24/06/2026
𝐄 𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐬𝐞 𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐚𝐫𝐭𝐢?
Negli ultimi anni, complice soprattutto la pandemia da Covid, si parla sempre più spesso di salute mentale. In questo, sono soprattutto i più giovani a essere protagonisti di un’attenzione verso il mondo psicologico che fino a poco tempo fa era quasi del tutto assente. Non si parlava di psiche e quel poco che si sapeva era spesso avvolto da tabù e stigma.
Accanto a questa crescente attenzione verso i temi della salute mentale, indubbiamente positiva, c’è però un aspetto che, in quanto terapeuta, noto sempre più spesso: l’utilizzo della stanza di terapia come spazio non tanto di introspezione, cura o esplorazione interiore, quanto come strumento per migliorare se stessi. Per essere “la versione migliore di sé”, come dicono alcuni.
Ecco, su questo aspetto nutro diverse perplessità.
Perché questo modo di intendere la psicoterapia rischia di trasformarla in un ulteriore strumento narcisistico di incremento delle proprie prestazioni. Come a dire: così come sono non vado bene, vado in terapia così ne esco migliore.
Questa narrazione, molto diffusa negli ultimi tempi, rischia di distorcere quello che è il senso stesso della terapia.
“Non voglio più arrabbiarmi”, “voglio essere più bravo nella mia routine”, “voglio imparare a essere più costante”. Tutti obiettivi indubbiamente nobili, ma che hanno a che fare con una dimensione performativa e prestazionale che, sotto sotto — o forse nemmeno tanto sotto — ci suggerisce che esista un modo di essere giusto, a cui bisogna ambire, e uno sbagliato, che coincide con ciò che siamo oggi.
La terapia non può ridursi a questo.
Perché l’obiettivo, se un obiettivo c’è, è forse quello di entrare in contatto con il nostro Sé autentico. E autentico non significa migliore: significa vero.
In quell’ autenticità possono esserci molte cose che non ci piacciono, aspetti che preferiremmo non vedere o che vorremmo cambiare. Ma continuare a negarli non farà altro che allontanarci da noi stessi, spingendoci verso una vita di facciata, costruita, distante dai nostri reali desideri e bisogni.
Forse la terapia non serve a diventare qualcuno di diverso da ciò che siamo. Forse serve, più semplicemente, a smettere di rincorrere un ideale di perfezione e a fare spazio alla complessità della nostra esperienza umana.
In un tempo che chiede continuamente di migliorarci, correggerci, ottimizzarci e performare, la terapia può rappresentare uno dei pochi luoghi in cui non è necessario essere migliori. Un luogo in cui è possibile ESSERE.