02/09/2026
Il dibattito sui farmaci GLP-1 viene spesso ridotto a due posizioni opposte:
“È la soluzione definitiva.”
oppure
“Non servono, basta mangiare bene.”
Io credo che la questione sia molto più complessa.
I GLP-1 possono essere uno strumento terapeutico efficace e, per alcune persone, rappresentare un aiuto importante nel percorso di gestione del peso.
Ma il farmaco non può fare tutto, non può decidere se, con l’appetito ridotto, stai assumendo abbastanza proteine.
Non può accorgersi che stai bevendo troppo poco.
Non può insegnarti come gestire una nausea persistente o come modificare un pasto che ti provoca gonfiore.
E soprattutto non può costruire al posto tuo quelle abitudini che dovranno accompagnarti nel tempo.
In questo carosello vorrei evidenziare proprio alcuni aspetti fondamentali: effetti gastrointestinali, protezione della massa muscolare, adeguato apporto di micronutrienti e costruzione di abitudini durante il trattamento.
E c’è un altro aspetto che considero fondamentale.
Non voglio che il farmaco diventi un altro modo per delegare completamente il rapporto con il cibo.
Se la fame diminuisce, abbiamo anche un’opportunità: utilizzare questo momento per lavorare su ciò che prima era più difficile:
🔸Imparare a strutturare i pasti.
🔸Riconoscere meglio fame e sazietà.
🔸Capire cosa ci fa stare bene.
🔸Ridurre gli automatismi.
🔸Costruire abitudini che non dipendano esclusivamente dalla presenza del farmaco.
Perché l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto “quanto peso posso perdere con il farmaco?”
Ma anche:
“Cosa posso costruire mentre il farmaco mi sta aiutando?”
Ed è proprio qui che, secondo me, nutrizione e terapia possono lavorare insieme.
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