22/06/2026
Dalla pagina del Dott. Andrea Nascimben.
Una riflessione importante, che tutti noi professionisti con un approccio alla salute senza (o quasi) farmaci, ci ritroviamo a fare più e più volte.
Buona lettura ⬇️⬇️⬇️
DOPO ANNI DI INSUCCESSI FARMACO-PRESCRITTIVI, LA NUTRIZIONE INIZIA A DARE RISULTATI…
MA BASTA UNA NUOVA PRESCRIZIONE PER FAR RIPARTIRE TUTTO DA ZERO
Uno spunto di Riflessione
Mi capita, non di rado, di osservare una dinamica che continuo a trovare sconcertante.
Persone che arrivano dopo anni, talvolta decenni, di procinetici, antisecretivi, inibitori di p***a protonica, cicli antibiotici ripetuti, visite specialistiche, controlli e continue recidive.
Anni
Anni in cui il quadro spesso non si risolve realmente, ma viene gestito alla meglio
Non rimuovendo le cause che hanno portato quel sistema biologico verso una progressiva deriva, ma applicando semplicemente “al di sopra di esso” una sequela di farmaci, diventa progressivamente più fragile, più disbiotico, più farmacologicamente dipendente.
Poi, finalmente, queste persone intraprendono un percorso differente.
Iniziano a lavorare sul contesto fisiologico, ovvero sul rapporto col cibo, sulla funzione digestiva, sull’assetto intestinale.
E ciò che osservo, puntualmente, è che nel giro di alcune settimane, o pochi mesi, accade qualcosa di evidente: migliorano.
Non sempre tutto e subito, ma migliorano davvero con dati obiettivabili:
Meno gonfiore.
Meno tachicardia post-prandiale
Miglior alvo
Meno reflusso
Più energia
Meno paura del cibo
Eppure…
Avevano già una visita specialistica programmata da tempo.
Ci vanno.
Riferiscono allo specialista magari una sintomatologia residua, perché nessun percorso serio trasforma dieci anni in dieci giorni, e con impressionante automatismo, si ritrovano spesso davanti allo stesso copione:
Ancora procinetici
Ancora antibiotici
Ancora soppressione acida
Ancora controllo del sintomo
Ed è qui che resto sinceramente sbalordito
Non tanto per il farmaco in sé, che in specifici contesti può avere un razionale, ma per la fiducia pressochjè incondizionata che molte persone continuano a riporre nello stesso schema che, per anni, non ha modificato davvero il decorso di fondo, mantenendoli in perenne malattia
Ecco perché è inevitabile una domanda:
Se una strategia è stata applicata per 5, 10 o 15 anni senza risolvere realmente il problema, perché continua così spesso a essere percepita come la strada più ovvia?
Perché per la gente "curarsi" equivale ad assumere farmaci ?
E perché al contrario, dal Percorso Motorio Nutrizionale si pretende frequentemente un risultato quasi immediato: la scomparsa completa dei sintomi nel giro di poche settimane ?
Non è raro, infatti, leggere, già nei feedback delle prime 3 settimane, frasi come:
“Dottore, sì, sono migliorata su questo, questo e quest’altro… ma ho ANCORA quest'altro .…”
Oppure persone che, dopo aver descritto due mesi di miglioramenti concreti (alvo, energia, sonno, reflusso, dolore, rapporto col cibo ), concludono con un prudente:
“Beh, sì… mi posso ritenere soddisfatta”
Come se fosse “andata discretamente”.
E qui, francamente, qualche riflessione diventa inevitabile
Perché, molto spesso, si tende quasi a ridimensionare miglioramenti ottenuti in settimane o pochi mesi, mentre finiscono facilmente nel dimenticatoio anni (talvolta decenni ) di fiducia accordata a percorsi esclusivamente farmaco-prescrittivi che, nella migliore delle ipotesi, hanno tamponato transitoriamente senza modificare in profondità il clima biologico disfunzionale di fondo.
In altre parole:
si pretende moltissimo in poche settimane…
ma se i protagonista è la medicina farmaco-prescrittiva allora si tollera per anni anche se un semplice mantenersi dentro un circuito cronico fatto di malattia e farmaci e farmaci ed ulteriore malattia...
Questo, più che sorprendere, dovrebbe far riflettere profondamente
Perché, talvolta, il problema non è soltanto biologico.
È culturale
Abbiamo progressivamente normalizzato l’idea che “curare” significhi soprattutto contenere, spegnere, sopprimere, controllare in qualche modo con il farmaco di circostanza ma senza chiederci se cio che staimo assumendo possa davvero modificare il terreno biologico disfunzionale
Buona riflessione a tutti.