D.ssa Patrizia Intravaia Psicologa Psicoterapeuta - Terapeuta EMDR - Modena

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D.ssa Patrizia Intravaia Psicologa Psicoterapeuta - Terapeuta EMDR - Modena Sono una psicologa psicoterapeuta cognitivo comportamentale e Supervisore EMDR.
Traumi e abusi

Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale - Terapeuta EMDR

La notizia della morte di Lorena Isceri mi ha colpita particolarmente.Lorena aveva 45 anni.Secondo quanto ricostruito fi...
05/09/2026

La notizia della morte di Lorena Isceri mi ha colpita particolarmente.

Lorena aveva 45 anni.
Secondo quanto ricostruito finora, il suo ex compagno l’avrebbe aspettata sotto casa, aggredita, immobilizzata e chiusa nel bagagliaio della sua auto.

Da quel bagagliaio Lorena è riuscita a chiamare il 112.

Ha chiesto aiuto.
Ha permesso alle forze dell’ordine di localizzarla.
La polizia è arrivata sul posto.

Ma Lorena è morta, gettata da un viadotto dell’autostrada. Poco dopo, l’uomo si è tolto la vita.

Lorena aveva paura di lui.

Secondo quanto raccontato dalle persone che le erano vicine, qualcuno l’aveva invitata a denunciarlo. Ma lei non lo aveva fatto.

Aveva paura.
A volte la paura fa pensare che denunciare possa peggiorare le cose.
A volte fa sperare che basti allontanarsi, chiudere una relazione, aspettare che tutto finisca.

Non finisce, purtroppo!

Lorena, è morta 🙏

È morta un’altra donna🙏

E oggi faccio fatica ad aggiungere parole.

Resta il dolore.
Per Lorena.
Per la paura che deve avere provato.
Per quella telefonata fatta da un bagagliaio mentre cercava disperatamente di salvarsi.

E resta una domanda che riguarda tutti noi: quanto ancora dobbiamo fare perché una donna che ha paura possa chiedere aiuto prima che sia troppo tardi e possa essere davvero protetta quando lo fa?

#1522

Da bambina, per me l'anno non iniziava a gennaio: iniziava a settembre!L'odore dei quaderni nuovi, l'aria che cambiava, ...
04/09/2026

Da bambina, per me l'anno non iniziava a gennaio: iniziava a settembre!
L'odore dei quaderni nuovi, l'aria che cambiava, le giornate che si accorciavano, la sensazione che qualcosa stesse per ricominciare.
�Ancora oggi, ogni volta che arriva settembre, sento quella stessa energia.

La sento anche nelle persone che incontro:
«Da settembre ricomincio.»�«Da settembre penserò di più a me.»�«Da settembre cambierò alcune cose.»�«Da settembre basta.»

Frasi cariche di speranza. �C'è qualcosa di bello nel fatto che, ogni anno, ci concediamo ancora la possibilità di ricominciare 🤩

Però le promesse più importanti sono quelle che riusciamo a mantenere quando l'entusiasmo finisce.

Cambiare vita raramente assomiglia a una rivoluzione.
�Molto più spesso assomiglia a una scelta piccola, ripetuta nel tempo, quasi invisibile dall'esterno.

* Una telefonata che decidiamo di non fare, perché sappiamo che quella relazione ci fa più male che bene.
* Un confine che riusciamo a mettere, anche se ci costa la disapprovazione di qualcunə.
* Un appuntamento che finalmente prenotiamo, con unə professionista, con un'amica, con noi stessə.
* Un «no» che troviamo il coraggio di dire.
* Una passeggiata. Dieci minuti per noi.
* Una richiesta di aiuto che finalmente esce dalla bocca dopo mesi in cui è rimasta in gola.

Piccole cose.
Ma sono quasi sempre le piccole cose a cambiare le storie.

E tu quale piccolo passo vuoi fare? Ti leggo volentieri 🤗💝

🎶 Quando la voce diventa uno spazio per sé 💝Cantare non significa soltanto imparare a usare bene la propria voce.Può div...
03/09/2026

🎶 Quando la voce diventa uno spazio per sé 💝

Cantare non significa soltanto imparare a usare bene la propria voce.

Può diventare un modo per entrare in contatto con noi stessi, imparare qualcosa di nuovo e sentirsi vivi. ❤️

Per questo condivido con molto piacere il progetto di mia sorella, cantante lirica, laureata in Conservatorio, con una lunga esperienza nei teatri, sul palcoscenico e nell’insegnamento.

Oggi mette la sua esperienza a disposizione di chi desidera scoprire la propria voce, educarla, farla crescere o semplicemente concedersi il piacere di cantare.

Lezioni individuali e di gruppo a Busseto (PR) e online.

Trovate tutte le informazioni nella locandina e sulla sua pagina Facebook ⤵️

https://www.facebook.com/share/1K7fCvFfe8/?mibextid=wwXIfr

Perché prenderci cura di noi significa anche continuare a cercare ciò che ci fa sentire, esprimere e vivere pienamente. ❤️🎶

«HO SBAGLIATO TANTE VOLTE PENSANDO DI DOVER TENERE INSIEME TUTTI.Cercando di non scontentare nessuno.Di mediare.Di capir...
01/09/2026

«HO SBAGLIATO TANTE VOLTE PENSANDO DI DOVER TENERE INSIEME TUTTI.

Cercando di non scontentare nessuno.
Di mediare.
Di capire le ragioni di ciascuno.
Di trovare quella soluzione capace di non ferire, non deludere, non creare conflitti.

E alla fine?

Spesso nessuno era davvero contento.
E io ero esausta.»

Quando ti assumi il compito di mantenere l’equilibrio tra le persone, inizi lentamente a sentirti responsabile anche delle loro emozioni.

Se qualcuno si arrabbia, pensi di aver sbagliato.
Se qualcuno rimane deluso, cerchi subito di rimediare.
Se due persone hanno bisogni diversi, provi a trovare una soluzione che non faccia soffrire nessuno.

Ma non sempre esiste.

E questa è forse una delle cose più difficili da imparare: posso voler bene a qualcuno e deluderlo.
Posso comprendere il suo bisogno e non riuscire a soddisfarlo.
Posso scegliere e sapere che quella scelta non renderà tutti felici.

Mediare non è sempre prendersi cura.

A volte, nel tentativo di evitare ogni conflitto, finiamo per non prendere posizione.
E soprattutto finiamo per perdere di vista una domanda fondamentale:

Io, in tutto questo, cosa penso?
Cosa sento?
Cosa considero giusto?

È doloroso accettare che non puoi sempre tenere insieme tutti.

Puoi ascoltare.
Puoi comprendere.
Puoi assumerti la responsabilità dei tuoi errori e riparare quando è possibile.

Ma non puoi essere responsabile dell’equilibrio emotivo di tutte le persone che ami.

E forse crescere significa anche questo:

accettare che qualcuno, qualche volta, possa essere scontento di noi senza che questo significhi che abbiamo smesso di amarlo.

Mi racconti cosa ne pensi? 🌺🙏


Ci sono libri che spiegano. E poi ci sono libri che, mentre li leggi, ti riportano anche a una parte della tua storia.St...
29/08/2026

Ci sono libri che spiegano. E poi ci sono libri che, mentre li leggi, ti riportano anche a una parte della tua storia.

Sto leggendo Il trauma non è un destino di Sandra Sassaroli e alcune pagine mi hanno emozionata profondamente.

Tra le tante parole, ho sottolineato queste:

«Il trauma fa parte della nostra storia, ma non è l’ultima parola sulla nostra vita. Tra il passato che abbiamo vissuto e il futuro che possiamo creare c’è uno spazio: lo spazio delle abilità che impariamo, delle scelte che compiamo, dei significati nuovi che costruiamo. È lì che possiamo, passo dopo passo, darci la possibilità di un’esistenza che non sia definita solo dal dolore, ma anche dalla capacità di trasformarlo e risignificarlo.»

Forse queste parole mi arrivano così tanto anche perché Sandra Sassaroli è stata una mia grande Maestra. ❤️

Ci sono Maestri che durante la formazione ti trasmettono conoscenze, tecniche e strumenti. E poi ce ne sono altri che contribuiscono a formare il terapeuta che diventerai.

Sandra, per me, è stata una di questi.

Ha contribuito in modo straordinario alla crescita della psicoterapia cognitiva in Italia e ritrovare oggi il suo pensiero in queste pagine significa ritrovare anche qualcosa delle mie radici professionali.

C’è un pensiero, soprattutto, che porto con me: il trauma lascia tracce, ma quelle tracce non sono una sentenza.

Non possiamo cambiare ciò che ci è accaduto. Possiamo però cambiare il posto che ciò che ci è accaduto occupa dentro di noi.

È anche in quello spazio tra la storia che abbiamo ricevuto e la vita che possiamo ancora costruire che comincia il lavoro della psicoterapia.

Un libro che consiglio davvero.

E insieme al consiglio, oggi, sento soprattutto gratitudine.

Grazie Sandra. Per quello che hai insegnato alla psicoterapia italiana e, molto più personalmente, per quello che hai insegnato a me. ❤️

Penso a chi mi scrive in questo periodo raccontandomi di sentirsi l’unico a stare male, mentre tutti intorno sembrano fe...
28/08/2026

Penso a chi mi scrive in questo periodo raccontandomi di sentirsi l’unico a stare male, mentre tutti intorno sembrano felici.

E spesso, ascoltando le loro storie, mi accorgo che dietro quel “sto male” c’è una domanda che non si sono ancora fatti:

“Che cosa mi sta mancando?”

Non in generale.
Non nella vita ideale che vorrei avere.

Adesso.

Perché possiamo continuare per mesi a funzionare anche quando alcuni bisogni fondamentali restano senza risposta.

Possiamo essere efficienti e sentirci soli.
Avere persone accanto e non sentirci realmente visti.
Restare in una relazione e non sentirci più scelti.
Occuparci di tutti e accorgerci che nessuno si sta occupando di noi.
Dire continuamente “non importa” quando, invece, importa moltissimo.

A un certo punto qualcosa presenta il conto.

E spesso lo chiamiamo ansia, tristezza, irritabilità, vuoto.

Cerchiamo allora di eliminare quella sensazione, mentre potrebbe essere più utile chiederci a quale mancanza sta dando voce.

Ho bisogno di essere rassicurato e di sentirmi al sicuro?
Ho bisogno che quella persona torni o di non sentirmi abbandonato?
Ho bisogno di essere sempre disponibile e temo che, mettendo un limite, qualcuno smetta di volermi bene?
Sto davvero chiedendo troppo o ho imparato a considerare “troppo” qualunque mio bisogno?

È qui che il lavoro diventa più profondo.

Perché riconoscere un bisogno non significa pretendere che qualcuno lo soddisfi.

Significa smettere di ignorarlo.

E qualche volta ciò che fa più male non è nemmeno ciò che ci manca.

È quanto a lungo abbiamo imparato a vivere facendo finta di non averne bisogno.

Raccontami cosa ne pensi, ti leggo volentieri 🙏

Se per qualche giorno smettessi di confrontare la tua vita con quella degli altri, che cosa riusciresti finalmente a ved...
27/08/2026

Se per qualche giorno smettessi di confrontare la tua vita con quella degli altri, che cosa riusciresti finalmente a vedere di te?

Apri Instagram e qualcuno è in viaggio.
Qualcuno ha trovato l’amore.
Qualcuno si sposa.
Qualcuno ha figli bellissimi, una casa bellissima, un lavoro bellissimo.
Qualcuno sembra avere esattamente la vita che tu pensavi di dover avere a questo punto della tua.

E quasi senza accorgertene, cominci a fare l’inventario di ciò che ti manca.

Io invece sono ancora qui.
Io non ho ancora trovato la persona giusta.
Io non guadagno abbastanza.
Io alla mia età avrei dovuto essere più avanti.
Io perché non sono felice come loro?

Il confronto ha un effetto sottile: trasforma la vita degli altri nel metro con cui misuri la tua.

E così finisci per guardarti sempre attraverso ciò che non hai.

Ma c’è un problema.

Degli altri vediamo soprattutto il risultato.
Di noi conosciamo tutto il percorso.

Conosciamo le cadute, le paure, le occasioni p***e, le relazioni finite, i giorni in cui abbiamo fatto fatica persino ad alzarci dal letto.

E confrontiamo il nostro dietro le quinte con la vetrina degli altri.

Prova allora, anche solo per qualche giorno, a togliere gli altri dall’equazione.

Non chiederti dove sono arrivati loro.

Chiediti:

Dove ero io un anno fa?
Che cosa ho attraversato?
Che cosa oggi riesco a fare che prima non riuscivo a fare?
Che cosa ho imparato a non accettare più?
Quante volte pensavo di non farcela e invece sono ancora qui?

Forse scoprirai che mentre eri impegnata a sentirti indietro, stavi andando avanti.

Solo che non te ne sei accorta.

E forse la cosa più importante non è convincerti di essere arrivata, ma smettere di trattare ogni tappa come una prova del tuo valore.

Non sei in ritardo: sei una persona, non una scadenza.

La tua vita non deve sembrare riuscita agli occhi degli altri per essere autenticamente tua.
A volte crescere significa anche scegliere una strada che, da fuori, non impressiona nessuno, ma che finalmente non ti costringe più ad abbandonare te stessa 💝

Anche la psicoterapeuta va in vacanza. E deve farlo.Per settimane ascolto storie.Storie di dolore, di paura, di separazi...
17/08/2026

Anche la psicoterapeuta va in vacanza. E deve farlo.

Per settimane ascolto storie.
Storie di dolore, di paura, di separazioni, di traumi, di relazioni che fanno male.

Entro, con rispetto, in parti molto intime della vita delle persone.

Ascolto parole che a volte non sono mai state dette a nessuno.
Resto accanto alle lacrime.
Tengo insieme pezzi quando chi ho davanti sente di non riuscire più a farlo.

È il mio lavoro.
Un lavoro che amo profondamente.

Ma essere psicoterapeuta non significa essere inesauribile.

Significa, al contrario, conoscere abbastanza bene il funzionamento della mente da sapere che non possiamo prenderci cura degli altri dimenticandoci continuamente di noi stessi.

Per questo anche io vado in vacanza.

Non perché smetto di avere a cuore i miei pazienti.
Non perché per qualche settimana i loro problemi diventino meno importanti.

Ma proprio perché li considero importanti.

Una terapeuta stanca, sovraccarica, senza più spazio mentale non offre la stessa qualità di presenza.

La psicoterapia non è soltanto tecnica.
È attenzione.
È capacità di pensare.
È presenza emotiva.
È riuscire a stare davvero con l’altro senza essere già altrove con la propria testa.

E tutto questo ha bisogno anche di pause.

Durante l’anno chiedo spesso ai miei pazienti di imparare a riconoscere i propri limiti, di non sentirsi in colpa quando dicono no, di smettere di considerare il riposo qualcosa che bisogna meritarsi.

Sarebbe piuttosto contraddittorio se io fossi la prima a non farlo.

Quindi sì.

Anche io vado in vacanza.

Non spengo il telefono: lo tengo attivo per le urgenze, come sempre, anche in vacanza.
Interrompo le sedute.
Vado al mare, cammino, leggo, dormo, rido, perdo tempo.

E soprattutto torno ad essere, per qualche giorno, semplicemente una persona.

Perché prendersi una pausa dal proprio lavoro non significa prendersi una pausa dalla responsabilità.

A volte è esattamente il contrario:

significa avere la responsabilità di tornare capaci di esserci davvero. ❤️

➡️ATTENZIONE ALLE DEPRESSIONI ESTIVESoprattutto nei weekend d'estate e in particolare a Ferragosto possono manifestarsi ...
15/08/2026

➡️ATTENZIONE ALLE DEPRESSIONI ESTIVE

Soprattutto nei weekend d'estate e in particolare a Ferragosto possono manifestarsi crisi depressive, soprattutto in coloro che vivono un forte senso di solitudine o che si trovano in una situazione romantica difficile o incompatibile.

🙌6 consigli che mi sento di darti oggi se ti trovi in questa situazione di solitudine

✔️ fai del movimento: camminare, correre, nuotare aiuta a produrre endorfine e migliora l’umore.

✔️scegli la lettura: un buon libro aiuta a entrare in una dimensione differente e a vivere la storia dei protagonisti

✔️pratica la Mindfulnes: stare nella consapevolezza del qui e ora ti aiuta a ridurre il livello di cortisolo

✔️scrivi: la scrittura può aiutarti a costruire la tua nuova avventura.

✔️impegnati nel tuo hobby o nella tua passione: l’attività manuale è molto efficace nel darti immediata soddisfazione personale.

✔️occupati di te: cura la tua igiene, fai uno scrub, una maschera, massaggiati con creme e olii essenziali per sentirti subito meglio.

Ricordati che TU sei UNO con l’universo ❤️

Chi sono i “maranza”?Negli ultimi anni questa parola è diventata sempre più frequente nei titoli dei giornali e sui soci...
07/08/2026

Chi sono i “maranza”?

Negli ultimi anni questa parola è diventata sempre più frequente nei titoli dei giornali e sui social.

Oggi viene usata per descrivere gruppi di adolescenti e giovani che si muovono in branco, adottano uno stile facilmente riconoscibile, tute sportive, scarpe di marca, cappellini, borselli a tracolla, musica trap e drill, e che, in alcuni casi, sono protagonisti di risse, aggressioni, intimidazioni e atti vandalici.

Il fenomeno ha acquisito grande visibilità su TikTok, dove video di sfide, violenze e provocazioni hanno trasformato alcuni di questi ragazzi in personaggi da imitare, facendo della forza e della prevaricazione una forma di riconoscimento sociale.

È importante, però, fare una precisazione.

Non tutti i ragazzi che vestono in questo modo o ascoltano quella musica sono “maranza”. E non tutti i maranza commettono reati.

Quello che mi interessa è capire cosa ci racconta questo fenomeno.

Ogni volta che vedo immagini di risse, devastazioni o aggressioni,

mi chiedo:

“Quale bisogno stanno cercando di soddisfare?”

La violenza, soprattutto durante l’adolescenza, raramente è solo violenza.

Molto spesso è il linguaggio di un’identità fragile.

È il tentativo di sentirsi qualcuno.

Di appartenere a un gruppo.

Di essere riconosciuti.

E se il gruppo premia la forza, l’intimidazione e la capacità di fare paura, allora la violenza smette di essere soltanto un comportamento.

Diventa un’identità.

Questo non significa giustificare.

Chi aggredisce deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Ma se vogliamo davvero prevenire questi fenomeni, non possiamo limitarci a indignarci davanti all’ennesimo video virale.

Dobbiamo avere il coraggio di chiederci che cosa è mancato prima.

Perché un ragazzo ha bisogno di terrorizzare gli altri per sentirsi qualcuno?

Come facciamo a crescere ragazzi che non abbiano bisogno della paura per sentirsi importanti?

Indirizzo

Strada Nazionale Per Carpi Sud 112
Modena
41123

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 10:00 - 21:00
Mercoledì 10:00 - 21:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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