Silvia Dibari Naturopata e Riflessologa Plantare

Silvia Dibari Naturopata e Riflessologa Plantare Da sempre attenta alla salute fisica e al benessere interiore, è nella mia indole prendermi cura di chi mi circonda.

La sensibilità che mi contraddistingue mi permette di svolgere con soddisfazione quello che da una passione è diventato il mio lavoro.

MASSAGGIO CALIFORNIANO𝘐𝘭 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘵𝘦𝘤𝘯𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘦𝘧𝘧𝘪𝘤𝘢𝘤𝘦 𝘦 𝘯𝘰𝘵𝘦 𝘪𝘯 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥...
22/05/2026

MASSAGGIO CALIFORNIANO

𝘐𝘭 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘵𝘦𝘤𝘯𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘦𝘧𝘧𝘪𝘤𝘢𝘤𝘦 𝘦 𝘯𝘰𝘵𝘦 𝘪𝘯 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰. 𝘛𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘯𝘰𝘮𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘪𝘭 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘱𝘢𝘦𝘴𝘦 𝘥𝘰𝘷𝘦, 𝘴𝘶𝘭 𝘧𝘪𝘯𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 ’60, 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦 𝘰𝘳𝘪𝘨𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘢𝘪 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘪 𝘥𝘪 𝘦𝘭𝘢𝘣𝘰𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘧𝘧𝘦𝘵𝘵𝘶𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘢 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘪 𝘵𝘦𝘳𝘢𝘱𝘦𝘶𝘵𝘪 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘱𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘤𝘶𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘰𝘭𝘪𝘴𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘪 𝘨𝘳𝘢𝘯 𝘧𝘢𝘮𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘓𝘰𝘸𝘦𝘯, 𝘗𝘦𝘳𝘭𝘴, 𝘗𝘪𝘦𝘳𝘳𝘢𝘬𝘰𝘴 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘵𝘰 𝘌𝘴𝘢𝘭𝘦𝘯 𝘥𝘪 𝘉𝘪𝘨 𝘚𝘶𝘳. 𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘭 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘥𝘰 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘤𝘰, 𝘢𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘪 𝘵𝘦𝘳𝘢𝘱𝘦𝘶𝘵𝘪𝘤𝘪 𝘤𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘪, 𝘴𝘪 𝘮𝘪𝘴𝘦 𝘢 𝘱𝘶𝘯𝘵𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘵𝘦𝘤𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘪 𝘮𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘢 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘳𝘦, 𝘪𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢𝘳 𝘮𝘰𝘥𝘰, 𝘢 𝘧𝘢𝘷𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰 𝘢𝘮𝘦𝘳𝘪𝘤𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘳𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘧𝘢𝘮𝘰𝘴𝘢 𝘎𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘝𝘪𝘦𝘵𝘯𝘢𝘮. 𝘐𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘦 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘳𝘦𝘥𝘶𝘤𝘪 𝘥𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘵𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘶𝘮𝘪 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘰-𝘧𝘪𝘴𝘪𝘤𝘪 𝘦 𝘴𝘱𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘮𝘶𝘵𝘪𝘭𝘢𝘵𝘪 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰, 𝘲𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪 𝘦𝘮𝘦𝘳𝘨𝘦𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘵𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢, 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘰𝘳𝘵𝘰, 𝘧𝘪𝘥𝘶𝘤𝘪𝘢 𝘦 𝘱𝘢𝘤𝘦.
𝘐𝘯 𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘯𝘢𝘤𝘲𝘶𝘦 𝘪𝘭 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘰 (𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘗𝘴𝘪𝘤𝘰𝘴𝘰𝘮𝘢𝘵𝘪𝘤𝘰, 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘌𝘮𝘰𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦, 𝘌𝘴𝘢𝘭𝘦𝘯 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘦) 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘢 𝘮𝘦𝘵𝘰𝘥𝘪𝘤𝘢 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦 𝘴𝘶𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 “𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘦 𝘳𝘦𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦” 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘮𝘢𝘯𝘰𝘷𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘤𝘪𝘴𝘰 𝘴𝘤𝘰𝘱𝘰 𝘥𝘪 “𝘢𝘣𝘣𝘳𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘦𝘥 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘭𝘨𝘦𝘳𝘦” 𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘰 𝘳𝘪𝘤𝘦𝘷𝘦, 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰𝘭𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘦 𝘤𝘰𝘤𝘤𝘰𝘭𝘢𝘵𝘢, 𝘱𝘦𝘳 𝘧𝘢𝘷𝘰𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘭’𝘪𝘯𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰 “𝘵𝘦𝘳𝘢𝘱𝘦𝘶𝘵𝘪𝘤𝘰” 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘦𝘳𝘢̀ 𝘢𝘥 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘢 𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘵𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘌𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦.
𝘜𝘯𝘢 𝘧𝘦𝘭𝘪𝘤𝘪𝘵𝘢̀, 𝘶𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘭𝘪𝘵𝘵𝘰, 𝘶𝘯 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦𝘳𝘦, 𝘶𝘯𝘢 𝘳𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢, 𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘪𝘰𝘪𝘢: 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘦𝘮𝘰𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘳𝘪𝘴𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘶𝘯𝘰, 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦 𝘯𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘷𝘪𝘨𝘪𝘭𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘳𝘦𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦, 𝘦𝘥 𝘦𝘤𝘤𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘭𝘦 𝘵𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰𝘭𝘦 𝘳𝘪𝘢𝘧𝘧𝘪𝘰𝘳𝘢𝘳𝘦, 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘧𝘰𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘴𝘢𝘭𝘶𝘵𝘦 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘰𝘧𝘪𝘴𝘪𝘤𝘢.
𝘓𝘦 𝘦𝘮𝘰𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪, 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘪𝘢𝘮𝘰, 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘪𝘭 𝘴𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘦, 𝘱𝘦𝘳𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰, 𝘷𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘷𝘪𝘴𝘴𝘶𝘵𝘦 𝘦 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢𝘵𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘢𝘭 𝘧𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘢𝘯𝘵𝘦𝘯𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘦/𝘰 𝘳𝘦𝘤𝘶𝘱𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘦𝘲𝘶𝘪𝘭𝘪𝘣𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘢 “𝘊𝘰𝘳𝘱𝘰𝘔𝘦𝘯𝘵𝘦”, 𝘪𝘭 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘰𝘪 𝘥𝘪 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘨𝘦𝘴𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘢 𝘦𝘯𝘦𝘳𝘨𝘪𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢𝘭𝘦, 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘦, 𝘱𝘳𝘦𝘷𝘦𝘯𝘪𝘳𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘧𝘧𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘯𝘦𝘨𝘢𝘵𝘪𝘷𝘪 𝘥𝘪 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘴𝘵𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘯𝘵𝘪. 𝘗𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘰 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘭’𝘪𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘶𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘢𝘱𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰 𝘦 𝘥𝘦𝘭 “𝘲𝘶𝘪 𝘦𝘥 𝘰𝘳𝘢”, 𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘪𝘯 𝘢𝘴𝘴𝘰𝘭𝘶𝘵𝘰, 𝘳𝘪𝘴𝘶𝘭𝘵𝘢 𝘭’𝘢𝘱𝘱𝘭𝘪𝘤𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘢𝘴𝘰 𝘤𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 “𝘤𝘦𝘳𝘦𝘣𝘳𝘢𝘭𝘪”, “𝘪𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘦 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦”, “𝘯𝘦𝘳𝘷𝘰𝘴𝘦”: 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘪 𝘴𝘵𝘶𝘥𝘪 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘯𝘰𝘵𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦 𝘢𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘰 “𝘵𝘦𝘳𝘢𝘱𝘦𝘶𝘵𝘪𝘤𝘰” 𝘥𝘪 𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘰𝘤𝘤𝘪𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯 𝘤𝘢𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘨𝘳𝘢𝘷𝘪 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘵𝘪𝘦 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪 (𝘦𝘴. 𝘴𝘤𝘩𝘪𝘻𝘰𝘧𝘳𝘦𝘯𝘪𝘢) 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘶𝘭𝘵𝘢 𝘦𝘷𝘪𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘳𝘶𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘴𝘴𝘶𝘮𝘦 𝘴𝘶𝘭 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘢.
𝘓𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘶𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘷𝘷𝘰𝘭𝘨𝘦𝘯𝘵𝘪, 𝘧𝘭𝘶𝘪𝘥𝘦, 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘴𝘪𝘷𝘦, 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘦, 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘦 𝘥𝘪 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘰; 𝘭’𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘦𝘯𝘵𝘳𝘢 𝘪𝘯 𝘵𝘰𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘴𝘪𝘯𝘵𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘤𝘰𝘯 𝘪𝘭 𝘳𝘪𝘤𝘦𝘷𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘦𝘥 𝘦̀ 𝘪𝘯 𝘨𝘳𝘢𝘥𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘴𝘶𝘦 𝘦𝘴𝘪𝘨𝘦𝘯𝘻𝘦 𝘦 𝘢𝘪𝘶𝘵𝘢𝘳𝘭𝘰 𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘦 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘦. 𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘵𝘮𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘥𝘶𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘮𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘳𝘪𝘴𝘶𝘭𝘵𝘢 𝘭𝘦𝘯𝘵𝘰, “𝘥𝘰𝘭𝘤𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘧𝘧𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰” 𝘦 𝘴𝘪𝘯𝘤𝘳𝘰𝘯𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘪𝘭 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘪𝘳𝘰.
𝘐𝘯 𝘴𝘪𝘯𝘵𝘦𝘴𝘪 𝘪𝘭 𝘔𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘪𝘭 𝘳𝘦𝘤𝘶𝘱𝘦𝘳𝘰, 𝘭’𝘦𝘭𝘢𝘣𝘰𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘪𝘷𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘷𝘪𝘴𝘴𝘶𝘵𝘪 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘢𝘳𝘦𝘯𝘵𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘪𝘯𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘰 𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪𝘤𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘯𝘲𝘶𝘪𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘷𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢.

𝘕𝘶𝘮𝘦𝘳𝘰𝘴𝘪 𝘪 𝘣𝘦𝘯𝘦𝘧𝘪𝘤𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘢𝘴𝘴𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘊𝘢𝘭𝘪𝘧𝘰𝘳𝘯𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘰𝘯𝘢 𝘢 𝘭𝘪𝘷𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘱𝘴𝘪𝘤𝘰𝘧𝘪𝘴𝘪𝘤𝘰:
• 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘵𝘰𝘯𝘪𝘤𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦;
• 𝘢𝘭𝘭𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘭𝘦 𝘵𝘦𝘯𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘮𝘶𝘴𝘤𝘰𝘭𝘢𝘳𝘪;
• 𝘴𝘵𝘪𝘮𝘰𝘭𝘢 𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘳𝘤𝘰𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘢𝘯𝘨𝘶𝘪𝘨𝘯𝘢 𝘦 𝘭𝘪𝘯𝘧𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘤𝘰𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘦𝘨𝘶𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰
𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘳𝘳𝘰𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘦𝘴𝘴𝘶𝘵𝘪;
• 𝘳𝘪𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘢, 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘭𝘦 𝘻𝘰𝘯𝘦 𝘳𝘪𝘧𝘭𝘦𝘴𝘴𝘦, 𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘳𝘨𝘢𝘯𝘪 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘪;
• 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘢𝘱𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘪𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢;
• 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘨𝘦𝘴𝘵𝘪𝘰𝘯𝘦;
• 𝘢𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢, 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘦𝘷𝘰𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦, 𝘭𝘰 𝘴𝘮𝘢𝘭𝘵𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘢𝘵𝘢𝘣𝘰𝘭𝘪𝘤𝘰 (𝘵𝘰𝘴𝘴𝘪𝘯𝘦);
• 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘤𝘩𝘦𝘮𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰𝘳𝘦𝘰, 𝘳𝘦𝘪𝘯𝘵𝘦𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰
“𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪𝘤𝘢𝘵𝘦”;
• 𝘢𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘢 𝘴𝘵𝘪𝘮𝘢, 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘧𝘪𝘥𝘶𝘤𝘪𝘢 𝘪𝘯 𝘴𝘦 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘪;
• 𝘥𝘰𝘯𝘢 𝘶𝘯 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘤𝘦 𝘦 𝘴𝘦𝘳𝘦𝘯𝘪𝘵𝘢̀;
• 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘢 𝘳𝘦𝘢𝘭𝘵𝘢̀ 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪;
• 𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰𝘳𝘢 𝘭𝘰 𝘴𝘤𝘰𝘳𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘦𝘯𝘦𝘳𝘨𝘪𝘦 𝘷𝘪𝘵𝘢𝘭𝘪.

𝙋𝙀𝙍𝘾𝙃𝙀́ 𝙎𝘾𝙀𝙂𝙇𝙄𝙀𝙍𝙀 𝙌𝙐𝙀𝙎𝙏𝙊 𝙏𝙍𝘼𝙏𝙏𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙊?

𝐼𝑙 𝑀𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝐶𝑎𝑙𝑖𝑓𝑜𝑟𝑛𝑖𝑎𝑛𝑜, 𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑙 𝑀𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 “𝑡𝑜𝑐𝑐𝑎 𝑙’𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎” 𝑒̀, 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑢𝑎𝑙𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑒𝑓𝑓𝑖𝑐𝑎𝑐𝑖, 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜, 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑜𝑚𝑎, 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑖𝑛𝑡𝑖𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑓𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜-𝑎𝑓𝑓𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎. 𝐿𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑎𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑙’𝑎𝑣𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑡𝑡𝑎, 𝑐𝑢𝑙𝑙𝑎𝑡𝑎, 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑎: 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑔𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑛𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑖𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑟𝑒𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑜, 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐𝑎𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑜𝑡𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎.

𝗙𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗔𝗥𝗠𝗢𝗡𝗜𝗞𝗘 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲𝗺𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮𝘁𝗶𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗖𝗮𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮𝗿𝗼 𝘁𝗶𝘁𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗔𝗠𝗥𝗜𝗧𝗔 𝗢𝗠.

Questo è il bellissimo risultato ottenuto dopo 8 sedute di coppettazione dinamica a fuoco secondo i principi della medic...
20/05/2026

Questo è il bellissimo risultato ottenuto dopo 8 sedute di coppettazione dinamica a fuoco secondo i principi della medicina tradizionale cinese, 2 a settimana per 4 settimane.

Due centimetri in meno su ogni coscia e gambe leggere fino a sera.

Fortemente consigliata l’attività motoria ed una alimentazione sana ed equilibrata per mantenere il risultato ottenuto.

Grazie per la fiducia ♥️ farò sempre del mio meglio affinché sia ben riposta!

Pacchetto trattamenti coppettazzione a fuoco secondo la MTC per cosce e glutei 🔥Risultati eccellenti fin dalle prime sed...
14/04/2026

Pacchetto trattamenti coppettazzione a fuoco secondo la MTC per cosce e glutei 🔥

Risultati eccellenti fin dalle prime sedute:
- riduzione della circonferenza cosce,
- riduzione effetto buccia d’arancia,
- miglioramento della circolazione sanguigna e linfatica,
- riduzione del senso di pesantezza, affaticamento e dolore,
- sensazione di grande leggerezza.

Non dimenticare mai che associando cura nell’alimentazione e nell’integrazione, nonché esercizio fisico regolare i benefici saranno ancor più immediati e duraturi 💪🏻

Resto a disposizione per ogni ulteriore informazione 🌺

Domenica 22 marzo ore 08:30 - 18:00Giunti alla fine del percorso ecco il nostro ultimo appuntamento, un’esperienza ricca...
21/03/2026

Domenica 22 marzo ore 08:30 - 18:00

Giunti alla fine del percorso ecco il nostro ultimo appuntamento, un’esperienza ricca di magia e di profondità ♥️ ✨

È stato un viaggio importante, un’esperienza attraverso cui ci siamo tutti dati l’opportunità di comprendere e di vedere tappa dopo tappa tanti aspetti delle nostre vite e dei nostri mondi.

Come operatrice sono grata di aver potuto portare a termine tutto il percorso perché spesso questi progetti iniziano con tanto entusiasmo e vengono chiusi prematuramente dopo i primi incontri per la rinuncia dei partecipanti, e noi lo comprendiamo, spesso la distanza fra quello che avviene durante gli incontri e quello che si vive tutti i giorni viene percepita talmente incolmabile da spingere le persone alla resa, i nostri partecipanti invece con tenacia, costanza e determinazione hanno fatto tesoro di ogni passaggio e agito e assistito a trasformazioni tangibili della loro quotidianità, per questo siamo grati a loro e a questo cammino condiviso ♥️

Silvia Dibari
Roberto Bellantuono

“…. la domanda stessa è il luogo dove avviene la relazione. Non nell'illusione di capirsi perfettamente, ma nel tentativ...
26/02/2026

“…. la domanda stessa è il luogo dove avviene la relazione. Non nell'illusione di capirsi perfettamente, ma nel tentativo continuo, paziente, curioso di avvicinarsi all'altro - sapendo che l'altro resterà sempre un territorio da scoprire …”

- Cit. -

È il dilemma ancestrale delle anime che si cercano senza sosta - protese l'una verso l'altra con ogni parola disponibile, eppure sempre ferme a una soglia che nessun linguaggio riesce davvero ad attraversare.

Pirandello non ci sta descrivendo un fallimento comunicativo occasionale - un malinteso, una svista, un'incomprensione risolvibile con un po' più di chiarezza. Ci sta dicendo qualcosa di strutturale: che ogni volta che parliamo, mandiamo nel mondo parole che portano dentro di sé un intero universo soggettivo, e che quell'universo - per definizione - non è mai identico a quello di chi ci ascolta.

La parola, nella sua illusione più comune, viene pensata come un contenitore. Io ci metto un senso, lo passo all'altro, lui lo riceve. Ma Pirandello - e con lui gran parte della psicologia moderna - ci mostra che questo modello è una finzione confortante. La parola non è un contenitore neutro: è un guscio vuoto che ciascuno riempie con la propria storia, le proprie ferite, le proprie attese, i propri fantasmi e le proprie intenzioni, per fare del bene o ferire.

Dire "casa" non è la stessa cosa per chi è cresciuto in una famiglia affettuosa e per chi ha vissuto l'infanzia nella paura. Dire "amore" non suona uguale per chi lo ha conosciuto come dono e per chi lo ha sperimentato come dipendenza. Dire "successo", "libertà", "fedeltà" - ogni parola porta con sé un bagaglio invisibile, personalissimo, che non possiamo allegare al messaggio come fosse un file.

Questo è il nucleo psicologico della riflessione pirandelliana: non comunichiamo con le parole, comunichiamo attraverso le parole. E ciò che passa attraverso è sempre filtrato, trasformato a volte, più spesso interpretato.

La psicologia cognitiva chiama questo fenomeno bias di proiezione: la tendenza inconscia a credere che gli altri pensino, sentano e interpretino le cose come le pensiamo, sentiamo e interpretiamo noi. In pratica, si tratta della struttura ordinaria del nostro funzionamento mentale, non è necessariamente malafede.

Quando parliamo, attiviamo nella mente una rappresentazione dell'altro - un modello interno costruito a partire dai nostri schemi, dalla nostra storia. L'altro reale resta parzialmente fuori fuoco. E chi ci ascolta non riceve le nostre parole in uno spazio vergine: le riceve in un territorio già abitato, con geografie proprie, con confini tracciati dalla sua esperienza.

È qui che nasce l'incomunicabilità di cui parla Pirandello - non nell'incapacità di articolare ùil pensiero, ma nell'impossibilità di trasferire il vissuto che lo abita. Posso scegliere le parole con cura, posso ripeterle mille volte: ma il peso specifico che hanno per me, il paesaggio interiore da cui vengono - tutto questo rimarrà, in parte, intraducibile.

UNA PRECISAZIONE NECESSARIA

Quello di cui parliamo è qualcosa di diverso rispetto alle ombre di Carl Jung: non riguarda l'incomprensione tra due persone, ma il rapporto che abbiamo con le parti di noi stessi che non vogliamo riconoscere - gli impulsi, i desideri, le qualità che abbiamo rimosso perché incompatibili con l'immagine che abbiamo di noi. È un concetto intrapsichico, che vive all'interno del singolo.

Il tema di Pirandello è invece intersoggettivo: parla di ciò che si perde nel passaggio tra due menti, non di ciò che si nasconde dentro una sola. Ed è qui che la psicologia contemporanea - in particolare quella relazionale e quella ispirata alla tradizione fenomenologica - ci offre qualcosa di prezioso: la distinzione tra sentire e ascoltare.

Sentire è automatico, fisiologico. Le parole dell'altro arrivano e vengono immediatamente elaborate dentro il nostro sistema di significati. È un processo che avviene quasi prima che ce ne accorgiamo. Ascoltare davvero significa sospendere temporaneamente il proprio universo di senso per fare spazio a quello dell'altro. Non si tratta di annullare sé stessi. È una forma di attenzione che mantiene aperta una domanda fondamentale: cosa intende lui, con questa parola? Cosa porta lei, dentro questo silenzio?

L'arte del mettersi in ascolto

Rallentare prima di rispondere Il primo nemico dell'ascolto è la risposta prematura. Mentre l'altro parla, la nostra mente prepara già la replica, cerca analogie, valuta.

Questo movimento ci sottrae all'unica cosa di cui l'altro ha bisogno: essere accolto nel proprio significato, non tradotto nel nostro. Basta una pausa. Abbastanza per chiedersi: ho capito cosa voleva dire, o solo le parole che ha usato?

Fare domande che aprono, non che confermano Invece di chiedere “Quindi sei arrabbiato?”, prova con "Cosa provi, esattamente?"; invita l'altro a restare nella propria esperienza. Le domande aperte - quelle che iniziano con cosa, come, in che modo - creano lo spazio in cui l'altro può trovare le proprie parole, invece di adattarsi alle nostre.

Riconoscere la propria risonanza emotiva Quando le parole dell'altro ci attivano una reazione forte, è spesso il segnale che stiamo ascoltando con i nostri occhiali. Quella reazione parla di noi, non necessariamente di ciò che l'altro intendeva. Nominarla internamente - senza reprimerla - permette di tenerla in conto senza lasciarle prendere il controllo.

Restituire, non interpretare “Se ho capito bene, stai dicendo che..." è un atto di umiltà cognitiva. Apre la porta alla correzione, alla sfumatura. L'interpretazione, al contrario, aggiunge qualcosa che l'altro non ha detto - e rischia di sostituire il suo significato con il nostro.

Tollerare il non capire L'incomunicabilità non si risolve mai del tutto. Tra due mondi interiori rimarrà sempre uno scarto, qualcosa che non passa completamente. Accettarlo significa rinunciare all'illusione della comprensione totale - e scoprire che chi dice "non capisco ancora, aiutami" offre all'altro qualcosa di raro: il senso che la sua unicità vale la pena di essere esplorata..

Pirandello ci lascia con una domanda aperta, non con una risposta. E forse è questo il suo dono più grande: la domanda stessa è il luogo dove avviene la relazione. Non nell'illusione di capirsi perfettamente, ma nel tentativo continuo, paziente, curioso di avvicinarsi all'altro - sapendo che l'altro resterà sempre un territorio da scoprire (almeno in parte).

Il mettersi in ascolto è una postura esistenziale: quella di chi ha rinunciato a fare del mondo uno specchio di sé, riconosce nell'altro un mondo interiore altrettanto vasto e legittimo del proprio, e sceglie di fare un passo verso di esso, anche senza la certezza di arrivarci. Da questa “postura” ne deriveranno gesti imperfetti, ma è proprio in questa imperfezione che risiede la loro umanità; e forse è questa l'unica forma di intimità che ci è davvero concessa.

“Il confine del mio linguaggio è il confine del mio mondo.“

Lo sapeva anche Ludwig Wittgenstein, che al linguaggio riconosceva un confine invalicabile - e tuttavia, è proprio lì che due mondi si toccano.

E lo intuivano anche i sei personaggi di Pirandello, alla ricerca di qualcuno che li capisse.

Amo le parole, amo leggerle, amo scriverle, amo ascoltarle, amo pensarle e sono una parte importante del mio lavoro… qua...
14/02/2026

Amo le parole, amo leggerle, amo scriverle, amo ascoltarle, amo pensarle e sono una parte importante del mio lavoro… quanto sarebbe bello se fossimo tutti capaci di scegliere con cura quelle da pronunciare oppure sviluppare una sorta di immunità a quelle che fanno male, perché il verbo si fece carne non è solo un verso religioso ♥️

PAROLA

Come l'azzurro del cielo
Come il pianto all'addio
Come gli uccelli al volo
Come il perdono a Dio
Come alla madre il seno
Come il silenzio alle stelle
E come il lampo al genio
Come l'ovvio all'imbecille
Tu sei dentro me
Come la foglia al vento
Il suono il di un rimpianto
La fine frase, il punto
La fantasia al potere
La fiamma al saldatore
La donna nuda al sole
Il filo dentro l'ago
Il coniglio del mago
L'aspirina al dolore
Dentro me
Come alla notte il sogno
Al falegname il legno
E come il canto al cigno
Come la finta di Messi
Che è bella da vedersi
Comunque vada il tiro
Come gli amici persi
Qualunque sia il motivo
Tu immagina un bambino
E la sua meraviglia
Di scoprirti un mattino
Che la lingua si impiglia
Che ci ho avuto persino
Paura di toccarti
Tanto eri bella e tanto
Temevo di spezzarti
Tu sei dentro me
Che mi canti e mi culli
Mi addormenti e mi svegli
Camminando sui fogli
Labirinti e misteri
Nascosti nei pensieri
Li trasformi in farfalle
Dai buffoni di ieri
Che oggi signori
Mi hai guardato le spalle
Sei dentro me
Ma io non posso perderti
Non posso, credimi
Tenerti forte
Dai bagliori di scena
Dai versi di un poema
Ridotta a questa sorta
Parola, amore mio
Che t'ha ferita a morte

ROBERTO VECCHIONI

Da "L'infinito" (2018)

Domenica 8 febbraio dalle ore 08:30 alle ore 17:30“IO DICO LA MIA VERITÀ”Vi aspettiamo ♥️
05/02/2026

Domenica 8 febbraio dalle ore 08:30 alle ore 17:30

“IO DICO LA MIA VERITÀ”

Vi aspettiamo ♥️

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