trovano risposte adeguate. Le forze politiche, tutte, che siano in maggioranza od opposizione, dovrebbero assumere la capacità di valutare il funzionamento del SSR attraverso l’analisi di tutti gli indicatori, a partire da quelli di esito che risultano più accurati e affidabili per una valutazione complessiva di funzionamento.
Il problema, ed è un problema di tutta la politica che ha contribuito non poco al suo discredito, è che guadagnare un titolo di giornale è decisamente più semplice, denunciando il pure reale problema della lunghezza di una lista d’attesa per una visita od esame, che fare proposte o chiedere al proprio governo, che investe in armamenti e bonus a questa o quella categoria di clientes, di metterci le risorse che servono come fanno in Francia, Germania e in tutti i Paesi OCSE, dove siamo ultimi per spesa sanitaria pubblica in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL).