Luisa Zaccarelli psicoterapeuta

Luisa Zaccarelli psicoterapeuta Psicologa, psicoterapeuta, neurobiologa e formatrice. Accompagno genitori e adulti nel percorso di diagnosi della neurodivergenza
www.luisazaccarelli.it

05/06/2026

Anche qui ho voluto aggiungere due piccoli esercizi che possono aiutare per autoregolarsi.
Spero vi siano utili!

04/06/2026

Grazie a tutti !!! Ne facciamo un altro ?

29/05/2026

Ci ho aggiunto paio di esercizi semplici semplici che puoi fare in qualsiasi momento, spero ti possano essere utili.

Il momento appena dopo aver ricevuto una diagnosi è uno di quelli che mi stanno più a cuore, clinicamente e umanamente, ...
26/05/2026

Il momento appena dopo aver ricevuto una diagnosi è uno di quelli che mi stanno più a cuore, clinicamente e umanamente, perché è un momento ambivalente: da un lato c’è qualcosa che si sistema, dall’altro c’è un disorientamento reale, anni di storia da rileggere, un’identità da ricalibrare.

Quello che vedo più spesso è che le persone arrivano alla diagnosi con aspettative molto diverse.
La verità è che la diagnosi non risolve niente da sola. Apre porte che prima erano invisibili verso una comprensione più onesta di sé, verso strumenti terapeutici più adatti everso una comunità che sa cosa significa vivere in quel modo.

Da lì si può costruire qualcosa di più sostenibile.

Lavorando spesso anche con i genitori dei miei pazienti, vedo quasi sempre due cose coesistere: un amore enorme e una st...
22/05/2026

Lavorando spesso anche con i genitori dei miei pazienti, vedo quasi sempre due cose coesistere: un amore enorme e una stanchezza altrettanto grande. Anni di valutazioni, terapie, colloqui con gli insegnanti, e spesso, sotto tutto questo, una domanda silenziosa e dolorosa: ho sbagliato qualcosa?

In realtà, spesso, “guardare” veramente è tutto quello che i nostri figli ci chiedono. E questo va oltre la neurodivergenza.

La fatica relazionale è una realtà per le persone neurodivergenti, mi riferisco alle relazioni tra persone con cui ci si...
19/05/2026

La fatica relazionale è una realtà per le persone neurodivergenti, mi riferisco alle relazioni tra persone con cui ci si vuole bene e ci si stima.

Eppure ci si fa male lo stesso. Ci si sente fraintesi. Si torna a casa esausti senza riuscire a spiegare perché.

Quello che manca, quasi sempre, è una chiave di lettura.

Quando due persone con stili neurologici diversi interagiscono, interpretano il comportamento dell’altro attraverso il proprio sistema di riferimento. E lì nascono le incomprensioni più difficili da sciogliere
Nominare questa differenza spesso è il primo gesto che crea vera vicinanza.

15/05/2026

Ne avevi mai sentito parlare?

Con la crescita della divulgazione sulla neurodivergenza, che è una cosa buona e necessaria, è arrivata anche una domand...
12/05/2026

Con la crescita della divulgazione sulla neurodivergenza, che è una cosa buona e necessaria, è arrivata anche una domanda che sento sempre più spesso, sia online che in studio:

“Ho letto di tutto sull’autismo, mi riconosco in tutto. È possibile che sia autisticə?”

Diffido di chi offre risposte troppo velocemente, in un senso o nell’altro.

Riconoscersi in una descrizione è spesso il primo passo verso una comprensione più vera di sé, ma la distanza tra “mi riconosco” e “ho una diagnosi” è fatta di domande cliniche precise, di anamnesi, di valutazione del funzionamento in più contesti e nel tempo.

Quello che posso dire è questo: se il dubbio è presente, se il riconoscimento è forte e se c’è una fatica che non riesci a spiegare altrimenti, quella sensazione vale la pena esplorarla con qualcuno preparato per arrivare a una mappa più onesta di come funzioni, e di cosa ti serve per stare meglio.

Nel mio nuovo libro, La stanza delle differenze edito da Fabbrica dei segni in uscita l’1 giugno, parlo ampiamente di riconoscersi. Di solito avviene attraverso un figlio, un fratello o una sorella, ma non solo.
Se ti va di leggerne un estratto, iscriviti alla mi newsletter (trovi il link nella mia bio), riceverai un breve estratto con la mail di benvenuto. 🙏

Ho perso il conto di quante donne sono arrivate da me dopo anni di percorsi terapeutici condotti da professionisti compe...
09/05/2026

Ho perso il conto di quante donne sono arrivate da me dopo anni di percorsi terapeutici condotti da professionisti competenti ma con qualcosa che comunque non tornava mai del tutto.

L’ansia si gestiva ma non spariva. La depressione rispondeva parzialmente. Il senso di essere fondamentalmente diverse dagli altri rimaneva lì, senza spiegazione.

In molti di questi casi, la neurodivergenza non era mai stata cercata perché il profilo che avevano davanti non corrispondeva all’immagine dell’autismo più comunemente conosciuta.

Il problema è che quell’immagine è incompleta perché è stata costruita su popolazioni specifiche, con profili specifici. E chi non ci assomiglia, chi ha imparato a mascherare, a sembrare a posto, a funzionare, continua a cadere nelle maglie di un sistema diagnostico che non la sta cercando.

Formarsi su questi profili comporta aggiungere una domanda importante e non chiudere il caso prima di averla posta.

Di masking e di tante altre caratteristiche dell’autismo femminile, parlo nel mio libro La stanza delle differenze, edito da Fabbrica dei segni e in uscita l’1 Giugno. È già in prevendita e, se ti va, potrai leggerne un breve estratto iscrivendoti alla mia newsletter (trovi il link in bio).

05/05/2026

Partiamo dalle basi.

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