Dott.ssa Maria Esposito - Psicologa

Dott.ssa Maria Esposito - Psicologa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Maria Esposito - Psicologa, Psicologo, Via Nicola Misasi, 19, Montalto Uffugo.

Chi, come me, si sporca le mani con la violenza ogni giorno sa che cosa significa incontrarla non nelle statistiche, non...
11/08/2026

Chi, come me, si sporca le mani con la violenza ogni giorno sa che cosa significa incontrarla non nelle statistiche, non nei titoli dei giornali, ma nella vita concreta delle persone.

La incontro seguendo uomini autori di violenza, insieme alla collega Cristina Ciambrone.

La incontro come consulente tecnico a supporto delle Procure e della Polizia Giudiziaria.

La incontro nelle valutazioni effettuate nell'ambito delle CTU.

La incontro, soprattutto, nei percorsi psicologici che anche i minori autori di reato sono chiamati ad affrontare.

E più la osservo, più mi convinco di una cosa: stiamo sottovalutando terribilmente la deriva dell'aggressività e dell'impulsività nella nostra società.

Abbiamo normalizzato il branco.

Abbiamo normalizzato l'idea che un'offesa debba essere restituita con un pugno.

Che un controllo possa diventare un'aggressione.

Che una discussione debba finire a calci.

Che la rabbia autorizzi qualsiasi cosa.

E, soprattutto, continuiamo troppo spesso ad occuparci della persona dopo che ha commesso il reato.

Quando ormai qualcuno è morto.

Quando un bambino è rimasto senza padre.

Quando una donna è stata massacrata.

Quando una famiglia è stata distrutta.

Quando un animale è stato ucciso.

È questo il punto che non riesco più ad accettare.

In una società realmente civile, la prevenzione della pericolosità sociale non può cominciare soltanto dopo che qualcuno ha fatto del male.

Dobbiamo avere il coraggio di discutere seriamente anche di strumenti di valutazione psicologica e psichiatrica periodica, di prevenzione, di monitoraggio e di intervento precoce nei casi realmente a rischio.

Perché la personalità non è una fotografia scattata una volta per tutte.

Cambia. Si trasforma. Può deteriorarsi. Può essere modificata dagli eventi, dai traumi, dalle esperienze, dalle dipendenze, dalle condizioni sociali e relazionali.

E allora perché continuiamo a pretendere di intervenire soltanto quando il danno è già stato fatto?

La pericolosità sociale, quando concretamente accertata attraverso gli strumenti previsti dalla legge e dalle competenze professionali, deve poter essere affrontata prima che si trasformi necessariamente in una vittima.

Non significa incarcerare qualcuno perché "potrebbe" diventare pericoloso.

Non significa criminalizzare chi ha un disagio.

Significa, al contrario, costruire una società capace di riconoscere prima, trattare prima, contenere prima quando esistono segnali concreti di rischio.

E su questo tema non mi interessa il politicamente corretto.

Mi interessa la sicurezza delle persone.

Mi interessa la salute pubblica.

Mi interessa che un padre possa tornare a casa dai propri figli.

Che una madre possa uscire dal lavoro senza paura.

Che una capotreno possa chiedere un biglietto senza rischiare di essere aggredita.

Che un ragazzo possa andare in discoteca senza che una discussione possa trasformarsi in un omicidio.

Che un animale non debba morire per la rabbia incontrollata di un essere umano.

Perché dietro ogni vittima non c'è mai soltanto una vittima.

C'è una famiglia.

Ci sono figli.

Ci sono genitori.

Ci sono fratelli.

Ci sono mogli e mariti.

Ci sono persone che da quel giorno dovranno imparare a vivere con un'assenza che non avevano scelto.

E forse dovremmo smetterla di chiederci soltanto "chi è il colpevole?" quando qualcuno è già morto.

Dovremmo iniziare a chiederci:

CHE COSA AVREMMO POTUTO FARE PRIMA?

Perché una società davvero civile non è quella che punisce meglio dopo.

È quella che riesce, quando possibile, a impedire che qualcuno debba morire prima che noi ci decidiamo ad intervenire.

InPrimoPiano

L'amore vero non ti mette in guerra con te stessa.Per troppo tempo ci hanno insegnato a confondere l'intensità con l'amo...
05/08/2026

L'amore vero non ti mette in guerra con te stessa.

Per troppo tempo ci hanno insegnato a confondere l'intensità con l'amore. A credere che la gelosia fosse una prova d'affetto, che l'attesa logorante fosse passione, che le famose "farfalle nello stomaco" fossero sempre il segno di un sentimento autentico.

Ma non sempre è così.

A volte quelle farfalle hanno un altro nome: ansia. Sono la paura di perdere qualcuno, il bisogno costante di essere scelti, l'incertezza che tiene il cuore in allarme.

L'amore tossico vive di estremi: un giorno ti fa sentire invincibile, quello dopo ti lascia nel dubbio, nella sofferenza, nella paura di non essere abbastanza. Ti costringe a rincorrere, a dimostrare continuamente il tuo valore.

L'amore sano, invece, ha un linguaggio diverso.

Non consuma: calma.
Non destabilizza: rassicura.
Non ti fa vivere in difesa: ti permette di essere te stessa.

Con la persona giusta non devi lottare per essere amata. Non devi chiedere continuamente conferme. Non devi rinunciare a chi sei.

Ti senti al sicuro. Respiri. Ti senti finalmente a casa.

Se il tuo cuore vive costantemente nell'agitazione, fermati e chiediti:

Sto vivendo un amore autentico o una dipendenza emotiva travestita da amore?

Perché l'amore vero non ti svuota. Ti accoglie, ti sostiene e ti fa crescere.

Mai accontentarsi delle briciole quando si merita un amore capace di donare serenità, rispetto e libertà.

La prima parte di questo 2026 mi lascia nel cuore un mosaico di volti, luoghi, emozioni e cambiamenti.È iniziata con il ...
29/07/2026

La prima parte di questo 2026 mi lascia nel cuore un mosaico di volti, luoghi, emozioni e cambiamenti.

È iniziata con il dolore più grande: la perdita del mio amato Ares, un compagno di vita la cui assenza continua a farsi sentire ogni giorno. Ma la vita, con la sua sorprendente capacità di ricucire gli strappi, mi ha donato quasi subito una gioia immensa: la possibilità di aprire la porta di una casa tutta mia, il luogo che oggi condivido con la mia dolce Atena e che è diventato rifugio, serenità e spazio di accoglienza per la mia famiglia e per gli amici.

Ho incontrato persone straordinarie, viaggiato in Italia e all'estero, ritrovato amici che non vedevo da anni e vissuto esperienze che porterò sempre con me.

Sul piano professionale ho scelto di lasciare un settore lavorativo in Regione per intraprendere un nuovo percorso, più vicino alla persona che sono oggi. Sono stata accolta con grande calore dalle straordinarie colleghe di Sipem SoS Basilicata, dopo gli anni trascorsi con Sipem SoS Calabria.

Il mio studio ha continuato ad accogliere tante anime, ciascuna con la propria storia, le proprie fragilità e il proprio cammino verso una meta personale. Ho avuto la gioia di percorrere, per la terza volta, il Cammino di Santiago de Compostela insieme ad amici meravigliosi. Ho curato con orgoglio la prefazione del manuale di un caro collega dedicato ai rapporti di coppia. Ho partecipato a interviste televisive e radiofoniche, condividendo idee, esperienze e riflessioni.

Ho vissuto intensamente. Con gratitudine. Con passione. Con la consapevolezza che ogni esperienza, anche la più difficile, contribuisce a renderci ciò che siamo.

Adesso è tempo di rallentare. Di riposare. Di ritrovare energie, dedicare tempo a me stessa e alle persone che amo.

Settembre è ormai vicino, e con lui tanti nuovi progetti, professionali e personali, che attendono solo di essere trasformati in realtà.

Perché la vita merita di essere vissuta fino in fondo, con coraggio, curiosità e cuore.

Oggi ultimo giorno di lavoro. Riprenderò martedì 25 agosto ☀️

Buona pausa estiva a tutti voi 🌿☀️🏖️🏞️

ULTIMO E IL DESIDERIO DI FUTURO CHE TORNA POSSIBILE 👏🏻Il concerto di Ultimo rappresenta molto più di un evento musicale:...
05/07/2026

ULTIMO E IL DESIDERIO DI FUTURO CHE TORNA POSSIBILE 👏🏻

Il concerto di Ultimo rappresenta molto più di un evento musicale: è il desiderio di appartenenza a un gruppo, il bisogno di sentirsi parte di una comunità e di un momento condiviso. Un bisogno che, soprattutto tra i giovani, oggi sembra sempre più difficile da soddisfare e che contribuisce ai crescenti fenomeni di isolamento e solitudine.

Le 250 mila persone attese sulla spianata di Tor Vergata testimoniano la straordinaria capacità di questo artista di aggregare e unire. Eppure, conoscendo l'organizzazione degli spazi, è probabile che molti abbiano visto ben poco del concerto. Lo so per esperienza diretta: durante il Giubileo dei Giovani dello scorso agosto, come volontario del servizio d'ordine della Protezione Civile, ho visto la stessa area accogliere un milione e trecentomila ragazzi. La maggior parte di loro seguì il Papa attraverso i numerosi maxischermi disseminati lungo la spianata, nonostante lui fosse presente fisicamente.

Ed è proprio questo il punto: spesso non conta solo vedere da vicino ciò che accade, ma esserci, condividere un'emozione, sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Il "concertone" di Ultimo, quindi, oltre a far riflettere sul talento di un cantante capace di richiamare centinaia di migliaia di persone, dovrebbe spingerci a interrogarci su un tema ben più profondo: quale bisogno fondamentale di questa generazione di giovani noi adulti non siamo più stati in grado di comprendere e soddisfare? Forse le f***e di Tor Vergata sono anche il segnale di un vuoto relazionale e di un bisogno di appartenenza che abbiamo sottovalutato e di cui oggi stiamo raccogliendo le conseguenze.

È stato doloroso leggere, in questi giorni, commenti che definivano questi giovani parassiti, vermi o scansafatiche.

Sono semplicemente ragazzi che stanno vivendo un sogno, proprio come hanno fatto generazioni di giovani prima di loro ai concerti dei Queen, dei Rolling Stones o, più vicino a noi, continuano a fare oggi a quelli di Vasco Rossi.

E credo che nessuno voglia mettere a confronto Ultimo con gli artisti appena citati. Il punto è un altro: migliaia di ragazzi che cantano insieme al loro artista preferito, che si emozionano con le sue canzoni e che trovano speranza, forza e coraggio nelle parole di un giovane come loro, cresciuto in periferia e capace di trasformare i propri sogni in realtà.

Forse noi adulti abbiamo dimenticato una verità semplice: senza speranza, senza fiducia e senza la capacità di sognare, il futuro smette di apparire possibile.

Quei ragazzi, in una sola notte, hanno forse sentito nel profondo, più di quanto abbiano compreso razionalmente, che il futuro può esistere davvero. Che esiste. E che si trova a un passo dal loro coraggio, dalla loro determinazione e dalla loro speranza.

Non è il mio cantante preferito ma Chapeau Ultimo 👏🏻👏🏻👏🏻

InPrimoPiano

Termina il corso di formazione sugli Hikikomori, fenomeno sempre crescente in Italia dove oggi si stimano circa 100mila ...
20/06/2026

Termina il corso di formazione sugli Hikikomori, fenomeno sempre crescente in Italia dove oggi si stimano circa 100mila casi.

Ringraziamo il nutrito gruppo di corsisti che ci ha seguito da remoto e in presenza con interesse e partecipazione.

Siamo arrivati alla fine di un percorso che mi ha visto affiancare gli straordinari allievi di quest'aula per un anno in...
23/05/2026

Siamo arrivati alla fine di un percorso che mi ha visto affiancare gli straordinari allievi di quest'aula per un anno intero.
Questo fine settimana si conclude questa edizione del Master Annuale di Specializzazione in Psicodiagnostica clinica e forense con la Batteria di valutazione neuropsicologica per l'età evolutiva, l'Esame Neuropsicologico Breve per l'età adulta e il Portfolio Parents per la valutazione delle competenze genitoriali.

È stato un anno intenso, ricco di contenuti e di messa in gioco con gli strumenti fondamentali per la nostra professione: i Test.

Formazione Promethes è fiera di aver formato altri Esperti in Psicodiagnostica in attesa della prossima aula in partenza ad ottobre 2026 🥂

Altre cose possono cambiarci ma cominciamo e finiamo con la famiglia.Anthony Brandt Presentazione del libro "Anime danne...
10/05/2026

Altre cose possono cambiarci ma cominciamo e finiamo con la famiglia.

Anthony Brandt

Presentazione del libro "Anime danneggiate" di Carmela Paonessa presso il Comune di Gimigliano.

È stato un piacere parlare di relazioni familiari disfunzionali e dei loro effetti sul benessere dei vari componenti del sistema famiglia prendendo spunto dalle storie intense descritte dall'autrice che ci restituiscono il peso della colpa, del dolore, del perdono e della rinascita perché crescere in una famiglia disfunzionale non è una condanna se si ha il coraggio di affrancarsene nel corso della propria vita.

Oggi è una bellissima giornata 🥂Partiamo con l'ottava edizione del Master Annuale di Specializzazione in Perinatalità, r...
09/05/2026

Oggi è una bellissima giornata 🥂
Partiamo con l'ottava edizione del Master Annuale di Specializzazione in Perinatalità, riconosciuto dal MIM, in soli 6 anni dalla prima edizione 🎉☀️

Quest'anno abbiamo la novità di avere in aula, rispetto alle edizioni passate, anche la presenza maschile che di certo arricchirà un percorso che non è mai solo formativo, ma anche e soprattutto personale ❤️

Ad maiora a noi e buen camino insieme ai nostri nuovi allievi 🥂

Corso Operatore sociale antiviolenza. Ieri sono stata un po' nell'amata Puglia 💕Lezione su gestione del colloquio con vi...
09/05/2026

Corso Operatore sociale antiviolenza. Ieri sono stata un po' nell'amata Puglia 💕

Lezione su gestione del colloquio con vittime di violenza, gestione emotiva della vittima di violenza, elementi di Psicotraumatologia.

Grazie all'amica Emilia Pugliese e al suo Ente di formazione A.S.S.E. di Mesagne (BR) per la continua stima.

Domenica ho avuto l'immenso piacere di relazionare in un evento organizzato da un'associazione tutta al femminile, “Le B...
23/04/2026

Domenica ho avuto l'immenso piacere di relazionare in un evento organizzato da un'associazione tutta al femminile, “Le Barresi Unite”, la rete di donne legate alle storiche paranze della Festa dei Gigli nel Quartiere Barra a Napoli.

Ho avuto l'opportunità di conoscere uno straordinario gruppo di donne che dimostra quotidianamente come, anche nelle realtà più complesse, sia possibile costruire comunità, sostegno, speranze e nuovi inizi.

Le Barresi Unite ogni giorno, con la loro forza e il loro coraggio, un passo alla volta, stanno cambiando il racconto di un intero quartiere.

Sono grata perché è in quei territori che, nei miei anni di vita a Napoli, ho imparato la lotta, la resistenza, la rinascita.
È da allora che io non conosco cosa sia la resa.

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